Somnium Hannibalis

Agli Atti

Ricordate quando, lo scorso settembre, ho partecipato al XII Convegno Internazionale di Archeologia Sperimentale “Alla Scoperta della Vita degli Antichi” a Villadose?

Ebbene, gli Atti del Convegno sono online. Qui trovate la pagina rilevante dei Quaderni di Archeologia del Polesine. Scrollate (che brutta parola!) fino in fondo per trovare i primi quattro interventi del 2010. Il mio paper è intitolato Annibale: studio e interpretazione di un personaggio storico. Vi si parla di processo creativo, di uso delle fonti e di come le due cose si combinino in un romanzo storico, cominciando così:

Una volta scelti un periodo storico, un evento e un personaggio, il percorso che conduce alla creazione di un romanzo storico si snoda lungo due vie distinte e parallele. Da un lato, la ricerca propriamente detta non è del tutto dissimile da quella che prepara la produzione di un’opera a carattere saggistico: si raccolgono e consultano le fonti primarie e secondarie, si visitano i luoghi, si prende visione dei reperti presenti nei musei. D’altro canto, invece, interviene un lavoro d’interpretazione letteraria, che seleziona e combina i fatti e i dati con il concetto fittizio, aggiungendo lo strato d’invenzione e speculazione che è proprio dell’opera di finzione. In pratica, la storia viene intrecciata alla Storia, nell’intento di ricreare ciò che non sappiamo sulla base, ed entro i limiti, di ciò che sappiamo. In questa sintesi – congiunta alla creazione di una trama narrativamente solida – risiede a mio avviso il “mestiere” del romanziere storico…

Il testo integrale si trova qui.

musica · Natale

Il Buon Re Venceslao Si Affacciò Alla Finestra

Carola natalizia medievale: la sera di Santo Stefano, S. Venceslao, futuro re postumo di Polonia*, si affaccia alla finestra del suo castello. La neve è alta, la luna splende e il freddo è tagliente. Enter un uomo che raccoglie legna. Di notte? E vabbe’, è una leggenda. Il Re chiede al suo Paggio chi sia, e scopre che si tratta di un Pover’Uomo che vive in una capanna presso la fonte di Sant’Agnese. Mosso a compassione, il Re carica se stesso e il Paggio di legna, vino e vivande, ed esce per una spedizione benefica, facendo molto felice il Pover’Uomo. Ma sulla via del ritorno la neve è alta, il freddo tagliente, e il Paggio è sul punto di soccombere al freddo e alla fatica. E allora, miracolo: le impronte del Re all’improvviso aprono un sentiero nella neve e i due caritatevoli viandanti ritrovano felicemente la via del castello.

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* Postumo, sì: in vita era Duca di Boemia, e non so più quale degli Ottoni lo creò re post mortem. Dopodiché fu anche santificato.

musica · Natale · Poesia

Campane

bells3.jpgDa bambina, mi pareva sempre che la Notte di Natale dovesse essere piena di campane e campanelle… Forse è per via di questa poesiola che ripetevo insieme alla mia meravigliosa nonna ogni 24 dicembre…

 

 

La Gelida Notte

 

Suonate, squillate,
campane beate
del santo Natale!
E’ tutta splendente
di luce divina
la stella d’oriente.
Cammina, cammina,
s’appressano a frotte,
cantando, i pastori.
La gelida notte
è tutta splendori.

 

(Canto tradizionale)

 

E, visto che ci siamo, la Carola delle Campane, tratta da una melodia tradizionale ucraina:

 
 http://senzaerroridistumpa.myblog.it/media/02/01/57219277.2.mp3

Con parole:

Hark! how the bells, sweet silver bells
All seem to say, throw cares away.
Christmas is here, bringing good cheer
To young and old, (meek and the bold)
Ding, dong, ding, dong, that is their song,
With joyful ring, (all caroling)
One seems to hear words of good cheer
From everywhere, (filling the air)
O, how they pound, raising the sound
O’er hill and dale, telling their tale

Gaily they ring, while people sing
Songs of good cheer, christmas is here!
Merry, merry, merry, merry christmas!
Merry, merry, merry, merry christmas!

On, on they send, on without end
Their joyful tone to every home
(Hark! how the bells, sweet silver bells
All seem to say, throw cares away.)
Christmas is here, bringing good cheer
To young and old, (meek and the bold)
Ding, dong, ding, dong, that is their song
With joyful ring, (all caroling.)
One seems to hear words of good cheer
From everywhere, (filling the air)
O, how they pound, raising the sound
O’er hill and dale, telling their tale

Gaily they ring, while people sing
Songs of good cheer, christmas is here!
Merry, merry, merry, merry christmas!
Merry, merry, merry, merry christmas!

Credo che sia diabolicamente complicata, ma per chi volesse cimentarsi, qui c’è lo spartito per pianoforte, e qui per coro a quattro voci.

Buona Vigilia a tutti!

bells2.jpg

 

Natale · teatro

I Ninnoli Di Vetro

Old-Fashioned_Christmas_Tree_Desc.jpg– E’ a forma di violino, guarda. E’ di vetro sottilissimo…

– Ma è rotto… l’hai comprato già così?

– Sì, perché nessuno lo voleva, e prima o poi l’avrebbero gettato via.

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Una storia di alberi di Natale, tradizioni, memoria, radici e infanzia.

Stasera, nell’ambito di Stelle… di Natale, serata benefica in favore dell’Associazione Bambino Emopatico Oncologico, Hic Sunt Histriones mette in scena il mio atto unico miniature I Ninnoli Di Vetro – Carola Natalizia A Due Voci, con la partecipazione di Claudio Burchiellaro, Chiara Prezzavento, Margherita Vaccari, Maurizio Vaccari, e la regia di Gabriella Chiodarelli.

Ostiglia – Teatro Sociale, Ore 21,00.

pennivendolerie

E poi…

E poi, invece, ci sono sere in cui vi scapicollate per cinquanta km sotto un’acqua che Dio la manda, colmi di sacro fuoco all’idea di presentare il vostro libro.

Quando arrivate, per prima cosa, vi dicono che il vostro relatore non c’è e non ci sarà. Ha chiamato un quarto d’ora fa per avvisare e scusarsi, e dirsi certo che ce la farete alla grande da soli.

“Ah, be’…” mormorate, cercando di sorridere. In fondo l’avete già fatto, no? Vi è già capitato di presentarvi da soli, che ci vuole?

Così entrate fiduciosamente nella sala dove vi hanno predisposto una quantità sterimnata di sedie, un tavolino con due poltroncine, i fiori, i vostri libri in bella vista, le bottigliette d’acqua…

Sperdute tra la quantità sterminata di sedie, siedono quattro persone. Una quinta entra mentre l’organizzatore vi spiega che in fondo sono solo le nove in punto, forse si può aspettare ancora un po’… è un peccato che, in contemporanea, ci sia un film al cinema/un torneo di freccette/un dibattito sul nucleare in sala civica. E poi piove così forte…

Tenendo gli angoli della bocca ben alti, appoggiate armi e bagagli (compresa una borsina di copie del libro, metti mai…) accanto al tavolino con i fiori, fate cenni incoraggianti ai cinque coraggiosi e poi vi allontanate con l’organizzatore, sperando che all’altro capo della sala vi riesca meglio di mantenere un’aria di elegante nonchalance.

Alle nove e diciotto non è arrivato nessun altro. Scambiate sguardo e scrollata di spalle con l’organizzatore e prendete posto al tavolino. L’organizzatore vi introduce in due parole due e poi vi abbandona al vostro destino.

Voi pensate a Liszt e cominciate. Fate del vostro meglio, parlate di libri, di storia e di scrittura, raccontate aneddoti, leggete pezzetti… due dei cinque hanno l’aria di divertirsi, gli altri mica tanto. Dopo un po’, tuttavia, trovate la temperatura giusta: dopo tutto, è il vostro argomento, ne sapete parlare anche nel sonno e vi piace tanto… Parlate per un’oretta, con passione e, sperate, con efficacia. Conducete il discorso a una logica conclusione, guardate la vostra five-people-audience e sfoderate il vostro miglior sorriso.

“Domande?”

Nessuno apre bocca.

L’organizzatore interviene e vi fa un paio di domande, una delle quali riguarda i vostri scrittori contemporanei preferiti. Voi annaspate un attimo, ve la cavate con una battuta e vi fate una noterella mentale di prepararvi una risposta migliore, per il caso che questa domanda dovesse ricomparire in futuro. Poi uno dei cinque alza la mano e vi si risolleva il cuore…

E il cuore faceva male a risollevarsi. “Certo che sono libri un po’ pesanti, vero?” è la domanda. “Voglio dire, bisogna sapere bene la storia, per leggerli…”

Ricordate quando credevate di avere parlato con passione ed efficacia? Ecco, ben vi sta. Raccogliete il vostro mento da terra e cercate di spiegare che i vostri sono romanzi, proprio romanzi: storie contenute in se stesse, che funzionano anche senza enciclopedia a portata di mano… l’organizzatore interviene a darvi manforte, passate a parlare della percezione comune del genere “romanzo storico”, di generi e sottogeneri,  di editoria italiana ed editoria anglosassone, qualche altra domanda arriva…

Un quarto d’ora più tardi, segretamente mogi e senza avere venduto una singola copia, salutate l’organizzatore fingendo che tutto sia andato bene, riprendete l’automobile e via, sotto la pioggia e nel vento. Siccome sentite il bisogno di qualche forma di consolazione, siete pallidamente lieti di trovare nel lettore CD la vostra incisione preferita dell’Andrea Chenier. Almeno questo!

Per un po’ guidate e ascoltate l’opera, e ascoltate l’opera e guidate, e canterellate anche un pochino, e quasi vi commuovete sulla scena della Vecchia Madelon*, e ascoltate, e guidate…

A un certo punto arrivate a un incrocio a T che proprio non vi par di riconoscere e, appena svoltato, scoprite di essere dalla parte sbagliata della città… Naturalmente avete allungato la strada di un bel pezzo, e siete ben lontani da dove dovreste essere, e intanto piove con gioioso abbandono. Che cosa scommettete che, una volta a casa, scoprirete di avere dimenticato le chiavi?

Ecco, appunto. Poi ci sono sere così.

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* Cribbio, che mozzarelle sentimentali state diventando con l’età!

teatro

Fotografie Di Scena

Bibi e il Re degli Elefanti torna in scena oggi pomeriggio alle 17 nell’Oratorio di Sant’Orsola, a Mantova.

Intanto, ecco un’immagine della rappresentazione dello scorso otto novembre al teatrino d’Arco: Bogus (Massimo Fabris) e Bibi (Sara Spagna) a passeggio tra le stelle, a caccia di sogni…

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La galleria dello spettacolo si trova qui

Non Del Tutto Serio · romanzo storico

La (più o meno) Nobile Arte Del Duello

Da HNR, n° 53 (Agosto 2010): Duncan Noble offre dieci consigli per far incontrare lo stocco del vostro Eroe e l’anatomia del vostro malvagissimo Malvagio. Tanto piacere…

BrettDuel.jpg1. Il Malvagio (vale a dire l’antagonista del vostro Eroe, indipendentemente dalla posizione ideologica) è sempre il miglior spadaccino di Francia – o di qualche altro posto altrettanto romantico. Requisiti minimi per aspirare alla carica di Malvagio: un titolo nobiliare, una sfilza di duelli-cum-omicidio a (dis)credito e una risaputa inclinazione per le mosse sleali.

2. Indipendentemente dal periodo storico, tutte le spade sono stocchi (a meno che non si tratti del Medio Evo, che è un discorso a parte – vedi spadone e grosses messer). Fioretti e sciabole? E chi li vuole? Il lettore sa che uno stocco è lungo e letale: basta e avanza.

3. Non importa quanto è lunga la lama: lo stocco si sfodera sempre in un lampo – e nessuno inciampa mai nel fodero. A meno che non stiate scrivendo una parodia, perché allora… è uno spassoso capitombolo che vedo arrivare?

4. Se per caso l’Eroina assiste al duello, deve starsene in un angolo, terrorizzata e impotente, anche se fino a un istante prima era una fanciulla tostissima. Mai e poi mai deve passarle per la mente l’idea di dare una botta in testa al malvagio con qualsiasi oggetto pesante e storicamente accurato le capiti sottomano. Ce li avevano i cric nel XVIII Secolo? No? Peccato.

5. Mezzanotte in una strada buia? E dov’è il problema? L’Eroe ci vede preternaturalmente anche di notte, e presumibilmente anche il Malvagio non se la cava male. Questo non impedirà che l’Eroe possa ruzzolare in un fosso o inciampare nell’eventuale mobilio: basta che si riprenda appena in tempo per sottrarsi allo stocco del Malvagio.

6. Balzi, calpestii e cozzare di lame in abbondanza sono obbligatori. Un po’ di fiatone è più che accettabile, ma non per l’Eroina: lei può solo gemere, strillare e, occasionalmente, esclamare “No!”

RupertVSRassendyll.jpg7. Parlando di fiatone, nessuna mancanza d’ossigeno tratterrà i duellanti dal commentare dettagliatamente la situazione: “Ah! Inutile cercare di avvicinarvi al ponte levatoio/al vostro cavallo/alla finestra!” Oppure c’è sempre l’intramontabile classico: “Avete ucciso mio padre: preparatevi a morire!” Cosa bizzarra: i manuali di scherma di tutte le epoche insistono ostinatamente che non si dovrebbe mai parlare mentre ci si batte – per via della concentrazione o qualche altra sciocchezza del genere. La letale arte del duello è una faccenda lenta e silenziosa? Che barba! Meglio darci dentro con lo spirito.

8. Il corpo a corpo è ESSENZIALE. Avete presente quel momento in cui i duellanti si urtano, fermano il duello e si sibilano insulti a vicenda? “Sei venuto a Nottingham una volta di troppo, Robin Hood!” Ops, scusate: quello era il Medio Evo – niente stocchi.

9. Il Malvagio, avendo una reputazione da difendere, ricorre alle mosse sleali di cui al punto 1. Naturalmente non si trovano nel Decalogo Del Gentiluomo, ma l’Eroe è troppo sveglio/veloce/abile per cascarci. E’ probabile che si sia allenato in segreto (con o senza l’equivalente storico di un maestro Jedi), perfezionando una Micidiale Botta Segreta che abbisogna soltanto della giusta opportunità. Ehi,  chi bussa? Sei tu, Opportunità?

10. Quindi, l’Eroe mette in pratica la Micidiale Botta Segreta e il Malvagio, assunta un’adeguata espressione di dolorosa incredulità, crolla a terra – fulminato. La storia e la medicina insegnano che un duello all’arma bianca tendeva a finire in interminabili e letali emorragie interne o esterne. Shakespeare, che aveva le idee chiare in materia di duelli all’arma bianca, di solito approfittava dell’emorragia per un quarto d’ora di commoventi addii. Avete presente Mercuzio? Ma al giorno d’oggi il mercato vuole azione, non carrettate di recriminazioni, rimpianti e filosofia varia.

Oh, e naturalmente a questo punto l’Eroina si getta tra le braccia dell’Eroe, ignorando tutto il sangue che l’Eroe ha addosso (parte suo, parte del defunto Malvagio), perché lei è tosta e coraggiosa. E quindi tutto è bene quel che finisce bene.

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Duncan Noble, scrittore e schermidore, piazza abbondanti scene di duello in tutti i suoi romanzi romanzi storici e, già che c’è, scrive anche saggistica in materia. Al momento lavora a un saggio divulgativo su spade e spadaccini nell Highlands scozzesi. Chissà se ci sarà anche Alan…

 

libri, libri e libri

I Promessi Sposi From Abroad

bethroted.jpgDietro consiglio di Renzo, sono andata a spulciare tra le recensioni di The Betrothed (I Promessi Sposi) su Amazon.

Posto che ce n’è solo una trentina (chiaramente non è il libro più letto nel mondo anglosassone), è interessante vedere che cosa ne pensano dei lettori non eccessivamente influenzati dallo status di monumento nazionale  di cui i PS godono da noi – o dalla troppo spesso deleteria lettura obbligatoria imposta a scuola.

A dire il vero, quasi tutte le recensioni iniziano citando la rilevanza storica e letteraria dei PS in Italia, e il fatto che tutti gli Italiani istruiti hanno letto questo libro. C’è persino chi lo consiglia come lettura preparatoria a un viaggio in Italia, sostenendo che è un ottimo argomento di conversazione con gli indigeni… Francamente, se qualcuno di voi ha preso parte o assistito a una conversazione del genere mi piacerebbe averne notizia. E dettagli.

Però, resta il fatto che l’impressione generale dei lettori angloamericani sembra essere di notevole entusiasmo. Un lettore confonde la Storia della Colonna Infame con un incompiuto, e un altro spiega che Renzo è un pescatore, ma sono dettagli trascurabili rispetto alla scoperta che almeno quattro o cinque Americani hanno letto i PS più di una volta. Non conosco le traduzioni che circolano, ma so che le più diffuse sono due, non particolarmente recenti. Nonostante questo, Là Fuori apprezzano la vicenda, i personaggi, il Seicento, l’umanità e lo humor di Don Lisander, e più d’uno si dispiace che un autore così meraviglioso non abbia scritto altri romanzi.

Un lettore paragona l’accuratezza storica di Manzoni a quella di Scott, a tutto vantaggio del Nostro, anche se le lunghe digressioni sulla peste sono considerate una deviazione gratuitina anzichenò dalla storia. A una mente anglosassone contemporanea, il fatto che quasi un quarto del libro sia dedicato a qualcosa che non è la trama del libro appare come una mancanza di purpose e intento*. E’ facile immaginare che Hugo riceva critiche dello stesso genere.

Per quanto riguarda i personaggi, non sorprende che l’Innominato e Gertrude riscuotano particolare simpatia, essendo le figure più strettamente romanzesche. Anche Don Abbondio sembra popolare, e Renzo non dispiace. Lucia viene descritta più di una volta come slightly weak, ma nel complesso Oltreoceano sembrano disposti a simpatizzare con gli innamorati che non riescono a sposarsi, benché siano spesso eclissati da altra gente scritta con più energia.

La trama viene vista (abbastanza a ragione) come un concentrato di elementi tipici del genere: i giovani innamorati, il tirannico nobiluomo con gli scagnozzi, il religioso-mentore con tratti di santità, il religioso connivente col malvagio, la monacata a forza, la guerra sullo sfondo, le sommosse, il malvagio redento… A qualcuno dei miei lettori piacerà sapere che anche all’estero la conversione dell’Innominato (The Unnamed) fa levare più di un sopracciglio**, così come la figura del Cardinal Borromeo e la generale santità di tutti i religiosi provvisti di vera vocazione.

La forte componente religiosa sembra spiazzare-annoiare un po’ qualche lettore (tranne il signore che, avendo letto l’intero tomo mentre era bloccato in un albergo in Asia, è uscito dall’esperienza con una migliore comprensione e maggiore simpatia nei confronti del Cattolicesimo). Non è una gran sorpresa: alzi la mano chi non ha mai, ma proprio mai, levato gli occhi al cielo all’ennesima pia esclamazione sui prodigi della Provvidenza. D’altra parte, alcune delle osservazioni in materia sono stock material, coerenti con l’immagine generale del Cattolicesimo in ambito protestante. A dire il vero, mi aspettavo di peggio.

Si sprecano i paragoni internazionali: Tolstoj, Hugo, Cervantes, Scott – per rilevanza in relazione alla rispettiva identità nazionale o per argomento e portata, ma l’opinione comune sembra essere che Manzoni è un grande scrittore.

Non è particolarmente soprendente nemmeno che il  commento più negativo venga da un Italiano, secondo il quale i PS sono un libro noioso e patetico, che generazioni d’incolpevoli studenti italiani hanno dovuto OBBLIGATORIAMENTE*** leggere e considerare un capolavoro – invece di dedicarsi ai veri capolavori, tipo Shakespeare, Proust e Dostoevskij… Dalla veemenza con cui condanna i PS al cestino della carta straccia, immagino che questo lettore sia molto giovane e/o traumatizzato da insegnanti di Lettere men che ideali.

Una dimostrazione in più del fatto che le letture scolastiche possono fare più danno che beneficio. Mi piacerebbe pescare una trentina di Italiani che hanno letto i PS a scuola e poi non li hanno più sfiorati con l’orlo della veste, e compararne le opinioni con le recensioni degli Inglesi e Americani di Amazon. Scommettete che l’esercizio sarebbe molto istruttivo?

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* Questo, francamente, lo penso un po’ anch’io che – come ognun sa – sono ossessionata dalla fabula.

**  Sono affascinata dall’argomentazione di una signora secondo cui l’entusiasmo del CFB per la conversione dell’Innominato non è vero zelo religioso, ma una dimostrazione dell’irresistibile fascino del potere: al CFB non fa un baffo che altra gente di minor conto al seguito dell’Innominato si converta del pari, perché l’importante è la conversione del pezzo grosso con tante malefatte sulla coscienza…

*** Maiuscole sue.

 

Natale · Spigolando nella rete

Tempo di Regali

Una richiesta da parte di D. (via FaceBook) mi ha fatto ricordare che è di nuovo tempo di regali, e che gli scrittori meritano regali di Natale proprio come la maggior parte della gente – solo che a volte è un po’ più difficile farli felici.

Oltre tutto, oggi è Santa Lucia, e quindi il tema è perfetto.

willplush.jpgIn particolare, D. mi aveva chiesto il link di un sito dove si trovano le bambole degli scrittori. Se volete regalare (o tenere sulla scrivania per compagnia e ispirazione) una Virginia Woolf, un Poe, un Dickens o uno Shakespeare di pezza*, ci crediate o no, li trovate qui, insieme a un sacco di altre cose.

Poi segnalo la nascita di Amazon.it: finalmente è possibile ordinare libri in Inglese senza spendere un capitale in spese di spedizione. Oddìo, anche libri in Italiano, naturalmente. Trovo abbastanza curioso che non ci sia, tra gli articoli in vendita, il lettore Kindle, ma suppongo che arriverà, salvo esclusive già concesse ad altri. E, tra parentesi, c’è anche questa cosa chiamata AmazonPrime, una ragionevolissima quota forfettaria annua che consente di avere la spedizione gratuita – ottima se ordinate o regalate molti libri. Ha anche 30 giorni di prova gratuita.

Parlando di Kindle, dopo un anno di possesso, posso citarlo con entusiastica cognizione di causa tra le idee per i regali natalizi, e non solo per gli scrittori: l’ho già detto, ma è una meraviglia potersi portare dietro tutto quello che si vuole leggere, tutto quello su cui si deve lavorare e poi ancora qualcos’altro in qualcosa come tre etti di peso.writingmug[ekm]159x150[ekm].jpg

Parlando invece di regali meno impegnativi, non posso segnalare cose come la maglietta** “Careful or you’ll end up in my novel”, la maglietta** “Unreliable Narrator”, la tazzona “Go away, I’m writing”, la sciarpa fatta di lettere maiuscole e le matite della Bodleian Library, tutti disponibili su quest’altro sito.

xb.jpgE che dire di segnalibri ed ex-libris? Sui primi non c’è molto da dire, sono un pensierino sempre gradito. I secondi esistono in varie forme. Ci sono le etichette di carta, vendute a pacchetti, più o meno elaborate, più o meno personalizzate. Una possibilità un po’ più costosa ma più definitiva sono i timbri di gomma. Anche questi si trovano “generici” oppure si possono far personalizzare, magari scegliendo non soltanto il nome del proprietario, ma anche l’immagine. Una terza alternativa è quell’arnese che consente d’imprimere a secco un’iniziale o una sigla su frontespizi e carta da lettera. Meno ovvio, ma classy.  Stempel.jpg

Infine, naturalmente, libri. L’ho già suggerito l’anno scorso e lo ripeto anche quest’anno – con un’aggiunta: se il vostro scrittore parla/vuole imparare/vuole perfezionare una lingua, provate con un libro in lingua originale del suo scrittore preferito, anche se l’ha già letto in Italiano***. Di alcuni classici si trovano persino delle versioni abbreviate e/o semplificate****.  Da un lato è un magnifico modo per fare pratica della lingua in questione, e dall’altro la differenza tra l’originale e una traduzione, per quanto buona, è sempre un’esperienza che vale la pena di essere fatta, certe volte ai limiti della folgorazione. Ci sono regali peggiori di un’esperienza letteraria, direi: specificatelo nella dedica del libro, mi raccomando!

Elizabethan2.jpgE già che ci siamo, volete sapere che cosa ha portato a me Santa Lucia? Dolorosamente conscia della mia passione per i toy theatres e della mia furibonda fase elisabettiana, ha scovato per me nientemeno che un toy theatre elisabettiano. Di carta. Da montare. E’ o non è una meraviglia?

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* Oppure in versione marionetta da dito, per imbastire dialoghi con la propria coscienza letteraria…

** Noto a un secondo sguardo che le magliette sono vendute a pacchi di 6… Hm.

*** Da non leggersi con dizionario accanto, possibilmente: meglio lanciarsi e affidarsi all’autore; non si capirà tutto, dapprima, ma confrontare costruzioni diverse e l’uso di una stessa parola in contesti differenti è il modo migliore per assorbire le sfumature.

**** Sì, ci sono anche le traduzioni con testo originale a fronte. Personalmente le odio con passione (se c’è qualcosa che distrae e trascina fuori dalla lettura è sbirciare continuamente la pagina accanto per vedere l’altra versione), ma ciò non significa che non esistano, o che debba odiarle anche il destinatario del vostro regalo.

bizzarrie letterarie

Una Specialità Inglese: Lo Scrittore-Spia

Francis_Walsingham.jpgL’Inghilterra possiede questa ineguagliata tradizione di spie che erano anche scrittori/scrittori che erano anche spie. Ad avere la brillante idea, a quanto pare, fu Sir Francis Walsingham, ideatore* del servizio segreto della Grande Elisabetta nel secondo Cinquecento. All’epoca, con Maria di Scozia ancora viva, la paranoia principale aveva per oggetto i Cattolici e le loro cospirazioni. Tutta paranoia non era, i complotti c’erano (anche se spesso erano più che altro avventure di gente sprovveduta), i Gesuiti inviavano i loro missionari a celebrare messe clandestine per i criptocattolici inglesi, e istruivano i loro allievi nei seminari in Francia. Walsingham voleva occhi e orecchie in quei seminari, ma dove trovare giovani istruiti e in grado di farsi passare per cattolici? Risposta: nelle Università, naturalmente!

Così, Sir Francis e i suoi cominciarono a reclutare tra Oxford e Cambridge ventenni intelligenti e più o meno al verde, con una buona conoscenza di Latino e Teologia. Kit Marlowe, irrequieto, più brillante della media, squattrinato e ansioso di dar prova di sé, fu in tutta probabilità uno dei corrieri di Marlowe.jpgWalsingham, abbastanza utile e/o abbastanza imprevedibile perché nel 1587 il Consiglio Privato facesse pressioni per lui sul Senato Accademico di Cambridge. Ma Kit non fu il solo: altri quattro o cinque autori contemporanei meno noti si contano sui registri paga del servizio segreto – tutti autori di teatro o poeti, tutti di backgrounds simili a quello di Marlowe: popolani o borghesi con un’educazione universitaria, talento da vendere e più ambizioni che denaro o connessioni. Che cosa portasse tanti scrittori a lavorare per Walsingham è materia di dibattito. Pura e semplice flamboyance? Mancanza di scrupoli? Nessuna reputazione da perdere? Gusto per l’avventura e il proibito? Bisogno cronico di denaro? Varie combinazioni di tutto quanto, direi.

Marlowe è forse il più celebre del gruppo e le ipotesi su di lui abbondano, più o meno plausibili: corriere, informatore, agente provocatore, falso seminarista a Reims, falso falsario a Vlissingen, coinvolto nel Babington Plot, poi assassinato perché diventato scomodo… Tutto molto romanzesco, tutto supportato da qualche documento, nulla di provato.

Daniel_Defoe.jpgUn secoletto più tardi troviamo Daniel Defoe, che nella sua avventurosa vita conobbe di tutto – dal Grande Fuoco di Londra al commercio di vini sul Continente, dalla gogna alla fabbricazione di mattoni, dalla Monmouth Rebellion alla celebrità letteraria, dal servizio governativo alla prigione – trovò anche il tempo di lavorare nell’intelligence di diversi governi, tanto i Tories quanto i Whigs. Dei suoi predecessori elisabettiani, Defoe conservava il fatto di essere un viaggiatore e un poliglotta, e la sua mentalità di scrittore ne faceva un buon osservatore dell’umana natura.

Viaggiatore, poliglotta e osservatore era anche William Somerset Maugham, Maugham.jpgfigura meno audace ma altrettanto complessa. Piccoletto, complessato, infelice e balbuziente, Maugham aveva più di quarant’anni allo scoppio della I Guerra Mondiale. Troppo vecchio per arruolarsi, voleva nondimeno fare la sua parte. Cominciò come guidatore di ambulanze (come molti altri scrittori della sua generazione), ma fu ben presto reclutato dal Servizio Segreto per raccogliere informazioni, dalla Svizzera in un primo momento e poi in Russia. Nel ’17 il suo incarico era quello di mettere in atto l’appoggio britannico al governo provvisorio – che aveva i suoi guai con i Bolsevichi – e contrastare la propaganda pacifista tedesca volta a far uscire la Russia dalla guerra. Maugham era un osservatore profondo e un buon manipolatore, ma il compito era arduo anche per lui. Tutti sappiamo come andò a finire, ma il nostro scrittore-spia sostenne sempre che, con sei mesi di tempo in più, avrebbe potuto ottenere il suo scopo. Maugham inaugurò un altro aspetto della tradizione, trasformando letterariamente la sua esperienza in una serie di racconti che hanno per protagonista Ashenden, commediografo inglese dalla doppia vita di agente segreto. Ashenden è elegante, sofisticato e non perde mai il suo aplomb…

ian_fleming.jpgVi ricorda qualcuno? Ian Fleming, forse, che con il nome in codice 17F lavorò per il servizio segreto della Marina inglese durante la II Guerra Mondiale. A quanto pare era più un ideatore di piani che un raccoglitore d’informazioni. Alcuni vennero scartati perché brillanti in teoria ma scarsamente pratici (ciò è molto da scrittore, nevvero?), compreso un falso incidente con scambio di equipaggi per recuperare informazioni sul celeberrimo codice Enigma. Altri furono messi in atto e funzionarono. Addirittura, pare che Fleming fosse tra gli ideatori di Mincemeat, l’operazione che lasciò Tedeschi incerti fino all’ultimo se difendere Sicilia o Normandia. Negli Anni Cinquanta, anche lui cominciò a scrivere, creando il suo sofisticato e flemmatico James Bond, l’uomo dei drinks agitati e non mescolati.

Insomma, cinque secoli di tradizione vogliono gli scrittori inglesi – specie se poliglotti e abituati a viaggiare – adatti al lavoro dell’agente segreto. Si direbbe che una buona istruzione, uno studio dell’umana natura e l’abitudine a concepire storie siano una combinazione che piace al Servizio Segreto di Sua Maestà.

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* E molto spesso anche finanziatore: la Buona Regina Bess aveva l’abitudine di pretendere che i suoi sudditi pagassero da sé i servizi che le rendevano.