Ieri sera, guardando una di quelle cose di viaggio che parlava di (e mostrava) tutta una collezione di meravigliosi giardini tra Somerset, Devon e Dorset, con R. si raggiunta la conclusione che abbiamo una voglia folle di fare un viaggio. Anche un piccolo viaggio. Magari più di un viaggio. Quando si potrà di nuovo… appena si potrà di nuovo… Scommetto che sapete tutti quanti come vanno queste conversazioni.
E naturalmente il passo successivo è stato mettersi a far piani – e adesso, naturalmente, vi metto a parte della piccola lista che ne è uscita.
- Il Kent. Sono secoli che quest’idea del Kent è in metaforico ballo. Canterbury, naturalmente – dove fatico a credere di non essere mai stata – ma anche Sandwich, il castello di Rochester, posti più piccoli come Scotney, le rovine di Scadbury Manor (la casa di Tom Walsingham), Hightham Mote e ogni genere di giardini… E girare per stradoline di campagna tra le siepi di biancospino, pranzare nei piccoli pub nei villaggi… Questo genere di cose.
- Ravenna. Yes, well. Sono già stata a Ravenna, più di una volta… ma mai overnight. Adoro Ravenna, con le meraviglie del suo passato bizantino, e voglio tanto scrivere qualcosa di ambientato a Ravenna. E poi quest’anno ci sarà abbondanza di robe dantesche. IL che ci porta a…
- Firenze. Un altro ritorno – ma da un precedente soggiorno, un paio di anni fa, me ne sono venuta via con una Next Time List che occupa due pagine di moleskine.
- Spagna. Vago, lo so – ma le idee sono varie e un po’ sparse. Granada, Burgos, Toledo, Valladolid… E poi alcuni posti come Alcalà de Henares, San Yuste, Aranjuez – per motivi narrativi. Come per Ravenna, The Spanish Tale mi ronza in testa da tanto di quel tempo…
- Mont Saint-Michel. Si può essere stati in Normandia e non avere visto le Mont Saint-Michel? Ebbene, si può. Io l’ho fatto – per motivi che all’epoca erano sensati, e ripromettendomi di tornarci… Solo che da allora sono passati più di vent’anni, per cui forse è il momento di farlo?
- Delfi. La Grecia in generale, obviously – ma per colpa/merito di Mary Stewart (yes, yes – laugh all you like…) il posto dove voglio assolutamente andare è Delfi, where the gods still walk…
- Londra. Questo non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo, in realtà – ma… giusto un anno fa, come oggi, me ne stavo tornando a casa dopo una tre-giorni londinese con gli amici della Campogalliani. L’ultimo viaggio prima della tempesta, proprio mentre l’Isoletta tagliava gli ormeggi dal Continente, e soprattutto, mentre la tempesta iniziava a farsi sentire… Il ritorno a Londra, quando si potrà, segnerà la chiusura di un cerchio.
Ecco. Questa è la mia lista. Quando si potrà. Quando il mondo sarà tornato in asse – e alle sue dimensioni normali. Ed è bello tornare a fare progetti per dopo.
E voi, o Lettori? Dov’è che vorrete andare… dopo?
Ieri sera, con un giorno di ritardo e una certa sorpresa, ho inserito nel taccuino rosso dedicato a Road to Murder il calendario mensile di novembre – una faccenda che è per metà un ruolino di marcia, e per metà resoconto quotidiano di quel che faccio (o non faccio).
Voglio dire: avete un dubbio su come fossero fatte le navi che nel tardo Cinquecento facevano la spola tra Dover e Calais trasportando merci e qualche passeggero per arrotondare? Vi domandate cose come il tipo di costruzione, il numero di alberi e cose così – e, per quanto cerchiate, trovate ben poco di consclusivo, che sia contemporaneo o moderno? Ebbene, quel che fate è scrivere a qualcuno di inglese o di americano. Può essere uno storico che tiene un blog, il curatore di un museo navale, il webmaster di un sito che traccia le rotte commerciali in età Tudor… Scrivete una piccola mail cortese in cui spiegate il vostro dubbio, raccontate a che punto siete riusciti ad arrivare da soli, e formulate la vostra domanda – e… nel giro di qualche giorno, ecco che arriva la risposta! Nella più blanda delle ipotesi, vi indirizzano verso qualche libro o archivio online – ma di solito offrono risposte dettagliate o, dove non ce ne sono, ipotesi ragionate. E vi salutano augurandovi buona fortuna per il romanzo e sperando di essere utili… Ed è meraviglioso.
Era da un po’ che ogni tanto vi accennavo a un lavoro in corso di ambientazione elisabettiana chiamato TW, nevvero? Quello con l’itinerario smarrito e ritrovato, per capirci. E quello i cui cartoncini sono attualmente sul Narravento. E qualche volta forse ho anche sussurrato che TW prometteva sviluppi…
Stiamo parlando di gialli storici ambientati, tanto per cominciare, nei primi anni Ottanta del Cinquecento – con un pochino di spionaggio aggiunto per buona misura. Il mio protagonista e investigatore, Thomas Walsingham fa il corriere diplomatico per il suo famoso cugino, Sir Francis dello stesso nome, ministro e capo del servizio di spionaggio della regina Elisabetta… È il genere di carriera in cui s’incontrano un sacco di pericoli e di misteri – e Tom avrà il suo bel daffare a risolvere misteri.
There’s no place like London… si canta in Sweeney Todd – e lasciate che ve lo dica: sono d’accordo. Lo sono nel modo in cui il giovane Anthony intende la faccenda, e non alla maniera del diabolico barbiere eponimo – ma forse non c’era tutto questo bisogno di spiegarlo, vero?

E questa settimana tocca a me – con Kipling e Puck delle Colline.
Vi pare che potessi lasciar perdere l’opportunità di portare tutto questo in scena? Giammai! E così ho scelto le due storie più strettamente fiabesche della prima raccolta – Weland’s Sword e la mia prediletta Dymchurch Flit – e le ho rimescolate in una piccola storia su come le storie nascono, cambiano e non muoiono mai del tutto.
Rieccomi qui! Vi avevo detto Glasgow, giusto?
E poi, inutile girarci attorno: il punto focale dell’intera faccenda, è stata la Short Story Competition… Ricordate 
Mentre leggete qui, sono a Glasgow.
Ero già stata alla Conference nel 2016, a Oxford – e l’esperienza era stata favolosa. Non mi aspetto nulla di meno – e in più, questa volta, ho da ritrovare persone conosciute allora, contatti e amicizie-da-lontano coltivate nel corso degli ultimi due anni.
Domenica sarebbe stato il centonovantanovesimo compleanno di Emily Brontë.
di parole, allitterazioni, assonanze, nomi geografici e bizzarrie di pronuncia** sono i nove decimi del sugo di questo gioco, e al diavolo i trimetri anapestici – anche se, come Lear, si era il professore di disegno della Regina Vittoria. Tra l’altro c’è un che di estremamente appropriato nell’idea che sia stato un eminente vittoriano a… come dire? Ad addomesticare il limerick purgandolo dalla sua componente licenziosa. Voglio dire: era gente che metteva i pantaloni ai pianoforti!