libri, libri e libri · scribblemania

Book-Lag

“Book-lag?” mi chiede A. a proposito di questo post. “Come sarebbe, book-lag?”

book-lagEbbene, il fatto è che c’è una cosa che voglio, quando si tratta della mia scrittura… Oh, d’accordo, ci sono molte cose, naturalmente – ma una è questa: voglio scrivere storie che, una volta terminate, lascino il lettore con un certo qual book-lag.

Sapete benissimo che cosa intendo: quando finite un libro, e ne cominciate un altro, e vi sentite fuori posto, perché vi manca quello che avete appena finito. Come se aveste viaggiato, e ancora non riusciste ad adattarvi al posto nuovo.

Ricordo un particolare Natale quando, questa essendosi la mia idea di vacanza – e per di più attraversando un periodo di insonnia – a cominciare da Santo Stefano lessi tre libri in tre giorni. Prima Simon, di Rosemary Sutcliff – per poi sentire la mancanza della Civil War nel passare ai viaggi verso est dell’organaro elisabettiano Thomas Dallam. Per poi, una volta felicemente adattata con Dallam e Pindar a Costantinopoli, staccarmene con riluttanza per passare a Tamsin, che è una storia di fantasmi inglesi ma comincia nella New York contemporanea… Per poi ritrovarmi a soffrire di book-lag per la terza volta in tre giorni. Booklag

Il che forse è un caso un pochino estremo – ma sì: questo che voglio fare. Scrivere posti e tempi così vividi che il lettore ci si senta in mezzo. E gente così viva, e storie così coinvolgenti che il lettore ne senta la mancanza dopo. E abbia qualche difficoltà nell’abituarsi al posto, al tempo, alla gente e alla storia del libro successivo.

Ecco, ho intenzione di scrivere parecchio, quest’anno. C’è il romanzo da finire, ci sono almeno tre plays in fila uno dietro l’altro e un racconto in progetto, e un certo numero di altre idee che fanno talea – senza contare il fatto che gli imprevisti capitano sempre e sono benvenuti… Sì, ho intenzione di scrivere parecchio. E allora, intanto che ci sono, il book-lag (o play-lag, perché no?) non è una cattiva mira da coltivare.

2 pensieri riguardo “Book-Lag

  1. La sensazione la conosco bene e l’ho provata molte volte, ma non l’avevo mai definita così bene: book-lag entra di prepotenza nel mio vocabolario personale ^_^
    Riuscire a crearlo nei lettori credo sia il coronamento migliore per l’opera di uno scrittore…

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    1. Ho visto descrivere il fenomeno anche come “Book Hangover”, ma confesso di preferire Book-lag. Anche se, a ben pensarci, si potrebbe sostenere con qualche grado di metaforica verità che certi libri sono viaggi e altri sono ubriacature… E di conseguenza certi libri danno book-lag e certi altri book-hangover. Hm…

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