Digitalia · kindle · tecnologia

Tecnododo

Lo sapete tutti che sabato scorso ero a Librinnovando – e forse siete anche un po’ stufi di sentirvelo ripetere, visto che questo è il terzo post di fila in proposito, but bear with me e vedrete che, pur partendo da lì, andremo a parare altrove.

Allora, immaginatemi seduta nell’auditorium Ennio Morricone della Facoltà di Lettere e Filosofia a Tor Vergata, con un maglioncino di cotone sulle spalle per contrastare la micidiale aria condizionata, il fedele Moleskine in equilibrio su un ginocchio e la fedele penna a gel in mano… 

A un tratto sollevo gli occhi dai miei appunti e, nello spostarli in direzione dello schermo su cui scorre la sezione Twitter della faccenda, lo sguardo mi cade sulle file sotto di me – interamente lastricate di schermi. E quando mi guardo attorno, scopro che sono completamente circondata da iPads, iPhones, netbooks… Torno al mio taccuino nero e mi vien da sorridere. E mi sovviene il sopracciglio levato della studentessa al tavolo della registrazione, quando ho detto che non avevo bisogno di essere accreditata per l’uso del wi-fi… Comincio a sentirmi una bizzarria ornitologica.

Così prendo il mio cellulare viola e cinguetto: Sono a #Librinnovando e sto prendendo appunti a mano… non so se mi sento più marziana o platanicola.

Qualche decina di secondi più tardi il cinguettio passa sullo schermo – e non ci penso più, and I scribble away fino alla fine delle sessioni.

Dopodiché mi concedo qualche giorno di vacanza a Roma e rientro a casa lunedì sera. Accendo l’Innominatino e, per seconda o terza cosa, trovo un buon numero di risposte ai miei cinguettamenti – risposte che ho bellamente ignorato per tre giorni e lasciato cadere, senz’altro motivo che quello di non averle viste.

Tra gli altri quello scherzoso di Marta Traverso, proprio in risposta alla mia battuta sul prendere appunti a mano: Si potrebbe definire atto di boicottaggio tecnologico-culturale 🙂

Già, potrebbe sembrare, vero? Ma per quanto trovi un certo gusto nell’andare per sentierolini miei, questa volta non si tratta di nulla del genere. C’è la questione sentimentale dell’essere affezionata al mio cellulare viola – piccolo, ragionevolmente elegante d’aspetto e perfettamente funzionante dopo sei o sette anni di uso leggero, ma non equipaggiato per interagire davvero con Twitter. Posso cinguettare, ma non vedo le risposte.

E poi c’è The Beastie. The Beastie è il mio netbook e, a dispetto di quel che è, è stato acquistato per non venire mai a contatto con la rete. Mi spiego: in un angolo del mio studio c’è l’Innominatino-cum-Steno, ovvero il computer serio, quello collegato alla rete, quello con la vasta duplice memoria, quello che serve per il lavoro e la comunicazione e le ricerche e la navigazione in genere*.

E poi, come dicevasi in capo al paragrafo precedente, c’è The Beastie, che serve per scrivere. Perché non so voi, ma mi ritrovo (e non da oggi) incapace di scrivere con un qualsiasi grado di continuità a un computer che sia collegato alla rete. E non pretendo che con questo vi facciate una grande idea della mia capacità di concentrazione o di resistenza alle tentazioni, ma è più forte di me: Bridewell? Davvero Thomas Kyd era stato imprigionato a Bridewell? Perchè ho l’impressione di ricordarmi Chelsea, invece? Da qualche parte devo pur averlo letto, ma dove? ‘Spetta ben, che faccio un rapido controllo. Bridewell Prison… Oh guarda: Edmund Campion. Certo, ma Chelsea? Non so nemmeno se fosse davvero una prigione, ma Topcliffe… ‘Spetta ben, che vediamo Richard Topcliffe. Una camera di tortura privata nella sua abitazione di Chelsea… hm, sarà affidabile questo sito? ‘Spetta ben, che cerchiamo qualche conferma altrove. Che cara persona era costui… Rumours. Sì, be’, bound to be, ma Chelsea? Hm… in realtà vado sul sicuro se piazzo Kyd a Bridewell, giusto? ‘Spetta ben, che vediamo se trovo qualche stracciolino di conferma… e perché avevo lasciato aperta questa pagina? Ah sì, Campion. Ma guarda che bella serie di link… ‘Spetta ben, che se mai trovassi qualche notizia aggiuntiva su padre Ballard sarebbe proprio una bella cosa…

E a questo punto, come potete immaginare, è passata un’oretta, non ho scritto una parola, sono perduta per prati che, pur attinenti, non mi ricondurranno al lavoro tanto presto – e stiamo supponendo che mi sia trattenuta dal controllare la posta e che non abbia trovato nulla da cinguettare o da appuntare su Pinterest. E la cosa peggiore è che, mentre lo faccio, mi sento perfettamente a posto, perché non sto perdendo tempo, non sto procrastinando, non sto menando il can per l’aia: sto lavorando sulla documentazione, perbacco! I sensi di colpa, la furia, i numerosi sinonimi di idiota verranno più tardi, quando sarà il cuore della notte, e dovrò proprio cercar di dormire almeno qualche ora prima di andare a scuola e/o a teatro, e avrò scritto 173 parole in tutto…

Per cui capite che devo avere un computer senza nemmeno la possibilità di accedere alla rete, un arnese con cui possa trasferirmi in un’altra stanza senza nulla più che lo stretto indispensabile in fatto di materiale di riferimento e la volontà di scrivere. E allora sì che sono in grado di lavorare, annotando quel che mi manca e le lacune da risolversi tra prima e seconda stesura.

Per cui, se sabato mi sono sentita (e sono parsa) un dodo è perché la mia capacità di resistere alle tentazioni è pari a zilch e, se intendo continuare a scrivere con qualche ombra di risultato, The Beastie non può – ma proprio non può avere nemmeno la remota possibilità di accesso alla rete.**

Spiegato ciò, però, comincio a pensare che forse avrò bisogno di qualche soluzione tecnologica alternativa che mi consenta di non cinguettare alla cieca in casi del genere – e di non apparire una maleducata che avvia conversazioni e poi le tronca. Mi rendo conto che si tratta di un passo pericoloso, perché una volta che avrò la possibilità di connettermi senza dover cercare un Internet point, sarà la fine di quei giorni di vacanza senza rete… ma considerando che sono due anni che non faccio una vacanza, forse il problema non è dei più pressanti. Resta il dubbio del come – o meglio del cosa. Dubito molto che valga la pena di un iPad per questo sporadico tipo di uso – senza contare che il mio Kindle potrebbe essere geloso. Posso accantonare il mio beneamato cellulare viola a favore di uno smartphone di qualche tipo? Esistono soluzioni a forma di chiavetta che mi consentano di rendere The Beastie connettibile just once in a long while?

Studierò il problema, e cercherò di farlo prima del prossimo spostamento, ma intanto raccontatemi: voi come siete organizzati? Quanti devices? E come vi ci destreggiate? Cosa vi serve per fare cosa? Cosa ha rivelato utilità inattese? Cosa è stato deludente?…

______________________________________________

* E tutto considerato, mi vien da domandarmi come diamine non mi sia mai venuto l’uzzolo di dargli un nome più navale. Perché, vedete… ma no, questa è un’altra storia e ne riparleremo.

** E di conseguenza, pesando ben più di un Moleskine, resta a casa in tutti gli spostamenti che non prevedono il tempo e/o la necessità di scrivere.

Digitalia · grillopensante · self-publishing

Rimuginando Su Librinnovando ’12

L’edizione romana di Librinnovando – o quanto meno il convegno, cui ho assistito sabato 28 aprile all’Università di Tor Vergata – è stata istruttiva.

Cominciamo dicendo che, com’è piaciuto agli dei dell’editoria, non sono pervenuti cinguettii indignati in difesa del profumo della carta – o quasi.* Il che, sospetto, conferma la mia teoria secondo cui molti cinguettatori s’indignano sulla sola base dei Trending Topics, e allora – a parità di occhiata volante – un titolo provocatorio come #byebyebook è destinato a scatenare molta più furia di un neutrale e tecnico #librinnovando…

Ciò detto, è stato interessante passare dal Cosa? dell’edizione milanese di novembre al Come? di questa volta. Posto che qualcosa sta succedendo in campo editoriale – qualcosa di cui forse non capiamo ancora bene la portata e le prospettive – come diamine possiamo applicare, integrare e far funzionare queste innovazioni e novità (hardly the same thing, if you get my drift…) all’università, nelle biblioteche, nelle scuole, nella promozione alla lettura, nelle politiche delle case editrici…? Come dovrà/potrà cambiare la pratica in tutti questi ambiti? E, per dirla con la direttrice del Cepell Flavia Cristiano, come si riuscirà ad abbracciare le potenzialità del cambiamento senza perdere per strada la lettura complessa?

Le risposte – o i tentativi di risposta – sono stati vari e diversi.

E devo dire che Gino Roncaglia, pur illuminante nel tratteggiare il quadro della situazione, non è stato incoraggiantissimo. La gente legge meno, ha detto. Il lettori forti consumano meno carta stampata, ha detto – il che non dovrebbe significare necessariamente che leggano meno, perché c’è una fetta di consumo che si sposta sul digitale, ma in realtà in Italia c’è una diminuzione in termini assoluti. Questo non succede, ha detto Roncaglia, dove c’è un ecosistema digitale ben sviluppato su cui i lettori possono spostarsi. Ma in Italia questo meccanismo non funziona, perché i grandi editori stanno reagendo con scoordinato terrore e i piccoli editori non hanno i mezzi e la visibilità per le loro sperimentazioni, e perché l’information literacy è di là da venire e richiederebbe infrastrutture e competenze che non ci sono… Siamo in ritardo, ritardo, ritardo – e i numeri della lettura calano.

Che ci si può fare?

Le risposte più promettenti sono arrivate da progetti già in corso, da realtà che, con le unghie e con i denti, si ritagliano avamposti d’esplorazione in questa terra incognita. E, badate, non parlo di progetti editoriali.

Parlo di Dianora Forza-della-natura Bardi, a capo della sperimentazione didattica digitale del Liceo Lussana di Bergamo, un esperimento interessantissimo che consente ai fanciulli di studiare ed elaborare una pluralità di fonti – cartacee e digitali – imparando metodo e rigore mentre studiano. Non son tutte rose e fiori, se la Prof. Bardi deve ancora lamentare la difficoltà di convincere i docenti a formarsi – eppure che meraviglia sentire un metodo didattico digitale basato su approfondimento, elaborazione originale e “più lettura e studio di prima”, anziché sulla modularizzazione estrema… **

Parlo poi di Luciana Cumino della Biblioteca di Cologno Monzese, dove sperimentano con il prestito digitale  – non solo l’ebook, ma anche l’ereader – e, mentre lo fanno, studiano accuratamente l’evolversi del rapporto tra il lettore e la lettura, tra la lettura e il mezzo, tra l’utente e la biblioteca***, tra la biblioteca e l’editoria… È probabile che questo modello di prestiti gratuiti non possa continuare indefinitamente, se le biblioteche devono restare aperte, ma questa fase di sperimentazione e studio fornirà di certo indicazioni fondamentali per la direzione in cui l’istituzione biblioteca potrà e dovrà evolversi. Detto fra noi, non sono affatto certa che sia una questione di togliere di mezzo i libri fisici per far spazio alla gente – e meno ancora di escogitare nuovi nomi, come ha suggerito Antonella Agnoli. Devo confessarlo: much as I love names, quando Agnoli ha suggerito di ribattezzare le biblioteche “Piazze del Sapere”, non ho potuto evitar di pensare a Robespierre e al suo culto dell’Essere Supremo…

E parlo anche dell’ormai buon vecchio LiberLiber (ma a me piace tanto anche il nome originario, Progetto Manuzio), che per primo ha creato una biblioteca digitale gratuita in Italia, o di OilProject, una sorta di scuola virtuale basata su mutuo insegnamento per mezzo di video tutorials e discussioni in chat.

Tutta gente agguerrita, piena di idee e con gli occhi bene aperti. Ma in tutto questo, gli editori dove sono?

Ecco, l’impressione che ho ricavato da Librinnovando è che gli editori annaspino – i piccoli come i grandi, seppure in maniere diverse.

Quadrino di Garamond va a caccia di facili applausi (“Basta con la scuola dei primi della classe e dei somari! La scuola dev’essere luogo di e per ogni conoscenza!” Punti esclamativi miei – ma insiti nel tono). Andrea Libero Carbone di :duepunti edizioni assume quell’aria di superiore disapprovazione che a tanti (specialmente piccoli) editori piace riservare al self-pub, e dà voce alla certezza che nessun self-publisher sia in grado di offrire un prodotto di qualità al lettore – ed eFFe è diventato uno dei miei eroi, intervenendo dalla platea per pizzicare ALC e tanti suoi colleghi su questa mistica dell’editoria… Manicardi di Barabba Edizioni è un simpatico personaggio che pubblica per hobby, ammonisce editori e self-publishers alike in parabole fantasy e lo fa con un irresistibile accento carpigiano – ma non si può considerare un editore a nessun effetto pratico. Brugnatelli di Mondadori propone un modello di autopubblicazione appoggiato a una community/workshop di scrittori non dissimile da quel che già fanno Penguin e Harper Collins e con un nod ideale al progetto 826 Valencia, ma non lo sa difendere da obiezioni talvolta più ideologiche che sensate.

Perché diciamolo: l’idea Mondadori non ha nulla di così profondamente malvagio in sé, ma offrire il fianco alle accuse di volerla passare per qualche tipo di no-profit è stata un’ingenuità incomprensibile. E badate bene, non lo sarebbe stata in un mondo in cui fosse possibile rispondere: certo che Mondadori vuole guadagnarci – e perché no? Mette in vendita dei servizi, cerca di farlo a un buon livello e secondo una certa ottica, vuole creare un ambito in cui lavorare su quella qualità che si dice essere fuori dalla portata del self-publisher medio… whatever – ma a qualche genere di prezzo.

Ecco, in Italia questo non si può dire – almeno non ad alta voce, così come è bad ton suggerire che attorno alla letteratura giri un’economia, o che chi scrive possa volersi aspettare qualche genere di ritorno economico. Insomma, perdonate se adesso viro un pochino verso il rant, ma la mia parte anglosassone s’infuria all’idea che in Italia, a livello editoriale così come a livello tecnico, sia anatema dire che la scrittura è un mestiere. E di conseguenza Brugnatelli non sa né può difendersi come sarebbe logico fare. E no: non ho davvero nessuna simpatia per Mondadori, ma non ne ho nemmeno per chi mi etichetta come sciatta e incapace sulla fiducia***, né per chi siede nel foro e lamenta la calata dei barbari, né per chi sventola il mito della scrittura ispirata e spettinata e pura da contatti con il crasso e vile mercato.

E quindi?

E quindi credo che Roncaglia e Calvo abbiano ragione: l’editoria sta reagendo nel panico più scomposto – chi all’avvento del digitale tout court, chi all’emergere del self-publishing. Forse l’editoria spera che passi tutto. Forse sta digerendo il fatto che per ora il digitale non crea nuovi lettori – ne sposta soltanto. Forse sta cercando di decidere se può perdere un tram che in Italia è ancora parecchie fermate indietro – dopo tutto la fetta di mercato degli ebook è ancora sotto il punto percentuale.

L’impressione è che siamo in ritardo, ritardo, ritardo – e che ci resteremo a lungo. E però a Librinnovando c’era gente su cui pare di poter contare per qualcosa che non sia starsene seduti ad aspettare i barbari. Alla fine della giornata me ne sono venuta via con aspettative deluse e aspettative nuove o rinnovate. Ci sono le scuole istituzionali e virtuali che formano nuove generazioni di lettori e alfabetizzano i cosiddetti nativi digitali. Ci sono le biblioteche che si ripensano nel contesto nuovo. Ci sono quegli scrittori che stanno facendo della rete un luogo di sperimentazioni letterarie e culturali.**** C’è la gente di Librinnovando che ha l’enorme merito di tener viva la discussione in proposito. E si spera che ci siano i lettori, che negli ultimi decenni non hanno avuto troppo spazio per discriminare, ma possono imparare a farlo, se solo se ne vedranno offrire l’occasione.

__________________________________________

* Salvo forse quando Brugnatelli di Mondadori ha detto che la difesa del profumo della carta è vastamente dissennata – e anzi, certe combinazioni di carta, colla e inchiostro riescono anche a puzzare. Questo ha scatenato a small volley, ma molto più ironico che altro. E – forse sarò cinica – credo che, se l’avesse detto chiunque altro in sala, non ci sarebbe stato nemmeno quello.

** E a questo proposito devo dire che Quadrino di Garamond non mi ha convinta particolarmente nel suo appassionato plea in favore di una conoscenza che non significa “ripetere, ma creare, condividere, collaborare.” All very well (uno slogan del genere non poteva non piacere – e difatti è piaciuto molto), ma dov’è che si parla di consolidare? Non so, ma non riesco a non dubitare che un’estremizzazione di questa teoria, presa da sola, finisca col rendere tutta la conoscenza effimera…

*** Perché dopo tutto sono una self-publisher, ricordate?

**** E quello di Roncaglia è stato, temo, l’unico accenno all’esistenza del fenomeno. E qualcuno ha anche lamentato l’assenza degli scrittori – con l’eccezione di Sergio Covelli, presente in veste di self-publisher e guerilla-marketer. Magari la prossima volta…

Digitalia · self-publishing

Librinnovando II

librinnovando, ebooks, convegno, roma, editoria digitaleOggi pomeriggio, esaurita la mia razione settimanale di Dickens, parto per Roma – destinanzione Librinnovando, seconda edizione.

Qui c’è il programma generale, e qui quello del convegno di domani, dove si parlerà di biblioteche, di didattica e di self-pulishing.

Come sempre, per chi non può essere a Tor Vergata, ci sarà modo seguire tutto a distanza, grazie ai bookbloggers di Ledita che cinguetteranno il convegno, e allo streaming curato da RaiEdu.

Vado piena di curiosità – sapete che quel che ha a che fare con l’editoria digitale m’interessa molto, ma i sono momenti in cui temo che la discussione in materia stia cominciando a incartarsi (ha, the pun!) un pochino. Non so voi, ma a tratti ho la sensazione che si cominci a sentir ripetere sempre la stessa manciata di argomenti… ebbene, prima che tutto questo si riduca a un’affannosa passeggiata circolare all’ombra di potenzialità che non sbocciano, c’è ancora tutto il tempo di cercare spunti nuovi. Per esempio le potenzialità narrative che si accompagnano alla rivoluzione tecnologica. Per esempio il fatto che forse, invece che aspettare che il modello anglosassone cominci a funzionare anche qui, si può pensare a qualcosa di diverso… E faccende come Librinnovando sono i luoghi ideali per questi fermenti.

Quindi vado piena di curiosità. Ne riparleremo.

Digitalia

Recupero Tesori Sommersi

E oggi volevo segnalare questo progetto avviato su Kickstarter: Save the Sci-Fi!

Prima di tutto, voi lo sapete che cosa è Kickstarter? Io l’ho scoperto di recente: è una piattaforma dedicata alla raccolta di fondi per progetti creativi e commerciali. Si presenta un progetto (dalla pubblicazione di un libro alla creazione di un allevamento di api a Brooklyn), si pone un obiettivo e si chiedono finanziamenti offrendo segni di riconoscenza commisurati all’entità del finanziamento – dall’adozione di un’ape* alla chiave di un negozio di libri…

I progetti restano attivi per un massimo di sessanta giorni, e alla fine si procede alla raccolta dei finanziamenti solo se la somma delle cifre offerte raggiunge o supera quella richiesta inizialmente.

L’idea è ottima, e molto americana in principio e, a giudicare dalle cifre che si vedono sul sito, può funzionare col giusto tipo di progetto e di pubblicità.

Apparentemente il progetto di cui vi parlo ha avuto tutto il successo possibile – and then some, visto che ha raccolto più del quadruplo dei finanziamenti richiesti per avviarlo.

Così adesso immagino che i membri del gruppo Singularity & Co. siano impegnati a organizzarsi per recuperare e ripubblicare in versione digitale i vecchi classici di fantascienza ormai fuori catalogo e altrimenti destinati all’oblio…

bello, vero?

Ora, dite la verità: non vi è mai capitato di digrignare i denti di fronte alla scelta di titoli digitali? I classici tornati nel pubblico dominio da un lato, le nuove uscite dall’altro – e in mezzo il nulla. Non avete mai desiderato il resto? I titoli che sono fuori catalogo senza essere pubblico dominio? Ebbene, ecco Singularity & Co.

E a questa magnifica idea arrivo dal lato della fantascienza principalmente perché da qualche tempo frequento in rete gente molto fantascientifica, ma le potenzialità di progetti di questo genere non hanno fine. Vero è che non tutti i generi saprebbero raccogliere questo genere di entusiasmo, ma spero tanto che qualcuno ci provi con i vecchi romanzi storici – tutti quei titoli che adesso bisogna dissotterrare dai banchetti digitali dei sellers di Amazon…

Singularity & Co. è formata da gente di senso pratico: la presentazione del progetto include l’intenzione di venire a capo della questione dei diritti d’autore per decine e decine di vecchi contratti che non contemplano i diritti digitali, dando a ciascuno il dovuto – hence la necessità di finanziamenti.

“Meglio ancora,” promettono questi meritevoli pionieri, “una volta che avremo messo insieme un metodo per farlo, lo renderemo pubblico, così che il salvataggio digitale non debba limitarsi alla fantascienza.”

Ormai il progetto in questione è abbondantemente finanziato e, spero, sulla strada della realizzazione. Auguro a Singularity & Co. la miglior fortuna e un destino di capostipite – perché se è senz’altro vero che le potenzialità del digitale vanno ben al di là della semplice digitalizzazione del cartaceo, non vedo una ragione al mondo per cui quel che è stato scritto per la carta debba necessariamente essere condannato all’oblio senza appello.

_____________________________________________

* E sì, lo ammetto: questa cosa delle api a Brooklyn mi affascina. Per la cronaca, mancano ancora 9 giorni e le promesse coprono il 61% dell’obiettivo. Non sono certa che andrà a buon fine. Peccato.  – ETA 17.IV: E invece è andato in porto. Un alveare cresce a Brooklyn!

 

Digitalia · libri, libri e libri · self-publishing

Bye Bye Profumo Dei Libri?

bye bye book? ebook, cartaceo e digitaleSabato ho seguito a distanza via Twitter parte di Bye Bye Book? – giornata di studi su ebook, self publishing e futuro dell’editoria tenuto a Empoli.

La faccenda è stata interessante anzichenò, con qualcosa di nuovo (specialmente in fatto di self publishing e biblioteche*), qualcosa di già sentito a Librinnovando e, se dovessi trovarci qualcosa di blu, direi che l’audio dello streaming non era di grande aiuto. Per fortuna c’erano i Book Bloggers di Ledita che, capitanati da Marta Traverso e Silvia Surano, twittavano forsennatamente a beneficio di noi gente lontana.

Epperò, perdonatemi, non è tanto dei contenuti di BBB che voglio ciacolare oggi, quanto di un certo chiasso twitteresco che si è prodotto attorno alla manifestazione e al suo hashtag #byebyebook. Per i non-cinguettanti, il termine hashtag indica una specie di parola d’ordine provvista di cancelletto che, inserita all’interno dei cinguettii rilevanti, facilita la vita a chi vuole seguire l’andamento di un discorso articolato su Twitter. Perché sì, su Twitter si fanno anche discorsi articolati – a 140 caratteri per volta.

Posso solo supporre che molta gente non segua questa procedura, però, e si limiti a pescare nell’elenco degli hastags più cinguettati e indignarsi sulla fiducia… perché non avete idea di quanta gente, nel corso della giornata, si sia scagliata contro BBB con cinguettii tra il fervido e il furibondo.

Vero è che il titolo era volutamente provocatorio, vero è che il fondamentale punto interrogativo è andato perso piuttosto presto nel cinguettante furore, ma ho difficoltà a credere che le schiere di annusatori di libri all’assalto avessero speso anche solo cinque minuti a rendersi conto di quel che si discuteva davvero a Empoli.

O forse invece la mia difficoltà è infondata – e allora andiamo assai peggio. In realtà non è come se non avessi fatto esperienza diretta dello sguardo tra inorridito e sprezzante di cui capita di venir gratificati quando ci si confessa e-lettori. Non so se vi sia mai successo: vi guardano come se vi sospettassero di organizzare biblio-autodafè nel giardino di casa – un incrocio tra Leone III Isaurico e il Capitano Beatty di Fahrenheit 451. E voi spiegate di avere tante belle pareti colme di libri cartacei che amate molto, che avete letto e leggete con piacere, che trattate con un rispetto ai limiti della venerazione – solo che avete anche un eReader, sul quale leggete tanti ebooks, e la lettura vi piace altrettanto, per non parlare della possibilità di portarvi in giro mezza biblioteca nella borsetta… bye bye book?, fahrenheit 451, ebook, cartaceo e digitale

Allora scatta la fase successiva, nota con la sigla MVM. “Ma Vuoi Mettere…?” vi chiedono. Vuoi mettere il piacere di un libro cartaceo? Vuoi mettere la copertina da accarezzare? Vuoi mettere il fruscio delle pagine? E, soprattutto, vuoi mettere il profumo di carta e inchiostro?

C’e gente che queste cose ve le dice con uno scintillio negli occhi, tra fanatico e sensuale, e voi non capite bene se i libri li leggano o ci facciano l’amore – e, ci crediate o no, sabato scorso, a commento di una giornata di studi in cui si discettava di apertura delle biblioteche alle nuove tecnologie, di differenza tra vanity press e self publishing, di open access e di evoluzione del ruolo dell’agente letterario, un sacco di gente cinguettava rabbiosamente in questi termini.

Altro che byebyebook! Niente di digitale potrà mai sostituire il piacere di un libro! Carta tutta la vita! I libri bisogna toccarli, annusarli, sentirli! Viva il profumo della carta! L’ebook mortifica il tatto e l’olfatto! Perdere il profumo della carta è come perdere una parte di noi! Semmai, bye bye ebook!!!

E non sto citando nessun tweet in particolare, ma vi riporto il sugo e il tono di molti di essi. Troppi di essi. E poi c’erano quelli che bollavano BBB come l’ennesima mock-battle cartaceo/digitale – ciò che non era affatto, ma che doveva sembrare, a giudicare soltanto dal lato Twitter.

can-newbook.jpegE non posso fare a meno di levare le sopracciglia davanti a questa sorta di resistenza anti-digitale arroccata sul profumo della carta… è questo l’unico argomento che hanno da opporre? Altra cosa di cui non posso fare a meno è pensare ai produttori di margarina olandesi che dieci o quindici anni orsono ottennero dalla Corte Europea di Giustizia l’interdizione a importare margarina belga** – che margarina era, ma in confezioni esagonali anziché quadrate, e i consumatori belgi erano abituati alla margarina quadrata…

Ecco, temo che a questi Odoratori del Libro*** sfugga del tutto il senso di quel che sta accadendo.

Nessuno nega il fascino del libro di carta, nessuno ne complotta con malvagità deliberata il tramonto, ma le cose stanno cambiando. L’editoria cambia, il concetto di pubblicazione cambia, le potenzialità per autori e lettori cambiano, la tecnologia cambia. Cambia anche la lettura? Non lo so. Non ho mai nascosto le mie perplessità di fronte agli enhancements – l’impressione che la lettura assistita sia un processo mentale diverso, e che la differenza tra un’edizione manuziana e un file .mobi sul mio Kindle non sia tanto radicale quanto quella tra il .mobi e l’enhanced ebook… Ma davvero mi domando se gli annusatori, con i loro perenni lai sul profumo della carta, non si accorgano di essersi attestati a difendere una linea che ha ben poco a che fare con la battaglia in corso.

Mal che vada, immagino, potranno consolarsi spruzzando Smell of Books prima di ogni sessione di lettura – e considerarsi fortunati, perché nessuna delle altre questioni in gioco avrà una soluzione pronta in lattina.

___________________________________________

* E qui volevo segnalare l’intervento di Luciana Cumino, dell’attivissima Biblioteca di Cologno Monzese, con la sua interessante storia di sperimentazioni e aperture alle nuove tecnologie.

** Or was it the other way ‘round? Sinceramente non mi ricordo…

*** Mi piacerebbe attribuirmi il merito della definizione, ma è del Dr. Dee, over at strategie evolutive.

anglomaniac · Digitalia · libri, libri e libri

Bicentenario Dickensiano

charles dickens, bicentenario dickensianoCome oggi 200 anni fa, il 7 febbraio 1812, nasceva Charles Dickens.

Ne parleremo ancora, nel corso dell’anno, ma intanto oggi è Il Giorno, e SEdS non poteva lasciarlo passare senza farne motto, vi pare?

Avevo in mente il consueto elenco di link, ma poi mi son detta che per bacco, questo non è un compleanno qualsiasi. Un bicentenario non capita tutte le settimane, giusto?

E allora ho pensato di mettere insieme Dickens – A Bicentennial Chapbook.pdf.

Non sto a dirvi che cosa c’è dentro – lo scoprirete presto scaricando. Essendo un chapbook, è un pidieffino piccolo piccolo – undici pagine appena. Consideratelo un piccolo antipasto, uno stuzzichino in vista degli abbondanti post, rimuginamenti e link dickensiani che capiteranno nel corso di quest’anno, ogni tanto – quando meno ve lo aspettate…

Digitalia · pennivendolerie · teatro · virgilitudini

Al Volo

Posterellino indebito per due piiiiiiccole comunicazioni:

1) Su Plutonia Esperiment, il blog di Alessandro Girola, è uscita oggi questa recensione de L’Itala Giuditta. Mi piace particolarmente perchè spiega come la Giudi possa piacere almeno un po’ anche agli steamers duri e puri – categoria cui non appartengo e per la quale non ho scritto. La mia idea era di mescolare gli elementi base del genere con il linguaggio dei libretti d’opera… A quanto pare, avrei potuto fare di peggio.

2) Oggi pomeriggio alle 17.00, presso l’Università della III Età (Via Mazzini, 28 – Mantova), presentazione di Di Uomini E Poeti. Presenta Mario Artioli (who happens to be both man and poet), e intervengono Francesca Campogalliani (la Regina Amata) e l’autrice, di cui al momento mi sfugge il nome…

Fine del posterellino.

Digitalia · Gl'Insorti di Strada Nuova · self-publishing

Gl’Insorti di Strada Nuova

È con una certa emozione (e con notevole sollievo – se state leggendo qui vuol dire che null’altro è esploso, deragliato, naufragato o altrimenti andato storto, ed era tutt’altro che scontato) che vi presento…

 

gl'insorti di strada nuova,ebook,pdf,epub,kindle,amazon,self-publishing,romanzo storico,metaromanzo


Il mio più serio sforzo in fatto di self-publishing è finalmente disponibile in versione KindleePub e PDF.

Vi ricordo la presentazione su Twitter oggi pomeriggio a partire dalle 17.00. Cercate @laClarina e seguite l’hashtag #stradanuova. Sarò lì a twittare e rispondere.

E a questo punto non posso che invitarvi a scaricare, regalare per Natale, leggere, commentare, spargere la voce, discutere, recensire… Soprattutto, vi sarò grata se vorrete farmi sapere che cosa ne pensate.

Buona lettura!

 


 

//

Ultima Books Store

Digitalia · Gl'Insorti di Strada Nuova · self-publishing

Arrivano Gl’Insorti – Per Davvero

CoverPiccola.jpgE finalmente, dopo ogni genere di peripezie, magagne, traversie, odisseuzze, cantonatelle e travasetti di bile, ci siamo.

Domani è il giorno: domani esce Gl’Insorti di Strada Nuova.

L’eBook sarà disponibile da domani mattina in formato PDF, Mobi per Kindle ed ePub – controllate qui o sul sito per scoprire come e dove.

Presentazione su Twitter a partire dalle 17.00 – per partecipare cercate di @laClarina. C’è un bottone apposito nella colonna qui a sinistra, lo vedete?

Intanto potete leggere l’incipit, guardare il trailer e scoprire personaggi e ambientazione. Anche sull’autrice, volendo – ma se siete lettori di SEdS, odds are che sappiate di me quel che c’è da sapere. Però forse qualche piccola sorpresa potete trovarla…

E per ora, lasciate che torni ai miei ultimissimi frenetici preparativi.

Ci vediamo domani!

Digitalia · grillopensante · tecnologia

Un (e)Romanzo Nella Cappelliera

Avevo detto che ne avremmo riparlato, ed eccoci qui. Torniamo a rimuginare su Librinnovando, o piuttosto sulla sessione “Contenuti & Contenitori: l’evoluzione dell’eBook e nuovi contenuti editoriali”, che si è rivelata singolarmente istruttiva nella sua capacità di sollevare dubbi e domande. E questo, preparatevi, sarà un post pieno di dubbi e di domande.

Il sugo della sessione era, apparentemente, che l’editoria dispone di nuovi e straordinari mezzi e, per sfruttarne appieno le potenzialità, non basta buttare nel calderone digitale il materiale cartaceo esistente così com’è: occorre crearne di nuovo, pensato in funzione delle possibilità dei nuovi mezzi.

So far, so good. Un testo o un’illustrazione nati per la lettura tradizionale sono proprio “solo” questo, e poco importa che li si veda su carta o su uno schermo, ma le nuove tecnologie consentono di guardare in quelli che il fumettista Tito Faraci ha efficacissimamente descritto come “gli spazi bianchi tra le vignette”…

A illustrare il concetto in modo particolarmente vivido ci ha pensato Giorgia Conversi di Elastico App, mostrandoci in video l’anteprima della bellissima app per iPad Pinocchio. Bellissima e stupefacente (date un’occhiata qui per convincervene): il piccolo “lettore” ha la possibilità di esplorare e spostare  tutti gli elementi delle illustrazioni, scoprendo quel che c’è dietro. Attraentissimo, in via di principio: da bambina sognavo di entrare nei libri, esplorarne il mondo e incontrarne i personaggi… devo ammettere che il lavoro di Elastico App ci va abbastanza vicino. L’app dialoga con il “lettore” a più livelli – più o meno latenti, come dimostra la scena celebre in cui pinocchio si brucia i piedi addormentandosi davanti al camino, e la musica, una tenera ninnananna, è pensata nel preciso intendo di rallentare la percezione della drammaticità della scena. Solo in un secondo momento il “lettore” nota il problema di Pinocchio – assistito da un provvidenziale fulmine sullo sfondo. E questa, lasciatemelo dire, è regia a tutti gli effetti. 

Molto bello, ma quali sono gli sviluppi di tutto ciò? In che direzione si sta andando, di preciso?

Intanto si capisce che la letteratura per fanciulli è destinata ad essere un campo privilegiato da questo punto di vista e, dice Marco Dominici, lo stesso vale per la didattica, in un’ottica di abbandono dell’apprendimento lineare. Una didattica flessibile e scomponibile, una didattica personalizzabile all’estremo. E qui devo dire che Dominci è una persona molto in gamba e un ottimo oratore, ma non finisce di convincermi. È possibile che io sia soltanto vecchia, ma quando sento parlare di approfondimenti costituiti da “una serie di piccoli – ma piccoli, eh? – moduli”, solleverei volentieri le antenne, se ne avessi. È davvero possibile approfondire alcunché a colpi di piccoli – ma piccoli – video di due minuti? Non dubito che brevità e impatto visivo favoriscano l’apprendimento, ma tutto ciò mi ricorda un po’ il modo in cui, al Ginnasio, nei momenti di disperazione mettevo in musica elenchi e formule che non riuscivo a memorizzare. A vent’anni di distanza sono in grado di canticchiare che nella Quollà etiope si coltivano dura, mais, cotone e tabacco*, e posso richiamare le proprietà delle particelle grazie a un certo Studio di Chopin… il problema è che non ricordo né cosa fosse la Quollà né a quali particelle appartengano le propietà. Brevità e impatto visivo (o sonoro nel mio caso) hanno funzionato come escamotage d’emergenza, ma non come sistema di apprendimento altro che mnemonico. E poi vogliamo parlare dell’apprendimento incrementale? Forse può non essere del tutto necessario in fatto di lingue (almeno una volta superato un livello base), ma si può davvero studiare la storia in modo non lineare? Come capirò il Medio Evo se non ho studiato l’Impero Romano? E l’Impero senza la Repubblica? Che ne sarà del rapporto di causa ed effetto e della soglia di attenzione quando i discenti avranno a che fare con una vasta scelta di brevi moduli misti assortiti?

E a dire il vero, non posso fare a meno di pormi la stessa domanda a proposito dei lettori. I libri tradizionali continueranno ad esistere, si dice. La lettura pura non scomparirà. Vero – almeno nelle intenzioni, ma quale sarà l’atteggiamento di fronte alla lettura pura dei nativi digitali allevati ad app come quelle realizzate da Jekolab? Silvia Carbotti ci ha presentato alcuni degli adorabili prodotti realizzati dallo studio, come questi Tre Porcellini, destinati a un pubblico prescolare e realizzati in collaborazione con la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Torino. Anche qui, come in Pinocchio, la parola chiave è interattività: i piccoli “lettori” sono incoraggiati a esplorare il mondo della storia mentre una voce narrante racconta quel che accade. “Volevamo una voce femminile, calda e accogliente, che richiamasse l’idea di una mamma,” ha detto Carbotti. “Volevamo creare un’esperienza di lettura attraente e accattivante.” Già, ma proprio questo è il punto cruciale: si tratta davvero ancora di un’esperienza di lettura? Qual è la differenza tra I Tre Porcellini di Jekolab e una app contenente un gioco? Che cosa ne fa un libro?

Perché è logico immaginare che il bimbo cui sono destinati i Porcellini, quando avrà tra i sei e gli otto anni leggerà il Pinocchio di Elastico – e in proposito Conversi ci ha raccontato una storia molto interessante. Pare che il progetto originario non prevedesse una voce narrante. “Ci aspettavamo che i bambini di quell’età leggessero il testo semplificato accostato alle illustrazioni.” Poi è successo che il blog del progetto, su cui era possibile seguirne e commentarne l’evoluzione, sia stato inondato di richieste di genitori che bramavano una voce narrante – e così Elastico ha aggiunto una narrazione affidata a più attori e provvista di effetti sonori. “E ci siamo accorti che era meglio così, perché il testo, che prima restava in secondo piano rispetto agli enhancements, tornava ad essere rilevante.”

Ecco che ci siamo. O mon présage fatal… Il testo, vedete, non è più in primo piano. Non è più così rilevante, perché è soffocato dagli enhancements e da solo non ce la fa a catturare l’attenzione del piccolo “lettore”.

E quindi, dov’è finita l’esperienza di lettura? A tre anni il lettore in fieri sposta porcellini e lupi in giro per uno schermo, a otto gioca con le meravigliose illustrazioni di Pinocchio e (forse) ascolta la storia letta dalle voci recitanti, e a quindici apprende la storia della letteratura in moduli non lineari corredati da approfondimenti di due minuti. Quando, come, dove, da chi verrà iniziato alle gioie, alle fatiche e all’enorme soddisfazione intellettuale della lettura pura? Al rapporto individuale, imprevedibile e mai esausto tra il lettore e il testo?

Ecco, in tutto questo parlare di interattività mi sembra che ci si lasci sfuggire qualcosa. C’è un’altra collana di app prescolari di Jekolab – deliziosa e inquietante ed estremamente simbolica, I think. Si chiama Ditamatte, ed è una i-versione del buon vecchio libro da colorare. Date un’occhiata al video, e vedrete che il gioco consiste nel toccare la schermata su cui appare un disegno in bianco e nero che si colora al contatto. Immagino che sia divertente, ma se ho capito bene non c’è modo di scegliere i colori e non c’è modo di uscire dai contorni, perché è tutto già predisposto – si tratta solo di toccare la superficie con un sufficiente grado di energia**. Il grado di interattività manuale è elevato – ma dov’è l’interattività intellettuale? Dove sono le scelte, le intenzioni, il gusto, gli errori e la fantasia del bambino? Lo stesso, temo, vale per la lettura: l’idea di futuri lettori troppo occupati a badare a quel che fa il marchingegno per fare qualcosa a loro volta – e magari anche per badare a quel che ha fatto lo scrittore – mi sconcerta. Molto.

Qualche anno fa era uscito un romanzo storico in forma epistolare di cui non ricordo né il titolo, né l’editore né l’autrice (ma brava, Clarina!). Ciò che ricordo è che era uscito in due versioni – quella tradizionale e quella “nella cappelliera”. A un prezzo esorbitante, era possibile avere, anziché un volume a copertina rigida, una cappelliera piena di lettere manoscritte, disegni e fotografie sbiadite – il tutto dall’aria molto autentica. Era molto bello ed era, non c’è altro modo di definirlo, un ur-enhancement. Era anche dissennatamente costoso e rimase un’isolata eccentricità editoriale. Adesso è possibile ricreare un’esperienza del genere in modo virtuale per una frazione del costo, in modo assai più accessibile e comodo.

Ma siamo sicuri di volere libri, didattica, storie per bambini – tutto confezionato in cappelliera, colorato, attraente, accattivante, predigerito e pieno di bells&whistles? Perché non posso fare a meno di chiedermelo: dentro la e-cappelliera manipolabile, manipolatrice e (forse) interattiva, che ne è dell’individualità, dello spirito critico e dell’immaginazione del lettore?

________________________________________

* Sulla melodia di “Maramao Perché Sei Morto”, in case you wonder.

** E devo proprio chiedermelo: quanto è robusto lo schermo di un iPad?