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Udite – Udite! (Ovvero, Sapere Books & Io)

Era da un po’ che ogni tanto vi accennavo a un lavoro in corso di ambientazione elisabettiana chiamato TW, nevvero? Quello con l’itinerario smarrito e ritrovato, per capirci. E quello i cui cartoncini sono attualmente sul Narravento. E qualche volta forse ho anche sussurrato che TW prometteva sviluppi…

Ebbene, o Lettori, gli sviluppi ci sono stati – e sono estremamente lieta di annunciarvi che ho firmato un contratto con Sapere Books, una meravigliosa piccola casa editrice… sull’Isoletta!

Stiamo parlando di gialli storici ambientati, tanto per cominciare, nei primi anni Ottanta del Cinquecento – con un pochino di spionaggio aggiunto per buona misura. Il mio protagonista e investigatore, Thomas Walsingham fa il corriere diplomatico per il suo famoso cugino, Sir Francis dello stesso nome, ministro e capo del servizio di spionaggio della regina Elisabetta… È il genere di carriera in cui s’incontrano un sacco di pericoli e di misteri – e Tom avrà il suo bel daffare a risolvere misteri.

È ancora tutto molto all’inizio, e ci vorrà un po’ prima che abbia una data di pubblicazione – ma state pur certi che vi farò sapere. Intanto gioite con me – e qui c’è la mia author page sul sito dell’editore.

libri, libri e libri

A Puntate

Pubblicare a puntate su un periodico è una prassi editoriale per una quantità di scrittori tra Otto e Novecento. Da Dickens a Dumas, da Dostoevskij a Stevenson, da Collodi a Joyce, sono tanti gli autori che hanno conosciuto le gioie e i tremori della pubblicazione a episodi.

240px-Pinocchio_visto_da_Enrico_Mazzanti_%281883%29.jpgLa prima parte de Le Avventure di Pinocchio, per esempio, uscì a puntate su Il Giornale Per Bambini, tra il 1881 e il 1883, mentre Nulla Di Nuovo Sul Fronte Occidentale, di Remarque, fu serializzato tra il novembre e il dicembre del 1928 sulla Vossische Zeitung. Questa forma di pubblicazione era onnipresente e onnigenere: i romanzi di Stevenson uscivano in periodici per ragazzi, il gialli della Christie in volumetti settimanali non dissimili dai nostri Mondadori, Tolstoj e Dostoevskj comparivano sui settimanali letterari pietroburghesi. Forse il procedimento è più sorprendente per Finnegans Wake, data la natura della faccenda, e tanto più perché non si può nemmeno considerare una vera e propria pubblicazione a episodi: brani sparsi, presentati come “estratti di un’opera in corso di scrittura”… ma d’altra parte, stiamo parlando della Parigi degli Anni Venti. All’elenco possiamo aggiungere Zola (Au Bonheur des Dames, Germinal), Conrad (quasi tutto), Bulgakov (Il Maestro e Margherita), Flaubert (Madame Bovary), Kipling (Kim), e poi Oscar Wilde, Mrs. Gaskell,  Henry James, Sienckiewicz, Thackeray, Michel Faber in anni più recenti, e siamo lontani dall’avere finito.

Mi viene da pensare che i tremori dovessero essere molti più delle gioie – o forse è solo una questione di inclinazioni personali. Non è neanche tanto l’idea di dover produrre settimanalmente (o bisettimanalmente, a seconda dei casi) una determinata quantità di parole, quanto il fatto che non possono esserci ripensamenti. Gente saggia come Stevenson e Agatha Christie vendeva al periodico il romanzo già completato, pronto da dividersi a fette – e fin qui tutto bene. Poi c’era la gente come Dickens, che produceva di volta in volta, e qui cominciavano i guai.

Avete presente quegli incubi in cui si scopre di non avere fatto, dopo tutto, l’esame di maturità? Ecco, The_Old_Curiosity_Shop_10.jpga volte, leggendo Dickens, si ha la sensazione che scrivere a puntate dovesse essere un costante stato di questo genere. Perché se al capitolo XXIV si immagina un’utilità narrativa del tutto nuova per un personaggio che si è introdotto al capitolo IX – solo che questa nuova utilità richiede una personalità del tutto diversa, non c’è più modo di tornare indietro a modificare il personaggio in questione, perché il capitolo IX è già stato pubblicato da settimane e mesi… Dickens, apparentemente, non si faceva soverchi scrupoli: in The Old Curiosity Shop, Dick Swiveller comincia mascalzone e finisce buon ragazzo – senza nessun particolare sforzo di transizione. Mi par di vederlo, Dickens, che scrolla le spalle alle sue pagine manoscritte, si stropiccia il naso, e borbotta: “E che diavolo, chi vuoi che si ricordi se era buono o cattivo? Sono passati mesi!” Il che poteva forse valere relativamente per i lettori dei periodici*, ma produce un effetto lievemente bizzarro nella lettura in volume.

King_Philip_and_Don_Carlos.jpgSchiller fece di peggio, quando cominciò a scrivere il suo Dom Karlos, Infant von Spanien – e a pubblicarlo a puntate sulla rivista Thalia – senza essersi particolarmente documentato in fatto di storia spagnola. Poi ci ripensò, si mise a leggere furiosamente e fece un sacco di scoperte. Peccato che i primi due atti fossero già usciti – ma dal terzo atto in poi, il dramma sterza bruscamente: quella che era stata principalmente una vicendona sentimentale di amore negato e adulterio platonico assume connotati politici più precisi, il protagonista nominale viene relegato in un angolo e Re Filippo, Posa e il Grande Inquisitore prendono centre-stage. Dire che l’insieme è un tantino ineguale è una descrizione blanda, e a giudicare dalle sue lettere, Schiller ne era dolorosamente consapevole. Quello che stupisce, semmai, è che né Dickens né Schiller si siano mai disturbati a smussare qualche angolo prima della pubblicazione in volume – o per qualche edizione successiva…

Ma ci sono anche le gioie, immagino. Il contatto con il lettore, il feedback immediato (Dickens riceveva tonnellate di posta, ed era molto sensibile agli umori del pubblico), per non parlare della pressione continua dello scrivere sempre sotto scadenza – il che, detto fra noi, è il migliore incentivo alla produttività e/o all’esaurimento nervoso.

E d’altronde, la narrazione a puntate è un’idea talmente radicata nell’animo umano da essere un topos letterario a sé: basta pensare a Le Mille E Una Notte, con Sheherazade che ogni notte compra un altro giorno di vita lasciando in sospeso una storia – o, meno drammaticamente, a Giovannino Guareschi che maledice il giorno in cui ha creato un personaggio immaginario per Alberto e la Pasionaria, condannandosi a inventare un’avventura nuova ogni sera, perché i bambini non consentono al padre di liberarsi del piccolo protagonista, per quanto lui tenti in ogni modo di mandarlo a una fine cruenta…

A quanto pare, sarà vero che nessuno resiste a “C’era una volta”, ma anche un bel cliffhanger con il cartello “Continua…” non scherza affatto.

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* O forse no, se è vera la storia della gente che, sui moli di New York, aspettava le navi dall’Inghilterra per sapere se la piccola Nell era morta…

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Oltretinozza

Se non  vi dispiace, oggi mi compiaccio un pochino.

Copperfield

Cominciamo con un paio di paragrafi:

Sono nella bottega di mio padre, quando il servitore in livrea porta il velluto – a ricevere una ramanzina per aver fatto a botte. A otto anni sono un bambino riottoso. Ma l’arrivo della stoffa costringe mio padre a tagliar corto, e tutti – io e i due apprendisti – ci affolliamo attorno al banco del padrone, quello meglio illuminato, per veder sciorinare le dieci o dodici spanne di velluto.

S’increspa come acqua, di un rosso bruno che vira al cremisi nella luce obliqua del pomeriggio, e al nero nel cuore delle pieghe molli. Manda un sentore pulito e caldo, ricco nell’aria greve di pece e cuoio conciato con l’urina. Sembra un tale peccato tagliarlo in un paio di pianelle… Quando allungo una mano per toccarlo, mio padre mi bacchetta le nocche e mi spedisce di sopra, ancora in disgrazia – e che ci pensino mia madre e le mie sorelle, almeno fino all’ora di cena…

E questa è una traduzione improvvisata dell’inizio di Gentleman in Velvet. GiV, o Lettori, è uno dei miei racconti elisabettiani – e la notizia di oggi è che The Copperfield Review l’ha accettato per la sua antologia celebrativa. CopSmall

The Copperfield Review è una pluripremiata rivista americana online dedicata alla narrativa storica che, per festeggiare i suoi quindici anni, pubblicherà in ottobre la sua prima antologia. E GiV è uno dei quindici racconti scelti. L’antologia uscirà in ottobre, in formato elettronico e cartaceo, e questo significa una pubblicazione in America. Ho attraversato la Tinozza – o quanto meno, il mio Gentiluomo in Velluto l’ha fatto per me.

Vi terrò al corrente – ma intanto potete chiamarmi Isabella.

pennivendolerie

La Leggenda Del Buon Rifiuto

Vi diranno che c’è rifiuto e rifiuto. Vi diranno che dapprima le case editrici vi rifiutano e basta, poi cominciano a rifiutarvi con riserva… e questo è il segno che state per farcela.

Non dico che non sia così in assoluto, ma lasciate che vi racconti a little cautionary tale.

Qualche anno fa, nel mio candore, mando a un Piccolo Editore un romanzo di 250.000 parole. Ne avete già sentito parlare: è il primo volume-mostro della mia trilogia sulle Guerre di Vandea.

Non del tutto incomprensibilmente, la risposta è nograzie, però è un nograzie qualificato. Il PE mi convoca (addirittura!) per parlarne. E’ impressionato, dice. Il romanzo è notevole, dice. Solo improponibilmente lungo per una casa piccola come la loro. Perché non riprovo con qualcosa di più corto?

Io torno a casa gasatissima: ho appena ricevuto un Buon Rifiuto, quella bestia mitica che, stando alle leggende dell’ambiente, significa che si è catturato l’interesse dell’editore. Quella bestia che, se opportunamente coltivata, può condurre all’accettazione, alla firma del contratto, alla pubblicazione… you get the idea.

Così, un paio di anni più tardi, spedisco al Piccolo Editore qualcosa di più corto.

“Bello, davvero bello. Originale, ben scritto, ci si vede dietro molta ricerca e molta conoscenza del periodo. Però quest’ambientazione così poco conosciuta…” Perché non riprovo con un po’ di storia locale per sfondo?

Ancora un annetto ed eccomi alla porta del PE con la storia locale.

“Ah, interessantissimo, che stile originale, e che taglio fuori dal comune! Peccato che il mercato non sia più quello di tre o quattro anni fa. Sa, il mercato del romanzo è asfaltato dalle grandi case editrici, e noi sopravviviamo con la saggistica di nicchia. Però, con uno stile come il suo… non ha mai pensato di scrivere qualcosa di divulgativo?”

E bisogna dire che io sia proprio cretina, perché invece di sorridere, ringraziare e augurare privatamente una vita in tempi interessanti, ho anche scritto loro qualcosa di divulgativo – ricordate gli Sbregaverze? Ecco, a partire da quelli. Risultato? Indovinate…

“Che cosa carina, brillante e divertente. Ma sa bene anche lei che un testo del genere non ha mercato.”

Ammetto che un grado di recidività come il mio probabilmente merità questo ed altro*, ma beware: il giorno in cui riceverete un Buon Rifiuto gioitene pure, ma non scartate del tutto la possibilità che l’editore (specie se è un Piccolo Editore) stia menando il can per l’aia.

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* Vengo a sapere che costui “parla bene di me” con altra gente. Ah, è brava questa ragazza. Scrive cose molto originali…

 

pennivendolerie

D’Ingegneri, Agenti Letterari e Ragazzine Cieche

Avete mai avuto la sgradevole sensazione che, se foste un potenziale caso letterario – se foste minorenni e/o paraplegici, orfani, sine reddito, profughi o in qualsiasi modo maltrattati dalla vita – il vostro romanzo incontrerebbe miglior fortuna con case editrici e agenzie letterarie? Sì, vero? Non dovete vergognarvene, non siete soli: benvenuti nel club. E, da oggi, il club ha un eroe.

Leggete un po’ questo post che, come diceva Guareschi, è bello e anche istruttivo: c’è di che ridere e piangere, di che inorridire e consolarsi – ma forse non di che stupirsi soverchiamente. E Alessandro/Angra merita un’ovazione per quello che ha fatto e per l’equilibrio, la lucidità e l’ironia con cui l’ha fatto. E’ tutti noi.

 

scribblemania

Giornate d’Estate

Oggi mi sono piazzata in giardino con il computer portatile e una quantità industriale di autan, e ho scritto.

Ho scritto a lungo, con costrutto e con soddisfazione.

No, non ho nemmeno toccato 7K, e men che meno TRA. Siccome sono dissennata, ho lavorato per un’oretta all’ennesima lucidatura di una novella lunga che spero di vendere a una rivista (non Glimmer Train) e poi mi sono dedicata a un’altra cosa, E’ una faccenda senza capo né coda che ho in mente da secoli e ultimamente ha preso forma per l’irragionevole motivo che ho visitato un’enorme, imponente e meravigliosa abbazia benedettina – il posto perfetto per questa storia, nonostante quello che pensavo prima in proposito. Non è nulla che pensi di pubblicare, anche perché è solo semi-storica ed è in una forma irragionevolmente anacronistica: consideriamolo un esercizio, un esperimento, una vacanza – davvero non so.

Epperò scrivere per quasi cinque ore senza alzare la testa dal computer… Ah! E oggi, meteo permettendo, encore.

considerazioni sparse

Fino alle orecchie

Avvicinandosi il momento di archiviare l’estate, ho fatto un po’ di conti sulla parte di 2009 che mi rimane, e questa è la mia lista di Cose da Fare:

– 3 prime stesure da revisionare (comprendenti: un romanzo da 120000 parole, uno da 82000 che dovrà contarne 90000 prima della fine, e una lunga novella da 42000 e rotti. Per un totale che fluttua attorno alle 250000 parole. Tuuuuuutte da revisionare).

– 2 commissioni: una per una novella e una per un atto unico, entrambe da consegnare a novembre.

– la promozione di Somnium Hannibalis, con almeno quattro presentazioni prima di Natale.

– una lista di libri da leggere (e/o studiare) lunga come il mio braccio.

– la lettura dei Promessi Sposi alla UTE, che è uno sforzo collaborativo, ma c’è.

– 2 racconti in corso che meriterebbero proprio di essere finiti, perché non sono male, if I say so myself

– E non è come se il lavoro fosse magicamente sparito. Proprio no.

Lo confesso: ci sono momenti in cui mi sento un nonnulla sopraffatta. Ne riparliamo il 31 dicembre.

pennivendolerie

Varo

Oggi è il giorno del varo. Dopo lunghi ponzamenti e molte traversie, ecco finalmente pronto…

(attimo per il lancio della bottiglia di champagne… crash!)

www.somniumhannibalis.com ovvero il sito del mio nuovo romanzo. Per ora ci sono notizie, link, immagini, curiosità storiche e la possibilità di leggere l’incipit.

E intanto, a titolo di assaggio, dalla Quarta di Copertina:

“Il luogo è Apamea, l’anno il 191 avanti Cristo.

Annibale Barca vive da esule alla corte seleucide, avvolto in un alone di leggenda, dubbio e amarezza.

Il Re di Siria, Antioco III il Grande, sconfitto in una sconsiderata campagna contro Roma, si rivolge proprio al vecchio generale che aveva predetto inascoltato il disastro, e per tutto un pomeriggio e una notte d’estate lo interroga impietosamente sui suoi sogni pericolosi, sulla vittoria e sulla sconfitta.

In cerca di ragioni per la sua disfatta, il Re troverà invece una storia fiammeggiante e tormentosa, senza respiro, colma di sangue, di battaglie, di sogni e di solitudine, una storia sulla guerra, il destino, la paura e il prezzo che si paga per la gloria.”

pennivendolerie

In Macchina!

Dopo un po’ di panico e qualche sarabanda attorno alla quarta di copertina, il mio Somnium Hannibalis è finalmente andato in stampa questa settimana.  Il che significa che sarà in libreria a fine giugno… comincio ad avvertire qualche lieve farfalla nello stomaco!

E just because, ecco la copertina in anteprima:

CopSomnium4-1.jpgIndipendentemente dal fatto che è il mio libro e quindi non sono obiettiva, indipendentemente dal fatto che adoro Goya, indipendentemente dal sit-in di lepidotteri sul mio diaframma: è o non è bella?