concorsi · considerazioni sparse · pennivendolerie

Nel Frattempo, Alla Fattoria…

Tornata, o Lettori!

E questa volta per davvero.

Mi siete mancati, sapete? Adesso, piacendo alla divinità dei blog, torniamo ai ritmi di pubblicazione normali – cominciando da oggi. E per oggi vediamo di ricapitolare brevemente che cosa è successo in queste tre settimane di naufragio.

Allora, mentre ero spiaggiata, in realtà, non mi sono esattamente annoiata, e anzi: sono successe diverse cosette. Alcune le sapete già, grazie all’occasionale piccione viaggiatore che sono riuscita a mandare this way…

anitagaribaldi3I. Di Aninha, per esempio, sapete qualcosa: nonostante la bonaccia innaturale, tutto è andato bene… o forse non era poi così bonaccia – né, di conseguenza, così innaturale – perché turns out a posteriori che la Primadonna, la bravissima Giulia Bottura, era tesa, agitata, nervosa e terrorizzata come un quarantaquattro gatti cui qualcuno  avesse pestato tutte le code allineate in una volta. Quindi si potrebbe dire che G. ci abbia salvati, immagino… On a personal note, forse vi ho detto che il signore delle luci del teatro Italia è stato così gentile da affidarmi completamente la sua preziosa consolle, consentendomi di giocarci liberamente, e ciò è stato molto bello e istruttivo – anche perché la consolle stessa era una creatura ragionevole e non tanto complicata da intimidire. E l’ho già detto quanto è incantevole il piccolo Italia, gioiellino liberty degli anni Venti, costruito con grazia e buon senso e riguardo per le esigenze di una compagnia piccola… Ah!

II. Quel che non sapete, perché non sono riuscita a comunicarlo, è che la sera del 23 il gruppo Ad Alta Voce si è prodotto in un incontro fuori programma, in collaborazione con un gruppo di simpaticissimi scout locali tra i 16 e i 19 anni – membri della Pattuglia Sturm und Drang. Il tema, scelto dai ragazzi, era la libertà – e si è letto un po’ di tutto, dalla Leggenda del Piave ad Allen Ginzberg, da Seneca a Pietro Citati… Interessante esperienza, ed eminentemente ripetibile – magari da rodare un pochino, accendere un po’, oltre al confronto, anche la discussione. Ne riparleremo.

III. Di Pisa un po’ sapete. Quel che non sapete è l’odissea ferroviaria per arrivare fin Laggiù. Mi si dice che incappare in una simile collezione di ritardi personali, ritardi istituzionali, elezioni (proprio non avevo calcolato questa evangelicissima migrazione amministrativa), sconti promozionali e casi misti assortiti non è da tutti – ed è possibile che sia abbastanza vero. Dopo tutto, quattro treni persi in un giorno solo devono essere quasi un record, giusto? Poi però Quieta Movere, il secondo posto e un certo numero di possibili contatti allacciati e sviluppi potenziali hanno giustificato tutto.

IV. Novità nuova è che tra luglio e agosto terrò due incontri shakespearian-marloviani nell’ambito delle Serate in Giardino di Casa Andreasi, organizzate dall’attivissima Associazione per i Monumenti Domenicani di Mantova. Casa Andreasi è un bellissimo luogo, e il giardino è un vero giardino rinascimentale… Se non per sentire me, vale la pena di venire anche soltanto per vedere il posto. Le mie date, ve lo anticipo, sono il 23 luglio e il 2o agosto, ma ve lo ricorderò – oh, se ve lo ricorderò! – e vi darò dettagli sul programma per intero.James Crichton Caption : THE ADMIRABLE CRICHTON.

V. Mercoledì pomeriggio, a Milano*, sono stata ospite delle sorelle Spinelli, nel bellissimo vecchionuovo Atelier Cartesio. Annidato in un bel cortile di Corso Garibaldi, Marina e Grazia hanno creato uno spazio davvero ideale, e hanno anche messo in mostra (gasp!) un tomo dell’edizione ciceroniana di Aldo Manuzio il Giovane… Quella parzialmente dedicata all’Ammirabile Critonio – di cui forse abbiamo parlato in abbondanza e forse no. Ed è qui che sono entrata in scena io per una chiacchierata su James Crichton, Aldo il Giovane, i Gonzaga e una manciatina di altri. Bellissima esperienza destinata ad avere seguito – e vi anticipo che anche di questa gente, e del mio romanzo che ne parla, potete rassegnarvi a leggere ancora in un prossimo futuro.

VI. Ieri sera c’è stato una sorta di pre-debutto di Borgocultura, associazione nuova di zecca, con un sacco di grandi idee e progetti ambiziosi. Riusciremo a realizzare quel che ci prefiggiamo? Lo dirà il tempo… -empo… -empo… Nel frattempo, ieri sera il bravissimo Giacomo Cecchin ci ha incantati tutti con una brillante, coltissima e intelligente conferenza su “Il Marketing del Monaco”, ovvero il modo in cui un’abbondante presenza monastica ha plasmato lo sviluppo urbanistico di Mantova. Anche di Borgocultura sentirete parlare ancora.

E scusate se è poco…

Maggio è stato un mese interessante. Giugno è alle porte  – stiamo a vedere che succede. E voi? Che avete fatto mentre non guardavo?

___________________________________

* E anche qui, odisseuzza ferroviaria, viaggiando sulla cuspide tra guasti apocalittici alla linea e sciopero dei trasporti. In qualche modo siamo riuscite ad arrivare (in ritardissimo) e a ripartire – il che non era poi del tutto scontato, visto che tutto attorno si cancellavano treni come se piovesse…

 

Enhanced by Zemanta
teatro

Seconda!

Vi ricordate del Premio Colombre e dell’Associazione Quieta Movere?

Ebbene, o Lettori, sabato scorso c’è stata la premiazione, e Credo è arrivato secondo, con questa motivazione:

Il monologo Credo tratta con profondità il tema del rapporto dell’artista con il pubblico, il potere, la religione e il proprio tormento creativo. Un testo ottimamente costruito, una scrittura ben controllata che rifugge da effetti grossolani, preciso in ogni suo punto, Credo rivela il grande amore della sua Autrice per il periodo storico in cui ha vissuto il drammaturgo Marlowe. Colpisce la scioltezza del linguaggio mimetico, colto, mai banale e mai pesante.

Not bad, vero? Lasciate che vi dica che sono estremamente soddisfatta e orgogliosa.

E vi dirò anche che le ragazze di Quieta Movere hanno fatto le cose proprio per bene: una premiazione gradevolissima e ben congegnata, punteggiata dalla bella musica di Giancarlo Della Casa, motivazioni aguzze e profonde e una generale impressione di qualità molto, molto alta.

Un ottimo concorso, bene organizzato e ben pensato – cui conto di partecipare ancora in futuro.

E intanto, mi sa che con Credo non abbiamo ancora finito. Seguiranno sviluppi, vedrete…

 

Storia&storie

Il Critonio All’Atelier Cartesio

Marina Spinelli ha aperto a Milano l’Atelier Cartesio, parte galleria d’arte, parte spazio culturale, parte laboratorio di rilegatoria. La carta declinata in tutte le sue connotazioni, come supporto delle arti e veicolo della cultura.

E giovedì 28 Marina m’invita all’Atelier Cartesio per…

La Storia di Un Libro

28 maggio alle ore 18,00

presso l’Atelier Cartesio

Cso. Garibaldi, 71 – Milano

(Si prega di confermare la partecipazione all’evento via e-mail all’indirizzo ateliercartesio@gmail.com , via sms al n. di cellulare 3403038225 oppure compilando l’apposito doodle al link http://doodle.com/7g25ri7yhnb9fqsd . Grazie per la collaborazione!)

Una edizione originale dell’Opera Omnia di Cicerone, edita e commentata nel 1583 da Aldo Manuzio il Giovane, sarà esposta in Atelier.

Chiara Prezzavento parlerà di James Crichton, detto anche l’Ammirabile Critonio, e ci racconterà quale collegamento esista tra questo personaggio e il libro esposto. Seguirà un piccolo rinfresco.

Se siete in quel di Milano, sarò felice di vedervi. Intanto, scaricate la locandina qui.

teatro

Aninha – Al Volo

Non è come se fossi riuscita a darne notizia, naturalmente, e mi ruga da matti, perché l’Aninha di ieri sera al delizioso Teatro Italia di Bondanello è andata proprio bene.

Intanto, non avete idea di quanto sia incantevole il luogo: un teatrino Anni Venti, liberty quanto basta, con un foyerino dal soffitto dipinto, e un palcoscenico perfetto, e una consolle… ah, la consolle. Vogliamo parlare della consolle?

Del semplice ma efficientissimo impianto luci che my opposite number della compagnia locale La Soffitta mi ha concesso di usare da sola – e non lo ringrazierò mai abbastanza per la dimostrazione di fiducia.

Ed è andato tutto così bene… Ah be’, se vogliamo, c’è stato un momento di suspense quando pareva che la rivoluzione non scoppiasse – e poi invece è scoppiata con somma efficacia.

Insomma, una specie di piccolo idillio teatrale, e siccome questa volta ho imparzialmente levato le mie preci allo Spirito del Bardo e a quello di Kit, non so troppo bene che devo ringraziare, but still. E io credo di essermi innamorata del Teatro Italia. E ho chiesto se mi permettevano di portarmelo a casa, ma mi hanno detto di no…

Ah well. Grazie, Soffitta, e grazie Histriones, e alla prossima volta, Teatro Italia!

 

blog life

Ahoy There!

Sono ancora qui!

Per modo di dire… nel senso che approfitto di una e-bottiglia di passaggio per dar cenni di vita… Perché in realtà sono ancora e-naufraga, e non si sa ancora se e per quando si profili una soluzione. Ma tornerò, sapete? Tornerò, e recupereremo il tempo perduto.

Abbiate fede, o Lettori.

blog life

Iato Telefonico

In seguito a un incidente di natura…  er, telefonica, sono naufraga senza telefono e senza internet a tempo indeterminato.

That is, non dovrebbe essere proprio così tragica – se tutto va bene, nel giro di quattro o cinque giorni tutto dovrebbe tornare alla normalità, ma va’ a sapere.

Per cui, approfitto della e-ospitalità di F. (grazie F & L, nonché G, prestatore di hardware) per lanciare questo messaggio in bottiglia. Finché le cose non si aggiustano, è probabile che qui non si vedano nuovi post.

So long, o Lettori…

teatro

Lo Spirito Di Marlowe E La Clarina – Ovvero, Matilde In Ostiglia

(Foto GB)
(Foto GB)

Kit – “Spirito del Bardo, tienmi la man sul capo,” dice… Tcha!

Clarina – Be’, tende a funzionare.

Kit (snorts) – Ho visto.

Clarina – Sì, in realtà hai proprio visto. Considerando che non c’era stata nessuna crisi pre-sipario, direi che è andata proprio benino.

Kit – Soprattutto l’Avventizio.

Clarina – Yes, well…

Kit – Non mi pare che lo Spirito del Bardo lo abbia fulminato mentre saltava le prove, o che gli abbia ispirato qualche entrata giusta ogni tanto… Né l’ho visto disperarsi per impedire la ritirata sull’Aventino che vi ha costretti a ricorrere all’Avventizio in the first place.

Clarina – Oh… non ci avevo pensato. Credi che quello valga come crisi pre-sipario?

Kit – Non saprei. Vedi un po’ tu.

Clarina – Forse no, eh? Voglio dire, Quello ha soltanto generato una collezione di disastri minori. A meno di voler pensare che, se non fosse andata così, sarebbe andata peggio…

Kit – Ah teatranti, gente obnubilata dalla superstizione! E tu, in particolare, sei obnubilata e indicibilmente contorta.

Clarina – No, è che era andato tutto troppo bene. Abbiamo persino fatto qualcosa che somigliava a una prova tecnica, eravamo tutti ragionevolmente placidi e collaborativi–

Kit – Tutti?

(Foto GB)
(Foto GB)

Clarina – Quasi tutti. Dico davvero: non sembravamo nemmeno noi.

Kit (snorts) – Peccato che, già che c’era, lo Spirito del Bardo non abbia pensato di fare le cose per bene fino in fondo.

Clarina – Per l’Avventizio? Be’, ha detto che non funziona così…

Kit – Chi l’ha detto? L’Avventizio?

Clarina – Lo Spirito del Bardo.

Kit (si osserva elaboratamente le unghie) – Ha detto così?

Clarina – Detto, scritto, whatever. Ad ogni modo, non è come se potesse controllare quel che fanno gli avventizi, giusto?

Kit – Evidentissimamente no.

Clarina – Perché, tu che cosa avresti fatto al suo posto? Evocato un plotoncino di diavoli per tenere il ragazzo in carreggiata?

Kit – Chi lo sa? Magari ne sarebbe bastato uno. Il diavoletto medio sette battute le impara in fretta, non si distrae quando tocca a lui, e mentre danza si blocca e riparte nei momenti opportuni…

Clarina – Ah, quella è stata una cosa pittoresca. Per poco A. non gli sfonda due costole con una gomitata.

Kit – Di sicuro l’ha bloccato.

1461348_10152031880990868_1474273544009025273_n
(Foto GB)

Clarina – È quasi un miracolo che poi si sia rimesso in moto. Ad ogni modo, gli altri sono stati bravi. È venuta bene, è stata bella a vedersi, i buchi sono stati coperti con sufficiente disinvoltura, le battute scritte sullo scotch da finestre alla fin fine non sono servite a nulla, le luci hanno funzionato, le bimbe sono state deliziose, col coro è filato tutto liscio, e la melagrana… persino la melagrana, anziché essere lanciata in platea, ha trovato un uso elegante e grazioso.

Kit – Lanciate spesso melagrane in platea?

Clarina – Sono rischi che si potrebbero correre – ma non importa. Ammettilo: nel complesso è andata proprio benino.

Kit – Non ammetto un bottone. Ci fossi stato io, a sovrintendere… Altro che Spirito del Bardo!

Clarina – Non saprei dire. Sei risaputamente pericoloso. Metti che poi ci troviamo attori soprannumerari che odorano di zolfo, o moschetti carichi in scena… robe così. Sono passati i tempi in cui un omicidio vero in teatro faceva cassetta.

Kit – Trascurabili minuzie. E comunque, se le cose stanno così, farai bene a trattenerti dal cuocere l’Avventizio al forno.

Clarina – Oh… Non ci avevo pensato. Sarà il caso che me lo annoti bene in vista.

Kit –  Sì, sullo scotch da finestre. E comunque, la prossima volta lascia fare a me. Lo spirito del Bardo è troppo placido. Voi avete bisogno di… un po’ di fuoco… -oco… -oco… -oco! (Getta indietro la testa, ride, si assesta sulla spalla la cappa di velluto ed esce a gran passi – tra gli sbuffi di una macchina del fumo che non sapevamo di avere).

Clarina (seguendolo a precipizio) – Ehi! Non ho detto che lascio fare a te! Non ho firmato niente! Non prendere iniziative, hai capito? E quando dici “un po’ di fuoco”, che cosa–?

(La Clarina sparisce a sua volta nel fumo. Buio. Sipario. Ci risentiamo presto per Aninha.)

Shakeloviana

Shakeloviana: Un Pugnale Per Due

Df2A Dagger for Two, di Philip Lindsay, è un romanzo degli anni Trenta, talmente dimenticato che persino in rete se ne trovano scarse tracce. La mia copia ha la mia età, e l’ho comprata secoli orsono a Londra, su una bancarella di libri usati – ma la pubblicazione originale risale al 1932, quando il suo autore australiano si era da poco trasferito a Londra.

Ora, Lindsay era uno scrittore piuttosto prolifico – e anche piuttosto celebre, back in the day, specializzato in romanzi storici a tinte… non tanto forti quanto cupe. A Dagger for Two non fa precisamente eccezione, e ritrae un Kit Marlowe depressivo, insoddisfatto, temperamentale, con propensioni all’anarchia, alla violenza e all’autodistruzione.

Il tipo che procrastina tormentosamente, frequenta cattive compagnie for the hell of it, beve per dimenticare – nemmeno lui sa troppo bene che cosa – dà voce a qualsiasi idea perniciosa gli passi per la mente, si fa nemici con allarmante facilità, coltiva una relazione torbiduccia e colpevole con la moglie del suo mecenate (forse la più odiosa Audrey Walsingham che sia dato trovare in narrativa e teatro) e aspira alla redenzione in quella maniera tra vaga e frenetica di tanti personaggi di questo stampo.

Poi l’occasione di una vita migliore gli cade più o meno addosso nella persona della dolce (pur se traviata) Alice – a patto di riuscire a districarsi dal passato, da Audrey, dai falsi amici e dal servizio segreto… Ma ormai siamo nella primavera del 1593, e tutti sappiamo che Deptford incombe.

La trama di base è quella standard – post Hotson, con l’aggiunta della fittizia Alice, che assume un ruolo piuttosto centrale nella demise del nostro eroe. Di notevole ci sono la caratterizzazione – vecchio stile, ma tutt’altro che banale o edulcorata, piena di ombre e di spigoli – e la scrittura, che ha un gran bel ritmo e squarci descrittivi di vividezza notevole. C’è qualche turgore qua e là, se vogliamo, ma nulla di atipico per il genere e l’epoca – e anzi, direi meno della media.

In più, l’ambientazione è ben costruita e ben dosata, densa senza essere opprimente – e le scene ambientate a teatro sono una gioia. Nel complesso, un librino snello ed efficace, con l’occasionale sussulto purpureo – ma ricordiamoci che siamo negli anni Trenta.

E allora, perché tanto oblio?

Capita. C’erano questi autori di genere, spesso anche gente solida che sfornava decine di titoli nel corso di una carriera – cose scritte per la contemporaneità, il rapido consumo, le letture in treno. Discreta narrativa destinata… be’, a nulla di particolare, se non ad avere qualche successo e poi, superata dal gusto, a scivolare nel limbo dei libri che nessuno legge più.

Se volete divertirvi, leggete questa entusiastica recensione su The Bookman, datata febbraio 1933, e poi l’unica recensione che ho trovato su Amazon, il cui autore non ha nulla da segnalare se non le inaccuratezze storiche connesse al personaggio di Alice.

Enhanced by Zemanta
teatro

Prove!

The Teatro Argentina (Panini, 1747, Musée du L...Grazie a M. – d’ora in poi ufficialmente sopra-soprannominata e-San Patrizio – una chicca muta dell’ArchivioLuce: prove de La Nuova Colonia al  Teatro Argentina, con un irritabile Pirandello, la sua attrice prediletta Marta Abba, Lamberto Picasso e l’architetto/scenografo Virgilio Marchi. Era il lontano 1928…

E buona domenica a tutti!

Enhanced by Zemanta
angurie · blog life

Non Granché

Nothing Much To Say low resConfessione: non ho granché da dire.

Voi leggete questa mattina, ma in realtà io questa mattina sono a teatro – o sto per andarci, per cui ho scritto ieri sera e programmato il post.

O meglio, sono rimasta lungamente seduta, a tarda notte, a fissare l’editor di WordPress, domandandomi: e adesso che cosa scrivo?

E a non trovare nessuna risposta che sembrasse anche solo vagamente interessante.

Così ho pensato che ci conosciamo da… quanto? Quasi cinque anni, o Lettori? E forse per una volta, per una volta, potevo confessare di non sapere troppo bene che cosa scrivere. Potevo ammettere che tenere un blog è un sacco di lavoro, e che non sempre le buone idee vi saltano addosso come canguri colmi di zelo, e ci sono sere in cui torno da teatro (o dalla biblioteca, o dal corso, o dalla conferenza) che sembro cotta a vapore con contorno di fagiolini verdi.* Che ci sono mattine in cui il sonno mi obnubila e ottunde tanto da non riuscire a battere una parola di tre sillabe senza fare quattro typos.

Solo che di solito stringo i denti, mi faccio venire in mente qualcosa e scrivo lo stesso.

Ieri sera no – e dubitavo che questa mattina sarei stata più brillante – così ho barato. E ho scritto un non-post spiegando come non avessi l’energia di sfregare insieme due neuroni e cavarne un post. Che è come farvi aprire una scatola vuota.

Sorry.

Davvero.

E sì, gli scrittori sono gente pessima, capace di annodarsi per iscritto – due volte e con il fiocco. E i blogger non sono affatto meglio.

Abbiate pazienza, va’… Domenica musica, e lunedì si torna alla normalità. Promesso.

___________________________________________________

* E non so voi, ma me i fagiolini verdi non piacciono nemmeno un po’…