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History Plays – Romanzi Storici a Teatro

Wolf_Hall_coverOh dolce Inghilterra, isoletta felice, dove i campi sono circondati da siepi di biancospino, il teatro è una religione, e i romanzi storici si adattano per il palcoscenico!

Sì – è una giornata così, abbiate pazienza. Ma il fatto è che è tutto vero: le siepi di biancospino, e il teatro e, soprattutto, i romanzi storici.

“E tu di che ti lamenti, o Clarina? Non hai portato in scena il Somnium Hannibalis, tu?”

Vero – ed è stato bellissimo. Ma è stato per una serie di casi, per un progetto scolastico, e quante volte succede? Quanti romanzi storici arrivano sul palcoscenico alle nostre latitudini? Ben pochi, per non dir quasi nessuno.

Sull’Isoletta è diverso. Cominciamo col dire che portare a teatro i romanzi in generale è una vecchia abitudine. Per dire, tanto il niente affatto storico Jane Eyre quanto lo storico Le Due Città furono adattati numerose volte, cominciando quando i rispettivi autori erano ancora abbondantemente in vita – ma allora era l’equivalente dell’adattamento cinematografico. La cosa bella è che l’arrivo del cinema non cambiò poi troppo le cose, perché il teatro in Inghilterra è davvero una religione, e agli Inglesi piace vedere le storie a teatro, indipendentemente dal cinema. Wolf Hall

Quindi sul palcoscenico arrivano cose di grande successo, come Wolf Hall di Hilary Mantel, insieme al seguito Bring Up The Bodies. Questa favolosa, complessa storia early Tudor incentrata sul ministro enriciano Thomas Cromwell (antenato di quell’altro Cromwell), ha vinto tutto quel che si poteva vincere, il Man Booker Prize e il Walter Scott tra gli altri – e nel 2013 Mike Poulton l’ha adattata per la Royal Shakespeare Company. E il fatto è che era già stata annunciata una miniserie della BBC, con Mark Rylance nel ruolo del protagonista – ma a nessuno è passato per la testa che questo dovesse essere un deterrente all’idea di un adattamento teatrale.

13206633E però, badate bene, in scena non ci arrivano soltanto best-seller di vastissima presa. Di Ros Barber e del suo The Marlowe Papers avevamo parlato tempo fa: romanzo in versi sciolti, una delle migliori variazioni che abbia mai letto sulla teoria marloviana del vero autore – e a me la teoria marloviana non piace granché, ma questo è talmente ben fatto da piacermi molto nonostante la premessa. Anche TMP ha vinto un certo numero di premi, ma stiamo parlando di un romanzo in versi incentrato su una teoria più che un po’ bislacca… Non c’è paragone con i numeri di Wolf Hall, e le probabilità di arrivare in televisione o – men che meno – al cinema, sono pressoché inesistenti. E però anche TMP è arrivato in scena. Una piccola compagnia indipendente ha lavorato con l’autrice all’adattamento, un atto unico/monologo, con un attore solo in scena e musica period dal vivo. Questa non è una produzione sontuosa come quella della RSC, Catturaè chiaro – ma la qualità è ugualmente altissima, e il play sta riscuotendo molto successo. Adesso è a Brighton, e poi girerà – e chissà che in autunno non si riesca a pescarlo a Londra…

Perché Laggiù i romanzi storici si leggono, si adattano, si portano in scena, e si vanno a vedere con entusiasmo – in grande o in piccolo. Capite perché dico che è un’Isoletta felice?

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Dentro Un Libro

12647153_504376653067983_4012154964606394078_nLa cosa qui a sinistra mi è giunta via Facebook – a me e ad altra gente – da parte di M. E quindi è tutta colpa sua, vedete? Non mi si può coinvolgere in una cosa del genere e pensare che mi limiti a rispondere con un titolo e basta…

E non si può perché da piccola leggevo Gianconiglio ed ero innamorata della biblioteca del Professor Dindon – che invece dei libri aveva delle porte che permettevano di entrarci, nei libri… E perché anche adesso che piccola non sono più, l’idea di quella biblioteca continua a sembrarmi almeno tanto attraente quanto quella del viaggio nel tempo. Se non addirittura lievemente di più.

Quindi non era come se potessi giocare a questo gioco a cuor leggero, giusto? O magari dapprincipio ho pensato di sì – ma dopo avere resistito alla tentazione di rispondere Lord Jim…

Sì, lo so. Non sembro nemmeno io. Ma il fatto è che ho affrontato la tentazione e ho resistito. O quanto meno… Qualche anno fa avevo scritto un piccolo racconto in proposito: la prossibilità di entrare in un libro, Lord Jim, il non-naufragio del Patna, la tentazione di interferire – ma poi… che ne sarebbe della storia se si interferisse a quel punto? Non era precisamente il tipo di esperienza su cui investire un desiderio usa-e-getta. Desktop-tablet-book-wallpapers-The-Book-of-Secrets-thumbnail

Quindi, dicevo, a quella tentazione ho resistito e, mentre consideravo possibilità alternative, ho cominciato a pormi domande di tipo tecnico. Per dire, che significa di preciso “un giorno”? Un giorno all’interno della storia – e se è così, lo scelgo io o mi capita in sorte? Oppure un giorno della mia vita – e allora a quanto corrisponde in termini del libro? Quel che posso leggere in un giorno o che altro? E mentre ponderavo questo genere di particolari, ecco che mi capita fra capo e collo la risposta di F., cui piacerebbe entrare in Uccelli di Rovo, nel ruolo di Mary Carson.

book-characters-coming-to-life-as-boy-reads-bmpE questo cambia le cose, perché avevo pensato che nei libri ci si entrasse come osservatori neutrali (e magari incorporei ed invisibili) oppure come personaggi aggiuntivi… Se invece ci si entra nel ruolo di un personaggio già scritto, è tutta un’altra faccenda. Per esempio, che succede al mio giorno quando il personaggio in questione non è in scena?  Perché se non voglio il ruolo del protagonista, odds are che sia fuori scena per parti consistenti della trama… Ammettiamo che scelga Rapito: non posso entrarci nei panni di Alan, perché Alan lo vorrei incontrare, e di sicuro non vogli entrarci nei panni di quell’idiota ottuso che è David – ma quale altro personaggio è in scena e a contatto con i protagonisti per un “giorno” intero? *

Ed ero a questo punto quando è arrivata l’ulteriore risposta di D., che invece nei libri vorrebbe book_world-1680x1050entrarci come sé stesso (I think) per visitare i posti descritti nei libri – certo di trovarci tutte le avventure che si possono volere. E questa è un’ulteriore e interessante possibilità, a dire il vero – anche se nel mio caso si tratterebbe più di tempi che di posti.

Altri tempi – o, più precisamente, la visione di altri tempi. Il Medioevo pittoresco e irreale di Scott? L’era elisabettiana da fondali dipinti di Josephine Preston Peabody? O quella tramontante e malinconica di Bryher? O quella amarognola e brillante di Burgess? O la Corfù nonsense di Durrell? O le fiamme notturne dei Gordon Riots secondo Dickens?

Cartoon Characters Coming Out Of A BookEcco, sì: credo che alla fin fine questo dovrebbe essere il mio criterio di scelta. Come R., che invece ha scelto il Segreto del Bosco Vecchio in cerca di un’atmosfera, farei bene ad andarmene in cerca dell’interpretazione di un’epoca. Di colori e luci e pittoresche occorrenze. E poi, una volta là – una volta allora – di certo le avventure arriverebbero.

Quanto a scegliere un libro… oh, non ho nemmeno cominciato. Ma almeno adesso ho un’idea di come provare a scegliere.

E voi, o Lettori? In che libro vi piacerebbe passare una giornata?

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* Be’, forse in realtà ci sarebbe Cluny MacPherson…

 

 

elizabethana · libri, libri e libri · Poesia

Il Carteggio Marlowe

The-Marlowe-Papers-pb-jacketTardissimo – perdonate. E neanche molto lungo. Passerà anche l’influenza…

Ma veniamo a noi. Era un po’ che meditavo su The Marlowe Papers, romanzo in versi della poetessa Ros Barber.

Insomma, un’altra storia neo-marloviana, con il buon Kit che, invece di morire a Deptford, fugge sul Continente e procede a scrivere tutto il canone shakespeariano… A parte tutto il resto, quante volte è già stata scritta? E d’altro canto è ormai risaputo che, quando si tratta di Christopherm Marlowe, la mia capacità di resistere alle tentazioni, anche le più improbabili, è… ridotta. Ma soprattutto, l’idea di un romanzo in versi – in pentametri giambici! – mi attirava da matti, non foss’altro che per pura e semplice improbabilità.

Alla fine a decapitare i miei tentennamenti ci ha pensato Babbo Natale, scodellandomi The Marlowe Papers sotto l’albero… E diamine, ne valeva la pena in tutti i modi possibili.

Perché la signora Barber, o Lettori, Sa Quello Che Fa.

Può darsi che la nuda ossatura della trama si sia già vista decine di volte (vedi § 2), ma qui è sfaccettata in un’infinità di piccole scene, narrate in prima persona poetica da un Marlowe per cui è impossibile non parteggiare. Comincia arrogante, pieno di fuoco, incauto e troppo fiducioso per il suo stesso bene, e un po’ per volta, ogni singolo passo verso la grandezza si rivela un’imprudenza da pagarsi a caro prezzo. E noi, leggendo, ci dimentichiamo della teoria bislacca su cui è costruita la trama, per appassionarci ai tormenti, ai riscatti momentanei, alle speranze condannate del narratore. warning-sign-clip-art_420969

Le poesie sono alla fine fine lettere in versi che, dall’estero o dall’invisibilità precaria di un incognito che rischia di far acqua ad ogni passo, Marlowe scrive senza mai spedirle a Thomas Walsingham – amico, mecenate, salvatore e amante… Lettere non spedite, metà diario e metà testamento per almeno tre quarti del libro.

E, per una volta, persino la trasformazione da Marlowe in Shakespeare è fatta con immaginazione e sottigliezza, intrecciando fatti conosciuti, dubbi, ipotesi, vuoti biografici e cronologie di titoli con molta, molta più finezza di quanta se ne veda di solito in questo genere di operazioni.

Il tutto in pentametri giambici – e se pensate che la forma intralci la narrazione, ebbene lo pensavo anch’io, ma mi sbagliavo. Il linguaggio è una gioia – ricco, vario, con una combinazione perfetta di colore elisabettiano e scioltezza contemporanea. E il ritmo del verso da alla voce di Marlowe una specie di pulsazione, un’urgenza irrequieta che trascina dalla prima all’ultima pagina.

Morale: sono conquistata. No, non nel senso che vo abbracciando tesi neo-marloviane – o anche solo antistratfordiane – ma è di nuovo come per History Play: l’intelligenza e l’ammirevole esecuzione, e la capacità narrativa… Allo scrittore che riesce a travolgermi con le variazioni su una storia che, di per sé, mi manda il latte alle ginocchia, va tutta la mia ammirazione.

 

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libri, libri e libri · Natale

Libri Sotto l’Albero ’13

tumblr_ldyrw4nTuX1qez7zzo1_400Altro classico post delle feste…

Che libri avete ricevuto per Natale? Io un certo numero.

The Marlowe Papers, di Ros Barber, è un romanzo in versi. Pentametri giambici. Il fatto che sia un’altra interpretazione neomarloviana di Deptford eccetera non può molto contro la curiosità per un romanzo in pentametri giambici… Perché no, seriamente: un romanzo in pentametri giambici!

Ancient Rockets: treasures and train wrecks of the silent screens, di Kage Baker – unico ebook del bottino, da parte di gente che conosce la mia ossessioncella per il cinema muto.

La Morte scherza sul Ticino, di Alessandro Reali. Come il titolo lascia intuire, è un giallo vecchia maniera – con tanto di agenzia investigativa a quattro mani insediata in quartiere pittoresco sulla riva del fiume… il tutto ambientato nella mia benamata Pavia.

Il Libro dei Sogni, di Mikkel Birkegaard. Libri proibiti, biblioteche misteriose e organizzazioni segrete in una Copenhagen di metà Ottocento che non ho ancora ben capito fino a che punto sia immaginaria…

Palazzi famiglie ostigliesi e Mondadori nel primo Novecento, di Franco Chiavegatti. Il titolo è proprio così. Giuro. Storia locale – e l’ho ricevuto principalmente perché un capitolo è dedicato a gente con cui sono imparentata.

Il mio romanzo, edito da Corbaccio – a mezza tre quarti di strada tra un piccolo prontuario di scrittura e un taccuino. Dovrei premettere che il donatore è molto perplesso – e ho tanto idea che ne riparleremo…

E infine, un libro non è, ma non posso non citare il bellissimo quaderno dalla copertina rigida rivestita di carta di gelso e petali di fiori, con matita coordinata. Il prossimo volume del mio Playwright’s journal.

Non male, che dite? E voi? Che libri avete ricevuto?