libri, libri e libri

Chi ha paura di Virginia Woolf?

VW_-_Hogarth.jpgL’anno scorso Guanda ha pubblicato una traduzione di A Boy at the Hogarth Press, di Richard Kennedy, con il (goffo?) titolo Io Avevo Paura di Virginia Woolf*.

Goffo ma funzionale e, probabilmente, necessario per il pubblico italiano, non tenuto a sapere che la Hogarth Press era la casa editrice fondata nel 1917 da Leonard e Virginia Woolf.

Virginia non stava bene: nel ’13 aveva tentato il suicidio e negli anni successivi i suoi problemi mentali si erano ripresentati, più allarmanti che mai. I medici suggerivano una sana vita in campagna (che Virginia trovava deprimente) e un’occupazione che la assorbisse. Probabilmente avevano in mente qualcosa come le marmellate o il giardinaggio, e invece Leonard fondò una casa editrice piccola, raffinata e tremendamente snob.

Dieci anni più tardi, nel 1927, enter Richard Kennedy, sedicenne di discreta famiglia dal passato scolastico burrascoso, e dall’allarmante mancanza di qualsiasi inclinazione pratica. O almeno così ritiene il semi-disperato zio architetto che supplica Woolf di assumerlo come tuttofare alla Hogarth Press. Leonard accetta, ed avrà di che pentirsene.

Candido e svagato, Richard non è un granché come garzone: appende scaffali che crollano prontamente, è lento nell’impacchettare i libri, batte a macchina con due dita (e una grammatica abissale), corteggia indebitamente la graziosa segretaria, si lancia in osservazioni prive di tatto sui nipoti dei suoi datori di lavoro… La sua prodezza più epica è anche l’ultima: un colossale errore nell’ordine di carta per l’opera omnia di Virginia gli costa il licenziamento in tronco. “Il più spaventoso idiota che abbia mai avuto il privilegio d’incontrare in una lunga carriera di sopportatore di stupidi”, lo definisce un esasperato Leonard Woolf**.

Ma intanto Richard ha osservato, ha tenuto un diario, ha fatto degli schizzi, abbastanza per offrirci un ritratto del tutto inconsueto dei Woolf: Leonard, impaziente e petulante, capace di razionare la carta igienica o d’insegnare al suo garzone come si fuma la pipa; Virginia tirannica, irrequieta, maligna e affascinante; e attorno a loro tutta un’eccentrica e litigiosa clique di Bloomsbury.

Il risultato (a parte il fatto che Leonard dovette evidentemente riordinare tutta la carta) è un piccolo libro incantevole: non sarebbe bello se ogni grande della letteratura avesse avuto un Richard ad osservarlo e prendere appunti, in tutto candore e senza un’ombra di timore reverenziale?

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* Traduzione, molto gradevole, di Alba Bariffi.

** Never fear: Richard farà strada, studierà arte e diventerà un celebre illustratore. Si vede che così idiota non era, dopo tutto.

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