angurie · blog life · Utter Serendipity

Junker, Agrifogli e Mongolfiere

Ogni tanto mi prende la curiosità di vedere per quali vie la gente arrivi a SEdS, e allora consulto l’apposita sezione delle statistiche dettagliate, là dove si elencano le parole chiave.

È, nella maggior parte dei casi, un affascinante esercizio, dal quale si scopre, ad esempio, che dall’inizio di novembre il 9,42% dei lettori giunti qui via motore di ricerca voleva lumi sull’agrifoglio.

Inclino a credere che il 9,42% abbia trovato quel che cercava, perché non me ne ricordavo più, ma in effetti, un paio d’anni fa, ho parlato di agrifoglio in un post dicembrino

E si vede proprio che siamo in novembre*, perché ai cercatori di agrifoglio vanno aggiunti i coristi che vogliono la partitura della Carol of the Bells (3,3%; buon lavoro! E sì, lo spartito c’è…) e uno 0,94% che ha dubbi sul concetto di albero di Natale – e di fatto ha cercato “albero di natale concetto”.

Poi c’è il Questionario di Proust, che non manca mai da quando qualcuno ha linkato il post dalla relativa pagina di Wikipedia. A dire il vero, il post è un’applicazione narrativa del questionario, per cui non so se sia davvero quello che un consultatore di enciclopedie può cercare, ma tant’è.

La gente che arriva cercando “chiara prezzavento” o “senza errori di stumpa” è chiaramente al posto giusto, e penso che chi era a caccia di “glenarvon”, “l’amico ritrovato variazioni di tipo narrativo” e, tutto sommato, “calvin e hobbes”, possa avere trovato quel che cercava. Per Giovanni Giustiniani Longo non saprei. Dipende, ma forse no. L’ho nominato qualche volta a proposito della caduta di Costantinopoli, ma nulla di più. Il che è quasi un peccato, perché tutto sommato è un personaggio interessante. Vedremo.

Poi cominciano le cose un tantino più esoteriche. O forse non del tutto, ma sono abbastanza affascinata dal navigatore che cerca “libro più bello di asimov”… C’è di buono che, nei commenti a questo post, avrà trovato un certo numero di ottimi consigli di lettura.

Peggio dev’essere andata a chi voleva notizie sugli “junker prussiani” e “frasi di cyrano de bergerac”. In fatto di Prussia, credo di ricordare soltanto una discussioncella – o forse due – sul Barone Rosso. E potrei sbagliarmi, ma doveva trattarsi più di commenti che di post. Al contrario, su Cyrano ho postato in abbondanza (tra l’altro, è uno degli Sbregaverze), ma temo che a frasi andiamo male. Che poi, SEdS non è uno di quei siti di citazioni, ma non posso fare a meno di domandarmelo: leggere il libro no?

E lo stesso vale per “palazzotto di don rodrigo descrizione”. Non so se il cercatore fosse uno studente alle prese con i PS, ma se lo è, temo che, invece della descrizione, abbia trovato un mezzo rant sulla perniciosa pratica di cercare queste cose su internet – anziché nel dannatissimo libro…

Chi invece voleva notizie della “mongolfiera dei fratelli montgolfier” doveva essere una persona paziente. È vero che più o meno due anni e mezzo fa ho postato sul mio primo (e unico, a dire il vero) volo in mongolfiera, ma perché Google connetta SEdS all’argomento bisogna arrivare in cima alla diciottesima pagina di risultati – e poi non è come se si trovasse granché: era, lo ammetto, un post di pura euforia da volo, in cui i celebri fratelli erano citati appena…

E tuttavia il Punto Interrogativo d’Oro questo mese spetta al motore di ricerca che ha spedito qui un innocente che cercava “attestato partecipazione corso dante alighieri”. In realtà sospetto che possiamo incolpare Adotta Una Parola e i relativi attestati, ma è evidente che, anche in rete, il percorso più breve fra due punti può finire con l’essere l’arabesco…

Però mi rendo conto che il tasso di bizzarria nelle ricerche verso SEdS è tristemente limitato. Il mio gusto per il nonsense non vi trova appagamento, di fronte alle meraviglie confessate da altri blogger. Non è un po’ malinconico che l’apice fiorito di SEdS, da questo punto di vista, si limiti ad essere una misteriosissima ma isolata “borsetta antiscippo”?

And do tell: dalle vostre parti per che sentieri arrivano i lettori?

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* E però, a dire il vero, da giugno in qua non passa mese senza che qualcuno cerchi l’agrifoglio e/o la carola in questione. Solo che non novembre i numeri hanno cambiato dimensione…

gente che scrive · grillopensante · Vitarelle e Rotelle

Who Is Who

Se avete mai presentato un libro, odds are che qualcuno, quando il vostro relatore ha sollecitato le domande del pubblico, ve l’abbia chiesto: Quanto C’è Del Tuo Vissuto In Questo Libro? Maiuscole non casuali, perché questa, in questa forma o in qualche variazione, sembra essere La Domanda. Why, magari non c’è nemmeno bisogno che venga dalla platea, magari ve l’ha posta il relatore.

E voi, a dire il vero, vi siete mordicchiati il labbro inferiore e avete ingoiato un sospiro, e vi siete silenziosamente chiesti perché, perché, perché diavolo lo vogliono sapere. Che importa? Che cambia? È una storia, dammit, non possono apprezzarla senza sapere che è basata su un incidente della vostra infanzia, o su nulla in particolare?

Poi vi siete detti che, se non altro, siete in buona compagnia e avete risposto con la necessaria buona grazia.

Perché sì, siete in buona compagnia. In ottima compagnia, se ci pensate: tutte quelle prefazioni, quegli articoli, quei tomi in cui biografi, critici e psicanalisti si affannano a dissezionare Jane Eyre, Casa Desolata, Camera con Vista, Grandi Speranze, Circolo o La Musa Tragica o qualsiasi altro romanzo a caccia di elementi autobiografici… E magari vi è anche piaciuto scoprire che tutti i protagonisti maschili di Charlotte Brontë sono basati sul professore belga di cui si era innamorata infelicemente. Per cui, in fondo, chi siete voi per andare immuni dalla Domanda?

L’umanità, a quanto pare, non solo è insaziabile in fatto di storie, ma vuole anche sapere che cosa c’è di vero.

E voi in realtà continuate a domandarvelo: che diamine cambia, in realtà? Che importa, ai fini del romanzo, se Lord Jim sia basato su Rajah Brooke o su Stephen Crane – o su una combinazione di entrambi?

Sì, ok: Jim si costruisce a Patusan un regno de facto alla maniera di Sarawak – ma più ufficioso e più tragico – e l’affetto tra protettivo, amarognolo ed esasperato di Marlow nei confronti di Jim può rispecchiare il rapporto tra Conrad e il più giovane e tormentato Crane.

Ma poi, se cercate con sufficiente pazienza*, v’imbatterete in articoli che individuano the real life Jim in gente come Jim Lingard, altro rajah bianco non ufficiale, che vestiva sempre di bianco e i suoi indigeni chiamavano Tuan Jim. O in Augustine Williams, ufficiale mercantile di buona famiglia che si rovinò la carriera abbandonando un piroscafo carico di pellegrini – e il piroscafo non affondò affatto… E d’altra parte, basta una capatina su Wiki per scoprire che Conrad decise di voler andare per mare a sedici anni, fuori dal blu e sulla solida base dei romanzi d’avventura.

Tutto molto interessante – fino a quando il saggista/biografo/critico/psicanalista non comincia a insistere di avere trovato il vero Jim. E no, perbacco: Brooke può avere fornito Patusan, e senz’altro i guai di Williams sono serviti da base per l’incidente del Patna, in particolare all’inizio, quando Conrad intendeva farne solo un racconto breve, o al massimo una novella. Ed è difficile negare che Lingard, Crane e Conrad stesso entrino nella caratterizzazione di Jim, ma il fatto è che il vero Jim è quello del romanzo, quello di carta e inchiostro, quello che ha pensieri, reazioni, paure e debolezze così umane e reali eppure non invecchia mai.

C’è una pagina di una stesura precedente, in cui Marlow descrive Jim ritrovato a Patusan, un po’ appesantito, con qualche ruga attorno agli occhi, un po’ meno immacolato ed elegante…

Poi però, nella versione definitiva, Conrad ha cassato questo passaggio. Per noi lettori è necessario che, dopo anni di fughe, tormenti, fatica e clima tropicale, Jim sia ancora impossibilmente giovane come a pagina 1. È, se ci badate, l’Autore che ci dice come il vero Jim non sia una persona reale da cercare sull’Enciclopedia Britannica o negli annuari della Marina Mercantile, ma un personaggio letterario, una creazione artistica, un simbolo complesso e stilizzato al tempo stesso.

E non dovrebbe importare quanto c’è del Vissuto dell’Autore – salvo il fatto che il messaggio** diventa più chiaro e più rilevante quando andiamo a spulciare tra le stesure, alla luce dei dubbi e delle decisioni dell’autore stesso…

Perché alla fin fine, la storia funziona lo stesso, ed è amaramente bella lo stesso, ma si direbbe che sia nella nostra natura voler sapere, se non proprio che cosa c’è di vero, almeno che cosa c’è dietro.

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* A dire il vero, con sufficiente pazienza, troverete anche un’interpretazione freudiana secondo cui nel non-naufragio del Patna Conrad sta esorcizzando la morte precoce di sua madre… Per cui, sappiatelo, il Patna resta a galla non perché altrimenti la storia non funzionerebbe, ma perché il piccolo Konrad si era sentito tradito dalla sua mamma tisica, e vuole drammatizzare l’evento – ma con un finale diverso, catartico e consolatorio al tempo stesso. Yes, well.

** Non il Messaggio, scampi&liberi. Questo specifico messaggio.

elizabethana · scribblemania · teatro

PBN

Ok, cinquecentoquarantasette parole e la scena che non è quel che sembra è finita e – numericamente parlando – si trova proprio dove dovrebbe essere. E non so se non comincio a provare un po’ troppa simpatia per AW, che dopo tutto è l’antagonista – anche se a prima vista non si direbbe… 

Fin qui tutto bene.

Dopodiché ho ricevuto una richiesta* per un play che esiste già in buona parte, ma deve essere allungato di due o tre migliaia di parole, e per uno di quei miracoli che a volte succedono, capita che possa allungarlo inserendoci una cosa che volevo tanto scrivere, ma cui non sapevo troppo che forma dare. Non sapevo nemmeno se potesse funzionare per conto suo, e di certo non avevo nemmeno la più lontata idea che potesse essere connessa a questo play… E invece sì, le due trame s’incastrano perfettamente e tutto si sistema in un modo che è la materia di cui son fatti i sogni. 

Per cui, alle cinquecentoquarantasette parole dei fantasmi ne possiamo aggiungere seicentodiciotto per Happy Ends – e per un po’ avremo un doppio conto-parole.

Chi si duole in terra più? Va bene persino l’influenza, se proprio deve esserci. Oh, ineffabile letizia…

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* Il genere di richiesta, per capirci, che tende a condurre su un palcoscenico…

elizabethana · Spigolando nella rete · teatro

Billy S.

Secondo voi che cosa fa la Royal Shakespeare Company per celebrare la riapertura di un teatro?

Una stagione shakespeariana in grande, e fin qui niente di bizzarro.

Ma poi? Che altro?

Potete tentare di indovinare, ma è difficile – seppur molto inglese, alla sua maniera….

No? Ok, allora ve lo dico io. La RSC commissiona ai McLeod Brothers la creazione di… Billy!

Guardatelo all’opera mentre, assistito dal fido maialetto Francis, scrive l’Amleto:

E poi, che so… il Sogno di una Notte di Mezz’Estate:

Ve l’avevo detto che era una cosa inglese e bizzarra – e non immediatamente indovinabile, giusto?

Buona domenica.

elizabethana · scribblemania

PBN

Cinquecentoventicinque parole – nonostante la febbre, la tosse e il raffreddore.

Potrebbe essere una buona cosa oppure no. Ho imparato a diffidare di quel che scrivo quando non sto bene, per cui ne riparleremo a flu passata.

Tanto più che si tratta di una scena in cui K. “sogna” due persone che parlano, e tutto quel che dicono deve sembrare qualcosa e in realtà significare tutt’altro – ciò che però diventerà chiaro solo parecchi capitoli più avanti…

Però intanto 525.

cinema · lostintranslation · Spigolando nella rete

The (Silent) Call Of Cthulhu – Parte III

Ed essendosi venerdì, rieccoci per l’ultima parte di Behind the Scenes of Cthulhu.

Avevamo lasciato Sean e i suoi in alto mare – in più di un senso, ma lontano lontano cominciava a intravvedersi la fine delle riprese…

Fin Che La Barca Va (18 dicembre)
Riciclando elementi dal set dell’Alert e da un paio di produzioni teatrali, abbiamo costruito la chiglia dell’Alert per la sequenza in cui i marinai in fuga si avvicinano con la barca a remi e si arrampicano a bordo.  Era la prima volta che giravamo una scena con una barca a remi e l’effetto acqua. Ci sono voluti ingegno, un enorme carrello da barca, un sacco di stoffa, un sacco di ventilatori, un sacco di gente e qualche manciata di porporina, ma alla fine l’illusione ha funzionato alla meraviglia – anche se i nostri attori hanno notato che la combinazione di porporina e grossi ventilatori tende a rendere la respirazione… scintillante.

Poi abbiamo levato di mezzo la chiglia e preparato rapidamente la barca per le scene di voga in mare aperto. È stata una giornata dura – una di quelle giornate in cui bisogna imparare a fare del proprio meglio senza le risorse che sarebbe tanto bello avere. Però quel che abbiamo girato ha un bell’aspetto, adatto a raccontare una parte cruciale dell’emozionante climax di questa storia.

the call of cthulhu, sean branney, the h. p. lovercraft historical societyI Sogni Son Desideri (12 gennaio)
Abbiamo ufficialmente finito con le scene girate dal vivo, costruendo e dipingendo con cura i tre set per le sequenze oniriche. Ogni set è stato progettato per inserire i nostri attori nell’infernale geometria architettonica della R’lyeh-incubo usando tecniche ed effetti speciali degli Anni Venti. Abbiamo studiato luci, costumi e trucco per complementare esattamente le R’lyeh create dall’inconscio di Wilcox e dell’Uomo, le riprese sono state preparate con precisione e tutto è andato liscio. Adesso la produzione passa a concentrarsi su musica, miniature e modellini. Nel frattempo, con il 95% del film già girato, i nostri editor sono già al lavoro su un montaggio preliminare.

E Adesso Quanto Manca? (2 marzo)
Er… un po’. Febbraio è stato un mese complicato, e alcuni membri della squadra avevano seri impegni del tipo non-Cthulu, così abbiamo rallentato un po’ il ritmo.  Però la palude in miniatura è quasi pronta per girare, e il mini-Alert è stato messo insieme come si deve e presto sarà pronto a sua volta. Appena saremo pronti per annunciare una data d’uscita, ve lo faremo sapere.

Ritorno Alla Palude (23 marzo)the call of cthulhu, sean branney, the h. p. lovercraft historical society
Abbiamo festeggiato l’equinozio di primavera con una nuova campagna di riprese. Andrew ha completato una gloriosa palude in miniatura in scala 1/24, più qualche pezzo in scala 1/6 per i primi piani. Aiutandoci con un sacco di nebbia, abbiamo girato un’abbondanza di riprese della nostra palude, e adesso questo bellissimo set in miniatura, che abbiamo impiegato sei settimane a costruire, andrà distrutto per fare posto alle prossime riprese di navi in mare.

L’Orrore del Mare (14 aprile)
Equipaggiati con un cielo artificiale, una riproduzione del Pacifico Meridionale e due modellini straordinariamente dettagliati della Emma e dell’Alert, abbiamo girato le nostre scene di navigazione in miniatura. Il tempo era buono, nessuno si è bagnato e in dieci ore di lavoro siamo riusciti a filmare tutte le riprese che ci servono per alcune cruciali sequenze marittime. Per ora il mini-oceano se ne starà a riposo mentre lavoriamo sulla mini-R’lyeh, ma in seguito combineremo città e oceano  per alcune sequenze – e tutti sapete perché…

the call of cthulhu, sean branney, the h. p. lovercraft historical societyE Sempre si Gira (24 aprile)
Avanti, sempre avanti – abbiamo girato due brevi scene di transizione:  un esterno dell’Università di St. Louis e l’immancabile scena di “Stivali nel Fango”. Per l’università abbiamo usato un liceo di Los Angeles che risale al 1911. Usando qualche miniatura ben fatta in prospettiva forzata, siamo riusciti a creare un’inquadratura d’ambientazione semplice ed elegante. E poi ci siamo trasferiti in una gola fangosa sopra Glendale, dove abbiamo filmato un primo piano di stivali che marciano nel fango, da montare tra una scena e l’altra di Legrasse e i suoi uomini che arrancano nella palude.

In Trasferta (30 aprile)
Non contenti della miriade di locations disponibili qui nella solatia Los Angeles, e senza badare a spese, i vostri amici della HPLHS hanno spedito per via aerea una troupe a Providence, Rhode Island, per filmare una scena – con tante grazie ad Anthony Penta, che ci ha ospitati. Non vi diremo davanti e dentro quale celebre edificio abbiamo girato, ma quelli tra voi che hanno letto attentamente il racconto di Lovercraft potrebbero riuscire a indovinarlo… Un indizio? È vicino alla Rhode Island School of Design.

In Primo Piano (7 maggio)
A ulteriore riprova del fatto che ci avviciniamo alla fine oggi abbiamo ripreso solo primi piani e transizioni. D’accordo, è roba piccola e non troppo eccitante, in confronto a quel che abbiamo fatto prima, ma sono particolari importanti per la narrazione. E quindi oggi i protagonisti sono stati labbra, dita, ritagli di giornale e un certo bassorilievo del Grande Cthulhu in persona.

Ultimo Atto (2 giugno)
Lo sappiamo, vi abbiamo tenuti sulla corda, ma ne varrà la pena. Ormai ci rimane solo da filmare Cthulhu in persona che galoppa per la nostra fantastica mini-R’lyeh non euclidea. Le riprese in stop-motion tendono ad essere una faccenda lunga, ma speriamo di poter sotterrare la cinepresa per dedicarci a editing e suono entro la fine di giugno.

Occhediamine! (9 luglio)the call of cthulhu, sean branney, the h. p. lovercraft historical society
“Ehi, com’è che non avete ancora finito?” Credetemi, ci stiamo lavorando. Costruire una mini-R’lyeh in scala non è mestiere da poco, ma crediamo che il risultato catturi la sconvolgente grandiosità del posto. Ad ogni modo, questa settimana facciamo le riprese delle miniature, e presto inizieremo a fotografare il Grande Cthulhu in stop-motion. Siamo grati della vostra pazienza.

Ci Siamo Quasi (2 agosto)
Ok, adesso resta da filmare solo il Grande Cthulhu in persona. Volevamo mostrarvi quanto è fico il pupazzo stop-motion, ma non siamo certi che possiate reggere la vista di un’immagine – però credeteci: è davvero fico. Ha un’armatura d’acciaio con 96 articolazioni, senza contare i tentacoli posizionabili, delle specie di branchie, gli occhi su antenne e gli organi del sogno. In più abbiamo dei grandiosi compositori nuovi, e stiamo editando come degli indemoniati. Speriamo di poter mettere in vendita il DVD all’inizio di ottobre. Davvero.

Conto Alla Rovescia (11 agosto)
I lavori si chiudono con il 20 di agosto – fine delle riprese, fine dell’editing. Il che significa, naturalmente, che per i prossimi nove giorni riprenderemo, comporremo, editeremo e monteremo fino a farci sanguinare le dita…

E Allora? (26 agosto)
Stiamo facendo il lavoro di fino sul sonoro. Stiamo anche preparando un paio d’inquadrature stop-motion per un ritocco. E nel frattempo i compositori scrivono come matti, e adattiamo la musica al film mano a mano. Ci siamo quasi. È questione di pochissimo. Le stelle stanno per raggiungere la giusta congiunzione.

E Le Stelle… (31 agosto)
Strani vapori emanano dalla nostra camera di montaggio… e gli angoli sono tutti di sghembo! La proiezione di prova per la troupe è imminente – non oso dire altro.

È Fatta (6 settembre)
Ebbene sì. Stiamo aggiungendo un paio di ritocchi per il DVD, ma il film è finito e questa settimana va in stampa. I nostri più vivi ringraziamenti vanno al cast, ai tecnici e a tutti i fantastici sostenitori che hanno seguito la produzione di questa folle impresa.

Ci sono voluti quattordici mesi di riprese, ed è stata una grande avventura. Non vediamo l’ora di mostrarvi il risultato – prestissimo.

the call of cthulhu, sean branney, the h. p. lovercraft historical societyNo, Sul Serio… (14 settembre)
Ok, avevamo finito il film, ma il DVD è stata tutta un’altra faccenda. Abbiamo riempito il disco come un uovo, con The Call of Cthulhu, un divertente making-of, presentazioni, musica alternativa, varie lingue e altre sorprese, l’abbiamo impacchettato per bene – e poi l’abbiamo spedito in fabbrica per la stampa. Dovrebbe essere disponibile su Cthulhu Lives Store attorno al primo di ottobre. E per allora avremo anche un po’ di altra roba interessante…

La Fabbrica della Paura (29 settembre)
Da qualche parte nel New Jersey gli operai di una fabbrica di DVD sono tormentati dagli incubi – e non sanno perché…

Lo Schermo d’Argento (7-9 ottobre)the call of cthulhu, sean branney, the h. p. lovercraft historical society
Dopo tutto quello che avete letto qui sopra, finalmente siamo riusciti a vedere il film proiettato in un cinema, davanti a un pubblico vero, alla decima edizione dello Annual HP Lovercraft Film Festival di Portland. Meravigliosa esperienza. Il film è stato ricevuto con calore dalla folla, e si è guadagnato due premi Brown Jenkin: premio della giuria per il Miglior Corto e primo premio assoluto del pubblico. Abbiamo passato tre bellissime giornate con colleghi e fan. Non avremmo potuto avere un debutto migliore – nemmeno a scrivercelo. Be’, ecco, magari se Chtulhu si fosse fatto vivo…

the call of cthulhu, sean branney, the h. p. lovercraft historical societyCthulhu Lives (2006)
Abbiamo avuto una proiezione privata per cast, troupe e amici al Silent Movie Theatre di Hollywood, e dopo di quello il film ha girato per festival e cinema negli Stati Uniti, in Europa e nell’America del Sud. L’eccellente accoglienza da parte di stampa e fan è stata profondamente gratificante. Nel frattempo siamo riusciti a rimettere in ordine quasi tutto il casino che avevamo fatto durante le riprese, e… be’, sì: stiamo lavorando alla sceneggiatura della prossima produzione di HPLHS Motion Pictures.

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Ed eccoci giunti alla fine… Tra l’altro, TCoC è stato proiettato anche in Italia, alle Giornate del Cinema Muto 2006. Fantastica avventura davvero, eh? Ve l’ho mai detto che mi piacerebbe tanto fare un film muto?

Ok, ricordatevi che il DVD è reperibile qui – e spero che l’incontro con Sean Branney e i suoi vi sia piaciuto. E sapete una cosa? Non è detto, non è detto e non è detto che questa faccenda non abbia qualche seguito…

anglomaniac · libri, libri e libri

Storie Di Fantasmi

m. r. james, storie di fantasmi, halloweenMi si chiedono (via mail, tanto per cambiare…) lumi su M.R. James, che ho citato un paio di post orsono.

Ebbene, essendosi oggi il giorno che è, e qualora stasera aveste voglia di leggere storie di fantasmi accanto al camino acceso, da soli o in gruppo, lasciate che vi dica che Montague Rhodes James è il medievista che traghettò la Ghost Story inglese dalla tradizione gotica all’età moderna. 

Niente manieri coperti d’edera e abbazie in rovina: i fantasmi di James appaiono nei villaggi di pescatori, nelle ville georgiane, nelle locande e nelle università, e si divertono a tormentare antiquari, professori e vicari di campagna…

Sono storie classiche e inglesissime, e adesso ve ne linko (orrida parola, isn’t it?) un po’ dal Project Gutenberg. Sono tutte in Inglese, temo – ma ehi, un po’ d’esercizio non fa mai male, e oltretutto sono scritte in un linguaggio molto abbordabile. Allora, ecco qui:

Ghost Stories of an Antiquary , More Ghost Stories e A Thin Ghost and Other Stories.

Direi che per questa sera ne avete a sufficienza… E attenti a quello che leggete dopo il tramonto!

ETA: Patfumetto segnala non solo una traduzione, ma una traduzione in ebook. Né Pat né io possiamo garantire, ma… be’, c’è – e si trova qui per 49 centesimi.

elizabethana · scribblemania

PBN

Cinquecentocinquanta parole. Dopo la serata stokeriana a teatro e una cena dopoteatro. Cena nel corso della quale ho raccontato a un certo numero di attori di questo romanzo in fieri. E anche del play marlovian-shakespeariano, che non si sa mai.

Per cui tutto sommato non credevo nemmeno di scrivere, stasera, e invece sì.

Parte di una scena in cui si dimostra che, se i protagonisti fossero ragionevoli, tutti i romanzi sarebbero brevi…

grilloleggente · memories

Paure, Terrori, Brividi & Spaventi

Si parlava di recente di paure visive e paure per iscritto, e Alessandro Forlani parlava del fatto di spaventarsi davvero leggendo come qualcosa di raro e abbastanza singolare – a differenza dello spaventarsi davanti a un film.

E io ho dovuto dissentire.

Non ho difficoltà ad ammettere che è inverecondamente facile levarmi il sonno, ma farmi paura per iscritto è forse persino più facile che farlo per immagini.

Il dizionario Treccani definisce la paura come

Stato emotivo consistente in un senso di insicurezza, di smarrimento e di ansia di fronte a un pericolo reale o immaginario o dinanzi a cosa o a fatto che sia o si creda dannoso,

e immagino che noi si ricada in un caso particolare di pericolo immaginario… Voglio dire, da bambina credevo davvero che una guerra nucleare potesse scoppiare da un giorno all’altro*, mentre adesso ho una visione un pochino più sana della possibilità, ma non per questo ho smesso di evitare come la peste le storie post-apocalittiche. Quindi si direbbe che il pericolo immaginario vada definito in modo piuttosto lato: non è solo questione di credere a un pericolo che di fatto non esiste (o almeno non troppo), ma anche di perdere il sonno su un pericolo puramente ipotetico.

D’altra parte, per dire, non credo assolutamente ai fantasmi e le storie di fantasmi mi piacciono – ma guai a leggerle dopo il tramonto. E sottolineo leggerle. E qui siete anche autorizzati a sghignazzare alle mie spalle, se vi va, ma siamo arrivati al punto in questione. 

Prendiamo un film come The Others, storia di fantasmi se mai ce ne fu una e your mileage may vary**, ma personalmente la trovo anche piuttosto angosciante. Sì, sì, lo so: sono una mozzarella. E tuttavia non ho perso notti di sonno per The Others, mentre una storia relativamente innocua come Oh, whistle and I will come to you, my lad di M.R. James, letta di notte, mi ha costretta a varie notti insonni e con la luce accesa. In età adulta. E anche The Others l’ho visto dopo il tramonto, ma in qualche modo – in qualche modo, su di me la suggestione della parola scritta è più forte di quella delle immagini.

O quanto meno, non è meno forte. Credo di avere già parlato della mia seria fobia nei confronti dei R, le orribili bestie con otto zampe, di cui davvero non so indurmi a scrivere il nome per intero – salvo forse in Inglese… Per qualche motivo spider, senza quelll’orribilmente suggestivo gruppo -gn, suona abbastanza asettico perché possa indurmici. Ma persino leggere la parola per intero è abbastanza al di sopra delle mie possibilità, e tendo a saltare pagine e capitoli interi nei romanzi in cui compaiano bestie a otto zampe, e a quattordici anni, per attraversare l’infestatissimo Bosco Atro, dovetti ricorrere all’aiuto di qualcuno che mi leggesse il capitolo in questione ad alta voce, e tuttora non posso toccare la parola r-, stampata o scritta, più di quanto possa toccare una fotografia. Persino sentirne parlare mi mette molto a disagio.

E se da tutto ciò vi siete fatti l’idea che soffra di una forma ridicolmente accentuata di fobia, non so darvi torto, ma il punto è e resta che la parola ha su di me lo stesso potere dell’immagine – quando non addirittura di più.

Immagino che sia perché, rispetto all’immagine, la parola scritta lascia più spazi bui da riempire – con il mio personale genere di paure? In fondo l’immagine è quello che è, e tende a mostrare più di quanto suggerisca… È quel che non so (e di conseguenza sono libera d’immaginare nel peggiore dei modi) che mi spaventa.

E per di più, mentre sono perfettamente capace di venirmene via da un film che mi dà la pelle d’oca, quando si tratta di libri non ho altrettanto buon senso, e continuo a leggere pur sapendo che poi avrò gli incubi…

Per cui sì, è più facile che mi spaventi con un libro che con un film, e negli anni ho imparato: niente apocalissi e postapocalissi, thank you very much, e meno distopie che sia possibile; niente horror, niente che contenga r- e fantasmi solo prima del tramonto. Poi ci sono sempre gli incidenti, le deviazioni inaspettate e la gente sadica, ma nel complesso la strategia difensiva funziona.

E voi? Ve ne siete mai rimasti insonni a occhi spalancati nel buio, chiedendovi perché diavolo avete dovuto leggere proprio quel libro? O, senza arrivare a questo – e più interessante – vi spaventate per iscritto, o no?

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* E scoprire a dieci anni che è molto più facile farsi prendere sul serio se si dichiarano paure un nonnulla più generiche…

** Un paio di giorni fa ho commesso l’errore di fare una capatina su TVTropes, e… er. Semmai ne parleremo.

angurie · musica

Tutte Le Grandi Opere In Dieci Minuti

Premessa: ho avuto un mentore melomane mentre crescevo, ho passato una ventina d’anni della mia vita ascoltando opera, leggendo di opera, girando Italia ed Europa per andare all’opera e in via generale adoro l’opera, per cui sì: sono pienamente consapevole del sacrilegio che Kim Thompson ha compiuto e io sto avallando. 

E tuttavia…

Spero che apprezziate la difficoltà insita nel crescere come sono cresciuta io e conservare un sense of humour in fatto di opera…

Buona domenica.