pennivendolerie · Storia&storie

History Will Be Kind su Amazon

History will be kind to me because I intend to write it,

diceva Winston Churchill, ovvero “La storia sarà gentile con me perché ho tutta l’intenzione di scriverla” – e in effetti non si può negare history-kind-sml-2che l’abbia fatto. I narratori storici, in genere, hanno aspirazioni più modeste, quando si mettono in testa di scrivere la storia… O forse non è del tutto vero o, anche se è vero, a volte le loro intenzioni vengono abbondantement superate. Pensate a quanto gente come Dickens o Scott abbiano influito non tanto sulla storia, ma sulla sua percezione da parte dei posteri.

E pensate alla soddisfazione quando un lettore vi dice di avere cambiato idea su un personaggio o un evento storico leggendo il vostro romanzo.

Ma non allarmatevi: se rimugino su tutto questo non è perché abbia intenzione di modellare la percezione della storia nei secoli a venire (anche se non dico che mi dispiacerebbe), ma perché History Will Be Kind, la prima antologia di The Copperfield Press, è disponibile su Amazon.

Come vi avevo già raccontato, contiene la mia storia elisabettiana Gentleman in Velvet, una vicenda di ambizioni, atti sconsiderati, conseguenze e prezzi da pagare che ha per protagonista un giovane Kit Marlowe.* Naturalmente c’è molto altro: una ricca collezione di narrativa e poesia storica ambientata in una varietà di periodi – con una spruzzatina di saggistica. Dal Messico del 1914 alla Terza Crociata, dall’Imperatrice Maud a Giovanna d’Arco ad Alessandro il Grande – History Will Be Kind è una piccola storia del mondo narrata per storie. Non so se Kipling avesse ragione quando diceva che, se la storia venisse raccontata in forma di storie, nessuno se la dimenticherebbe mai – ma di sicuro un racconto o una poesia possono aprire una finestra su un periodo o un avvenimento, risvegliare un interesse, presentare un altro punto di vista…

In fondo credo che, al di là del gusto o della compulsione a raccontare storie, ogni narratore storico aspiri un po’ a questo: aprire una finestra su quel che s’indovina tra le righe dei libri di storia, su quel che è perduto, su quello che non sappiamo più… È un buon momento, credo, per confessare che sesquipedale soddisfazione sia stata quando un’insegnante di storia in un liceo locale mi ha detto di aver fatto leggere ai suoi alunni il mio Somnium Hannibalis. “Per mostrare loro che non esiste solo il punto di vista romano…”

E forse History Will Be Kind è anche una piccola rassegna di modi in cui questo genere di bizzarra creatura, il narratore storico, persegue il suo bizzarro genere di ambizione.

Se a questo punto foste incuriositi, l’antologia si trova qui.
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* No, non siete sorpresi.

cinema · elizabethana · Storia&storie

Elisabette

elizabeth-(1998)-large-pictureDelusione…

Ieri sera ho visto Elizabeth per la prima volta. Ebbene sì – strano a dirsi, lo ammetto. Avevo visto The Golden Age un paio di volte, ma Elizabeth mai.

Ecco, The Golden Age è una di quelle cose – over-melodramatic, pieno di robe come Sir Walter Rale(i)gh che sconfigge l’Armada (dopo avere sposato di nascosto Bess Throckmorton), e Babington che spara alla Regina – in compagnia di un altro gesuita, perché padre Ballard lo avevano già fatto morire nel primo film – e l’immaginario fratellino cattolico di Walsingham, e Mary Queen of Scots decapitata giovanetta… E vogliamo parlare della Regina a Tilbury, a mezza via tra Giovanna d’Arco e Galadriel? E Leicester? Dov’è Leicester? Però ammetto che in generale è molto bello a vedersi, che Cate Blanchett e Geoffrey Rush mi piacciono proprio tanto, e che qua e là l’insieme riesce ad essere emozionante – una scena per tutte il rincorrersi dei fuochi lungo la costa per segnalare l’arrivo delle navi spagnole. E la battaglia navale – poco storica ma bella.

“E allora guarda Elizabeth,” mi si è detto. “Vedrai.”

E in effetti ho visto…

Che devo dire? Bello a vedersi, Cate Blanchett, Geoffrey Rush, l’occasionale scena emozionante… E ammetto che è meno melodrammatico di TGA.Elizabethrush_walsingham

“E anche meno sentimentale…” mi si era detto – sul che, considerando il Leicester di Joseph Fiennes*, si potrebbe discutere. Ma diciamo complessivamente di sì…

Nevertheless, in fatto di accuratezza storica… Norfolk cattolico? Kat Ashley al massimo coetanea di Elizabeth se non più giovane? Walsingham che taglia la gola al suo aspirante assassino? L’ambasciatore spagnolo De la Cuadra ancora vivo nel 1571 – in tempo per partecipare al Ridolfi Plot ed essere assassinato? Ballard che arriva in Inghilterra già sacerdote attorno al 1570, uccide a mani nude un giovanissimo Elyot apprendista di Walsingham, se ne va in giro in tonaca nera e croce** e poi viene scoperto e fa una brutta fine prima del Ridolfi Plot? Maria di Guisa morta attorno al 1570? Il vescovo Gardiner ancora vivo dopo il 1554?  Leicester sposato a “Isabel” Knollys prima del 1570? E dov’è Amy Dudley? E anche lui coinvolto nel Ridolfi Plot? E fermiamoci pure qui – ma ci sarebbe altro. E la musica, pittikins: la musica! Elgar? Mozart? Oh dear.

Elizabeth_The_Golden_Age_DVD-Cate_BlanchettE quindi no, non posso dire di avere trovato molta consolazione in Elizabeth. Semmai mi piace meno di The Golden Age… E io capisco che la storia è la storia e i film sono i film, e bisognerebbe prendere il film per quello che è, invece di dar la caccia alle pulci… Il che sarei anche disposta a fare se le pulci in questione rispondessero a qualche buona – o anche solo passabile – necessità narrativa. Per cui inghiottiamo pure il Walshingham d’azione, la giovane Kat, e… stavo per scrivere “il giovane Elyot e la sua fine cruenta”, ma in realtà questo è già oltre la linea, per me. E non la fine cruenta: l’identità. Vogliamo mostrare quanto sono pericolosi, fanatici e sanguinari i missionari gesuiti?*** E allora lasciamo che il Gesuita di turno sgozzi il giovane agente di Walsingham, se proprio si deve – ma che bisogno c’è di contrabbandare la vittima come Thomas Elyot (che era sì un agente, ma non certo di Walsingham – e comunque era morto nel suo letto vent’anni prima) e l’assassino per Ballard? Perché non potevano essere due personaggi fittizi?

Sono pienamente favorevole all’introduzione di personaggi fittizi in un romanzo o in un film storico – ma se bisogna cambiare profondamente un personaggio o un avvenimento reale, preferirei di gran lunga che ci fossero buone ragioni narrative. E quando vedo appioppare un nome storico a un Gesuita fittizio in un film, solo per avere un personaggio fittizio che sostituisce il Gesuita storico nel seguito – for no good reason at all… che devo dire? Non sono felice.

Il che non toglie che la settimana prossima abbia tutta l’intenzione di riguardare The Golden Age – non foss’altro che per i fuochi lungo la costa…

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* E non lo so, ma solo io ho l’impressione che questo Robert Dudley sia indistinguibile da Will di Shakespeare in Love? Questo Fiennes non sembra nemmeno il fratello di suo fratello.

** Riuscendo per lo più a sembrare il Fantasma dei Natali Futuri…

*** E questa è una buona ragione narrativa – anche se storicamente un tantino manichea. Non è che non ci fossero fanatici pericolosi tra i cattolici – ma il critico che a suo tempo lamentò la caratterizzazione nigerrima dei cattolici in questi film non aveva tutti i torti.

 

romanzo storico · Storia&storie

Caravaggio per iscritto

CaravaggioA voi piace Caravaggio? Io adoro Caravaggio. Tutte le volte che vado a Roma cerco di fare un salto a San Luigi dei Francesi per passare una mezz’oretta in contemplazione. Sono perdutamente innamorata delle luci e delle ombre di Caravaggio – ma non ho intenzione di mettermi a parlare di pittura. Invece pongo una domanda che, oltre a prudermi, rientra un po’ di più nelle mie competenze. E la domanda è la seguente: perché diamine non ci sono più romanzi storici su Caravaggio?

Voglio dire: il personaggio è perfetto e la storia ha proprio tutto. Genio tormentato e sanguigno, arte grandiosamente innovativa – con tutto quel che ne consegue -, un outsider per tutta la vita, amori e duelli e risse, sregolatezze di ogni genere, debiti, carcere, malattia, tribunali, intrighi, violenze, una condanna alla decapitazione, fughe, menzogne, attribuzioni dubbie, commissioni rifiutate, quadri che suggeriscono ogni genere di circostanze e di episodi, gli Orsini e i Colonna, i Cavalieri di Malta, e la più bizzarra concatenazione di coincidenze attorno alla sua morte… fin quasi troppo!CaravaggioCavaliere

Eppure, benché ci sia di che mandare in sollucchero qualsiasi romanziere storico degno del nome, di produzione non ce n’è poi molta. A Camilleri Il Colore del Sole è stato commissionato, per quanto ne so – e non ho davvero nulla contro le commissioni, sia chiaro, ma si direbbe che Camilleri non sia andato in sollucchero da solo. Poi c’è Caravaggio a Siracusa di Pino de Silvestro, che però copre solo gli anni siciliani. De Le Prostitute di Caravaggio, di Andrea Nao, confesso di non sapere granché, e il mio elenco italiano si ferma qui. Si potrebbe aggiungere una manciatina di titoli inglesi e americani di cui non mi risulta che esistano traduzioni: il romanzo primo di un docente di storia dell’arte, un giallo storico e una biografia talmente romanzata da essere commercializzata come romanzo. Ci sono poi alcuni gialli contemporanei incentrati sull’opera di Caravaggio, ma quelli non contano. Intendo veri e propri romanzi che abbiano per protagonisti Michelangelo Merisi e la sua arte – e quelli si contano sulle dita di due mani… Possibile? Anche supponendo che mi sia sfuggito qualcosa, mi sembra una messe singolarmente ridotta, e la cosa mi lascia perplessa.

Carav2Parlando di Caravaggio e di romanzi storici potrei far notare, come un curioso aside, che i genitori bergamaschi dell’artista avevan nome Fermo e Lucia, ma questo non cambia le cose: Caravaggio si presterebbe dannatamente bene, e invece nada. Che sia per pura e semplice sovrabbondanza di melodramma? Hm, non so… non mi sembra il genere di problema che paralizzi davvero your average novelist. Mistero.

Qualcuno ha titoli da segnalare?

anglomaniac · Storia&storie · tradizioni

Fuoco Alle Polveri

Poco più di quattrocento anni orsono, come ieri, per la precisione attorno a mezzanotte, una pattuglia di guardie era impegnata a perlustrare i sotterranei della Camera dei Lord, a Westminster.

C’era una lettera anonima che parlava di cospirazioni, di cattolici, di gesuiti… E Giacomo VI e I, figlio di una regina cattolica decollata e re protestante di un’Inghilterra inquieta, non era tipo da prendere alla leggera una cosa del genere.

gunpowder plot, guy fawkes, bonfire night, v for vendetta, alan moore, john miltonE si direbbe che non avesse tutti i torti, perché nei sotterranei i soldati trovarono un uomo a guardia di trentasei barili di polvere da sparo.

L’uomo era Guy Fawkes, un ex soldato cattolico, cospiratore e aspirante regicida, e i trentasei barili erano tutt’altro che uno scherzo. Se Fawkes li avesse fatti esplodere, l’intero palazzo sarebbe crollato, seppellendo tutti al suo interno…

Fawkes fu comprensibilmente arrestato, e i suoi compagni tentarono di fuggire, ma non andarono lontano. Ci fu una battaglia vera e propria tra soldati e mancati regicidi, e alla fine solo in sette sopravvissero per raggiungere Fawkes davanti a una corte e poi sul patibolo. Impiccati e squartati.

C’era mancato proprio poco e, nello spirito degli scampati pericoli, il 5 di novembre divenne un giorno di celebrazioni, scampanamenti, gratitudine, sollievo e… fuochi.

Per diversi secoli gli Inglesi – at Home e nelle colonie – hanno commemorato con falò e fuochi d’artificio il fallito regicidio, e bruciato pupazzi con le fattezze di Guy Fawkes cantando ditties di questo genere:

Don’t you Remember,gunpowder plot, guy fawkes, bonfire night, v for vendetta, alan moore, john milton
The Fifth of November,
‘Twas Gunpowder Treason Day,
I let off my gun,
And made’em all run.
And Stole all their Bonfire away.

Poi negli ultimi decenni la tradizione ha cominciato a declinare, scoraggiata più o meno attivamente da una generale scarsa simpatia per i falò incontrollati, i roghi in effigie, l’esuberanza pirotecnica nelle strade, le risse e il sentimento anticattolico – tutto assai poco politically correct. D’altra parte, già da parecchio tempo i due ultimi elementi non erano più necessariamente connessi: certuni Isolani mi raccontavano di faide falò/falò, con furti di legna*, inseguimenti e dispetti vari, che duravano attraverso le decadi…

Per cui dubito alquanto che, di questi tempi, i fuochi d’artificio della Bonfire Night esplodano in uno spirito terribilmente anticattolico – tanto più che in letteratura e nella cultura popolare c’è tutto in filone di simpatia nei confronti di Guy Fawkes.

Si parte da un Milton diciassettenne, si passa per il romanziere vittoriano William Harrison Ainsworth, per i teatrini di carta di Pollock e per un certo numero di Penny Dreadfuls, e si finisce con l’arrivare ad Alan Moore e al suo V – e sempre Fawkes appare come una brava persona, un interessante ribelle, un eroe d’azione, un esempio di lotta al regime…

Per cui, se intendete far saltare in aria un parlamento (con o senza sovrano in dotazione), non state a preoccuparvi troppo della vostra fama postuma. Che abbiate successo o meno, non è del tutto improbabile che, col passare dei secoli, vi ritroviate un certo numero di simpatizzatori, romanzi, film, teatrini di carta, gente che indossa la vostra maschera nelle strade e, nel mondo anglosassone, persino una Gunpowder Plot Society

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* E non c’entra la berserker fury che secondo Carlyle era tipica dell’animo britannico. Queste cose succedono dalle mie parti con i falò della Vecchia attorno all’Epifania. Lo spettacolo di sonnacchiosi villaggi rivali che si rubano, sabotano e incendiano preventivamente le pire nella più vikinga delle maniere non manca mai di sconcertarmi un pochino…

grillopensante · lostintranslation · teatro

Il Bardo & Gian Burrasca

GianB 1In una quinta elementare qui attorno avevano iniziato a leggere Il Giornalino di Gian Burrasca – con scarsa soddisfazione degli implumi, scoraggiati dal linguaggio antiquato.

Salta fuori allora che esiste una… versione? Traduzione? Retelling? Mah… diciamo che esiste Gian Burrasca in linguaggio d’oggidì. La maestra ci riprova e… buona la seconda. Gli implumi leggono Vamba tradotto, e ci trovano un gran gusto. Sipario.

Intanto, Oltretinozza, il prestigioso Oregon Shakespeare Festival commissiona a 36 autori teatrali altrettante traduzioni – their own words – di opere shakespeariane in Inglese più o meno contemporaneo… qui un finale ancora non c’è, perché il progetto PlayOn! è ancora in corso. L’idea dell’OSF è quella di mettere in scena le “traduzioni” accanto agli – e non al posto degli – originali e, come era scontato che accadesse, accademici, teatranti vari e spettatori potenziali si dividono in fazioni con una certa ferocia.

È presto per dire, e bisognerà vedere le reazioni del pubblico americano a PlayOn! – ma Gian Burrasca e il Bardo tradotti sono una faccenda interessante e allarmante al tempo stesso.

Non mi metterò a strillare allo scandalo e al sacrilegio* e la prenderò invece da un altro lato. Che la prospettiva storica sia una questione vastamente negletta non è una novità di oggi. Ogni singola “modernità” ha mostrato più interesse nel rileggere il passato alla luce di sé stessa che nel capirlo nel suo contesto. Why, Shakespeare stesso dava ai suoi antichi Romani linguaggio, mentalità e comportamenti elisabettiani. È l’umana natura – un misto di bisogno di identificazione, appropriazione culturale e spudorata pigrizia. PlayOn

Shakespeare in particolare sembra avere stimolato ogni genere di rimaneggiamenti attraverso i secoli. C’è sempre qualcuno convinto di potere o dovere dare una sistematina alle sue opere, per amore della spettacolarità, della simmetria, dell’ordine, della logica, del buon gusto, del pudore, del costume dei tempi… È, a suo modo, un segno della vitalità dello zio Will. Tutti hanno l’aria di dire “È nostro!” in modi che sono raccapriccianti dal punto di vista filologico, ma molto rivelatori e, alla fin fine, molto affascinanti.

E mi viene da pensare che l’appropriazione shakespeariana (e vambiana) del XXI secolo abbia nome “fretta”. In fondo è una cifra dei nostri tempi: tutto va afferrato e goduto subito, giusto? Subito e con il minore sforzo possibile. Che si debba sudare un pochino per godere di qualcosa fa storcere la bocca. Se bisogna aspettare, fare qualche sforzo, guadagnarsi qualcosa un po’ per volta – odds are che si perda interesse e si vada a cercare altrove. Qualcosa di più facile.

easy-buttonEcco, più facile. È questo il nocciolo allarmante di PlayOn! e del Vamba per i Fanciulli d’Oggidì: la possibilità che la facile accessibilità di queste versioni finisca per scalzare gli originali. Quanti, dopo avere visto un Riccardo III “tradotto”, dopo aver letto il Vamba ventunesimizzato, andranno a cercarsi gli originali? Potreste dirmi – lo dico anch’io – che nel caso di Gian Burrasca non è poi così grave. Vero, di per sé. Nessuno sarà spaventosamente impoverito per non avere letto la prosa originale di Vamba – ma il punto è un altro. L’implume che, dopo avere storto il naso sul linguaggio difficile, legge con soddisfazione la traduzione facile, ci avrà guadagnato qualche risata, ma avrà perso l’occasione di imparare ad accostarsi  a un linguaggio diverso dal suo. Se va bene ne avrà altre – ma il precedente gli avrà insegnato che non è necessario. Che c’è un modo più facile – e quindi perché faticare a capire che cosa dicevano nel 1912, come lo dicevano e magari perché lo dicevano in quel modo?

In qualche modo, tradurre Vamba mi sembra persino più grave che tradurre Shakespeare. Sono tentata di vederci il sintomo di qualcosa di peggio. Perché tradurre Vamba in realtà non ha altre giustificazioni. Potete difendere PlayOn! dicendo che è un tentativo di riprodurre l’immediatezza fra scena e pubblico che era l’esperienza quotidiana dei theatre-goers elisabettiani. Potete dire che l’OSF fa quello che hanno fatto Tate, Davenant, Pope, Garrick, i Lamb e i Bowdler – e sperare che passi come sono passati gli altri. Potete meditare su traduzioni in Inglese e traduzioni in altre lingue**… Potete fare un sacco di cose con le traduzioni di Shakespeare – ma Vamba? A che serve tradurre Vamba, se non ad offrire ai fanciulli una via “più facile”, sanzionata dalla scuola?

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* E qui parlo di Shakespeare, ovviamente. Non so voi, ma con la profanazione dell’opera di Vamba sento di poter convivere.

** Una delle meraviglie delle traduzioni shakespeariane di Quasimodo non è forse proprio quella certa atemporalità del linguaggio? Dovremmo considerare solo le traduzioni in Italiano cinquecentesco? Sarebbero praticabili dal punto di vista teatrale? Domande, domande, domande…

 

romanzo storico · scribblemania · scrittura

Piccolo Bollettino Così

guillotine1Al volo, abbiate pazienza – perché un conto sono i buoni propositi, e un conto è metterli in atto in questi giorni di parenti e crisantemi…

Allora, si dice che chi ben comincia sia a metà dell’opera, giusto?

Ebbene, io ho cominciato con un’improvvisa folgorazione: perché, o Clarina, cominciare nel 1587? Vuoi davvero farlo? Perché non iniziare invece con la fine di dicembre del 1588, amputare tre capitoli, scrivere un inizio pressoché nuovo e vivere felici?

Così adesso ho avviato un nuovo file di Scrivener in cui il romanzo inizia a fine ’88, e sto scrivendo una prima scena nuova di zecca, e il conto parole ricomincia daccapo.

Credo di avere decapitato il mio romanzo… Quel genere di decapitazioni da cui si dice che la storia media tragga beneficio.

Il romanzo ne trae beneficio? E io sto vivendo felice?

Guardate, proprio non lo so.

Non ancora.

Vi saprò dire.

musica

Nimrod ♫

elgarlgeConoscete le Enigma Variations di Elgar? Sono una cosa incantevole: quattordici variazioni su un tema che a sua volta nasconde tra le sue pieghe una melodia misteriosa. Nessuno sa troppo bene su che cosa sia basato Enigma, anche se le ipotesi si sprecano. Ma la cosa più deliziosa è questa: le variazioni sono altrettanti bozzetti musicali di amici del compositore. Sono sempre tentata di definirli “ritratti”, quando ne parlo – ma Elgar stesso scrisse che no, non sono ritratti affatto…

Magari una volta o l’altra ne parleremo più diffusamente. Per oggi, Nimrod – scritto per l’amico e mentore Augustus Jaeger (Nimrod il cacciatore – jaeger… get it?), e in teoria è una faccenda di amicizia artistica, incoraggiamento e cose così durante una camminata notturna per Londra. Oggi ve lo propongo, però, come musica autunnale. È l’Orchestra della BBC, diretta da Leonard Bernstein, che in materia aveva le sue idee molto personali. Trovo che questa lettura “lenta” (checché se ne voglia pensare) renda Nimrod perfetto per la luce densa, gli alberi d’oro e il cielo di smalto – e, ancora di più, per il crepuscolo questa sera…

Tra parentesi: mi si dice che Nimrod sia stato eseguito durante la cerimonia con cui l’Inghilterra riconsegnò Hong Kong alla Cina… Il che, alla kiplinghiana sottoscritta, mette un brividino.

Buon Ognissanti e buona domenica autunnale.

scribblemania

NaNoReMo

NaNoSOMETHINGUn anno fa, proprio in questi giorni, parlavamo di NaNoWriMo, ricordate? Quell’iniziativa oltreoceanica che – come molte cose in questa vita – si presta parimenti a diventare una benedizione* quanto un’idiozia sesquipedale.

E avevo detto che ogni anno per me è una tentazione – e poi ogni anno lascio evaporare le buone intenzioni perché comincio ad accarezzare l’idea troppo tardi per preparami come  si dovrebbe, perché novembre è pieno d’impegni e, alla fin fine, perché sono una tremenda procrastinatrice.

Quest’anno, tuttavia…

Ecco, quest’anno il lavoro preparato ce l’ho – eccome. Non un romanzo nuovo, ma la seconda stesura di quella in corso. L’ho cominciata con qualche impeto quasi un mese fa, e però non sta andando come dovrebbe. Date un’occhiata al contaparole qui accanto, e vedrete. Potrei addurre scadenze lavorative piuttosto draconiane e magagne famigliari, ma il fatto è che ho anche allegramente perso un sacco di tempo in procrastinazione – spudorata o sotto mentite spoglie. Sì, perché onestamente, ho proprio bisogno, a questo stadio, di sapere il nome della casa di Lord Howard in King Street? O l’esatta tariffa di un cavallo di posta? O che differenza c’era tra le toghe degli studenti di Gray’s Inn e quelli del Middle Temple? nanoemo

Ecco, appunto.

E tuttavia ho passato molte ore felici a cercare lumi su questi dettagli che avrei potuto lasciare benissimo per la stesura finale. Molte ore che avrei potuto dedicare più utilmente a revisioni strutturali e potature – che invece, in gran parte, restano ancora da fare. E mi conosco: non è come se dire “Non lo faccio più” servisse ad alcunché…

Ed ecco che novembre torna e NaNoWriMo rimena – e ditemi voi se non casca proprio a fagiolo.

nanowrimo-1Questa è la volta buona. Naturalmente non seguirò le regole generali, perché non voglio affatto scrivere un romanzo. Il romanzo ce l’ho già, grazie mille – quel che voglio è scrollarlo e potarlo finché non assume una forma. Più che altro sarà NaNoReMo**. Quindi le parole in un mese saranno 100000, al ritmo di tremila al dì e spiccioli – ma saranno da revisionare anziché da scrivere from scratch. Oddìo, in realtà c’è anche una certa quantità di roba nuova da aggiungere – scene aggiuntive ideate in revisione, scene da gettare e rifare completamente… Ma insomma, diciamo una media di due scene al dì, per un mese intero.

Riuscirò a tenere il ritmo? A non perdermi per i prati a caccia di dettagli e parole desuete? A finire la benedetta stesura prima che dicembre, i preparativi natalizi e la consueta folgorazione artigianale piombino su di me?

Vi farò sapere. Aspettatevi aggiornamenti e bollettini.

E voi? Che intenzioni avete per novembre – writing-wise?

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*A parte tutto il resto, tutti conosciamo l’effetto miracoloso di una scadenza, giusto?

** A dire il vero, credo che NaNoReMo esista già e sia un mese diverso – ma fa nulla. Non siamo gnu, giusto? E mi par di capire che un tempo esistesse anche un’iniziativa parallela, chiamata NaPlWriMo, dove Pl sta per Play – e tuttavia il sito è “in aggiornamento” da secoli, e quindi forse la faccenda è franata a valle. Il che non impedisce a nessuno di scrivere teatro anziché narrativa a novembre, volendo. Next time.

commercials

Il treno dei desideri

ITALO_02È un pomeriggio di sole, e l’elegantissimo treno rosso si approssima alla stazione centrale di Milano.

In cabina di guida, il capotreno in altrettanto elegante e rossa uniforme – probabilmente euforico per l’approssimarsi della fine del turno – controlla il libro di viaggio (si chiama così?) e intanto canterella tra sé.

♫ Azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per me… ♫

Ma il microfono della cabina è rimasto aperto dopo l’annuncio dell’arrivo imminente, e nei vagoni i passeggeri, occupati a raccogliere giacche, borse ed effetti personali, sentono il concertino impromptu. Per fortuna, il ferroviario giovanotto è ragionevolmente intonato, per cui, dopo i primi sguardi perplessi, i viaggiatori cominciano a cantare uno dopo l’altro.

♫ Mi accorgo di non avere più risorse senza di te… ♫

È tutto un tripudio di sorrisi. Il treno entra in stazione, e sconosciuti compagni di viaggio chiudono i portatili e, cantando a squarciagola, si scambiano sguardi complici e felici. Particolarmente canore sono una mammina elegantissima e la sua deliziosa bimba in cappottino rosa.

♫ E allora io quasi quasi prendo il treno e vengo… vengo da te…” ♫

cinguetta l’implumina, mentre (non prima che il treno sia giunto a completo arresto), le porte si aprono, rivelando il suo papà. La piccola si getta tra le braccia del babbo, mentre i passeggeri canterini sciamano sulla banchina, facendo da coro al grazioso quadretto famigliare.

♫ Il treno dei desideri…

Brusco stop alla musica.

“Viaggia con Italo,” declama una rassicurante voce maschile fuori campo. “Il treno dei desideri.”

Fade to nothing.

Er…  Sì.

Il treno dei desideri? Quello che dei miei pensieri all’incontrario va?  E davvero a qualcuno è parsa una buona idea pubblicizzare un servizio ferroviario suggerendo che il treno in questione vada all’incontrario di alcunché? Non fino in fondo, evidentemente – a giudicare dalla brusca chiusura… Ma davvero hanno creduto che qualcuno in Italia potesse non concludere automaticamente l’ultimo verso?  È praticamente un riflesso condizionato: fermate un passante qualsiasi, canticchiategli “Il treno dei desideri…” e state a vedere che cosa succede.

E a questo punto non voglio domandarmi se tutta questa musicale felicità di arrivare a Milano non sia per caso dovuta alle contrarietà del viaggio – ma davvero… Forse la campagna avrebbe richiesto qualche piccola riflessione in più?