scribblemania

PBD

E quindi adesso sarebbe ora di passare al lavoro successivo. Di togliere qualche vecchio contaparole qui a sinistra e di aggiungerne uno nuovo. Di avviare una nuova bacheca su Pinterest…

Oh, d’accordo c’è il Progetto Misterioso – di cui magari vi parlerò più avanti, ma sarebbe davvero ora di cominciare qualcosa di nuovo.

E la tentazione è quella di revisionare una volta per tutte il mio play in tre atti in’Inglese, lucidarlo a cera, trovargli un dannato titolo una buona volta, e poi cominciare a mandarlo Là Fuori in cerca di fortuna…

Però esito e nicchio e titubo perché cominciare con una revisione mi sa di procrastinazione, e non sarebbe meglio mettersi al lavoro su qualcosa di nuovo?

Però non comincio qualcosa di nuovo perché ci sono i tre atti quasi pronti but-not-quite, che siedono in attesa nell’hard disk e si mangiano le unghie…

Ho tanto la sensazione che, se avessi una coda, me la starei mordendo.

 

Furore Tremendo · scribblemania

Piccolo Bollettino Postale

E a volte poi ci si chiede…

Perché siamo sinceri: quando si cincischia futilmente per mezza mattinata, fissando lo schermo, aggiungendo tre parole ogni tanto e poi cancellandone cinque, e poi si va in posta – e si deve aspettare per mezz’ora abbondante, e in quella mezz’ora (forse messe in movimento dal furore epico dell’attesa) all’improvviso le idee si presentano in numerosa abbondanza e buona forma, e si tira fuori il taccuino*, e si combina in mezz’ora più di quanto si sia messo insieme negli ultimi due giorni…

Quando tutto questo accade, che cosa bisogna pensare?

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* Visto? Sempre, sempre, sempre portarsi un taccuino. E una penna.

considerazioni sparse · scribblemania

A Mano

scrittura, moleskine, waterman, stabilo point 88“Sei veloce a battere al computer,” disse l’Osservatore casuale.

“Hm…” mugugnò la Clarina, senza staccare lo sguardo dallo schermo, né i polpastrelli dalla tastiera.

“Ma usi tante dita?” insisté l’OC, benché potesse vederlo benissimo da sé.

“Dalle sette alle nove, a seconda delle giornate,” rispose la Clarina – un po’ perché era vero, e un po’ per far sobbalzare l’OC.

Alla periferia del campo visivo della Clarina, l’OC sobbalzò debitamente, e poi digerì l’informazione per un pochino. Non chiese da che cosa dipendesse la variazione da giornata a giornata – quella è una domanda che, di solito, pone la gente di formazione scientifica.

“Io più di due dita proprio non le so usare,” disse invece, a digestione ultimata. E lo disse con quel tono vagamente superiore che in genere prelude – e anche questa volta preludeva a… “Io scrivo a mano. Non riesco a pensare con una tastiera, e non so immaginare come tu ci riesca.” 

La Clarina avrebbe potuto dire che non era nata così, che era questione di abitudine e pratica, che col suo genere di lavoro era una necessità… Ma prima che potesse decidere se valeva la pena di distrarsi…

“scommetto che non sai nemmeno più scrivere a mano,” disse l’Osservatore Casuale, con una vaga nota di trionfo nella voce. scrittura, moleskine, waterman, stabilo point 88

E fu allora che la Clarina si fermò per la prima volta, si girò a guardare l’OC e protestò appassionatamente che non era, non era e non era vero.

Perché non è vero affatto: non solo so ancora scrivere a mano, ma lo faccio quotidianamente – e magari lo faccio in una grafia che legioni di insegnanti, colleghi, dipendenti, clienti e corrispondenti hanno definito e definiscono “decorativa ma illeggibile”, but still.

E anzi, a dire la verità, in anni in cui ce n’era necessità, avevo anche adottato una grafia alternativa e semistampata – che a suo tempo non impedì a un dipendente di decifrare un mio “Emanuele” come “Bmannek”, e che mi ostino ad usare ancora per compilare moduli, documenti vari e bollettini… 

Ma tutto ciò era per dire che l’uso massiccio del computer non mi ha tolto la capacità di scrivere a mano. Why, un’abbondanza di appunti a mano fa ancora parte del mio metodo, e uso quantità industriali di taccuini su cui strologo per iscritto, annoto, appunto, abbozzo, faccio liste e promemoria…

E devo dire che negli anni ho sviluppato una predilezione per i taccuini Moleskine, di cui adoro la carta liscia e consistente e vagamente cream-coloured. Per carità: mi piacciono tanto i quaderni rilegati di carta fiorentina o di Fabriano, magari tagliati a mano, belli e significativi. Solo che la grana… la grana è come la mia grafia: decorativa e poco pratica. Quando scrivo a mano mi piace farlo in maniera scorrevole, senza aver l’impressione di andare in bicicletta su una sterrata… Il che fa sì che abbia poca pazienza anche per la carta riciclata, in cui tutte le punte s’impicciano, sopratutto quelle di matita a mina dura.

scrittura, moleskine, waterman, stabilo point 88Oh sì, le matite: per anni ho scritto quasi esclusivamente a matita. Anche a scuola – tutto a matita, tranne i compiti in classe. Matite HB – dal tratto netto quando sono temperate bene, né troppo dure né troppo morbide. La prima stesura di Annibale, dramma storico in un prologo, tre atti e un epilogo, più di vent’anni fa, l’ho scritta tutta a matita. E sì, c’erano anche quei portamine di plastica, ma siamo sinceri: chiamarle matite è quasi un sacrilegio. Tutt’altra cosa sono quei portamatite che consentono di usarle fino al mozzicone più ridotto. Ne ho uno bellissimo, d’argento e lacca nera. Non lo uso granché perché sbilancia la matita, ma è molto chic. L’equivalente scrittorio di un bocchino da sigaretta.

In fatto di penne è stato più faticoso. Trovo che le Pilot scorrano bene. Quelle di plastica usa e getta, intendo. Possibilmente senza bottone, perché detesto quando mi ritrovo a schiacciarlo automaticamente mentre penso. Clic e clac e clic e clac… Mi dò fastidio da sola, e però appena mi distraggo ricomincio. La Penna a Sfera della mia vita, invece, non l’ho mai trovata. Tutti ne riceviamo da qualcuna a un diluvio nel corso della nostra vita* – ma a me non è mai capitato d’inciampare in quella giusta. Colpa mia, sia chiaro: ne ho tante, bellissime, ma nessuna è mai diventata La Penna.scrittura, moleskine, waterman, stabilo point 88

Con le stilografiche è andata meglio e peggio al tempo stesso. Possiedo da anni una meravigliosa Lady Agatha della Waterman, che scrive come un sogno e ha inchiostro di colori bellissimi come il blue-black e il sepia. Alas, dopo qualche anno di uso intenso ha cominciato a perdere e, nonostante innumerevoli pellegrinaggi per la riparazione, non è più stata la stessa. In compenso c’è questa stilo di plastica fluorescente e ultratrentenne, di marca misteriosa ma innegabilmente buona, visto che da decenni continua a scrivere – e bene – qualunque cosa le capiti. Come il ponte di Kashi, è brutta come il peccato – però fa il suo mestiere.

Però adesso non scrivo con la stilografica. Ho sperimentato un po’ con le penne a gel (non sgradevoli quando funzionano bene, pur se leggermente erratiche) ma alla fin fine, quando non scrivo a matita, in genere uso Point 88 della Stabilo. Sono pennarellini, è vero, ma scorrono bene, lasciano un tratto netto, durano ragionevolmente a lungo e tra i tanti colori ho ritrovato qualcosa di simile al blue-black e al sepia della mia amata Lady Agatha. E anche un grigio che somiglia alla mina di una matita. E magari non è del tutto sensato scrivere con una penna perché scrive come una matita, ma tant’è.

scrittura, moleskine, waterman, stabilo point 88Dopodiché, a fini di documentazione, ho provato a scrivere con cose bizzarre come pennini di varia natura, penne d’oca temperate, stili su tavolette cerate e chiodi intinti… no, non nel sangue – tranquilli. Ma quelli sono stati esperimenti e, pur con tutto il mio penchant per i secoli passati, devo confessarmi lieta di vivere in un’epoca di matite HB, Point 88 e Moleskine. 

E voi? Scrivete a mano? Con che cosa scrivete? Su che cosa scrivete? E scrivete leggibilmente?

 

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* Cena di laurea. Siamo in cinque – la neodottoressa, suo fratello e tre invitati. Tre pacchetti. La festeggiata apre il primo… penna. Levo le sopracciglia, incrocio lo sguardo del fratello e mormoro “Anch’io…” e il terzo invitato coglie e ci guarda inorridito. Tre penne su tre, povera ragazza.

elizabethana · scribblemania · teatro

PBD

Ultimissima revisione in corso. Pur riuscendo a lavorarci solo a bocconi&spizzichi, sono pressoché a metà.

Il che, probabilmente, non è una cattiva cosa.

Voglio dire – prima mi è venuto un dubbio su un sonetto, di cui non ricordavo il numero.

Non c’è nulla di strano nel fatto che non ricordassi il numero: i numeri non li ricordo a nessun patto. In compenso – e questo sì, che trattandosi di me è strano – ricordavo perfettamente la posizione sulla pagina, e se si trattasse di una pagina pari o di una pagina dispari…

E d’accordo, ricordavo anche prima di che cosa e dopo che altro veniva, ma il fatto resta che, con la mia scarsissima memoria visiva, ricordavo perfettamente dove fosse il sonetto in questione.

Ad occhi chiusi, per così dire.

E un’amica mi ha detto che, se non la pianto di citare i Sonetti alla minima provocazione e spesso anche senza, vedrà di perdere il mio numero di telefono finché non avrò cominciato a scrivere qualcosa d’altro.

Per cui, sì: numeri a parte, direi che i Sonetti sono assorbiti.

angurie · scribblemania

Piccolo Non Bollettino

la Clarina – E se…?

Coscienza della Clarina (Tossisce significativamente) – !

la Clarina – Solo la lista–

Coscienza della Clarina – No.

la Clarina – La lista delle cose che servono per la seconda st–

Coscienza della Clarina – C’è un motivo se si chiama “settimana di decantazione”.

la Clarina – Ma–

Coscienza della Clarina – Vuoi che, quando lo riprendi in mano martedì, non abbia decantato a sufficienza?

la Clarina – N-no, ma…

Coscienza della Clarina – Appunto.

la Clarina – Ma solo la lista, eh? Sono sicura che se mi limitassi, ma proprio limitassi a scrivere la lista…

Coscienza della Clarina – E come fai a scrivere la lista senza rileggere tutto?

la Clarina – Er…

Coscienza della Clarina (rolls eyes e sospira) – !

la Clarina (abbassa le orecchie) – Sicut asellus…

Coscienza della Clarina – Brava. Rispondi a quel diluvio di posta, piuttosto. O lavora a quel che vuoi mandare per biblioteche. O finisci il romanzo che devi recensire per HNR. O vai a fare una camminata. O vai avanti con quella traduzione…

Mentre ancora la CdC enumera cose da farsi, le luci sfumano a buio e cala il…

SIPARIO

scribblemania · teatro

Piccolo Bollettino Di Velluto Rosso

sonetti, prima stesuraDi velluto rosso – come un sipario – perché, suonino le trombe e battano i tamburi, la notte scorsa attorno all’una ho finito la prima stesura.

E sì, a tredicimila e settecento parole ho sforato un nonnulla sulle misure previste, ma non dovrebbe essere grave.

E c’è mancato poco che l’interruzione dei giorni scorsi si rivelasse problematica, ma in realtà ero talmente vicina alla fine che sono riuscita a non scivolare in un bout di procrastinazione.

E ho anche trovato una conclusione che dà un briciolo di senso ai due sonetti su Cupido. Non è che l’abbia trovata stanotte, l’avevo strologata tempo fa, ovviamente, ma stanotte ci sono arrivata.

E insomma, la stesura è finita – e non ne sono del tutto insoddisfatta.

Epperò… che dire del vago senso di vuoto che una stesura finita si lascia dietro? E badate, è un vago senso di vuoto del tutto dissennato, perché dopo una settimanetta di decantazione si torna ad occuparsene, e perché non è come se, nel corso di questa settimanetta, non avessi un milione di altre cose da fare – eppure, eppure, eppure…

Oh well. Fa nulla. Prima stesura finita – e tutto va bene.