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Il Buon Genitore Secondo i Ragazzi del Marketing

VoltarenDulcamaraApparentemente certe cose non cambiano mai… O quanto meno certi bottoni si possono toccare ancora, ancora e ancora con la ragionevole certezza che seguitino a funzionare.

Abbiate pazienza se vi rimando a leggere un vecchio post datato 2010, chiamato Un Buon Genitore Usa Voltaren. Pubblicità e ricatto morale… All’epoca sembrava particolarmente spudorato.

Letto?

Bene, ora fast forward di quasi due anni, a fine 2011, per Il Detersivo ai Tempi della Crisi, in cui si mostra il proliferare del principio in circostanze in cui i bisogni indotti avevano bisogno di usare l’artiglieria pesante. E quale artiglieria è più pesante del ricatto morale fondato su maternità/paternità?

Ora avanti al novembre 2012 per Il Tuo Sogno è Possibile –  di cui in realtà ci interessano la prima parte, in cui si parla di un’ulteriore metempsicosi della Campagna Voltaren, e dal quarto commento in giù, per una piccola discussione sul sottotesto di questo genere di pubblicità.Voltaren

E non è come se nel frattempo il marketing del ricatto fosse sparito – ma volevo farvi notare che è il gennaio del 2016 e, per l’ennesima volta, ci risiamo. C’è la bambinetta bionda vestita e pronta per qualcosa di speciale, e c’è la mammina in difficoltà. “Chiara, non  vorrei deluderti, ma devo prendermi un giorno di malattia…” Ed è naturale che mai e poi mai la pubblicità potrebbe permettersi di mostrare un bambino ragionevole: sarebbe controproducente al massimo grado – e in effetti Chiara è delusa al quadrato.

Ma…

E a questo punto confesso che la pubblicità in questione l’ho vista per la prima volta ieri sera e anche un po’ distrattamente, ma il concetto è ancora quello del Voltaren: “I genitori possono ammalarsi,” concede la rassicurante voce fuori campo, per poi aggiungere che però in questi casi, a mò di fata madrina, arriva il Medicinale Miracoloso di Turno.

Così Mammina sta bene, l’irragionevole Chiara è felice e, per questa volta, ci siamo evitati i sensi di colpa.

Insomma, quasi sei anni sono passati per nulla, e l’umanità consumante è pronta – o almeno si suppone che lo sia e viene incoraggiata – a farsi ricattare esattamente come nel Dieci.

Voltaren temper_tantrumA parte tutto il resto, a voi non viene voglia di vedere un implumino o un’implumina che, per una volta, rinunciano alla gratificazione istantanea, giocano al dottore e portano alla mamma il Medicinale Miracoloso di Turno e una copertina di pile? “Mettiti qui sul divano, mamma – vedrai che con il MMdT starai bene subito.” E l’indomani escono a giocare… Che diamine, persino l’elefante della Mastercard era più premuroso di questi mostriciattoli…

Perché magari sono solo io che mi incupisco invecchiando – ma, a ben pensarci, l’implicazione ricattatoria di questo genere di pubblicità comincia a piacermi ancor meno di quanto mi piacesse sei anni orsono. Non solo Un Buon Genitore Usa il MMdT, ma il buon genitore è solo quello che obbedisce istantaneamente alla volontà del pargolo, sempre e comunque – anche quando ha il colpo della strega o la febbre a trentanove e sette…

Anche a voi sembra poco edificante?

 

grilloparlante · Shakespeare Year

Malvagi, Amici, Amanti

Anno shakespeariano, si diceva – giusto?

Ebbene, cominciamo.

Cominciamo a febbraio, presso la Libera Università del Gonzaghese, con un ciclo di conversazioni dal titolo Malvagi, Amici e Amanti – alla scoperta dei personaggi di William Shakespeare.

Cattura

Prima di tutto, lunedì  8 febbraio, Vendetta, ambizione, gelosia: i grandi “cattivi” shakespeariani – perché a chi non piacciono Riccardo III, Macbeth e signora, Shylock, Jago e tutta questa gente interessante?

Poi si prosegue lunedì 15 con La legge dell’amicizia: veri e falsi amici in Shakespeare. A sentire il Bardo, non c’è nulla di dannoso come un falso amico – ma anche quelli veri portano un sacco di problemi…

E infine, lunedì 22, chiudiamo con Sfumature d’amore: gli innamorati di Shakespeare tra tragedia e commedia – in esplorazione di come non tutto sia roseo quando lo zio Will si occupa di teneri nonnulla.

Ecco.

L’appuntamente è per lunedì 8 febbraio all 15.00, presso la sala polivalente della nuova scuola elementare di Gonzaga. Confesso di non avere la più pallida idea di dove sia – ma per allora l’avrò imparato.

Vi aspetto?

 

grilloleggente · scrittura · teatro

Nemmeno Una Donna

silhouette-woman-draftingHo ricevuto domande a proposito della nota a questo post, e al docente americano che si stupì perché “non scrivevo personaggi femminili”…

Spiego. C’era questo corso di scrittura teatrale, e l’idea era che facessimo pratica ed esercizio scrivendo un 10-minute-play, ovvero un atto unico in miniatura della durata di dieci minuti è giù di lì. È un genere più diffuso e praticato di quanto noi si possa credere – nel senso che Oltre l’Acqua* queste robine tascabili non sono solo per esercizio, ma arrivano in scena, hanno concorsi dedicati e generalmente riscuotono molto apprezzamento. E non a torto, perché scriverle bene, le robine tascabili, non è per niente facile.

Ad ogni modo, tornando a noi e al corso, venne il momento di sottoporre al docente la prima pagina. Nella mia prima pagina entravano in scena due giornalisti anni Trenta – il direttore di un quotidiano e il suo redattore capo. Ora non starò a dire che la pagina fosse un granché, perché non lo era. Il docente mi fece qualche osservazione sensata – ma quello che lo perplimeva e stupiva più di tutto era che, essendo io una donna, avessi scelto due protagonisti maschili e nemmeno una donna. Silhouette-teacher

Gli chiesi lumi. Trovava forse che i due fossero poco convincenti? Scritti male? Non adatti al contesto? Inefficaci, blandi o che altro? No, fu la risposta, per niente – però erano due uomini, e io una donna.

Feci notare che negli Anni Trenta le direttrici di quotidiani erano pochine – così come le redattrici capo – e mi sentii dire che non era quello il punto. Né costui mi disse, come avrebbe potuto fare con qualche ragione, che oggidì la Protagonista Forte tira moltissimo a teatro come nei romanzi – ma nemmeno questo era il punto. Il punto era, evidentemente, che secondo il mio docente le donne dovrebbero scrivere donne.

silhouette-manE badate bene, non sto facendo del femminismo spicciolo. Mi irriterebbe altrettanto sentir dire (o implicare) che gli uomini devono scrivere uomini. Perché allora, seguendo questa logica, che deve fare il povero scribacchino di fronte a un’ambientazione che gli preclude personaggi del suo stesso sesso? Bryher non avrebbe mai dovuto scrivere The Player’s Boy perché nei teatri elisabettiani non c’erano donne? E Bernanos&Poulenc** avrebbero fatto meglio a lasciare Les Dialogues des Carmelites a delle colleghe? Insomma, se una storia ha/deve avere, richiede/mi pare più adatta ad avere/mi piace di più se ha dei protagonisti maschili, allora non è una storia che dovrei scegliere di scrivere? Che non dovrei voler scrivere? E questo perché non è quel che ci si aspetta, perché ci sono dubbi congeniti sulla mia capacità di scrivere uomini convincenti, perché fa di me una donna stramba?

Come che sia, la trovo un’applicazione molto letterale, molto miope e più che un po’ deprimente del sopravvalutato (e spesso male interpretato) adagio “Scrivi ciò che sai”. E questa, tutto sommato, è ancora la migliore delle ipotesi – perché otherwise si tratta di un discorso terribilmente sessista.

Capite perché quel corso non mi piacque molto?

 

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* Abbiate pazienza, devo ancora smaltire un lieve mood giacobita…

** Presumo che, se vale per gli scrittori di parole, valga anche per quelli di note?

considerazioni sparse · elizabethana · scribblemania

A Scuola

girlMi sono iscritta a non un uno, ma tre corsi online.

Ogni tanto lo faccio. Le possibilità sono infinite, in ogni genere di campo e argomento, dall’astrofisica alla scenotecnica, dalla storia antica alla pollicoltura.* Poi non è che sia straordinariamente brava in proposito. Sono pigerrima, dispersiva, con una tendenza alla procrastinazione su cui vi ho intrattenuti fin troppe volte. E tutto sommato, va ancora relativamente bene se ci sono tempi, scadenze ed esercizi da consegnare… Se il corso è self-paced – ovvero una serie di lezioni da seguire a discrezione dello studente – le mie possibilità di arrivare in fondo sono bassine, indipendentemente dal mio interesse per l’argomento. Capirete, credo, se vi dico che le lezioni di scrittura teatrale scaricate dal sito del MIT sonnecchiano in un angolo buio del mio hard disk dall’agosto del 2011.

Appunto.

E quindi forse è stato un tantino imprudente, da parte mia, iscrivermi ai tre corsi che vi dicevo.

Uno è una specie di storia performativa dell’Othello di Shakespeare. Come è stata rappresentata la tragedia, in questi quattro secoli? Che cosa sappiamo? Che conclusioni possiamo trarre da atteggiamenti registici, interpretazioni e attualizzazioni? Fascinating stuff.

Poi c’è un’introduzione alla scrittura cinematografica. Secoli fa ne avevo già seguito uno della Scuola Holden. Mi era piaciuto, soprattutto perché avevo trovato una tutor molto in gamba, che mi faceva lavorare un sacco e a cui piaceva quel che scrivevo. Riconosco che quest’ultimo non dovrebbe essere un requisito per valutare un corso e trarne beneficio – ma siamo onesti: chi è che non lavora con più zelo e più gusto quando il suo lavoro viene apprezzato? Adesso trovo che sia ora di rinfrescare l’argomento, dopo quindici anni o giù di lì – e di farlo in Inglese. girls

E questi due sono MOOC, ovvero Massive Open Online Courses. Da un lato hanno di buono i tempi e le scadenze che vi dicevo. Dall’altro, hanno una componente di interazione con gli altri studenti, in cui sono pessima. In teoria l’idea di discutere di quel che studio e imparo mi piace molto; all’atto pratico, forse non so usare bene la roba a forma di forum, ma fatto sta che una discussione tra centinaia di partecipanti mi sfugge rapidamente di mano, e tendo a rinunciarci e a interagire ben poco.

Infine c’è un corso di scrittura teatrale. Ci avevo già provato qualche anno fa, e non mi ero trovata bene con il docente.** Un secondo tentativo altrove era andato meglio, ma non posso dire di averne cavato granché. Adesso ci riprovo. Questo sembra un po’ più avanzato, ha un sacco di esercizi pratici e la possibilità di farseli leggere e commentare… Purtroppo è self-paced e, a peggiorare ulteriormente le cose, ho accesso al materiale vita natural durante. Con i miei precedenti, non metterei la mano sul fuoco.

E poi ce ne sarebbero altri – corsi di storia che m’interesserebbero parecchio… ma ho deciso che prima farò meglio a vedere come me la cavo con questi tre.

Quindi forse farò bene a formulare un’ulteriore buona intenzione per l’anno nuovo: seguire i corsi e finirli. Vi farò sapere, eh?

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* No, davvero: l’Università di Edinburgo ne ha uno su comportamento e benessere delle galline. Non è uno di quelli che ho scelto.

** A parte tutto il resto, leggendo il mio esercizio, si stupì moltissimo del fatto che fosse popolato da due personaggi maschili su due. Perché, essendo una donna, non scrivevo donne? Sessista.

elizabethana · musica

Cinque Canzoni Shakespeariane

12nightVe l’avevo detto che il Sedici è un altro anno shakespeariano?

1616-2016: quattrocentesimo della morte. Per cui sì, aspettatevi di nuovo una certa quantità di shakespearianerie, nel corso dell’anno.

Oggi cominciamo con le cinque incantevoli canzoni che il compositore inglese Roger Quilter musicò tra il 1905 e il 1919.

Fear no more the heat of the sun è presa dal Cimbelino, Under the greenwood tree e It was a lover and his lass da Come Vi Piace,
Take, o take those lips away da Misura per Misura, e Hey, ho, the wind and the rain dalla Dodicesima Notte.

Il baritono è il perfettamente nomato Philippe Sly, e al pianoforte c’è Michael MacMahon:

Forse l’insieme è un po’ più primaverile in atmosfera di quanto sia adatto al calendario, ma mi pare un buon modo per cominciare il nuovo anno shakespeariano.

E buona domenica.

grillopensante · libri, libri e libri

Al Cuore del Romanzo

Distillati“Da oggi puoi leggere i best seller più avvincenti e appassionanti tutti d’un fiato. Nascono i Distillati: un’occasione senza precedenti per goderti il meglio della narrativa italiana e internazionale in meno della metà delle pagine dell’originale, ma senza perderti nulla.”

Lo dice Centauria, che ho scoperto essere una costola di Fabbri Editore.

Lo dice con entusiasmo a proposito dei suoi Distillati – che non sono liquori, ma libri abridged. Tagliati. Ridotti. Abbreviati. Condensati. Ma attenzione:

“Un riassunto? Un’edizione semplificata? Niente affatto…”

E sì, ammetto che ci avevo pensato.  Nel mio terrificante cinismo, quando ho incrociato per la prima volta la pubblicità di questa operazione, ho pensato che fosse una reincarnazione dei famigerati Riassunti di Farfadette*. E invece no, no e no. Cattiva, Clarina! Come ho potuto non capire che i Distillati sono tutt’altro?

“Abbiamo tenuto inalterata l’atmosfera, le emozioni, la suspense e lo stile dell’autore: in questo modo a voi rimane solo il piacere di una storia senza tempo, goduta istantaneamente.”

Sì, nel senso che… In che senso, precisamente? A giudicare da un articolo apparso sul Fatto Quotidiano, mancano…

“Descrizioni, scene, trame e personaggi secondari. Manca tutto il superfluo.”

Tutto il superfluo. Dev’essere esaltante, quando sei uno scrittore, sentirsi dire qualcosa come “Ho letto il suo libro, sa – la versione senza le parti superflue.”  Soprattutto considerando che i Distillati distillano in “meno della metà delle pagine dell’originale.”  Quindi, ricapitolando, perché rimanga “solo il piacere” del romanzo, occorre potare “tutto il superfluo” – che apparentemente equivale alla metà abbondante del testo.

E quando parlo di sentirselo dire, non sto facendo della teoria pura. Potrebbe succedere, perché non stiamo parlando dei Fratelli Karamazov, dei Miserabili o dell Ulisse di Joyce – ma di

“…grandi best seller. Romanzi di oggi che sono diventati famosi e letti quanto i classici della letteratura, hanno ispirato film o intere saghe. I nomi dei loro autori e dei loro personaggi sono conosciuti ovunque nel mondo e saranno ricordati per generazioni.”

E sì. Best seller contemporanei. Tipo Stieg Larsson – che scrive gialli, e me l’ero chiesto in passato e me lo chiedo ancora: chi può voler leggere un giallo abbreviato? Oppure tipo Nicholas Sparks – di cui si possono dire molte cose ma non certo che eserciti troppa pressione sui neuroni del lettore. Oppure tipo Margaret Mazzantini, che è viva e italiana, e a cui potrebbe davvero capitare la surreale conversazione di cui prima. Ma d’altra parte è consenziente, come tutti gli altri e tutti i loro editori – perché non stiamo parlando di edizioni piratate. È un’operazione editoriale bella e buona. Abridge

E magari, o Lettori, vi viene da chiedervi a che pro? Ebbene forse non vi sorprenderà troppo scoprire che la spiegazione è, guarda caso, la stessissima dei Riassunti di Farfadette: tutti dicono di non avere tempo di leggere? E noi, siore e siori, offriamo la soluzione! Libri più corti! Così…

“…oggi possiamo goderci questi capolavori tutti d’un fiato, nel tempo di un film o di un noioso viaggio in treno.”

Solo il piacere, ricordate? Da godersi istantaneamente. E in fondo che c’è mai di strano? Narrativa ai tempi della gratificazione istantanea, della soglia d’attenzione lillipuziana.

Un filo deprimente, non trovate?

Che poi non ci vengano a dire che la loro

“speranza è che dopo avere letto i […] distillati di romanzi i lettori decidano di leggere altri libri dell’autore. Originali.”

Non dico che non possa capitare – ma quanti lo faranno? Quanti, dopo avere letto da implumi qualche riduzione di David Copperfield sono andati a cercarsi e leggersi l’originale alto come il codice civile? Ecco, appunto. Che posso dire? I Distillati come mezzo di evangelizzazione alla lettura non mi convincono.

Poi sulla home page dei Distillati quelli di Centauria si tengono un social wall in cui compaiono pubblicità e attacchi in una maniera che potrebbe indurre a giudicarli masochisti o spudorati – o entrambe le cose… Ma in realtà, a guardare bene, si vede che l’operazione è tutt’altra. Provate a leggere i commenti, le fiammeggianti difese del Libro con la maiuscola, la pacata replica redazionale col richiamo al Reader’s Digest e la battuta sulla Sacralità dell’Arte e del Creatore… Tutto ben calcolato per far sembrare un pochino isterici i detrattori.

Ma vi assicuro che non sono isterica, e sulla Sacralità dell’Opera e del Creatore credo di essere smaliziata quanto basta. La mia obiezione è diversa: che ne è della lettura? Che ne è della parte del lettore nel processo? Che ne è del libero arbitrio del lettore? Nessuna legge mi obbliga a leggere Margaret Mazzantini o Stieg Larsson – né, se voglio leggerli, a leggerne ogni singola parola. Ma dovrei essere io a scegliere quel che mi piace e a saltare quel che mi annoia… Questa è lettura predigerita. Questo è come l’apprendimento in pillole: un ulteriore colpo all’umana capacità di assorbire, selezionare, valutare ed elaborare informazioni. Persino quando si tratta di farlo per piacere.

Al cuore del romanzo – indeed. Un bel colpo al cuore.

 

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* Che a quanto pare prosperano ancora, ed esistono ora anche in formato audio… Così si possono colmare le proprie falle culturali mentre si guida, si stira o si fa la cyclette…

anglomaniac · musica · Natale

Noi Siam Tre Re d’Oriente

3.kings(1)Ed eccoci qua.

Ci risiamo: ieri sera era la Dodicesima Notte, e oggi è l’Epifania. Fino a oggi possiamo far finta che si ancora dicembre, ma domani… eh.

E allora, a titolo di congedo, ecco un’ultima carola prima di chiudere le Natalizietà per quest’anno. Epifania, Re Magi, King’s College di Cambridge…

In realtà la carola in questione è americana e ottocentesca: parole e musica del Reverendo Hopkins, anno 1857:

We three kings of Orient are
Bearing gifts we traverse afar
Field and fountain, moor and mountain
Following yonder* star

O Star of wonder, star of night
Star with royal beauty bright
Westward leading, still proceeding
Guide us to thy Perfect Light

Born a King on Bethlehem’s plain
Gold I bring to crown Him again
King forever, ceasing never
Over us all to reign

Frankincense to offer have I
Incense owns a Deity nigh
Prayer and praising, all men raising
Worship Him, God most high

Myrrh is mine, its bitter perfume
Breathes of life of gathering gloom
Sorrowing, sighing, bleeding, dying
Sealed in the stone-cold tomb

Glorious now behold Him arise
King and God and Sacrifice
Alleluia, Alleluia
Earth to heav’n replies

O Star of wonder, star of night
Star with royal beauty bright
Westward leading, still proceeding
Guide us to Thy perfect light

E da venerdì, archiviati Senso di Sipario, lucette e carole, si torna alla normalità. Felice Epifania, o Lettori.

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* Ciao, M.!

considerazioni sparse

Buone Intenzioni

stock-photo-20929944-sparkling-2016E rieccoci qui…

Non so dalle vostre parti, ma qui è irreparabilmente gennaio di nuovo. E siccome, per quanto lo si detesti, gennaio è qui per restare, tanto vale fare… no, non buoni propositi. Nemmeno per idea.

Ho imparato a mie spese che i buoni propositi per me non funzionano.

E allora meglio concentrarsi sulle buone intenzioni.

Per prima cosa,vediamo come è andata nel Quindici.

Intendevo scrivere un romanzo… Be’, ne ho scritto una stesura e mezza. Meno di quanto avrei inteso, ma tutto sommato poteva anche andare peggio. E poi intendevo pubblicare – e considerando Gentleman in Velvet e Bric-à-Brac, non posso dirmi del tutto insoddisfatta. Aggiungiamoci l’Agnese, che pubblicata non è ma rappresentata sì, direi che posso ritenermi soddisfatta. E poi intendevo riprendere in mano qualche vecchia prima stesura e farne qualcosa… ma su questo posso ammettere il buio profondo. Troppo occupata a scrivere cose nuove – e potrei anche dire che non era la più saggia delle intenzioni, ma non lo faccio, perché a questo punto suonerebbe rimarchevolmente come un caso di uva acerba.

Insomma, 1,5/3 non è il più brillante dei risultati. Medio – e medio non va bene. Bisogna fare di più e di meglio nel Sedici appena iniziato.

E allora, vediamo un po’. Intenzioni. 0c5c62b0e0db87dd473a5d361ccc392e

Intendo finire il romanzo. E ci mancherebbe altro, giusto? Finirlo e tirarlo a lucido in tempo per la conferenza della HNR, in settembre a Oxford – dove, se tutto va bene, potrebbe succedere qualcosa di buono.

Intendo darmi da fare theatre-wise. E quanto a questo ho già iniziato. Ci sono progetti – molti progetti piccoli, medi e grandi. C’è soprattutto un progetto che, seppur non destinato a giungere a compimento nel corso di quest’anno, richiederà un sacco di lavoro. È qualcosa d’importante, di grosso, di estremamente faticoso – e probabilmente è una follia. È il genere di roba di cui son fatti i sogni. Vi saprò dire – ma, indipendentemente dal Progetto, lo ripeto: intendo lavorare parecchio in fatto di teatro.

3afb82fb6ba0464df3f9ac72eae96b1fE infine intendo fare del freewriting e della meditazione pre-scrittura con qualche costanza. Ossignore – chi avrebbe mai detto che avrei scritto una cosa del genere? Immaginatemi con un sopracciglio sollevato, che cerco di non suonare troppo sulla difensiva. Perché il fatto è che sono sempre stata scettica su questo genere di cose, tanto che mi è difficile liberarmi del mio scetticismo persino dopo avere constatato che diamine: funziona! Il freewriting scioglie blocchi, nodi e magagne, e la meditazione favorisce la concentrazione… E allora, perché non praticare l’uno e l’altra? E allora quest’anno intendo farlo, nonostante la combinazione di pigrizia e scetticismo residuo.

Ecco fatto. Qualche altra intenzioncella ci sarebbe, ma siamo realistici: sarebbe già molto bello far qualcosa con queste tre.

Ne riparliamo tra un anno.

E voi, o Lettori? Che cosa intendete fare quest’anno?

cinema · Vitarelle e Rotelle

Stessa Trama, Altra Storia

the artist, stage beautyIeri sera ho rivisto The Artist. Adoro The Artist. Insomma, un metafilm muto in bianco e nero, ambientato durante la transizione dal muto al sonoro, con un cast strepitoso, una colonna sonora perfetta, tante citazioni cinematografiche da riempirci un fienile e stile da vendere… E poi è un film muto! Ve l’ho mai detto quanto voglio fare un film muto?

E tuttavia, pur perdutamente innamorata, non mi sfugge il fatto che la trama è presa pari pari da un altro film. No, non È Nata Una Stella – cui pure somiglia un po’ – e nemmeno Cantando Sotto La Pioggia, con cui ha in comune l’epoca del passaggio dal muto al sonoro…

No, il film gemello di The Artist è Stage Beauty, l’adattamento cinematografico di Compleat Female Stage Beauty, un lavoro teatrale di Jeffrey Hatcher di cui abbiamo già parlato.

E quando parlo di film gemello, intendo l’espressione piuttosto letteralmente. State a vedere… Ok, no: se non avete visto uno qualsiasi dei due film, se intendete vederlo e se vi irrita da morire quando vi rovinano la trama in anticipo, allora fermatevi qui, perché questo non è il post per voi.

Se fa lo stesso, allora ecco le due trame comparate:

THE ARTIST STAGE BEAUTY
1927. George Valentin è la stella indiscussa del cinema muto – il più grande interprete di film avventurosi del momento. Peppy Miller è un’aspirante ballerina cui l’incontro con Valentin apre le porte di Hollywood. 1660. Ned Kynaston è la stella indiscussa dei teatri londinesi – il più grande interprete di ruoli femminili della sua generazione. Maria è la sua assistente e recita clandestinamente nonostante la legge che impedisce alle donne di esibirsi su un palcoscenico.
Il sonoro incombe, ma Valentin, giudicandolo una moda passeggera, rifiuta di adeguarsi alla novità – al contrario di Peppy, che fa carriera con i film musicali. Carlo II elimina il veto contro le donne in scena – e proibisce invece agli uomini di interpretare parti femminili.  Maria è la prima attrice a interpretare Desdemona.
Valentin decide di produrre da sé un nuovo film muto – che fa fiasco in concomitanza con il trionfo del nuovo film sonoro di Peppy (e con la crisi del ’29). Ned s’intrufola a Corte e affronta il Re per perorare la sua causa e, invitato ad interpretare Otello, fallisce miseramente e scappa con la reputazione a pezzi.
Cacciato di casa dalla moglie, indebitato, e senza scritture, Valentin si riduce a vivere in un appartamentino – cui, in un momento di furia e autocommiserazione, dà fuoco rischiando di morire. Ostracizzato dai teatri, in cattiva salute e abbandonato dal suo aristocratico amante, Ned si riduce ad esibirsi come travestito in una bettola di quart’ordine.
Peppy recupera Valentin dall’ospedale e si prende cura di lui – fino quando Valentin scopre che Peppy ha acquistato i suoi beni messi all’asta. Maria recupera Ned dalla bettola e si prende cura di lui – fino quando Maria si rende conto che Ned la biasima per il suo declino.
Peppy ritrova Valentin appena in tempo per impedirgli di suicidarsi, e impone al suo produttore di scritturarlo per un musical al suo fianco. Scritturata per recitare a Corte e terrorizzata, Maria supplica Ned di insegnarle a superare la pura e semplice imitazione del suo stile. Ned accetta a patto di recitare Otello accanto a lei.
Valentin e Peppy danzano insieme in un film sonoro – con successo trionfale. Ned e Maria recitano insieme Otello per il Re, con successo trionfale.*
The End The End

 

Capito che cosa intendo?the artist, stage beauty

Con una leggera differenza a livello di meccanica del secondo punto di svolta, la trama è praticamente la stessa: un uomo al vertice della sua arte, una giovane aspirante innamorata, la fine di un’era, crisi, declino e redenzione…

Dopodiché, The Artist è una commedia metacinematografica e sentimentale, nonché un meraviglioso omaggio al film muto, mentre Stage Beauty è metateatro più cerebrale di quanto sembri a prima vista, incentrato com’è su questioni d’identità, arte, imitazione, sincerità – ed è anche meno lieto, perché nemmeno per un momento dubitiamo che l’amore possa non trionfare tra Valentin e Peppy, mentre il destino di Ned resta incerto fino alla fine – e, a dire il vero, anche dopo, e non è affatto chiaro se l’amore di Maria prometta poi troppo bene. Ma d’altra parte, segnala inequivocabilmente Hatcher, l’amore non è affatto il punto in questione…

E dunque? E dunque niente. Niente di male, intendo. Io seguito ad adorare The Artist – e in buona parte anche Stage Beauty. Vero, la trama è così simile che è davvero difficile credere a una coincidenza, e non so quanto Hatcher ne sia stato felice. Ma è vero anche che certe trame sono così perfette, così significative e così rilevanti che sarebbe un po’ più – o un po’ meno – che umano non volerle prendere, inclinarle a 45 gradi, tingerle di violetto e farne qualcosa di diverso.

E in fondo è così che funziona, e non da oggi: non è dalla notte dei tempi che l’umanità si racconta le stesse storie – con colori diversi?

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* Con un improbabilissima dimostrazione di metodo ur-realistico, ma fa nulla.