Assolutamente irresistibile – su segnalazione di Alessandro Forlani.
E se siete di Mantova o dintorni, e se vi va un po’ di teatro nel pomeriggio, oggi all 16.00, al Teatrino D’Arco, chiude Di Uomini E Poeti…
Buona domenica.
Buona Domenica.
il Blog di Chiara Prezzavento
Assolutamente irresistibile – su segnalazione di Alessandro Forlani.
E se siete di Mantova o dintorni, e se vi va un po’ di teatro nel pomeriggio, oggi all 16.00, al Teatrino D’Arco, chiude Di Uomini E Poeti…
Buona domenica.
Buona Domenica.
Ebbene sì, esiste anche questa.
Voi credete al principio secondo cui l’umanità si dividerebbe in dog persons e cat persons – ovvero gente che ama, capisce e possiede cani, e gente che ama, fa il suo meglio per capire e convive con gatti? Io non molto, ad essere sincera. Sarà che per tutta la vita sia cani che gatti hanno girato per casa mia, e non saprei definirmi esclusivamente attaccata all’uno o all’altro genere di quadrupedi… Sono due tipi di gente molto diversa, questo è certo, al punto che non vedo come possano escludersi vicendevolmente dalla considerazione di un padrone.
Ma sto divagando, è di gatti che si parla oggi – vediamo di restare in tema. E
potremmo cominciare col fatto che molti scrittori sembrano aver legato bene con uno o più gatti. Poe e l’adorabile Catterina, Hemingway e la sua colonia di gatti, Stephen King e Clovis, Aldous Huxley che consigliava agli scrittori di tenersi accanto un gatto… Senza parlare dei gatti-musa: Edward Lear disegnò spessissimo l’inseparabile Foss*, ispiratore di The Owl And The Pussy Cat, T.S. Eliot incluse Jellylorum nel suo Old Possum’s Book of Practical Cats, Peter Gethers dedicò ben tre romanzi alle avventure del suo Norton, Thomas Gray scrisse un’ode in memoria di Selima, la gattà di Walpole che annegò nella vasca dei pesci rossi, Dorothy L. Sayers, che scriveva poesie oltre ai gialli, ne dedicò due al suo Timothy, e Christopher Morley mise in poesia l’attitudine al furto del suo Taffy.
E in realtà il fenomeno non è limitato agli scrittori: Freddie Mercury trovò modo di infilare il suo Delilah (sì – maschio) sulla copertina di Innuendo, mentre Mourka, il gatto di Balanchine è il protagonista di una “autobiografia”, e indovinate un po’ chi è Rupi, di Rupi’s Song di Ian Anderson?
Badate che quasi mai si tratta di effusioni o tenerezze. I gatti letterari del mondo anglosassone sono per lo più gente tosta, dalla determinazione inscalfibile e dalle tendenze criminali. Dovete sapere che a un certo punto la Disney contattò la vedova di T.S. Eliot con l’idea di trarre un cartone animato da Old Possum’s Book of Practical Cats, e lei rifiutò. Quando, anni dopo, Andrew Lloyd Webber si fece avanti proponendo un musical, Mrs. Eliot esitò, ma poi finì con l’accettare quando si rese conto che ALW non aveva nessuna intenzione di ritrarre i Practical Cats dei “mici”. E in effetti, Cats ha ben poco di tenero e soffice.
Si direbbe che gatti e artisti prosperino bene insieme – come sembra dimostrare anche questa serie di fotografie… Sarà l’imprevedibilità, l’irriducibile personalità, la combinazione di perfetto egoismo e inopinate tenerezze, la predisposizione a lunghe ore di immobilità, l’intensità di proposito…? Godendo della compagnia di due egocentrici, gelosissimi felini con il dono della sorpresa, il senso del dramma e un talento combinato per il disastro su vasta scala, posso dire con cognizione di causa che si tratta di creature dalle vaste possibilità. Osservare un gatto non è mai tempo perso, e molti gatti sembrano possedere personalità e vite eminentemente narrabili. 
Essendo la giornata che è, lasciate che vi presenti i miei due soriani, Tess e Udrotti (conosciuti anche come The Tabbbies, The Bigginses, The Garden Tigers, Disgrazia&Sciagura SnC, Bedlam Inc. e un sacco di altri nomi meno carini), qui ritratti in un raro istante di quiete. Se dicessi di non avere mai pensato di scrivere qualcosa su di loro, mentirei.
E finiamo con qualche link felino.
– Di nuovo, caso mai vi fosse sfuggita prima, Writers & Kitties, una deliziosa raccolta di foto di artisti con i loro gatti.
– Poesie d’argomento felino in Italiano e in Inglese.
– Due spassosi articoli sul rapporto tra gatti e scrittori – dal punto di vista felino. Uno qui e uno qui.
– Le meravigliose strisce a fumetti di Hallmarks of Felinity.
– L’adorabilmente distruttivo Simon’s Cat.
E per finire… T.S. Eliot in persona che legge The Naming Of Cats (di cui trovate una traduzione orfana nella pagina di poesie in Italiano…):
The Naming of Cats is a difficult matter,
It isn’t just one of your holiday games;
You may think at first I’m as mad as a hatter
When I tell you, a cat must have THREE DIFFERENT NAMES.
First of all, there’s the name that the family use daily,
Such as Peter, Augustus, Alonzo or James,
Such as Victor or Jonathan, or George or Bill Bailey –
All of them sensible everyday names.
There are fancier names if you think they sound sweeter,
Some for the gentlemen, some for the dames:
Such as Plato, Admetus, Electra, Demeter –
But all of them sensible everyday names.
But I tell you, a cat needs a name that’s particular,
A name that’s peculiar, and more dignified,
Else how can he keep up his tail perpendicular,
Or spread out his whiskers, or cherish his pride?
Of names of this kind, I can give you a quorum,
Such as Munkustrap, Quaxo, or Coricopat,
Such as Bombalurina, or else Jellylorum –
Names that never belong to more than one cat.
But above and beyond there’s still one name left over,
And that is the name that you never will guess;
The name that no human research can discover –
But THE CAT HIMSELF KNOWS, and will never confess.
When you notice a cat in profound meditation,
The reason, I tell you, is always the same:
His mind is engaged in a rapt contemplation
Of the thought, of the thought, of the thought of his name:
His ineffable effable
Effanineffable
Deep and inscrutable singular Name.
E voi? O meglio: e i vostri gatti?
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* E sono schizzi di Lear con Foss per soggetto a illustrare questo post. A parte l’ovvia eccezione.
C’è gente da cui non te lo aspetti, perché per tutta la vita naviga, esplora colonizza, reprime gl’Irlandesi, complotta, si fa accusare di stregoneria e d’ateismo, si tiene in casa il Galileo inglese entra ed esce dalla Torre di Londra… Oppure forse un pochino potresti aspettartelo, perché tra una spedizione in cerca di El Dorado e un tentato coup questa gente trova il tempo di scrivere poesia, corteggiar regine e rovinarsi o quasi per sposarsi in segreto – sfidando l’ira delle regine corteggiate.
Per cui sì, forse te lo potresti anche aspettare, ma resta il fatto che il nome di questa gente è legato ad altro – ai galeoni, alla Virginia, alle battaglie e alle compagnie pericolose… Non certo agl’idilli pastorali.
Per cui è sempre con un certo divertimento che leggi l’ironica – e amarognola – risposta della ninfa al pastorello marloviano – sapendo che è dell’avventuroso Sir Walter Rale(i)gh:
The Nymph’s Reply
If all the world and love were young,
And truth in every shepherd’s tongue,
These pretty pleasures might me move
To live with thee and be thy love.
Time drives the flocks from field to fold,
When rivers rage and rocks grow cold;
And Philomel becometh dumb;
The rest complain of cares to come.
The flowers do fade, and wanton fields
To wayward winter reckoning yields;
A honey tongue, a heart of gall,
Is fancy’s spring, but sorrow’s fall.
Thy gowns, thy shoes, thy bed of roses,
Thy cap, thy kirtle, and thy posies,
Soon break, soon wither, soon forgotten,
In folly ripe, in reason rotten.
Thy belt of straw and ivy buds,
Thy coral clasps and amber studs,
All these in me no means can move
To come to thee and be thy love.
But could youth last and love still breed,
Had joys no date nor age no need,
Then these delights my mind might move
To live with thee and be thy love.
Di nuovo, vi tocca la mia traduzione improvvisata. Abbiate pazienza – è così che van le cose*.
La Replica della Ninfa al Pastore Appassionato
Se il mondo e l’amore fossero giovani,
E tutti i pastori fossero sinceri,
Queste incantevoli delizie potrebbero convincermi
A vivere con te ed essere l’amor tuo.
Il tempo caccia le greggi dal pascolo,
Quando i fiumi s’ingrossano e i massi diventano freddi;
E Filomele si ammutisce;
Ed è tutto un lamento per le pene a venire.
I fiori appassiscono e l’abbondanza dei campi
Paga il conto all’inverno ostinato;
Parole docli e cuore amaro,
Amor di primavera e pena d’autunno.
I tuoi abiti, le tue scarpe, i tuoi letti di rose,
Le tue acconciature, le tue gonne e i tuoi mazzolini,
Son presto disfatti, appassiti e dimenticati,
Maturi quando si è sciocchi, e putridi quando ci si ragiona.
Nè la tua cintura di paglie ed edera,
Né i tuoi ornamenti di corallo ed ambra,
Né nulla ti tutto ciò mi convincerà
A venire con te ed esser l’amor tuo.
Ma se la gioventù potesse durare e l’amore prosperare,
Se la gioia non conoscesse data, o età o bisogno,
Allora queste delizie potrebbero convincermi
A vivere con te ed esser l’amor tuo.
Che bisogna dire? Che le ninfe hanno un animo più pratico dei pastori. Che alla scuola della notte non si confabulava soltanto di rotazione terrestre, d’alchimia e di massimi sistemi – ma ci si divertiva anche un sacco. E che queste due poesie sarebbero una delizia messe in scena insieme…
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* Ma se qualcuno avesse traduzioni da segnalarmi, sarei grata…
C’è gente da cui non te lo aspetti, perché per tutta la vita scrive tragedie magniloquenti e feroci, popolate di gente che aspira al potere, alla conoscenza, alla ricchezza e al generale nocumento… Oppure forse un pochino potresti aspettartelo, perché tra una scena di battaglia e una di tortura questa gente trova il tempo di piazzare un certo numero di appassionati corteggiamenti tra conquistatori e principesse, tra re e favoriti, tra dei e semidei, tra eruditi e mitologiche bellezze* – e, a latere, traduce Ovidio e scrive (e non finisce, per cause di forza maggiore) uno dei grandi poemi erotici del suo tempo.
Per cui sì, forse te lo potresti anche aspettare, ma resta il fatto che il nome di questa gente è legato ad altro – alle fiamme, alle battaglie, alle aspirazioni sovrumane, alle scene di tortura… Non certo agl’idilli pastorali.
E quindi è sempre con lieve e divertita incredulità che rileggi quella che forse è la più graziosa canzone d’amore di tutta la letteratura inglese – sapendo è che opera del fiammeggiante e truce Kit Marlowe:
The Passionate Shepherd To His Love
Come live with me and be my love,
And we will all the pleasures prove
That valleys, groves, hills, and fields,
Woods, or steepy mountain yields.
And we will sit upon rocks,
Seeing the shepherds feed their flocks,
By shallow rivers to whose falls
Melodious birds sing madrigals.
And I will make thee beds of roses
And a thousand fragrant poises,
A cap of flowers, and a kirtle
Embroidered all with leaves of myrtle;
A gown made of the finest wool
Which from our pretty lambs we pull;
Fair lined slippers for the cold,
With buckles of the purest gold;
A belt of straw and ivy buds,
With coral clasps and amber studs;
And if these pleasures may thee move,
Come live with me, and be my love.
The shepherds’s swains shall dance and sing
For thy delight each May morning:
If these delights thy mind may move,
Then live with me and be my love.
E ammetto di non avere cercato moltissimo, ma non ho trovato traccia di una traduzione pubblicata – per cui dovrete accontentarvi della mia traduzioncella impromptu – una faccenda letterale anzichenò, senza metro né rima, goffa a tratti e puramente funzionale. Magari un giorno o l’altro mi ci metterò sul serio. Per ora, abbiate pazienza:
Il Pastore Appassionato All’Amor Suo
Vieni a vivere con me e sii l’amor mio,
E proveremo tutte le delizie
Che vallate, boschetti, colli e campi,
Foreste o monti ripidi san dare.
E siederemo sui massi,
A guardare i pastori che pascolano le greggi,
Presso i ruscelli alle cui cascate
Gli uccelli canori gorgheggian madrigali.
E ti preparerò letti di rose
E mille mazzolini fragranti,
Un’acconciatura di fiori, e un vestito
Ricamato a foglie di mirto**;
E un abito della lana più fine,
Che prenderemo dai nostri begli agnellini;
Delle belle pianelle imbottite per i giorni freddi,
Con le fibbie d’oro purissimo;
E una cintura di paglia ed edera,
Ornata di corallo e d’ambra;
E se tutto questo può attirarti,
Vieni a vivere con me e sii il mio amore.
I pastorelli danzeranno e canteranno
Per deliziarti nelle mattine di maggio:
Se queste delizie possono convincerti,
Vivi con me, allora, e sii l’amor mio.
Ed essendosi domani San Valentino, eccovi il tutto cantato da Annie Lennox***:
E già che ci siamo, una versione un tantino più… period.
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* In versi che qualche volta attraversano i secoli per finire nei film, nelle scatole di cioccolatini e nell’inconsapevole corredo letterario generale. Was this the face that launched a thousand ships? chiede Faustus, ammirando la Elena che il diavolo gli ha recuperato… “Era questo il volto che lanciò mille navi?” O, come disse una volta un’attrice di mia conoscenza in un momento d’entusiasmo “il volto che gettò mille navi…”
** O di pervinca, se preferite, chè la pervinca minore è parente del mirto. Son quelle nozioni che non si sa mai – potrebbero sempre servire nella vita…
*** Non perché a SEdS abbiamo sviluppato improvvisamente una vena sentimentale – ma ci piace tanto Annie Lennox.
Gran bel film, detto tra noi. Ero convinta che originasse da una pièce teatrale, ma lo scopro invece basato su un racconto di Mary Orr, a sua volta ispirato a una storia vera. Ah, teatro, teatro…
Anyway…
Trailer originale (con tanto di intervista a Bette Davis):
E trailer italiano d’epoca:
Confesso che non mi è mai piaciuto granché il titolo tradotto, ma tant’è…
Buona domenica!
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E questo è un ripensamento del lunedì: la mia deprecabile abitudine a vedere secondi fini e significati reconditi in ogni parola scritta o pronunciata, combinata con la mia ossessione elisabettiana, m’induce a chiedermi se il nome del critico-narratore DeWitt non sia un cenno al DeWitt ai cui appunti di viaggio dobbiamo l’unica immagine d’epoca di un teatro elisabettiano. Ok, be’, Jacobean. Ma voglio dire, un disvelatore di com’è fatto il teatro in realtà e come funziona… O dite che io soffra di qualcosa di irreparabile?
Mesi fa, in risposta a non so più quale post e non so più a che proposito, mi si consiglia di leggere Veronica, di Nicholas Christopher.
Me lo si consiglia in termini che m’incuriosiscono, e segue rapida ricerchina su Amazon. Dalle recensioni colme di entusiasmo, deduco che si tratti di un fantasy bizzarro ambientato a New York… Tutti i recensori sono concordi nell’affermare che si tratta di un romanzo fuori dal comune.
Bene, mi dico, e procedo a ordinare. Copia di seconda mano, da aversi per l’irrisoria cifra di un penny... Così ordino e mi metto in attesa.
Stiamo parlando di parlando di prima di Natale, una sera dicembrina – non fredda quanto potrebbe essere, ma fingiamo di nulla – in cui mi sento trascinata verso diversi altri libri, così non mi limito a Veronica… insomma, lo sapete tutti come vanno queste cose. E quando, nelle settimane successive, i libri cominciano ad arrivare nel bel mezzo della frenesia prenatalizia, non bado più di tanto al fatto che Veronica manca all’appello. Poi Natale passa e, nell’orgia di letture che costituisce la mia idea di vacanza, mi sovviene Veronica. Insomma, anche contando le feste, contando i ritardi delle Poste&Telegrafi, ormai dovrebbe essere arrivato. Tutti gli altri sono arrivati, com’è che questo non si vede?
Ora, vedete, ho questo indirizzo email che uso praticamente solo per Amazon, e che controllo solo quando aspetto conferme d’ordine et similia – per cui, una volta ricevuta la comunicazione che Veronica era stato spedito, non me n’ero data più pensiero. Invece, risalendo indietro, scopro che, due giorni dopo avere spedito (!?) il seller ha disdetto l’ordine ed effettuato il rimborso. Senza una parola di spiegazione. Al posto delle ragioni per cui l’ordine è stato cancellato c’è un trattino…
Così scrivo al seller, e attendo risposta. Che non arriva. Allora contatto direttamente Amazon, che inoltra il mio reclamo. Il seller si fa vivo, si lamenta del fatto che ho messo di mezzo Amazon, spiega che al momento della spedizione avevano scoperto che il libro era in condizioni terribili anziché ottime, e non potevano spedirmelo. Dopo tutto sono stata rimborsata, di che mi lamento?
E solo a questo punto, dall’intestazione della mail, scopro che si tratta del ramo italiano dell’unico seller sulla mia lista nera*. Ah. Così mi arrendo, lascio un feedback negativo** e passo a ordinare Veronica da un altro seller – uno da cui ho comprato spesso e con soddisfazione…
Arriva la conferma d’ordine.
Bene.
Arriva la comunicazione di avvenuta spedizione.
Bene.
E poi arriva il rimborso – perché si scusano tanto, credevano davvero di averne una copia, ma un errore d’inventario, una distrazione, un glitch nell’aggiornamento scorte, decapiteranno il responsabile, sperano che non perderò per questo la fiducia in loro…
E adesso vado per ordinarlo di nuovo e le copie a un penny o un cent sono sparite tutte – come se ci fosse stato un accaparramento, come se fosse scoppiato un caso letterario, come se il romanzo contenesse qualche inimmaginabile mistero, come se i membri di qualche società segreta si fossero affrettati a far sparire le copie in circolazione, corrompendo i sellers di Amazon perché cancellassero gli ordini già confermati, pur di non lasciar partire il libro…
Sì, sì, lo so… È solo che – dite la verità: non sembra l’inizio di uno di quei thriller tipo Dan Brown meets Michael Ende, con libri misteriosi, porte dimensionali, segreti inconfessabili, società segrete, omicidi, la fine del mondo come lo conosciamo…?
Così. Per dire. Ma mi sa che intanto comprerò la versione Kindle – che costa 9 dollari e 99, e smonta un nonnulla la teoria del complotto, ma almeno non potranno dirmi che è andata smarrita o ha la copertina malridotta.
E ora stiamo a vedere: riuscirà la nostra eroina a procurarsi una copia? Non perdete le prossime appassionanti puntate de… La Clarina e il Mistero del Romanzo Misterioso.
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* Nota anche con l’acronimo SABENA List: Such A Bad Experience Never Again. L’unico, e giuro – davvero l’unico venditore discutibile in cui mi sono imbattuta in dieci anni…
** Poi, giusto per aggiungere la spudorata beffa al danno, questa gente ha il coraggio di scrivermi per chiedere di rimuovere il feedback negativo. Cosa che era successa anche con il ramo principale.
La neve
Lenta la neve, fiocca, fiocca, fiocca,
senti: una zana dondola pian piano.
Un bimbo piange, il piccol dito in bocca,
canta una vecchia, il mento sulla mano,
La vecchia canta: Intorno al tuo lettino
c’è rose e gigli, tutto un bel giardino.
Nel bel giardino il bimbo s’addormenta.
La neve fiocca lenta, lenta, lenta.
In un paese ove la neve
raramente cadeva nei passati inverni,
da molti giorni nevica.
S’accumula la neve ed ogni cosa
vien ricoperta da un candido manto:
sotto quel manto paiono più belle
tutte le cose più comuni e vane.
Ma nel nostro pensiero c’impaura
il pensier, che domani, con il sole,
la neve sàrà fusa e allor le cose
sembreranno più brutte e più meschine.
Tanto pervade l’albero
Di notte sotto la stella
Che certo sia il Passo di Febbraio
L’Esperienza giurerebbe –
Invernale come un Volto
Che austero e antico conoscemmo
Riparato in tutto tranne la Solitudine
Dall’Alibi della Natura –
Fosse ogni Tempesta così dolce
Valore non avrebbe –
Noi compriamo per contrasto – La Pena è buona
Quanto più vicina alla memoria –
(Emily Dickinson)
Come oggi 200 anni fa, il 7 febbraio 1812, nasceva Charles Dickens.
Ne parleremo ancora, nel corso dell’anno, ma intanto oggi è Il Giorno, e SEdS non poteva lasciarlo passare senza farne motto, vi pare?
Avevo in mente il consueto elenco di link, ma poi mi son detta che per bacco, questo non è un compleanno qualsiasi. Un bicentenario non capita tutte le settimane, giusto?
E allora ho pensato di mettere insieme Dickens – A Bicentennial Chapbook.pdf.
Non sto a dirvi che cosa c’è dentro – lo scoprirete presto scaricando. Essendo un chapbook, è un pidieffino piccolo piccolo – undici pagine appena. Consideratelo un piccolo antipasto, uno stuzzichino in vista degli abbondanti post, rimuginamenti e link dickensiani che capiteranno nel corso di quest’anno, ogni tanto – quando meno ve lo aspettate…
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ETA: Oh, presagio mio fatal… quando ho scritto il post qui sotto, prometteva neve. Adesso nevica che Iddio la manda, e per di più l’influenza decima la compagnia… Ragion per cui, la prima di giovedì sera è rimandata, e Di Uomini E Poeti debutta invece sabato 11.
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“Sei stata promossa,” mi dice N., venendo a sapere delle 6 recite di Di Uomini E poeti a cominciare da giovedì. E intende dire che fino ad ora le mie cose sono state messe in scena per una singola occasione, o ripetute e portate in giro su richesta – ma stavolta è diverso. Sei recite nel corso di una stagione regolare. Repliche. Botteghino. Prenotazioni. Et multa caetera similia. “Sei stata promossa, ragazza.”
E grazie, N., apprezzo il sentimento – ma non è vero. Non ancora. Più si avvicina giovedì, più me ne rendo conto. Promossa un bottone: in realtà sono sotto esame. Bisogna vedere come andrà, quanta gente ci sarà, che ne dirà il pubblico, che ne dirà la stampa, se la compagnia, dopo questo giro, vorrà considerare la possibilità di riprenderlo ancora, di mettere in scena altre cose mie… Posso dire che sono terrorizzata? Posso? Sì? Grazie. Allora lo dico: sono terrorizzata. Mi aspettano due lunghe e terrificanti settimane, ho già un sit-in permanente di lepidotteri sul diaframma e non ho il coraggio di chiedere come stanno andando le prenotazioni – no, proprio non ho il coraggio.
Per rendere tutto ancora un po’ più divertente, oggi il Tetto dell’Aeronautica annuncia un nuovo peggioramento a partire da martedì, con “molta neve sul Nordest.” Molta neve. Sono punita, immagino, per averla desiderata tanto, la neve. “Attenta a quel che desideri,” mi ha scritto D. qualche giorno fa, quando invocavo nevicate, gelo, biancore… E infatti adesso la neve arriva in forze, giusto in tempo per sabotare il mio primo run a tutti gli effetti.
Incubo ricorrente: teatro deserto come la steppa imbiancata dal gelo, attori bloccati dalla neve nel Teatrino D’Arco, prenotazioni disdette, run annullato dopo la seconda sera, le locandine con il mio nome coperte in fretta e furia dall’annuncio di quattro repliche straordinarie di [insert titolo di sicuro successo] – a grande richiesta…
“Be’ dài,” commenta un’altra persona che rimarrà innominata, “almeno, se non va molto bene, potrai dire che è stata colpa della neve…”
Oh. That bad.
Per cui non sono affatto certa che riuscirò a sopravvivere al mio primo run. Magari mi verrà una sincope, morirò prematuramente e poi godrò di fama postuma, va’ a sapere. Son cose che succedono.
Oppure invece tutto andrà bene, Melpomene e Chione saranno clementi… e basta così. Let’s not jynx it.
Intanto, siccome la fama postuma è bella, ma il primo istinto, potendosi, è sopravvivere, lasciate che vi comunichi le date:
ACCADEMIA TEATRALE “FRANCESCO CAMPOGALLIANI”
TEATRINO DI PALAZZO D’ARCO
MANTOVA
STAGIONE TEATRALE 2011-2012
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CALENDARIO RECITE DI
DI UOMINI E POETI
ovvero il testamento di Virgilio
di Chiara Prezzavento
Giovedì 9 febbraio ore 20,45
Sabato 11 febbraio ore 20,45
Domenica 12 febbraio ore 16,00
Giovedì 16 febbraio ore 20,45
Sabato 18 febbraio ore 20,45
Domenica 19 febbraio ore 16,00
posti numerati: interi € 12 – ridotti € 10
La biglietteria è aperta per le prenotazioni nei giorni feriali dal mercoledì al sabato – ore 17-18,30
Accademia Teatrale “Francesco Campogalliani” – Piazza D’Arco, 2 – Mantova
tel e fax 0376 325363 (con segreteria telefonica)
E-mail: teatro.campogalliani@libero.it
http://www.teatro-campogalliani.it