libri, libri e libri · Storia&storie

The Capricorn Bracelet

The capricorn BraceletAl volo per dirvi che The Capricorn Bracelet è andato come l’acqua nel giro di un pomeriggio. Ottima acqua.

Sei racconti, sei soldati romani – e viepiù britannicizzati, da legionari a exploratores lungo il Vallo – attraverso i secoli, da Boudicca alla caduta di Massimiano. Le meraviglie principali sono sei voci diverse con un’ombra di aria di famiglia, e il senso del tempo, gli alti e bassi di Roma, l’ombra di un’epoca che passa e declina nelle piccole cose quotidiane – perché questi soldati che gradualmente dimenticano di appartenere alla gens Calpurnia sono gente che pensa, ma non con il senno di poi della loro autrice… Rosemary Sutcliff sapeva quel che faceva.

E mi è piaciuto scoprire che queste storie erano nate in origine come scripts radiofonici per la BBC: una sorta di Ora dei Ragazzi, badate. Poi, a programma terminato, e desiderando un po’ più di spazio per muovercisi, Miss Sutcliff riprese i suoi sei Romani e ne fece una raccolta di racconti.

PuckKipling è nell’aria? Assolutamente. Puck of Pook’s Hill aleggia sui racconti come uno spirito protettore. L’idea d’altra parte alla Sutcliff venne da lì, e l’omaggio è dichiarato. C’è persino un irriverente cavalleggero chiamato Pertinax, come l’amico del kiplingiano Parnesius. E c’è quella vaga malinconia di fondo, che in Kipling veniva dall’innocenza di Dan e Una, temperata appena dai libri di scuola, di fronte al candore senza prescienza ovvia di Parnesius. Anche Kipling, goes without saying, sapeva quel che faceva.

Con Miss Sutcliff, in fondo, Dan e Una siamo noi. Noi lettori, e i ragazzini inglesi che ascoltavano queste storie alla radio, lette da qualcuno di quei magnifici attori di cui l’Isoletta sembra avere riserve innumeri…

Ragazzini e adulti, immagino, perché – com’era abitudine di gente come Sutcliff e Kipling – non c’è nulla in queste storie che suoni condiscendente o predigerito o smaccatamente didattico o in alcun modo da bambini. Solo il fascino di belle storie avvincenti e ben narrate… Doveva esser bello essere fanciulli in un’epoca in cui gli scrittori trattavano i lettori fanciulli come creature senzienti, cui offrire domande anziché risposte già pronte, don’t you think?

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Reading Days

PileofBooksSe nevicasse sarebbe meglio… diciamo la verità: sarebbe perfetto. Ma in mancanza di neve, anche le giornate bigie e ventose vanno tutt’altro che male per i miei Reading Days.

Tecnicamente sono iniziati ieri – ma ieri mi sono dedicata a finire i due libri che devo recensire per la HNS e con i quali, come mio irritante solito, mi sono ridotta all’ultimo momento utile. Non che sia stato tragico: uno dei due era gradevolmente innocuo, e l’altro notevole e ne riparleremo.

Ma oggi – oggi è il primo vero e proprio Reading Day…

Ecco, a dire il vero ci sono ancora di mezzo gli ultimissimi ritocchi al romanzo, ma nondimeno. E quindi oggi si comincia con The Capricorn Bracelet, trovato sotto l’albero, perché senza un pochino di Rosemary Sutcliff non sarebbe vacanza, e perché è una raccolta di racconti sui Romani in Britannia, molto à la Kipling.

Pilesof BooksSotto l’albero c’era anche At Day’s Close, in cui Roger Ekirch racconta il rapporto dell’umanità con la notte attraverso i secoli e i millenni – e anche questo promette bene assai.

E poi c’era Her Majesty’s Will – un’avventura di spionaggio elisabettiano, scritta da David Blixt che, da bravo attore shakespeariano, si è anche divertito a portare il suo romanzo in scena. E poi una raccolta di racconti di Harlan Ellison, giunta con criptiche assicurazioni che mi rendono curiosissima. E poi…

E poi sul Kindle ci sarebbero metapile di cose che aspettano di essere lette, ma farò bene a fermarmi qui, perché non è come se i Reading Days potessero durare fino al disgelo… Sarebbe bello, però, non vi pare? Sapete quei discorsi sul ritrovarsi su un’isola deserta con nient’altro che libri – cartacei or otherwise? Be’, ecco: considerando le mie scarse attitudini pratiche e la mia seria fobia per gli insetti, non credo che, spiaggiata su un’isola deserta, saprei sopravvivere abbastanza a lungo da dedicarmi alla lettura. A meno che non fosse un’isola shakespeariana, dotata di un Ariel molto efficiente… Cottage2

Ma, tutto considerato, all’isola in questione preferirei di gran lunga un cottage immerso nella neve. Voglio dire, si può essere bloccati dalla neve in posti ben equipaggiati, con provviste, legna da ardere, tè in abbondanza – e magari anche un generatore di corrente. E libri non rovinati dall’acqua salata.

Per cui niente isole, grazie tante: un cottage nella neve…

Ma qui non nevica, alas. Al massimo piove e tira vento – ma ce lo faremo bastare.

Fate conto che nei prossimi giorni non ci sia granché, volete?

Sto leggendo.

 

libri, libri e libri

Reading Week

ReadingWeekOh, non so – ma credo che mi prenderò una settimana di lettura.

Niente lavoro, solo libri.

Non ho programmi particolari, perché è una decisione improvvisa, presa ieri sera guardando le perseidi tardive. Un po’ di Sabatini e un po’ di Sutcliff, immagino, perché è quel che ci vuole d’estate. E, sempre per lo stesso motivo, il Pitta trovato secoli orsono su una bancarella a Bologna e poi mai più letto. E forse uno dei due grossi tomi che devo recensire per la HNR, ma vedremo. Oh – e Patricia Finney, forse?

ReadingWeek2E ci sarebbe sempre The White Company – preceduto o seguito da Sir Miles, perché è lì da secoli che aspetta proprio un’occasione come questa…

E poi…

E poi farò bene a fermarmi, perché una settimana è una settimana, e comunque facciamo così: niente liste precise, eh? Un giringiro libresco in direzioni a trovarsi…

Vi farò sapere – ma forse non subito. Non prometto di postare regolarissimamente, questa settimana.

Intanto felice Ferragosto, o Lettori – e a presto.

 

libri, libri e libri · scribblemania

Book-Lag

“Book-lag?” mi chiede A. a proposito di questo post. “Come sarebbe, book-lag?”

book-lagEbbene, il fatto è che c’è una cosa che voglio, quando si tratta della mia scrittura… Oh, d’accordo, ci sono molte cose, naturalmente – ma una è questa: voglio scrivere storie che, una volta terminate, lascino il lettore con un certo qual book-lag.

Sapete benissimo che cosa intendo: quando finite un libro, e ne cominciate un altro, e vi sentite fuori posto, perché vi manca quello che avete appena finito. Come se aveste viaggiato, e ancora non riusciste ad adattarvi al posto nuovo.

Ricordo un particolare Natale quando, questa essendosi la mia idea di vacanza – e per di più attraversando un periodo di insonnia – a cominciare da Santo Stefano lessi tre libri in tre giorni. Prima Simon, di Rosemary Sutcliff – per poi sentire la mancanza della Civil War nel passare ai viaggi verso est dell’organaro elisabettiano Thomas Dallam. Per poi, una volta felicemente adattata con Dallam e Pindar a Costantinopoli, staccarmene con riluttanza per passare a Tamsin, che è una storia di fantasmi inglesi ma comincia nella New York contemporanea… Per poi ritrovarmi a soffrire di book-lag per la terza volta in tre giorni. Booklag

Il che forse è un caso un pochino estremo – ma sì: questo che voglio fare. Scrivere posti e tempi così vividi che il lettore ci si senta in mezzo. E gente così viva, e storie così coinvolgenti che il lettore ne senta la mancanza dopo. E abbia qualche difficoltà nell’abituarsi al posto, al tempo, alla gente e alla storia del libro successivo.

Ecco, ho intenzione di scrivere parecchio, quest’anno. C’è il romanzo da finire, ci sono almeno tre plays in fila uno dietro l’altro e un racconto in progetto, e un certo numero di altre idee che fanno talea – senza contare il fatto che gli imprevisti capitano sempre e sono benvenuti… Sì, ho intenzione di scrivere parecchio. E allora, intanto che ci sono, il book-lag (o play-lag, perché no?) non è una cattiva mira da coltivare.

grilloleggente · romanzo storico

E Niente Condiscendenza

FCTNon ricordo più se l’ho detto qui o su Scribblings – ma quest’anno Santa Lucia mi ha portato, oltre a una tazza/elefante, un ninnolo per l’albero e un paio di deliziose londinesità, due romanzi di Rosemary Sutcliff – che sarà pure un’autrice per bambini, ma mi si dice essere molto il mio genere.

E in effetti, un’autrice di romanzi storici d’ambientazione inglese, dichiaratamente ispirata da Kipling…

E poi, se non bastasse, c’è questo articolo in cui Sally Hawkins del Sunday Times racconta di come un romanzo della Sutcliff abbia cambiato la sua vita. Da ragazzina, la Hawkins lesse Eagle of the Ninth, e ne rimase folgorata, innamorandosi della storia e della narrativa storica, e lasciandole un’impressione così forte da influenzare, molti anni dopo, le sue scelte in fatto di studi.

A volte succede. Da bambini ci imbattiamo in un libro, qualcosa che non solo ci piace, ma è destinato a tornare ancora e ancora, più o meno consapevolmente, nelle nostre scelte, nelle nostre impressioni… E questo sarebbe un altro discorso, se non fosse che, apparentemente, Ms. Sutcliff aveva dato alla piccola Sally anche qualcosa d’altro: un principio di senso di prospettiva storica, con la sua fedeltà alle fonti e la sua scarsa inclinazione ai compromessi.

Non so a voi, ma a me piace pensare a un romanzo per bambini capace di lasciare in una bambina un senso del Vallo di Adriano come ultimo confine della Romanitas, nella romanzesca forma di una soglia su tutto ciò che è ignoto e pericoloso. E sì, c’è lo spirito di Kipling che aleggia qui, con i suoi due centurioni che invecchiano difendendo le Colonne d’Ercole mentre il loro mondo crolla… FCS

È parte di quello che la Hawkins chiama mancanza di condiscendenza: una narrativa storica per fanciulli che – invece di sbattere ripetutamente in testa ai fanciulli qualche messaggio moderno travestito in costume – sotto i colori dell’avventura lascia intravedere le iridescenze, i declini, gli incontri tra civiltà destinate a mescolarsi… Un senso di correnti profonde che non farebbe male cominciare a intuire da giovani.

E poi il linguaggio. Dice la Hawkins che non c’è nulla di predigerito e simplificato nel linguaggio della Sutcliff. Lo stile non è più lineare di quanto debba essere, e ci sono parole “difficili”, sì – e allora? I dizionari e internet servono per questo. I bambini  sono curiosi per natura – o dovrebbero esserlo. Una lettura che richieda qualche sforzo, a patto di essere sostenuta da una narrazione coinvolgente, non li ucciderà. Anzi, sarà uno stimolo ad apprendere.

E quindi sì. Dato tutto questo, credo proprio che mi metterò a leggere romanzi storici per fanciulli. Questi romanzi storici per fanciulli, quanto meno – con tanti ringraziamenti a Santa Lucia.

Vi farò sapere.