grillopensante · Vita da Editor

Piccolo Manuale Di Conversazione Italiano-Aspirantese

Perché, per esempio, “Scrivo per me stesso/a” non significa affatto che chi lo dice scriva per se stesso/a… oh, no.

Sciaguratamente spesso, quando viene rivolta a un editor, la frase si traduce con “Queste sono le spontanee effusioni del mio cuore, e come tali non sono criticabili per il sovrano disprezzo di tutti i principi della buona scrittura.” E nei casi più truci, tende a significare altresì, “Tu, o editor, sistemami gli errori di battitura e, semmai – ma senza farlo pesare troppo – la sintassi. Ogni altro suggerimento, osservazione, intervento, sarà ascritto alla tua insensibilità e crassa mentalità commerciale.” Perché loro scrivono, you know, per se stessi…

Noterete come il dubbio che rivolgersi a un editor non sia precisamente il più inequivocabile sintomo dello SPSS abbia l’aria di non sfiorarli affatto. E non vale nemmeno la pena di farglielo notare. Lasciateli fare e, non oltre il secondo contatto, arriverà qualche forma della domanda classica: se credete che… no, per dire, ma insomma, senza ambizioni – per carità! – ma se credete che sia pubblicabile.

E allora a voi verrà in mente Cecily Cardew con il suo diario, e citerete a mezza voce “Sono soltanto i pensieri e le impressioni di una fanciulla – e, come tali, sono destinati alla pubblicazione.”

E l’Aspirante leverà le sopracciglia e, se sarete irritati o divertiti a sufficienza, ripeterete la citazione e… l’Aspirante non avrà idea.

“Cecily Cardew,” direte voi.

“L’Importanza di Chiamarsi Ernesto.”

“Ah…”

“Oscar Wilde.”

“Ah sì, Dorian Gray…”

E allora voi, colti da dubbio, inizierete a sondare le abitudini di lettura dell’Aspirante, ottenendone in cambio una delle seguenti risposte:

a) Non leggo granché/ non mi piace molto leggere/ non ho mai avuto tempo per leggere, però mi piace scrivere.”

b) Ah sì, leggo (molto).

La prima significa proprio quel che sembra – e, se accettate il lavoro, tenderà a saltar fuori ogni volta che vi scapperà una citazione, un esempio o un riferimento letterario. In certuni casi potrebbe persino esserci una punta d’orgoglio, della varietà quel-che-ho-imparato-l’ho-imparato-dalla-vita-non-dai-libri.

La seconda risposta potrebbe significare molte cose – e conviene approfondire. Potreste scoprire che l’Aspirante legge davvero (molto), oppure che crede di leggere (molto) sulla forza di uno, due, tre libri l’anno. Potreste sentirvi sciorinare una lista di Libri del Momento degli ultimi due-dieci anni – con o senza particolare riferimento a quelli che implicano patenti di coscienza civile e/o buon cuore e/o correttezza politica. O potreste scoprire che l’Aspirante divora indiscriminatamente tutto quel che appartiene a un genere specifico (non necessarissimamente quello in cui scrive), ma non ha mai letto altro in vita sua…

E poi, e poi… No, questo non è un manuale esaustivo – né pretende di avere un valore universale. Più che altro potete considerarlo un segnale di pericolo potenziale. Perché magari l’Aspirantese somiglia all’Italiano, e magari in molti casi le cose stanno proprio così – ma state in guardia: non è detto che le parole dell’Aspirante significhino quel che hanno l’aria di voler significare.

Non è detto affatto.

 

 

 

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elizabethana · libri, libri e libri · Poesia

Il Carteggio Marlowe

The-Marlowe-Papers-pb-jacketTardissimo – perdonate. E neanche molto lungo. Passerà anche l’influenza…

Ma veniamo a noi. Era un po’ che meditavo su The Marlowe Papers, romanzo in versi della poetessa Ros Barber.

Insomma, un’altra storia neo-marloviana, con il buon Kit che, invece di morire a Deptford, fugge sul Continente e procede a scrivere tutto il canone shakespeariano… A parte tutto il resto, quante volte è già stata scritta? E d’altro canto è ormai risaputo che, quando si tratta di Christopherm Marlowe, la mia capacità di resistere alle tentazioni, anche le più improbabili, è… ridotta. Ma soprattutto, l’idea di un romanzo in versi – in pentametri giambici! – mi attirava da matti, non foss’altro che per pura e semplice improbabilità.

Alla fine a decapitare i miei tentennamenti ci ha pensato Babbo Natale, scodellandomi The Marlowe Papers sotto l’albero… E diamine, ne valeva la pena in tutti i modi possibili.

Perché la signora Barber, o Lettori, Sa Quello Che Fa.

Può darsi che la nuda ossatura della trama si sia già vista decine di volte (vedi § 2), ma qui è sfaccettata in un’infinità di piccole scene, narrate in prima persona poetica da un Marlowe per cui è impossibile non parteggiare. Comincia arrogante, pieno di fuoco, incauto e troppo fiducioso per il suo stesso bene, e un po’ per volta, ogni singolo passo verso la grandezza si rivela un’imprudenza da pagarsi a caro prezzo. E noi, leggendo, ci dimentichiamo della teoria bislacca su cui è costruita la trama, per appassionarci ai tormenti, ai riscatti momentanei, alle speranze condannate del narratore. warning-sign-clip-art_420969

Le poesie sono alla fine fine lettere in versi che, dall’estero o dall’invisibilità precaria di un incognito che rischia di far acqua ad ogni passo, Marlowe scrive senza mai spedirle a Thomas Walsingham – amico, mecenate, salvatore e amante… Lettere non spedite, metà diario e metà testamento per almeno tre quarti del libro.

E, per una volta, persino la trasformazione da Marlowe in Shakespeare è fatta con immaginazione e sottigliezza, intrecciando fatti conosciuti, dubbi, ipotesi, vuoti biografici e cronologie di titoli con molta, molta più finezza di quanta se ne veda di solito in questo genere di operazioni.

Il tutto in pentametri giambici – e se pensate che la forma intralci la narrazione, ebbene lo pensavo anch’io, ma mi sbagliavo. Il linguaggio è una gioia – ricco, vario, con una combinazione perfetta di colore elisabettiano e scioltezza contemporanea. E il ritmo del verso da alla voce di Marlowe una specie di pulsazione, un’urgenza irrequieta che trascina dalla prima all’ultima pagina.

Morale: sono conquistata. No, non nel senso che vo abbracciando tesi neo-marloviane – o anche solo antistratfordiane – ma è di nuovo come per History Play: l’intelligenza e l’ammirevole esecuzione, e la capacità narrativa… Allo scrittore che riesce a travolgermi con le variazioni su una storia che, di per sé, mi manda il latte alle ginocchia, va tutta la mia ammirazione.

 

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scribblemania

Piccolo Bollettino E Basta

DoorE poi a volte, nel corso di una notte ventosa e insonne… folgorazione!

Come se si aprisse una porta – e la porta conduce a una tecnica sofisticata, un’idea cui si faceva la corte da tempo per tentativi, un po’ balzellon-balzelloni.

Ma adesso non solo la porta è aperta, ma ci si ritrova più avviati di quanto si credesse, e avanti a vele spiegate (e metafore miste assortite)…

Er… d’accordo, basta. È solo uno di quei momenti Eureka, e volevo… sì, così.

Ecco.

cinema

Das Kabinett Des Dr. Caligari

Ed eccomi qui, nonostante l’influenza…E nonostante il post di venerdì.

Vi avevo detto dell’ebook di Kage Baker che ho ricevuto per Natale, vero? Una raccolta di recensioni di film muti di fantascienza – o film muti di fantascienza, a vostro piacere. E per “fantascienza” intendo l’accezione larga (ben più larga di “astronavi&omini verdi”) che sto lentamente, lentamente, lentamente imparando ad apprezzare.

Still from the movie Das Cabinet des Dr. Calig...
(Photo credit: Wikipedia)

Be’, la morale di tutto ciò si è che vi capiteranno un po’ di post domenicali di questo genere, o Lettori. Cominciando oggi con il trailer di Das Kabinett des Dr. Caligari, classicissima faccenda del 1921, scritto dall’acidissima ditta Janowitz&Mayer, e diretto da Robert Wiene, con gente come Conrad Veidt e Werner Krauss.

Per prima cosa ci proviamo con il video:

Poi, siccome non siamo affatto certi che funzioni, ci mettiamo il link.

E per finire, casomai vi fosse venuta voglia di passare questa bigia domenica di gennaio guardando un film d’annata, qui lo trovate per intero – e con gli intertitoli in Italiano.

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blog life · scribblemania

Dialoghetto Semitragico

Senza Errori di Stumpa – So…

La Clarina – So?

SEdS – No, dico: e allora?

La Clarina (con fasulla ariosità) – E allora cosa?

SEdS – Quand’è che pensi di trasferirmi?

La Clarina – Ah… trasferirti.

SEdS – Non vorrai mica lasciarmi qui! Ma guardami, perbacco!

La Clarina – Ti guardo. Non sei brutto a vedersi…

SEdS – Non fingere di essere ottusa, vuoi? Sono miserello e ingombrante al tempo stesso, non c’è verso di commentarmi, ho un RSS che funzionerebbero meglio dei messaggeri a cavallo, non c’è verso di farmi fare nulla… Si può sapere che diavolo aspetti?

La Clarina – È che…

SEdS (se avesse gli occhi, li ridurrebbe a due fessure) – Non sarà che vuoi lasciarmi qui, vero?

La Clarina – In realtà non so troppo bene…

SEdS – Che cosa non sai troppo bene?

La Clarina – Sai che abbiamo perso un sacco di lettori, vero?

SEdS – Non vedo come potremmo recuperarne restando in questa situazione.

La Clarina – Nemmeno io.

SEdS – E…?

La Clarina – E non lo so. Non sono del tutto certa… Oh, non prendere quell’aria! Non è come se la migrazione ulteriore fosse facile.

SEdS – Hai chi ti aiuta.

La Clarina – Del che sono molto grata, ma che succede se perdi altri pezzi per strada, come mi si dice che potrebbe accadere?

SEdS – Non potrà essere davvero peggio di così.

La Clarina – Immagino di no, ma…

SEdS (comincia ad allarmarsi sul serio) – Ma?

La Clarina (si morde un labbro, aggrotta la fronte, guarda altrove, si torce le mani…) – Ecco, non so se… Non voglio dire che… Ma insomma, vedi…

SEdS (se fosse equipaggiato per farlo, si aggrapperebbe alla più vicina tenda di velluto, portandosi alla fronte il dorso della mano) –  Oh numi, o ciel! Tu vuoi assassinarmi!

La Clarina – Be’, detto così suona un pochino brutale, ma…

SEdS – Ma che? Dopo cinque anni di lavoro, dopo tutte le soddisfazioni che ti ho dato, dopo tutto quello che hai fatto per me…?

La Clarina – Non buttarla sul patetico.

SEdS – Patetico, dice! Bestiolina, ti rendi conto di quanto ti mancherei, vero? E i lettori? Pensa a quanto ti mancherebbero i lettori! E poi tu sei una scrittrice, e gli scrittori devono, proprio devono avere un blog!

La Clarina – Ecco, proprio a questo proposito…

SEdS (con tragica ferocia) – Che cosa!?

La Clarina – Non è da oggi che me lo chiedo: siamo sicuri che tu non interferisca? Con la scrittura, intendo.

SEdS (looks wounded) – Io?! Interferire… io?

La Clarina – Insomma, non puoi negare che il tempo che passo a scrivere te è tempo sottratto al teatro e a tutto il resto.

SEdS (tenda di velluto di nuovo, ma stavolta, se avesse una mano, se la porterebbe tremante al cuore) – Sot-tratto

La Clarina – Tra una cosa e l’altra, sei un impegno non da poco, sai?

SEdS – Ma se mi scrivi solo tre volte la settimana!

La Clarina – Sono tante.

SEdS – Un sacco di gente posta tutti i giorni.

La Clarina – Gente più brava di me. E comunque stai convenientemente ignorando il semipost domenicale e Scribblings.

SEdS – Tchah! Quella patetica specie di settimanale.

La Clarina – Come che sia, va a finire che sono sei post ogni settimana. Qualche volta sette. Senza contare i piccoli bollettini.

SEdS – Be’, nessuno può dire che tu non scriva tutti i giorni…

La Clarina – Ma è proprio questo il punto: quante volte scrivo te anziché scrivere altro?

SEdS – Debbo dedurne che non sia per il tuo blog che vuoi essere ricordata dai Posteri?

La Clarina (dà un sospirone infelice) – !

SEdS (sulla melodia strappacuore del duetto Santuzza-Turiddu) – ♫ E dunque tu vuoi assassinarmi? ♫

La Clarina – Ma no…

SEdS – E allora, che cosa vuoi fare?

La Clarina – Non lo so. Proprio non lo so…

Calano le luci. Sipario. Fine Atto I.

grilloleggente · Storia&storie

Fatti Veri Mai Accaduti

The Armor of Light, di cui parlavamo qualche giorno fa, ha anche una nota dell’autore – in realtà delle autrici – che inizia così:

I fatti raccontati in questo libro sono veri – solo che non sono mai accaduti.

Toby Morison illo for Simon JenkinsIl che va a dimostrare che le note dell’autore andrebbero sempre, ma sempre lette – per non rischiare di perdere gemme come questa, che in una manciata di parole riassume perfettamente la mia idea di fantasy storico.

Perché sì, o Lettori, stiamo ancora rimuginando su storia&narrativa. Vi avevo detto che saremmo andati avanti per un po’, vero?

Allora, ci siamo chiesti di che cosa si vada in cerca aprendo un romanzo storico, ricordate? Ebbene, riformuliamo la domanda – in termini abbastanza simili a quelli usati da V. via mail: di che cosa si va in cerca, invece, aprendo un fantasy storico?

Ebbene, credo che questa volta le risposte siano un nonnulla più complicate a catalogarsi, per cui mi limiterò a dirvi di che cosa vado in cerca io.

1. Ipotesi, giochi, colori diversi. Prendiamo un secolo passato, cambiamo un ingrediente o due, e vediamo che cosa salta fuori. Da un lato, c’è il fatto che molti dei secoli che mi piacciono abbondavano in credenze preternaturali perfette per essere romanzate. Dall’altro, si può prendere qualcosa di completamente diverso e piazzarlo in un secolo passato come se fosse il suo posto naturale. Oppure ancora, si può cambiare qualche premessa, alterare qualche sequenza di eventi, aggiungere o sopprimere qualche svolta fondamentale. O una combinazione qualsiasi delle tre possibilità.

2. Domande. Finito il libro? Molto bene. Adesso immaginiamo come sarebbero potute andare le cose a partire da quel secolo passato a piacere modificato così come l’ha immaginato l’autore. Ipotizzando il Cinquecento di Scott&Barnes, come sarebbero andati i secoli successivi? Come si sarebbe sviluppata la scienza gomito a gomito con la magia? Come si sarebbe mossa la religione tra le due? Come sarebbero andati la Rivoluzione Americana, la conquista dell’Impero e tutto il resto? Come sarebbero le cose oggidì? Domande, appunto.

3. Fatti veri che non sono mai accaduti. Non reali, veri. Plausibili nel quadro modificato dalle premesse dell’autore e coerenti con quel che del quadro originario resta.

E qui arriviamo, credo, al punto fondamentale. A me un certo grado di rigore storico serve anche qui – perché siamo d’accordo, di fantasy si tratta, ma per me l’aspetto chiave rimane quello storico. Quel che cerco è, in definitiva, non un fantasy ambientato in altri secoli, ma un What If che contempli possibilità alternative e/o preternaturali.

Questione di lana caprina? Nemmeno troppo, considerando. È narrativa d’immaginazione, e su questo non si discute – ma nel momento in cui basa le sue ipotesi sulla storia, a me piace che ne tenga conto fino in fondo. Non è che me lo aspetti, ne senta la necessità o nulla del genre: è che mi piace. Ci trovo molto più gusto. Col che non voglio dire che il mio sia un atteggiamento più sensato o più ragionevole di altri – però è il mio. È quel che cerco nell’aprire un fantasy storico. Mi piace che la mia storia immaginaria funzioni come storia vera che non è mai accaduta.

E voi? Leggete il genere? E che cosa cercate?

musica

La Marcia Dei Tre Re ♫

3.kings(1)Buona Epifania, o Lettori!

Essendosi festa, oggi musica. Parte della cantata natalizia Hodie, di Ralph Vaughan Williams, e per la precisione, la Marcia dei Tre Re.

Un giorno scoprirò come inserire i video nei post… per ora non ci riesco, e allora temo che dovrete accontentarvi del link. Non lasciatevi scoraggiare dalla narrazione: The March propriamente detta comincia attorno ai due minuti e cinquanta.

E lo ripeto: buona Epifania!

musica

La Quinta ♫

PITA me Tchaikovskij piace proprio tanto – never mind il fatto che del suo nome usi una terribile trascrizione ibrida. È un insuperabile ricattatore emotivo, ma (o forse anche per questo)… eh. Che posso dire? Ci sono tipi di ricatto emotivo cui non mi dispiace essere sottoposta, e per darvi un’idea, pensavo di farvi sentire il quarto movimento della Quinta Sinfonia.

E non in una versione sola: qui c’è Sergiu Celibidache, e qui Valery Gergiev con l’orchestra del Marijinskij.

Interpretazioni molto diverse, vero?

Ascoltavamo questa musica qualche giorno fa con mia madre e, mentre io ero persa in contemplazione dell’alternarsi di galoppata senza respiro e malinconie improvvise, lei ricordava il critico sanpietroburghese che, al debutto della sinfonia, paragonò questo movimento a uno di quei sogni in cui si cerca disperatamente di correre e non ci si muove di un passo…

A voi che ne pare? Vi sentite emotivamente ricattati con piena soddisfazione o avete l’impressione di correre senza riuscire a muovervi? O qualcosa d’altro ancora?

E buona domenica domenica a tutti.

angurie

Buoni Propositi

Anno nuovo, vita nuova? Mai creduto troppo, per essere sinceri.

I buoni propositi, però, sono tutt’altra cosa. Un anno fa, o giù di lì, mi ero proposta di 1) scrivere di più; 2) cogliere tutte le occasioni al volo; c) procrastinare di meno. E devo dire che per scrivere, ho scritto. Non quanto avrei voluto (si scrive mai quanto si vorrebbe?) ed è vero che ho piantato un romanzo a metà, ma in fatto di teatro ho combinato abbastanza. Occasioni… mah. Si direbbe che non sia bravissimissima in questo. Non so nemmeno io perché… a volte faccio cose stupide ai limiti dell’autosabotaggio – qualcuno di voi forse ricorderà le scadenze lasciate scivolare per vaghezza pura e semplice e le successive crisi. E potrei riformulare il proposito, ma davvero non so quanto conterebbe. E la procrastinazione? Credo di poter dire che qualche miglioramento c’è stato. Ho arginato un pochino Pinterest, se non altro, e di sicuro ho scritto quasi tutti i giorni. La settimana di scrittura marittima è stata la dimostrazione del fatto che scrivere dalla mattina alla sera è possibile – anche se forse non a casa – ma senza arrivare a questo, credo di poter proseguire sulla strada.

Per cui, fine del bilancio, inizio propositi per il Quattordici.

Anzi, no. Prima mettiamo in chiaro un po’ d’intenzioni – che propositi non sono, perché non c’è bisogno di proporseli: scrivere, ça va sans dire, teatro e narrativa, magari riprendendo in mano i fantasmi abbandonati. E l’anno shakespeariano/marloviano – di cui, preparatevi, vedrete parecchio. E farmi rappresentare ancora, a costo di mentire, rubare, truffare e uccidere. Er… well, non proprio – ma avete capito che cosa intendo.

E adesso i propositi.

1) Voglio navigare in modo più deliberato. Il mio problema è che non guardo abbastanza avanti, credo. Navigo a vista – e questo non va bene, o va bene soltanto per il piccolo cabotaggio. Attraversare oceani richiede una direzione precisa, ed è quello che intenderei fare quest’anno.

2) I blog, accidenti. I blog. Perché adesso sono due, e tutti e due bisognosi di lavoro. SEdS… be’, lo vedete ogni giorno: fa acqua da tutte le parti, e bisogna trovargli una casa definitiva. E Scribblings richiede tenere cure. Dovrò pensarci su, prendere decisioni, lavorarci parecchio.

3) Procrastinare meno. E questo è l’unico che riprendo dall’anno scorso, perché ci sono stati progressi, ma posso fare di meglio. Posto che un po’ di procrastinazione è congenita, e che poche cose stimolano l’ingegno come una scadenza incombente, devo pur tenere conto del fatto che quando arrivo a sera senza aver combinato quel che mi ripromettevo divento pessima compagnia per il prossimo e per me stessa. Per cui, non foss’altro che per la pace generale…

Ecco. Tre. Non dico che ci lavorerò proprio da domani, perché mi sto prendendo qualche giorno di vacanza e di lettura – ma quanto prima. Ne riparliamo tra un anno.

E voi? Che cosa vi aspettate da voi stessi per quest’anno nuovo?