Lunedì del D'Arco

I Lunedì del D’Arco: Il Figlio delle Stelle

Untitled 11E si procede nell’esplorazione delle fiabe – e del rapporto tra storie e mente umana…

Questa settimana, dopo avere cominciato con una fiaba tradizionale, passiamo a qualcosa di più letterario. Diego Fusari ha scelto una delle storie di Oscar Wilde – e non una delle più note: Il Figlio delle Stelle.

Dapprincipio potrebbe sembrare che si pascoli in prati ben conosciuti: l’inverno crudele, il misterioso trovatello, il buon taglialegna… Ma ci si accorge presto che non è così: il linguaggio sontuoso di Wilde, con i suoi ritmi antichi e la sua vena di crudeltà, dà una vita nuova agli elementi tradizionali – che comunque non conducono davvero dove ci aspettavamo…

FdSQuesta potrebbe essere, a prima vista, una storia di arroganza, crudeltà e faticosa redenzione – in cui il pentimento, per quanto sincero, proprio non basta, e il perdono va guadagnato letteralmente a prezzo di sangue… ma Wilde è Wilde – sovvertitore professionale di aspettative – e…

Oh, basta. Non vi dico altro. Venite a farvi incantare e sorprendere questa sera in Teatrino – e poi, a sipario chiuso, gli amici di Libera Freudiana Associazione ci condurranno per i meandri di questa storia che, pur non essendo nata al modo tradizionale delle fiabe, ha parecchio da dire su tutti noi.

E una volta di più, mi raccomando: arrivate presto se volete un posto a sedere!

grilloleggente · libri, libri e libri

Dieci Buoni Motivi Per Sterminare La Famiglia Del Vostro Protagonista

Un peu brutal? Può darsi, ma si direbbe che renderlo orfano sia uno dei migliori regali che si possano fare a un personaggio. Non è certo per caso che fiabe, miti e narrativa sono pieni di orfani e orfane. OrphansCind

Vediamo un po’…

I. Una storia, tanto per cominciare. Se la madre di Cenerentola non morisse, il padre di Cenerentola non finirebbe a risposarsi con la matrigna. E se poi non morisse anche lui, Cenerentola non finirebbe a fare la sguattera. E allora che ragione avrebbe la fata madrina di fare tutto il pandemonio che sappiamo per mandarla al ballo? E quand’anche C. fosse la stessa fanciulla colma di virtù pur non essendosi temprata nelle avversità, c’interesserebbe davvero di lei se, per andare al ballo, non dovesse far nulla di più faticoso che scegliere un vestito? Molti orfani letterari non avrebbero una storia affatto, se non fossero orfani.

II. Libertà d’azione. Un genitore è una quantità che è difficile ignorare in modo realistico, e d’altra parte avere due quantità non ignorabili e non strettamente connesse al conflitto principale può essere ingombrante. Avete mai badato al fatto che Renzo&Lucia hanno un genitore in due, invece dei regolamentari quattro? Oltretutto, la mancanza di genitori mette su strade inattese: qualcuno parte per salvare il mondo, altre s’impiegano come governanti a Thornfield o vengono portate a Francoforte, altri ancora si ritrovano a fare gli insegnanti e gli attori girovaghi, o emigrano in America, o s’imbarcano con i pirati.

Orphansyoung heathcliffIII. Passato Traumatico. La triste infanzia in un orfanotrofio e/o la traumatica morte di uno o più genitori vengono molto comodi per dare vulnerabilità a un protagonista o umanizzare un malvagio. Sospettiamo tutti che Heathcliff sia selvaggio di natura, ma il fatto di non avere mai conosciuto una famiglia ha avuto la sua parte.

IV. Motivazione. Tutti vogliamo amore, stabilità e sicurezza, grazie – ma un orfano è intitolato a volerne di più e con più determinazione. La frenesia con cui David Copperfield cerca figure sostitutive e famiglie surrogate sarebbe leggermente malsana se non fosse per la sua tragica infanzia. Il fatto poi che le figure sostitutive rivelino spesso piedi d’argilla e le famiglie surrogate franino una dopo l’altra… ah well – questo è puro Dickens.

V. Mistero. Non sempre è ben chiaro chi l’orfano sia. Talvolta non lo sa nemmeno lui. Talvolta non è poi orfano come tutti pensavamo – tutte ottime premesse. Hector Malot era specializzato in orfanelli a caccia delle proprie origini, ma anche il solito Dickens non scherzava: in Grandi Speranze Pip crede di sapere chi è, poi comincia a sospettare di essere qualcun altro, poi prende una serie di affascinanti cantonate in proposito, e poi alla fine… Ma no, non ve lo dico. Mi limiterò a dire che invece Estella non è poi così orfana come crede, il che ci porta a…OrphansDavie

VI. Rovesciamento e agnizione. Tutti gli orfani sono uguali? Non saprei: di certo alcuni sono meno orfani di altri, alla fin fine. Come Edipo che, credendosi orfano finisce con l’assassinare suo padre e sposare sua madre. Ops. O Luke Skywalker, che si ritrova figlio dell’Evil Overlord dal respiro difficoltoso, nientemeno*. E questi sono due casi di gente che, di suo, stava meglio orfana, ma ci sono anche agnizioni più felici, come Perdita che si scopre essere principessa anziché pastorella, come David Balfour che dopo tutto è un gentiluomo – o come Ernest/Jack/Ernest che, pur con qualche difficoltà, da trovatello si ritrova imparentato con quasi tutti gli altri**.

VII. Vendetta. Un sacco di gente nella letteratura di genere e all’opera ha genitori defunti da vendicare. Tipo il povero Don Carlos Vargas che, essendo un baritono, non gode mai di beneficio del dubbio, ma in realtà vuole vendicare suo padre. O tipo Amleto, che dubita a lungo, la prende molto alla larga e finisce con una strage parzialmente preterintenzionale. O come Harry Potter, che però alla fine matura e non si vendica. O forse sì? Be’, il finale non è chiarissimo, ma di sicuro Harry si è voluto vendicare per sette lunghi volumi.

OrphansLLFVIII. Istinti altrui. L’orfano può essere protagonista oppure no, ma l’incontro con questa creatura indifesa tende a scatenare istinti parental-protettivi in altri personaggi, che di conseguenza cambiano e maturano. La zia di Pollyanna si addolcisce, il nonno del Piccolo Lord Fauntleroy altrettanto, Alan Breck Stewart diventa fraterno e protettivo con David Balfour, Cimourdain si umanizza con il piccolo Gauvain, la dolce Rose Maylie diventa materna con Oliver Twist, Jean Valjean e Marius sono protettivi verso l’orfana Cosette*** e Dick Swiveller si redime parzialmente per amore della Marchesa. Dopodiché non tutti gl’istinti sono altrettanto commendevoli – e penso a tutta la gente che tenta di approfittare (e in molti casi approfitta) dell’indifeso candore di Little Nell, David Copperfield e Oliver Twist, o ai crudeli padroni degli spazzacamini in Angelo Nero e Die Schwaerzer Bruder.

IX. Avversità altamente formative. Questo viene in due varietà. L’adulto che l’orfanitudine ha reso tanto buono e/o tosto, come Esther Summerson**** e Richard Sharpe rispettivamente; oppure il fanciullo di buona disposizione che resta orfano e si tempra nelle avversità, come Sara Crewe, che da piccola sognatrice si prova principessa nell’animo, o come James Sands, che cresce inefficace ma generoso ed equanime. On the other Hand, c’è anche Becky Sharpe – l’orfana più abrasiva e opportunista della storia della letteratura…Orphansb

X. Conflitto a treni merci. Sì, lo so: questo non è veramente un decimo item, ma riassume i nove precedenti e tutto quel che ho lasciato fuori. Se partiamo dall’assioma che la narrativa è questione di gente nei guai, allora non si può negare che un orfano sia eminentemente narrativo, perché arriva dotato di un assortimento di guai garantiti. E sono tutti suoi perché, per definizione, non ha una mamma o un babbo che possano risolverglieli, privandolo del suo appeal.

E proprio questo è il migliore dei motivi per rendere orfano il nostro protagonista: il lettore si dispiacerà per lui, si appassionerà ai suoi casi, si commuoverà sulle sue sventure, desidererà invitarlo alla cena di Natale… Un metamotivo, se volete: il genere di ricatto emotivo che lo scrittore, quella creatura perfida e manipolatrice, ambisce ad esercitare su ciascuno di noi ingenui lettori.

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* Il quale, prequel docet, è a sua volta un tragico orfano e quindi ricade tecnicamente sotto il capo III. Considerando che Lei(l)a è allo stesso tempo più orfana e meno orfana di quanto creda, Guerre Stellari è uno di quei casi in cui non ci si fa mancare proprio nulla.

** “Lady Bracknell, se non sono indiscreto, vi dispiacerebbe dirmi chi sono?

*** D’altra parte Cosette è orfana di madre-un-tantino-indesiderabile-angelicata-in-morte, e quindi ricade in una categoria speciale del Capo II: gente che, restando orfana, si libera di connessioni discutibili. E Marius è orfano a sua volta.

**** In realtà Esther non è davvero così orfana, ma i suoi genitori sono un paio singolarmente melodrammatico. Tutto sommato, anche Esther sta meglio da orfana.

teatro

A Sipario Chiuso: Sette Pensieri sul Fantasma

23316717_10155216016327297_5524865637004942290_nE così ieri sera il sipario si è chiuso sulla trentatreesima replica de Il Fantasma di Canterville da aprile a questa parte, ed è tempo di far qualche pensiero in proposito. E allora…

Pensiero I – il Fantasma è stato un innegabile successo. Era partito quasi per scherzo, una decina di repliche per chiudere la scorsa stagione – e, per essere proprio sinceri, non eravamo preparati all’entusiasmo che ha incontrato fin dall’inizio: platea stracolma sera dopo sera, una frenesia di prenotazioni e richieste,  le repliche aggiuntive, gli speranzosi in attesa delle rinunce… A Mantova non è cosa del tutto comune, e non ha molti precedenti nella storia della Campogalliani – e che devo dire? È piuttosto entusiasmante.

Pensiero II – Perché tutto ciò? Ce lo siamo chiesti, e siamo giunti ad alcune conclusioni. In primo luogo, Oscar Wilde – e questo titolo in particolare. Il Fantasma è conosciuto e molto letto nelle scuole, e lo zio Oscar è sempre una meraviglia: frizzante e cattivello, beffardo e giocoso, spumeggiante e aguzzo… In secondo luogo, una signora mi diceva, dopo la replica di sabato, che di questi tempi cupi e tempestosi, il pubblico viene a teatro in cerca di spensieratezza e di un lieto fine – e questo spettacolo offre entrambe le cose. Infine credo che, tra tutti, siamo riusciti a restituire lo spirito della novella con una certa grazia sorridente che ha funzionato bene.

23032695_10155192571307297_4577436790803622741_nPensiero III – un cast affiatato è una gioia. Non avevo mai seguito così intensamente un giro di repliche in cui non avessi mano nel funzionamento quotidiano dello spettacolo. Well, yes, ci sono state le sei repliche di Di Uomini e Poeti a suo tempo, e questa volta ho quasi sempre fatto una minuscola introduzione, ma per il resto non avevo nulla da fare, se non sedere in fondo alla platea ad ascoltare le reazioni del pubblico o in camerino a bagolare con gli attori tra un’entrata e l’altra e osservare il caos ben regolato, le risate, i piccoli rituali, l’abilità preternaturale dei fanciulli con il cubo di Rubik, i piccoli incidenti (more on that later)… E il clima era una meraviglia. A parte tutto il resto, tutto il cast si è divertito un mondo – e questo si rifletteva sul palco e in platea. Di certo un altro motivo di successo.

Pensiero IV – E parlando del cast… li adoro! Briosi, vivaci, efficacissimi – e che dire dei tre giovanissimi fratelli Otis, la quarta generazione della famiglia Campogalliani sul palcoscenico del D’Arco? L’intrecciarsi di esperienza consumata e freschezza, sotto la direzione brillante di Grazia Bettini, ha funzionato prodigiosamente bene.22853420_10155192570107297_5332472622125478460_n

Pensiero V – oh, i fantasmi! A detta di tutti, questo spettacolo è stato tormentato da un’inconsueta quantità di inconvenienti tecnici, piccoli impicci, sipari impigliati, mandelli che cadevano, entrate salvate al volo e via dicendo. Son cose che accadono sempre, e di cui il pubblico di solito nemmeno si accorge. Questa volta, però, la densità ha spinto tutti a rimuginare cause soprannaturali. Nel mio candore, mi domandavo che avesse mai da lamentarsi Sir Simon – finché i tecnici mi hanno fatto notare che non si trattava affatto di lui: la Contessa d’Arco, mi è stato spiegato, è il fantasma residente del teatro – e chiaramente ha avuto una crisi di gelosia nei confronti dell’ectoplasma forestiero… Yes, well. Vedremo di ammansirla in futuro – magari con un’offerta d’inchiostro e carta? E nel frattempo, immagino che sia un bene non avere enormi lampadari di cristallo sospesi sopra la platea.

Pensiero VI – Non esistono due repliche uguali. Non esistono due pubblici uguali. Lo sapevo già, ma constatarlo ancora e ancora per una trentina di volte, seduta al buio, trattenendo il fiato, collezionando particolari inattesi, variazioni e l’occasionale piccolo infarto è stato favoloso.

GhostPensiero VII – non è finita. Pur con tutto ciò, non è come se fossimo riusciti ad accontentare tutte le richieste, e quindi il Fantasma ritornerà a ottobre. L’applauso che l’annuncio ha strappato ieri sera alla platea mi sembra molto, molto promettente, non credete? Sir Simon ha di che essere soddisfatto… Noi lo siamo di sicuro.

E quindi, per ora, graziegraziegrazie Grazia, Michele, Giancarlo, Andrea, Martina, Beatrice, Federico, Davide, Simone, Francesca, Daniele, Luca, Margherita, Nicholas, Giorgio, Nicola, Max, Diego, Chiara B, Donata, Egisto e pubblico tutto. È stata un’incantevole avventura – e ci rivediamo a ottobre.

teatro

Il Ritorno del Fantasma

Domani sera torna il Fantasma di Canterville…

Ghost

Ebbene sì: dopo il successo del breve giro di repliche la primavera scorsa,  ecco che Sir Simon con le sue catene, l’irreprimibile famiglia Otis e lo staff di Canterville Chase ritornano al D’Arco – in una versione riveduta e ampliata.

Perché, come diceva ieri sera alla prova generale la regista Maria Grazia Bettini, “qui tutto è un continuo work-in-progress”… Per cui, anche se avete già visto il Fantasma ad aprile, potreste voler tornare per scoprirne di più sulla Macchia di Canterville, sul metodo scientifico di Washington Otis, sul corteggiamento del Duca di Cheshire, sui gusti artistici di Mrs. Umney…

Sappiamo tutti, nevvero? che parte del fascino del teatro è proprio il modo in cui non esistono due recite uguali. Per quante volte si torni a vedere lo stesso spettacolo, sarà sempre un’esperienza diversa e irripetibile – grazie a quella corrente viva (e non sempre prevedibilissima) che crepita tra palco e platea. Per di più, questa volta ci sono novità e soprese…

E naturalmente c’è lo humour di Oscar Wilde, c’è la brillante regia di Grazia Bettini, ci sono i bravissimi attori della Campogalliani… che ne dite di venire – o tornare – a vederci?

Si debutta domani sera e si replica fino al 21 di gennaio – inclusa la sera di San Silvestro. Informazioni e prenotazioni qui (scorrete fino in fondo alla pagina) – o al numero 0376 325363, dal mercoledì al sabato tra le 17 e le 18.30.

Vi aspettiamo!

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Fantasmi e Spiriti

E ci siamo: venerdì 7 aprile debutta al Teatrino d’Arco il nuovo Fantasma di Canterville dell’Accademia Campogalliani*.

Il Fantasma Tormentato che si aggira per l’Antica Magione nella Campagna Inglese è un classico tra i classici, giusto? Ma che succede quando lo spettro, con le sue catene rugginose e macchie di sangue, si scontra con l’indomito (e più che un pochino stolido) positivismo americano?

Venite a scoprire che cosa ne pensa Oscar Wilde – adattato e tradotto per le scene dalla vostra affezionatissima:

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Le date sono il 7, 8, 9, 21, 22 e 23 di aprile – un breve giro di repliche – ma Sir Simon, l’irrepressibile famiglia Otis e lo staff molto gotico di Canterville Chase torneranno quest’estate al Parco delle Bertone e poi di nuovo nella stagione 2017-2018.

Prenotazioni dal mercoledì al sabato, tra le 17 e le 18.30, al numero 0376 325363, oppure via mail all’indirizzo biglietteria@teatro-campogallian.it.

***

IMG-20170318-WA0001Oh – e per restare in tema di spiriti, questa sera c’è Inchiostro & Vino.

“I popoli del Mediterraneo cominciarono a uscire dalla barbarie con la coltivazione dell’ulivo e della vite,” diceva Tucidide – e diceva molto sul serio. Basta vedere quanto e come scrive di vino Omero. E basta pensare che Roma consumava 180 milioni di litri di vino l’anno – senza contare gli schiavi…

Ne parliamo questa sera all’Enoteca di Porto Catena.

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* Cui, tra l’altro, vanno i complimenti per il recentissimo Premio Maschera d’Oro a Vicenza…

Storia&storie · teatro

I Lunedì del D’Arco

E come ogni autunno, tornano da questa sera i Lunedì del D’Arco – il ciclo di incontri teatrali offerti dall’Accademia Campogalliani.

Quest’anno il tema è…

FantasmiLetteratura, teatro, cinema, leggende, musical… non è una sorpresa, immagino, scoprire che in materia c’è davvero di tutto. E l’Accademia Campogalliani, per sei lunedì da qui al 30 di novembre, offrirà un ricco assaggio di fantasmi in tutte le salse.

Si parte questa sera, con un adattamento dell’incantevole Fantasma di Canterville, un po’ favola e un po’ parodia gotica. Che cosa succede quando il terribile Sir Simon de Canterville, feroce fantasma elisabettiano, si trova di fronte all’allegro ed efficiente scetticismo di una famiglia americana? Sarà una dura battaglia tra il senso del dramma del defunto nobiluomo e i ricostituenti e detersivi d’Oltreoceano – per non parlare di una coppia di pestiferi gemelli. Ma è di Oscar Wilde che stiamo parlando: nessuna storia è mai quel che sembra, e la parodia è sempre a due tagli…

Poi, di lunedì in lunedì, si proseguirà con fantasmi dell’opera, fantasmi a teatro, fantasmi italiani, fantasmi al cinema e, per concludere, un fantasma mantovano.

Ecco il programma:

ProgrLunedì15

E ci sono anch’io, sapete? Il fantasma mantovano è opera mia: Agnese – e Nulla Più, atto unico commissionato appositamente per i Lunedì. Ne riparleremo prima della fine di novembre.

Intanto, qui potete scaricare il programma completo in pdf, completo di informazioni su ciascuno spettacolo. E questa sera, se siete in quel di Mantova, ci vediamo al D’Arco con il Fantasma di Canterville.

anglomaniac · LeggerMangiando · teatro

MangiarLeggendo: i Sandwich al Cetriolo di Algy Moncrieff

Expo, giusto?

Cose mangerecce in ogni dove… E allora, mi chiedo, perché noi no?

Dopo tutto nei romanzi e a teatro si mangia spesso e volentieri, giusto?

E allora che ve ne parrebbe se, a partire da oggi, ce ne andassimo settimanalmente in esplorazioni letterario-culinarie? Non faccio promesse sulla durata della faccenda: intanto cominciamo, poi si vedrà.

10123_2E cominciamo da Oscar Wilde, e dall’Importanza di Chiamarsi Ernesto, in cui si prende il tè due volte nel giro di tre atti, si sgranocchiano lingue di gatto, si beve limonata e ci si scambiano innumerevoli inviti a cena – con e senza musica. Principe di questa abbondanza culinaria è Algy Moncrieff, l’uomo che non sopporta chi non è serio in fatto di pasti. E infatti il primo tè lo si prende proprio a casa sua, accompagnato da pane e burro (nelle case migliori, I’ll have you know, la torta proprio non usa più) e sandwich al cetriolo fatti preparare espressamente per la terribile Zia Augusta. In realtà poi i sandwich Lady Bracknell non li vedrà nemmeno, avendoli Algy divorati prima dell’arrivo degli ospiti… E allora l’impassibile cameriere Lane interverrà lamentando la straordinaria mancanza di cetrioli al mercato.

Ora, se avete soggiornato per qualsiasi quantità di tempo nelle Isole Britanniche, odds are che i sandwich in questione li abbiate assaggiati. Altrimenti non inorridite, per favore: fatti come si deve sono assolutamente deliziosi, leggeri e molto freschi. Di ricette ne esistono molte, ma vediamo di andare sul semplice e sul tradizionale, volete?

Per dodici piccoli sandwich*:

– Sei fette di pane bianco da tramezzini (quello soffice e non gommoso, per capirci)
– Mezzo cetriolo sbucciato (o intero – dipende dalla dimensione)- Sale
– Pepe bianco
– Burro (non salato) a temperatura ambiente

Tagliate i cetrioli a fettine, metteteli in un colino, salateli e lasciateli dove sono per una decina di minuti. Intanto imburrate CucumberSandwichleggermente le vostre fette di pane. Recuperate i cetrioli, scolateli per bene, asciugateli delicatamente con la carta da cucina e poi disponeteli su metà del pane, sovrapponendo un poco le fettine. Cospargete di pepe bianco – senza esagerare, e coprite con il resto del pane imburrato. Infine tagliate ciascun sandwich in quattro – a triangolini, quadratini o rettangoli – facendo attenzione a non lasciar sfuggire le fettine di cetriolo.

Servite subito con il tè. Se dovete aspettare, coprite i sandwich con un tovagliolo leggermente umido.

Semplice, no? Esistono variazioni che richiedono il pane scuro invece di quello bianco, oppure fanno marinare le fette di cetriolo nell’aceto per un po’, oppure sostituiscono il formaggio spalmabile al burro, o ancora condiscono il cetriolo con una spruzzata di limone e foglie di menta… Gli Americani mettono (gasp!) la maionese invece del burro – ma non è colpa loro: è che sono nati sul lato sbagliato della Tinozza.

Sperimentate, sperimentate – ma fate attenzione al pepe. A suo tempo, per un debutto dell’Importanza, preparammo (preparai) davvero un piatto di questi arnesi per la prima scena. Essendo Lady Bracknell, non arrivai ad assaggiarne nemmeno l’ombra, ma il nostro Algernon, che doveva mangiarne a quattro palmenti, per poco non si strozzò con il pepe. D’altra parte, Jack/Ernest gli aveva appena chiuso una mano nel pianoforte, per cui… Debutto interessante – ma mi si disse che, pepe a parte, i  sandwich erano buoni.

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* Sto assumendo che abbiate qualche ospite per il tè.

 

teatro

Quel Momento

Extreme Wishful Thinking
Extreme Wishful Thinking

Succede in tutti i giri di prove.

A volte succede prima, a volte succede disperatamente tardi, a volte a mezza strada.

È il momento in cui, fra il caos, le arrabbiature, i colpi a vuoto, il nonsense, le risate, gli errori, le cose che non funzionano, i dubbi irrisolti, i litigi, le follie,le sedie che non sono mai dove dovrebbero essere e il cioccolato alla menta – il momento in cui, per la prima volta, qualcosa prende finalmente la forma giusta.

Emerge da tutti i pezzetti e pezzettini come da una crisalide e…

Yes, well. Non è come se, per magia, da quel momento tutto andasse bene – sia chiaro. In realtà poisi ritorna al caos, alle arrabbiature, ai colpi a vuoto e a tutto il resto, ma ci si torna con un senso di direzione nuovo e la benedetta impressione di sapere dove si sta andando.

O almeno di averne un’idea – e questo è tanto bello quanto istruttivo.

A volte succede quasi da sé, più spesso per deflagrazione. La Sfuriata del Regista è un metodo classico. Ho ricordi dell’anno in cui, a scuola di teatro, preparavamo l’Importanza di Chiamarsi Ernesto, e non funzionava. Era molliccio, era blando, era sbiaditello… Una sera andammo tutti a vedere un meraviglioso Marivaux fatto da allievi già diplomati. Favoloso sotto tutti gli aspetti – e, incidentalmente, l’occasione in cui decisi che prima o poi mi sarei occupata di disegno luci. L’indomani arrivammo a lezione galvanizzatissimi… e sempre mollicci, blandi e sbiaditelli.

E la regista ci fece un’urlata epica, e poi, approfittando del fatto che eravamo scossi, ci passò tutti alla griglia – insieme e separatamente.

Uh.

Sono passati vent’anni, e me ne ricordo con dettagliata vividezza. Ogni tanto me lo sogno ancora…

Ebbene, quello fu Il Momento.

Si sbloccò qualcosa che non ci eravamo nemmeno accorti che fosse bloccato. La commedia cominciò ad avere un abbozzo di forma – e poi servì ancora un sacco di duro lavoro. Ma la soddisfazione… non vi fate un’idea. O forse ve la fate. È come fare il gioco del quindici – e, tutto d’un tratto, si capisce il meccanismo.

Poi non sempre succede in maniera così tellurica. Per fortuna, credo. A volte basta provare in un posto diverso, a un’ora diversa. A volte basta cambiare la musica di scena. A volte il miracolo succede con qualche prop aggiunto, o un esercizio, o una chiacchierata a notte fonda … A volte sembra che succeda, poi invece l’indomani ci si ritrova al punto di prima, e bisogna ricominciare daccapo.

Non c’è modo di saperlo, e ogni volta è diverso – ma succede ogni volta, e ogni volta è una gioia.

Anche quando succede spaventosamente tardi. Perché poi domani si ricomincia – e non è affatto meno faticoso di prima. Anzi.

Però adesso sappiamo dove stiamo andando.

 

 

 

grillopensante · Vita da Editor

Piccolo Manuale Di Conversazione Italiano-Aspirantese

Perché, per esempio, “Scrivo per me stesso/a” non significa affatto che chi lo dice scriva per se stesso/a… oh, no.

Sciaguratamente spesso, quando viene rivolta a un editor, la frase si traduce con “Queste sono le spontanee effusioni del mio cuore, e come tali non sono criticabili per il sovrano disprezzo di tutti i principi della buona scrittura.” E nei casi più truci, tende a significare altresì, “Tu, o editor, sistemami gli errori di battitura e, semmai – ma senza farlo pesare troppo – la sintassi. Ogni altro suggerimento, osservazione, intervento, sarà ascritto alla tua insensibilità e crassa mentalità commerciale.” Perché loro scrivono, you know, per se stessi…

Noterete come il dubbio che rivolgersi a un editor non sia precisamente il più inequivocabile sintomo dello SPSS abbia l’aria di non sfiorarli affatto. E non vale nemmeno la pena di farglielo notare. Lasciateli fare e, non oltre il secondo contatto, arriverà qualche forma della domanda classica: se credete che… no, per dire, ma insomma, senza ambizioni – per carità! – ma se credete che sia pubblicabile.

E allora a voi verrà in mente Cecily Cardew con il suo diario, e citerete a mezza voce “Sono soltanto i pensieri e le impressioni di una fanciulla – e, come tali, sono destinati alla pubblicazione.”

E l’Aspirante leverà le sopracciglia e, se sarete irritati o divertiti a sufficienza, ripeterete la citazione e… l’Aspirante non avrà idea.

“Cecily Cardew,” direte voi.

“L’Importanza di Chiamarsi Ernesto.”

“Ah…”

“Oscar Wilde.”

“Ah sì, Dorian Gray…”

E allora voi, colti da dubbio, inizierete a sondare le abitudini di lettura dell’Aspirante, ottenendone in cambio una delle seguenti risposte:

a) Non leggo granché/ non mi piace molto leggere/ non ho mai avuto tempo per leggere, però mi piace scrivere.”

b) Ah sì, leggo (molto).

La prima significa proprio quel che sembra – e, se accettate il lavoro, tenderà a saltar fuori ogni volta che vi scapperà una citazione, un esempio o un riferimento letterario. In certuni casi potrebbe persino esserci una punta d’orgoglio, della varietà quel-che-ho-imparato-l’ho-imparato-dalla-vita-non-dai-libri.

La seconda risposta potrebbe significare molte cose – e conviene approfondire. Potreste scoprire che l’Aspirante legge davvero (molto), oppure che crede di leggere (molto) sulla forza di uno, due, tre libri l’anno. Potreste sentirvi sciorinare una lista di Libri del Momento degli ultimi due-dieci anni – con o senza particolare riferimento a quelli che implicano patenti di coscienza civile e/o buon cuore e/o correttezza politica. O potreste scoprire che l’Aspirante divora indiscriminatamente tutto quel che appartiene a un genere specifico (non necessarissimamente quello in cui scrive), ma non ha mai letto altro in vita sua…

E poi, e poi… No, questo non è un manuale esaustivo – né pretende di avere un valore universale. Più che altro potete considerarlo un segnale di pericolo potenziale. Perché magari l’Aspirantese somiglia all’Italiano, e magari in molti casi le cose stanno proprio così – ma state in guardia: non è detto che le parole dell’Aspirante significhino quel che hanno l’aria di voler significare.

Non è detto affatto.

 

 

 

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Una Borsa?!

Venerdì sera ho fatto una delle mie visite agli Histriones, e li ho trovati che rileggevano, of all things, L’Importanza di Chiamarsi Ernesto, di Oscar Wilde.

Ora, vedete, vent’anni fa, proprio sotto la direzione di G.-la-Regista, ho recitato Lady Bracknell – e mi sono divertita tanto… Così, nonostante abbia fatto fermi propositi di non recitare più, quando ieri sera mi hanno proposto di leggere Lady Bracknell, non ho saputo resistere. A maggior ragione perché c’era anche B., che vent’anni fa faceva Cecily. E allora è stata una serata nostalgica, ma molto divertente.

E così ho pensato di mettere qui una fettina di un vecchio film, con Edith Evans e Michael Redgrave che fanno rispettivamente Lady Bracknell e Jack/Ernest…

Adoro questa cosa. Ecco.

E buona domenica a tutti.