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Qualcosa – qualcosa… la storia del libricino rosso e grigio

È un arnesetto in brossura della Dover Thrift, sottile sottile, con le pagine un po’ ingiallite all’orlo e le mie iniziali timbrate a secco nell’angolo destro in alto del frontespizio… e non mi ricordo da dove arrivi.

Pubblicato nel 1997, si dice nel colophon, e quindi non può venire da Cardiff, e men che meno da Edimburgo – e so per certo che lo avevo già nell’estate del ’98, più di un anno prima che mi trasferissi a Londra. Quindi immagino che la mia piccola raccolta di racconti di Crane venga da Pavia – dove più di una libreria era ben fornita di titoli in lingua originale.

Stephen Crane, “The Little Regiment” and other Civil War Stories – unabridged, dice la copertina – e deve essere stato uno di quegli acquisti d’impulso… All’epoca di Crane sapevo solo che: 1) era l’autore di The Red Badge of Courage (che non avevo letto); 2) era morto giovane; 3) era stato amico di Conrad, e una tra le varie ispirazioni combinate nel protagonista eponimo di Lord Jim. In fact, Conrad aveva modellato l’amicizia fra Marlow e Jim sulla sua con l’assai più giovane Crane… il che mi colpisce come una buona ragione per avere acquistato il librino.

Dentro ci sono sette racconti: A Mystery of Heroism, A Gray Sleeve, Three Miraculous Soldiers, The Little Regiment, The Veteran, An Indiana Campaign, e la storia natalizia An Episode of War. Per qualche motivo, alla prima lettura, quello che mi colpì fu A Gray Sleeve, ovvero Una Manica Grigia.

Nulla di così viacolventesco, è chiaro – ma…

E badate, non trovo – e non trovavo allora – che sia la storia migliore della raccolta. Anzi, semmai è un po’ più blanda delle altre. Oh, è una lettura perfettamente piacevole – ma meno memorabile, per dire, di The Little Regiment o An Episode of War… E nondimeno A Gray Sleeve fu quel che scelsi per sperimentare un adattamento teatrale.  Ero molto, molto inesperta, all’epoca – ma non così inesperta da non vedere che, se non altro, per struttura, personaggi e singola ambientazione, questo particolare racconto aveva la forma giusta per un piccolo atto unico.

Ed è proprio quel che feci, a qualche punto dell’estate del 1998. Scritto a mano, se ci credete, nel mio mezzo-diario-mezzo-taccuino dell’epoca, in inchiostro stilografico turchese – of all things! Yes – yes, et in Arcadia ego… Ma insomma, inchiostro azzuro o meno, ne saltò fuori un atto unico piccino picciò, in cui era evidentissimo come la storia – i soldati in territorio ostile, la ragazza che cerca di proteggere il fratello ferito, il nonno amareggiato, l’ufficiale perplesso… – si sarebbe potuta svolgere durante qualsiasi guerra civile, anzi, qualsiasi guerra di qualsiasi tipo in qualsiasi periodo storico. Il che mi sembrava avere del potenziale di per sé – ma, all’epoca, non mi veniva in mente nulla di meglio che una ripetizione in costumi differenti… Un’idea noiosissima, vero? Così lasciai perdere, e tanto l’adattamento quanto il libro scivolarono in un mezzo oblio, con l’eccezione di una battuta di dialogo. “C’è qualcosa – qualcosa…” osserva nervosamente un tenentino, nell’intravedere l’eponima manica grigia alla finestra… E quel “qualcosa – qualcosa” divenne rapidamente mio per indicare un’impressione indefinita o quel che non riesco ad afferrare del tutto. Strano quel che ci resta delle letture a volte, nevvero?

Stephen Crane

Ebbene, fastforward di qualche anno, alla sera in cui, durante un corso di scrittura, tirai fuori il libricino rosso e grigio, e lo portai ai miei allievi, per illustrare l’arte d’iniziare una storia. Lessi ad alta voce un paio degli attacchi di Crane, sempre così bruschi ed evocativi – e agli allievi piacquero tanto che uno di loro mi chiese in prestito il libro. Ormai si sa che non sono capace di rifiutare questo genere di richieste, e così guardai il ragazzo in questione andarsene con il mio Crane… Poi il corso finì senza che il libro ricomparisse – ma rimasi in contatto con diversi allievi, compreso il prestatario, e quindi non mi preoccupai soverchiamente.

Ogni tanto chiedevo notizie di Crane, e E. prometteva di portarmelo la prima volta che fosse capitato da queste parti… solo che non succedeva mai – e io giunsi alla conclusione che il mio libricino rosso e grigio fosse andato perduto. E. negò con veemenza: no, niente affatto… solo che… ecco, doveva essere rimasto a casa dei suoi genitori e… alla prima occasione… dovevo solo avere un po’ di pazienza… Confesso di avere tormentato E. senza misericordia, poor fellow, finché non ritrovò il libro e me lo mandò per posta.

Hooray!

Come Miss Prism con la borsa da viaggio, ero molto felice di riaverlo e, a titolo di festeggiamento, lo rilessi da cima a fondo. E, una volta di più, mi domandai che cosa mai mi avesse fatta affezionare così tanto ad A Gray Sleeve. Così recuperai il mio adattamento in inchiostro turchese e rilessi anche quello e, come mi pareva di ricordare, non aveva nulla in particolare che non andasse – ma gli mancava… well, gli mancava qualcosa – qualcosa. Così sospirai, scossi il capino e rimisi via libercolo e taccuino, immaginando che fosse finita lì.

Ma naturalmente, queste cose non si limitano mai a finire lì, vero? Qualche giorno fa, cercando tutt’altro, mi è ricapitato in mano The Little Regiment and Other Civil War Stories. E di nuovo c’era A Gray Sleeve, a farmi metaforico cenno…  Così ho riletto la storia ancora una volta, e sono andata a ripescare il taccuino, e qualche idea ha cominciato a guizzare sotto la superficie, e ho preso qualche appunto, e poi qualche altro appunto, e… e… E si sta facendo molto chiaro che non ho affatto finito con Una Manica Grigia. Qualsiasi cosa manchi a questa storia, non è la testardaggine: all else apart, sembra proprio decisa a non permettermi di lasciarla perdere finché non ne avrò fatto… qualcosa – qualcosa.

 

 

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