tecnologia

iPod Malvagio E Reo!

Furore Tremendo!

Sì, lo so, oggi ho già postato, ma devo mettere qualcuno a parte del mio dramma. Vado per ricaricare il mio iPod Nano e iTunes sincronizza… Ops! 70 brani non possono essere passati sulla bestiola perché iTunes non li trova!

Come, prego?

Interrompo la sincronizzazione, la riavvio e iTunes mi informa di avere ritrovato sulla bestiola del materiale acquistato che non è presente sulla libreria: voglio trasferirlo? Se non voglio, posso considerare tutto perduto.

Voglio, naturalmente, e clicco il relativo pulsante – ma non serve a nulla: i settanta brani mancanti seguitano a mancare imperterriti.

Contenendo con uno sforzo il panico, cerco lumi nel supporto online di iTunes, solo per scoprire che a) il materiale di supporto non copre il mio problema; b) non c’è modo di contattare qualche forma di assistenza via email; c) i cosiddetti forum non sono per niente d’aiuto.

Faccio qualche ricerchina in rete su forum non ufficiali, e anche lì nisba. Ci sono compagni di sventura, ma le loro domande ricevono sempre lo stesso tipo di reazione: si vede che hai cancellato o spostato i brani in questione. E quando il meschino risponde che non ha fatto nulla del genere, si sente il rumore delle spalle scrollate e delle teste scosse.

E a questo punto, al panico subentra una certa qual furia…

Giuro: non ho cancellato né spostato nulla, molti dei brani spariti vivevano nella mia libreria iTunes da anni, e tutto era andato bene, sincronizzazione dopo sincronizzazione, fino alla settimana scorsa. Sì, ogni tanto capitava che il programma sostenesse di non trovare un brano, ma un brano singolo potrei averlo cancellato senza nemmeno accorgermene. Quindici cancellazioni inconsapevoli la settimana scorsa e settanta oggi, però, mi sembrano decisamente troppo persino per me…

Che cosa ne debbo dedurre? Che non solo non recupererò più il mio centinaio di brani perduti, ma che un po’ per volta, tutta la mia libreria iTunes scomparirà inghiottita nelle profondità siderali del cyberspazio? C’è qualcosa che posso fare per fermare la morìa? E, già che ci siamo, e visto che il mio non sembra essere un caso isolato, perché non c’è nessuna traccia di furia collettiva su Internet? Voglio dire: al minimo accenno di difetto, di magagna o di comportamento dubbio da parte di Amazon, per esempio, la rete è tutta un esplodere di virtuosa indignazione… o forse Apple pur non offrendo nessun tipo di soluzione a un problema oggettivo del suo software, gode di qualche forma d’impunità che a me sfugge?

Morale: un centinaio di brani sfumati nel nulla, pausa pranzo perduta, un diavolo per capello e nessuna soluzione. Come dicevo: furore tremendo!!

Words of wisdom, anyone?

Digitalia · libri, libri e libri

Il Crepuscolo Degli Sbirciatori

Secondo l’agenzia di analisi del mercato editoriale Nielsen BookScan, nel 2010 la vendita di romanzi rosa in formato elettronico è balzata a coprire il 14% dell’intero mercato di genere nei paesi anglosassoni – contro il 2% del mercato generale (per il quale non si aspettano cifre comparabili molto prima del 2015).

Perché?

NBS azzarda due ipotesi: la prima è che è più facile trovare e-romanzi rosa a basso prezzo, comprese le novità di catalogo. Molti editori digitali vendono i loro romanzi rosa a 0.99 Dollari – o Sterline, dipende dal lato della Tinozza. Possibilissimo e legittimo, ma la seconda ipotesi è più intrigante: è praticamente impossibile capire quello che sta leggendo il vicino di posto armato di ereader. Non ci sono copertine dalla grafica imbarazzante o titoli inequivocabili, cosicché il lettore si sente più libero di indulgere al suo colpevole gusto per la narrativa rosa anche in pubblico. I pendolari (o forse più che altro le pendolari, trattandosi di questo specifico genere) e la gente che legge prevalentemente in luoghi pubblici costituirebbero una fetta di mercato sufficiente da far esplodere le cifre con questa forma di lettura più anonima…

In realtà, immagino che le due spiegazioni si complementino bene a vicenda – e bisogna ricordare che nei paesi anglosassoni c’è molta più gente che legge sui mezzi di trasporto, nei bar e in pubblico in generale, ma l’idea mi affascina. Una sorta di variante editoriale di “Niente sesso, siamo inglesi”…

E però questo mi fa riflettere sul fatto che la diffusione degli ereader porterà all’estinzione degli Sbirciatori, quella specie (a cui non mi vergogno di appartenere) di gente che, più o meno senza parere, fa incredibili acrobazie per capire che cosa stanno leggendo i compagni di scompartimento, fila, sala d’attesa… E’ una conseguenza inattesa e un po’ triste. Verrà il giorno in cui l’unico modo di sapere che cosa legge il prossimo sconosciuto, sarà chiederglielo spudoratamente. In realtà la cosa potrebbe incoraggiare le conversazioni letterarie in treno, ma in qualche modo ne dubito…

libri, libri e libri

In Guardia, Signore!

In questo articolo Duncan Noble fa dello spirito, ma in realtà il duello è un pittoresco e usatissimo device – non solo nei romanzi storici, e per ottimi motivi. Il duello non è soltanto un sistema di violenza ritualizzata – de facto una forma socialmente accettabile (o quanto meno tollerata) di omicidio – ma è anche inquadrato in una serie di convenzioni che rendono praticamente impossibile sottrarvisi, perché lo stigma sociale associato al disonore è più forte di quello associato all’omicidio. Non c’è che dire, una struttura del genere offre possibilità narrative illimitate.Scaramouche.jpg

Lo sapeva bene Rafael Sabatini, che di duelli ne metteva ovunque e in abbondanza… certo, scrivendo cappa&spada un’abbondante dose di singolar tenzoni è de rigueur, ma scriverne così tanti con qualche parvenza di varietà è già di per sé una piccola impresa. Scaramouche, forse il più conosciuto dei suoi (numerosissimi) romanzi è l’esempio tipico dello schema descritto da Noble: il Protagonista si trova a malpartito duellando goffamente con l’abilissimo e titolato Malvagio; tra un’avventura e l’altra il protagonista prende lezioni di scherma dall’equivalente tardo-settecentesco di un maestro jedi; il protagonista affronta il malvagio in un nuovo duello e, forte della sua nuova superiorità, lo sconfigge – vendicando nel contempo il suo fraterno amico, slealmente ucciso dal Malvagio a pag. 12. Il fatto che il secondo duello si concluda con un’agnizione non disturba affatto nel rendere Scaramouche un classico del suo genere.

RupertVSRassendyll.jpgChe i duelli, come le disgrazie, non vengano mai da soli è una costante: guardate Clarissa, tragico romanzone settecentesco di Richardson, la cui trama viene messa in moto dallo scosiderato duello tra il fratello della protagonista e il malvagio e fascinoso Lovelace, e si conclude con un (insolito) suicidio per mezzo di duello, in cui Lovelace, pentito e in cerca di espiazione, si fa deliberatamente uccidere dal suo avversario. Oppure considerate Il Prigioniero di Zenda, in cui il buon Rudolph e il malvagio Rupert duellano ripetutamente, a parole e in punta di spada, fino all’incontro fatale nel penultimo capitolo del seguito. Ne I Fratelli Corsi, Lucien piomba a Parigi per battersi e vendicare il fratello ucciso in duello, e le due occasioni incorniciano una storia turistico-goticheggiante, che spazia tra la Corsica selvaggia e il preternaturale legame tra gemelli. Versioni meno drastiche si trovano ad ogni passo in Georgette Heyer – per esempio in Patch and Powder, i cui due duelli parentetici inquadrano la trasformazione del giovane Philip da ragazzotto di campagna a gentiluomo di mondo. Anche per D’Artagnan, ne I Tre Moschettieri, si può dire che i duelli siano una prova iniziatica, visto che in una mattinata riesce a raccogliere una sfida da ciascuno dei suoi futuri inseparabili amici – e risolverà l’impasse da conflitto d’interessi unendosi al terzetto in una sorta di duello collettivo contro le guardie del Cardinale. La dimensione iperbolica e la moltiplicazione al cubo sono così tipicamente, allegramente dumasiane che quasi non vale la pena di parlarne, ma si può confrontare con The Jewel di Thomas Urquhart, il cui protagonista Crichtoun comincia la sua carriera italiana liberando Venezia da un micidiale duellatore di professione, e la conclude – o meglio se la trova drasticamente conclusa – in un improbabile duello uno-contro-dieci in un vicolo buio a Mantova.

Non è poi detto che i duelli debbano essere due: Sigognac, ovvero Capitan Fracassa, diventa uno spadaccino formidabile perché non ha altro da fare che allenarsi, e la sua abilità gli salva la vita numerose volte nel corso del romanzo. I protagonisti de Il Duello di Conrad, addirittura passano le rispettive carriere napoleoniche e post-napoleoniche a duellare ogni volta che le loro strade s’incrociano, ma Conrad essendo Conrad, lo schema è molto diverso.

dickensduel.jpgLa costante è meno certa al di fuori del romanzo di genere, se vogliamo. Il Barry Lindon di Thackeray inizia le sue vicissitudini con un duello, mentre i fratelli Durie concludono in punta di spada la loro ventennale discordia nell’ultimo capitolo de Il Signore di Ballantrae, così come Sir John Chester e Sir William Haredale in Barnaby Rudge. In Ragione e Sentimento si duella offstage, ma non c’è nulla di romantico o pittoresco: quando il Colonnello Brandon sfida Willoughby non è per amore di Marianne ma per un’altra faccenda più sordida, e le Dashwood reagiscono con inorridito sconcerto.

Gente come Alan Breck Stewart e Cyrano de Bergerac, duella serialmente e con ppassione, ma qui occorre forse distinguere fra agguati e battaglie da una parte, e dall’altra il duello propriamente detto e fortemente ritualizzato: tutti conosciamo particolari come il guanto di sfida, la convocazione dei secondi, la scelta delle armi che spetta all’offeso, la presenza del chirurgo, l’incontro all’alba in luogo deserto, l’offerta di riconciliazione, i dieci passi… L’intera faccenda era minutissimamente regolata da codici scritti e usanze non scritte: ci si uccideva in buona forma, e non rispettare le regole era disdicevole quanto non onorare una sfida.

Chi sembra ossessionato dai duelli, e non certo con la pittoresca allegria di un Dumas o di uno Hope,Onegin_by_Repin.jpg sono i Russi. In Guerra e Pace Pierre duella con Dolokhov, in Padri e Figli ci sono Kirsanov e Bazarov (e Turgenev ha al suo attivo anche il racconto I Duellanti), ne Il Duello di Chekhov Laevskij e Von Koren ne fanno un pasticcio, mentre Evgeni Onegin uccide in un duello alla pistola il suo amico Lenskij… Pushkin, d’altronde, infila duelli un po’ ovunque: La Figlia del Capitano, Il Prigioniero del Caucaso, Lo Sparo, Il Convitato di Pietra… nessuno si stupì troppo quando lui stesso morì in duello*.

Il che ci porta a distinguere rapidamente tra duello all’arma bianca (al primo o all’ultimo sangue) e duello alla pistola, nel quale ogni tanto qualcuno scarica nobilmente in aria – a volte con risultati imprevisti: l’eponimo Flashman ottiene del tutto immeritatamente** la stima del Duca di Wellington, mentre ne La Montagna Incantata Settembrini ottiene solo di farsi dare del codardo dall’avversario risparmiato – che comunque procede a suicidarsi. MacDonald Fraser e Thomas Mann erano due scrittori molto diversi.

Tybalt&Romeo.jpgA teatro si duella abbastanza: se gli attori sanno quel che fanno, un po’ di scherma in scena è bella a vedersi, oltre che altamente drammatica. Shakespeare ci dava dentro – citiamo soltanto Amleto e Romeo e Giulietta (che ha a sua volta due duelli focali in rapidissima successione), e in Zastrozzi The Master of Discipline, di Walker, si duella talmente tanto che nei teatri piccoli chiedono al pubblico di non alzarsi mai durante lo spettacolo: si vede che lo spettatore decapitato è cattiva pubblicità***… Però ci vuole cautela: poche cose sono buffe come vedere gente che mena goffamente spade di latta, e un duello mal coreografato può assassinare uno spettacolo. Più sicuri sono i duelli offstage: uno contro cento alla Torre di Nesle, nel Cyrano, Ruy Blas che si libera di Don Sallustio nella stanza accanto per non impressionare troppo la Regina, o il minacciato duello tra Gerald Arbuthnot e Lord Illingworth, scongiurato dalla madre di Gerald che si getta tra i due gridando “Gerald, no: è tuo padre!!!”***

Credo che chiuderò citando anomalie come il duello al coltello di Cavalleria Rusticana, e i maestri d’armi, categoria professionale di riguardo**** cui sono stati dedicati almeno due romanzi – uno di Dumas e uno di Perez Reverte, il cui Capitano Alatriste, d’altronde, è uno spadaccino a pagamento.

Insomma, un buon duello offre ogni genere di possibilità: azione, scontro climatico, un pittoresco sistema di smaltimento personaggi, lutti misti assortiti, compimento di vendetta, motivazione di vendetta, caratterizzazione, sfoggio di dettagliata conoscenza storica in fatto di armi, uso delle stesse, regole, codici d’onore, social mores, eccetera, fattori catalitici o scatenanti, svolte della trama, rivelazioni e agnizioni… Che cosa non si può fare con un duello, accessorio versatile e buono per tutte le stagioni?

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* Capitava: Tolstoj ebbe le sue (non letali) disavventure in materia, così come Mark Twain…

** Flashman non è un bravo ragazzo: paga profumatamente l’armiere per far inceppare la pistola del suo (molto più abile e giustamente offeso) avversario, e quando “scarica in aria” colpisce per caso il tappo di una bottiglia: il Duca ne deduce, sbagliando, che Flashman avrebbe potuto uccidere facilmente il suo aversario e non l’ha fatto.

*** Dunque, Wilde aveva detto (tra molte altre cose) che occorre avere un cuore di pietra per non ridere sulla morte della Piccola Nell dickensiana. Aveva ragione, a mio parere. Tuttavia, dopo la prima di Una Donna Senza Imprtanza, un critico di cui mi sfugge il nome disse che la scena “No, Gerald!” meritava di essere immortalata in litografia a colori a tiratura altissima, ed affissa in ogni angolo di Londra a imperituro ludibrio del suo autore. Aveva ragione anche lui.

**** In Francia, ancora nel Settecento, vent’anni di attività come maestro d’armi conducevano a un titolo nobiliare…

Spigolando nella rete

Libro Origami

No, non un libro sugli origami, ma un libriccino fatto piegando e ripiegando pazientemente un foglio di carta…

Avendo io la manualità di un canguro con le zampe anteriori ingessate, dubito che ne sarò mai capace, ma vorrei tanto…

 E’ possibile che sappiate come passerò la giornata – se non divento idrofoba al quarto fallimento… Buona domenica!

Natale · Poesia · tradizioni

Tre Re d’Oriente

3KE.pngSarà che la Befana è stata una dei miei terrori d’infanzia (insieme al fall-out nucleare, va’ a sapere…), ma ho sempre trovato molto più poetica l’idea dei tre Re d’Oriente che seguono la stella…

In celebrazione di ciò, cominciamo con I Magi di D’Annunzio…

Una luce vermiglia
risplende nella pia
notte e si spande via
per miglia e miglia e miglia.
O nova meraviglia!
O fiore di Maria!
Passa la melodia
e la terra s’ingiglia.
Cantano tra il fischiare
del vento per le forre,
i biondi angeli in coro;
ed ecco Baldassarre
Gaspare e Melchiorre,
con mirra, incenso ed oro.

E finiamo con la carola We Three Kings, perfetta per quando si aggiungono i Magi al presepio, con seguito e cammelli:

Qui ci sono le parole:
We three kings of Orient are
Bearing gifts we traverse afar.
Field and fountain, moor and mountain,
Following yonder star.
Chorus:
O star of wonder, star of night,
Star with royal beauty bright,
Westward leading, still proceeding,
Guide us to thy perfect Light.
Born a king on Bethlehem’s plain,
Gold I bring to crown Him again,
King forever, ceasing never
Over us all to reign.
Chorus:
O star of wonder, star of night,
Star with royal beauty bright,
Westward leading, still proceeding,
Guide us to thy perfect Light.
Myrrh is mine: Its bitter perfume
Breaths a life of gathering gloom.
Sorrowing, sighing, bleeding,dying,
Sealed in the stone-cold tomb.
Chorus:
O star of wonder, star of night,
Star with royal beauty bright,
Westward leading, still proceeding,
Guide us to thy perfect Light.
Glorious now behold Him arise,
King and God and Sacrifice.
Alleluia, alleluia!
Sounds through the earth and skies.
Chorus:
O star of wonder, star of night,
Star with royal beauty bright,
Westward leading, still proceeding,
Guide us to thy perfect Light.

Buona Epifania a tutti!

commercials

Partecipa Anche Te!

Questa volta non parliamo di uno spot, ma del banner di tale John Cooper Agency (agenzia pubblicitaria, se ho afferrato), che da qualche giorno compare qua e là per la Rete.

“Vuoi diventare una modella o un modello?” recita il banner. “Sogni di fare cinema o TV? Prossimo evento 2011: Miss Duomo di Milano. Partecipa anche te!”

Sic, proprio sic: partecipa anche TE.

Naturalmente, con un impatto del genere, non mi sono trattenuta dall’andare a curiosare e dal trarre le mie conclusioni, ma non siamo qui per occuparci del funzionamento delle agenzie pubblicitarie, di cui d’altronde non so nulla – le mie esperienze di agenti, felici e assai meno felici, essendo limitate al campo letterario. Quello che mi affascina oltre misura, l’avete capito, è quel perentorio e sgrammaticato “partecipa anche te!”

Ora, posso formulare due differenti ipotesi in proposito:

1) La JCA ha urgente bisogno di uno staff scolarizzato un po’ meglio.

2) Qualcuno alla JCA crede nei principi esposti a suo tempo la Fenomenologia di Mike Bongiorno e agisce di conseguenza.

Tendo a propendere per l’ipotesi n° 2: in qualche modo, mi riesce facile immaginare i creativi all’opera che discutono del linguaggio del target e di immedesimazione. Questo banner è rivolto a un pubblico di ragazze/i* molto giovani (e in buona parte lombarde/i?) di cultura media nella migliore delle ipotesi, gente che dovrebbe sentirsi più coinvolta quando apostrofata in questo modo. Nello stesso modo in cui parla.

Sospetto che i creativi della JCA tendano a un effetto del genere: “Ehi, questa gente parla come me! Questa gente è come me! Questa gente mi capisce! Di questa gente mi posso fidare!” Non che l’aspirante modella/o faccia esplicitamente questo ragionamento, ma il te dovrebbe sprigionare in lei/lui un confortante quanto inconsapevole senso di famigliarità, di gruppo, di tribù, di fiducia…

E’ come i congiuntivi sbagliati di Mike Bongiorno, come la casalinga che sbaglia i lavaggi fino alla scoperta del nuovo e miracoloso detersivo, come l’ex disoccupato che, in sintassi semplice e cattivo spelling, vende su Internet l’ultimo sistema-per-diventare-ricchi-con-l’IM, come il diluvio di accenti regionali nella pubblicità e nelle fiction e, in un parallelo meno preciso, come i manifesti “Your Country wants/needs you”, con lo Zio Sam che punta il dito verso chi legge. L’importante è che il destinatario del messaggio si senta coinvolto e capito, che si identifichi in chi parla… E secondo i creativi della JCA – così come secondo Eco e gli Internet Marketers – la Gente tende a identificarsi più volentieri con qualcuno che non va troppo per il sottile in fatto di congiuntivi, spelling e pronomi.

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* Sospetto che non dobbiamo lasciarci sviare dal titolo di Miss DdM; sospetto che, quantomeno, ci sia un equivalente titolo maschile a latere, o qualche altra cosa che giustifichi il richiamo ad aspiranti modelle e modelli.

romanzo storico

La Clarina E L’Ammiraglio Fantasma – Secondo Episodio

Cerca che ti cerca, alla fine qualcosa ho scovato.

Non che abbia trovato precisamente le informazioni che cercavo – sulle circostanze giovanili e sulla conversione di Suleyman Balta Oghlu ne so più o meno quanto prima – però adesso ho la certezza che l’ammiraglio non è un fantasma.

Quanto meno, so che un’anonima fonte turca del tardo XV Secolo parla di lui: quale che fosse il suo background, nel 1444 era in posizione tale che il sultano Murad (babbo di Mehmed), potesse inviarlo in Ungheria per ottenere la ratifica del futuro trattato di Szeged da parte di Ladislao di Polonia, Janos Hunyadi e il Despota di Serbia. Balta Oghlu aveva un margine di discrezionalità abbastanza ampio da poter negoziare separatamente con il Despota – anche se non si sa come andò a finire.

Sì, d’accordo: sotto la maggior parte degli aspetti ne so quanto prima… però adesso so che BO era un personaggio di fiducia e rilevanza presso Murad, ma perfettamente pronto a cercare il favore del giovane Mehmed dopo la successione. E, cosa più rilevante, so che esistono fonti turche in materia – qualcuna delle quali tradotta in Inglese, bless the University of Manchester! Ciò significa che, se credevo di poter romanzare con qualche libertà, mi sbagliavo di grosso. Ciò significa che ho già scritto al Museo Storico della Marina Turca. Ciò significa che dovrò mettere le mani su un copia di The Crusade Of Varna, di Colin Imber, cosa che apparentemente nessuna biblioteca italiana possiede. Ciò significa che posso cominciare a scrivere al dipartimento interessato dell’Università di Manchester. Ciò significa che forse, dopo tutto, scriverò davvero un articolo per Turchia Oggi. Ciò significa che la caccia ricomincia.

Ancora ben poche sono le certezze, ma un timido raggio di luce rischiara la tenebra fitta che dianzi avvolgeva il misterioso ammiraglio. Rincuorata dal pur flebile spiraglio, cocciuta come un bloodhound che ha annusato la pista, la Clarina stende la mano per scostare l’oscuro sudario d’oblio. Saprà ella far luce sul mistero nonostante la riluttanza di tutti coloro ai quali ha chiesto aiuto? Troverà il libro che le serve? Scoprirà le origini dell’enigmatico Bulgaro?…

Scopritelo nel prossimo episodio de… La Clarina e L’Ammiraglio (Non Proprio) Fantasma!

 

grillopensante

Buoni Propositi

newyear.jpgOh bene, rieccoci qui. Buoni propositi per l’anno nuovo. L’anno scorso ne ho fatti tre, e non posso dire che sia andata del tutto male: ho scritto abbastanza, anche se non un nuovo romanzo; non ho detto di no a nessuna occasione che si presentava (nemmeno a quelle che mi terrorizzavano un pochino), e la cosa ha condotto a un limitato numero di vicoli ciechi a molti risultati soddisfacenti; ho sperimentato tentando la via del teatro per l’infanzia, e anche questo ha avuto ottimi sviluppi.

Tre su tre, non mi posso lamentare. Anche perché – detto per inciso – non mi capita spesso.

Ora, per questo 2011.

I. Scrivere, scrivere, scrivere. Dite la verità, ve l’aspettavate? Di qui a un anno voglio avere scritto qualcosa di nuovo – teatro, racconti, magari un romanzo… e magari pubblicare.

II. Evitare arbusti spinosi come la procrastinazione, la dispersione, l’abbandono di progetti, le perdite di tempo – anzi: potarli proprio, gli arbusti spinosi, in un’energica campagna di giardinaggio interiore. Comnciando con 10 minuti al giorno di freewriting… ok, facciamo cinque.

III. Ingrandire di almeno un passo quel che di buono ho fatto l’anno scorso – in tutte le direzioni possibili. Fosse solo un gradino in più, ma ad maiora.

Et voilà, per quanto mi riguarda. E voi? Idee, progetti, impegni, buoni propositi? Segnateli qui, se vi va, e fra un anno ne discutiamo.

Chiudo con una striscia cautelativa di Debbie Ohi, per la serie: meglio essere ragionevoli…

newyear.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Eliza a parte, un felice 2011 a tutti, pieno di soddisfazioni e sogni che si realizzano!

Oggi Tecnica

Saldi Da Writer’s Digest

Saldi di fine anno da Writer’s Digest.

Sì, è tutto in Inglese, e sì, bisogna farli arrivare dagli Stati Uniti, ma gli sconti sono notevoli e l’occasione di procurarsi per pochi dollari (+ spedizione) qualcuno di quei famosi/famigerati manuali di scrittura anglosassoni – quelli che in Italia non arrivano* – non è proprio da buttar via. Non foss’altro che per dare un’occhiata, per vedere come funziona la faccenda sull’altra sponda della Manica/dell’Oceano.

Non è la prima volta che affronto l’argomento tecnica/ispirazione, ma durante la vertiginosa preparazione de I Ninnoli Di Vetro ho avuto una vivace discussione con la regista di Hic Sunt Histriones, discussinoe che mi ha rinfocolato questo grudge cronico. Allora, avevamo questa serie di sequenze motorie**, una delle quali era stata modificata in itinere: la modifica era molto bella, ma non si legava più direttamente con quello che doveva accadere subito prima. “E allora che cosa ne è delle palline di vetro tra A e B?” ho chiesto. La regista mi ha aspramente rimproverata: possibile che io debba sempre preoccuparmi di questi dettagli insignificanti, e non mi renda conto che poi queste cose si sistemano da sole per gli esoterici e superni poteri dell’improvvisazione? Possibile che io non capisca che il teatro è teatro?

Ecco, questo mi ha irritata un nonnulla. A parte il fatto che tra noi e lo sbaraglio si frapponevano forse tre ore – di cui, nella migliore delle ipotesi, venti minuti di prove sul palco -, a parte il fatto che eravamo tutti troppo terrorizzati e sbalestrati per avere il tempo di maturare un’improvvisazione, a parte il fatto che stavamo strillando come due tricoteuses nell’ingresso del teatro, per l’attonita curiosità di gente del catering, microfonisti e medici dell’ABEO, a parte tutto ciò, io voglio sapere questo: che cosa c’è di tanto criminale – in teatro, in letteratura e in tutti i campi – nel voler capire quello che si fa? Nel cercare una logica e una tecnica? Certo, per lo spettatore/lettore tutto deve apparire magico e liscio, come se germogliasse da sé istante dopo istante, ma noi, perbacco? Noi siamo dietro le quinte, noi manovriamo il giocattolo, noi lo costruiamo e lo facciamo funzionare: che c’è di male se sappiamo quello che stiamo facendo?

Ecco, per cui, se vi punge vaghezza di dare un’occhiata al funzionamento delle rotelline, o anche solo di vedere su quali aspetti del gioco si teorizza, la pagina dei saldi è qui.

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* In Italia si traduce pochino di questa letteratura tecnica, perché la vigente mistica della scrittura fa sì che il pubblico accolga con orrore titoli che spiegano misteri e meraviglie di cose come il punto di vista, la caratterizzazione, e l’ingegneria drammatica.

** No, io non dovevo muovermi. O almeno non molto, thank heaven.

romanzo storico

Se Si Chiama Romanzo, Un Motivo C’è

220px-HisarlarminiatureNusretColpan.jpgTutti sapete che sono cronicamente impantanata nella revisione di un romanzo storico che ha come sfondo l’assedio di Costantinopoli nel 1453. L’ultimo problema in cui mi sono imbattuta (se si esclude il fatto che il romanzo è seriamente intenzionato a diventare una di/trilogia) è il mistero di Balta-Oghlu, l’ammiraglio che (forse) non esiste… Ho smosso mari e monti per cercare notizie di quest’uomo, ho persino rotto le scatole all’Addetto Navale turco a Roma, e in fondo chiedo solo di sapere se ci sono fonti turche che parlino di lui, perché sembrerebbe quasi di no, ma la mia coscienza narrativa si ribella all’idea di romanzare senza sapere su  che cosa sto romanzando…

Poi per Natale ho ricevuto un romanzo intitolato L’Assedio.* Autore Jack Hight. Un po’ per gli impegni festivi e un po’ perché sto finendo a rotta di collo un giallo storico che devo recensire per HNR, non ho ancora avuto il tempo di iniziare la lettura, ma ho sfogliato un pochino, e ho scoperto che ne L’Assedio:

a) Balta-Oghlu non esiste affatto: le battaglie navali sono qualche volta comandate da Mehmed in persona(?) e quella del 20 aprile, in cui l’intera flotta turca non riuscì ad impedire che quattro navi cristiane entrassero nel Corno d’Oro, è anticipata di una settimana e vista attraverso gli occhi del condottiero genovese Giovanni Longo Giustiniani – protagonista del romanzo. In realtà Giustiniani era già in città da prima che l’assedio iniziasse, ma che fa?9788858613115.jpg

b) Longo è anche innamorato di una giovane principessa imperiale bizantina, promessa sposa -alas! – del perfido generale e ministro Luca Notaras. Pur non avendo molta stima di Longo, Notaras nel 1453 era sposatissimo a una matura cugina dell’Imperatore, e quindi non in posizione di essere fidanzato ad alcunchi.

Ora, non dico che il romanzo sia necessariamente malvagio, mal scritto o vago, ma questa rapidissima sbirciatina è bastata per constatare che Hight ha strutturato la sua trama con l’accuratezza storica e il gioioso abbandono di un libretto d’opera**. Comincio a credere che la lettura integrale sarà meno deprimente e più interessante di quanto credessi. Chi lo sa, col tempo potrebbe diventare anche quasi catartico: tutto sommato, col mio ammiraglio inesistente, di che cosa mi preoccupo?

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* Il che, tra parentesi, mi riapre un po’ la questione del titolo, visto che esiste già un altro romanzo intitolato L’Assedio, ad opera di Ismail Kadaré – che, seppur indirettamente, parla a sua volta della caduta di Costantinopoli.

** E ciònonostante, in Inghilterra gliel’ha pubblicato la John Murray, che un tempo era l’editore di Jane Austen, Doyle, Byron, Goethe, Melville e Darwin – anche se adesso è solo un nome  del gruppo Hachette. E ha anche ottenuto una recensione abbastanza buona (seppur con qualche caveat) sull’ultimo numero di HNR. In Italia la traduzione è uscita con Rizzoli.