Poesia · Storia&storie

Barbari&Tartari

Dave Pearson Sailing to ByzantiumE oggi che ne direste di un po’ di poesia? Nello specifico Aspettando i Barbari, di Kostantinos Kafavis (Tratto da Poesie, Oscar Mondadori editori, Milano, 1961. A cura di Filippo Maria Pantani.)

Che aspettiamo, raccolti nella piazza?

Oggi arrivano i barbari.

Perché mai tanta inerzia o Senato?
E perché i senatori siedono e non fan leggi?

Oggi arrivano i barbari.
Che leggi devon fare i senatori?
Quando verranno le faranno i barbari.

Perché l’imperatore s’è levato
così per tempo e sta, solenne, in trono,
alla porta maggiore, incoronato?

Oggi arrivano i barbari
L’imperatore aspetta di ricevere
il loro capo. E anzi ha già disposto
l’offerta d’una pergamena. E là
gli ha scritto molti titoli ed epiteti.

Perché i nostri due consoli e i pretori
sono usciti stamani in toga rossa?
Perché i bracciali con tante ametiste,
gli anelli con gli splendidi smeraldi luccicanti?
Perché brandire le preziose mazze
coi bei caselli tutti d’oro e argento?

Oggi arrivano i barbari,
e questa roba fa impressione ai barbari.

Perché i valenti oratori non vengono
a snocciolare i loro discorsi, come sempre?

Oggi arrivano i barbari:
sdegnano la retorica e le arringhe.

Perché d’un tratto questo smarrimento
ansioso? (I volti come si son fatti serii)
Perché rapidamente le strade e piazze
si svuotano, e ritornano tutti a casa perplessi?

S’è fatta notte, e i barbari non sono più venuti.
Taluni sono giunti dai confini,
han detto che di barbari non ce ne sono più.

E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi?
Era una soluzione, quella gente.

Tra il buzzatiano e il bizantino, nevvero? E niente, oggi va così.

Spigolando nella rete · Storia&storie

Storidentikit

AileanBreacStewartVi ricordate di Alan Breck Stewart?

Non è del tutto impossibile, considerando la frequenza con cui vi tormento in proposito, e in realtà ne abbiamo parlato di recente.

Ad ogni modo, questa volta non è del tutto colpa mia: potete biasimare Caroline Wilkinson, dell’Università di Dundee, cui qualche anno fa è parso bello fare una ricostruzione della faccia dell’Alan storico – Ailean Breac (o Breic) Stewart – e il risultato lo vedete qui accanto.

Come è successo? Be’, la professoressa Wilkinson ha trattato Ailean come ogni altro sospetto omicida di cui non si conosca la faccia: ha tracciato un identikit sulla base delle testimonianze.

Perché le testimonianze scritte ci sono – sia legate all’omicidio del detestatissimo agente della Corona Colin Cambell nel 1752, sia unrelated – e parlano di un giovanotto dalla faccia lunga e stretta segnata dal vaiolo, dagli occhi azzurri e infossati, dai capelli ricci e scuri e dal naso lungo…

A dire il vero parlano anche di uno scervellato violento e inaffidabile – ma a dirlo era James Stewart, il padre adottivo che fu impiccato per l’omicidio in questione, di sicuro ingiustamente e forse al posto di Alan, che si era reso uccel di bosco. Una punta di astio e/o di panico da parte del povero James sarebbe più che comprensibile, ma sospetto che il fascino di Alan sia tutta farina del sacco Stevenson, e l’originale fosse ben poco raccomandabile.

E in effetti, qui sopra, l’aria raccomandabilissima non ce l’ha, giusto?AppinMurder

Grazioso e simpatico esercizio – ma con un limite sesquipedale: le testimonianze essendo per l’appunto scritte e vecchie di duecentosessant’anni e passa, non sono verificabili in nessun modo. Non è come se a Dundee potessero convocare James Stewart, o l’avvocato di Colin Campbell presente all’omicidio, o gente dell’entourage di Ailean e chiedere loro se la ricostruzione è somigliante… Sono certa che la professoressa Wilkins abbia considerato altri fattori, come fenotipi e strutture facciali dei discendenti Stewart e dei ritratti d’epoca, ma non posso fare a meno di chiedermi a che punto sia intervenuta l’immaginazione dei ricercatori – magari colorata da Stevenson…

Oh well. Non sarò io a lamentarmi. In fondo non si tratta di risolvere un omicidio – anche se a volte, a sentire due Scozzesi che ne discutono, si sarebbe indotti a credere che l’Appin Murder sia faccenda della settimana scorsa – ma l’idea di applicare questo genere di strumenti per ricostruire facce storiche ha più che un po’ di fascino, e mi piacerebbe molto vederla utilizzata su altra gente. La National Portrait Gallery non ha prezzo. Per tutto il resto…

 

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* Yes, yes, I know: il povero David e tutto quanto. Non cominciamo nemmeno.

libri, libri e libri · Storia&storie

The Capricorn Bracelet

The capricorn BraceletAl volo per dirvi che The Capricorn Bracelet è andato come l’acqua nel giro di un pomeriggio. Ottima acqua.

Sei racconti, sei soldati romani – e viepiù britannicizzati, da legionari a exploratores lungo il Vallo – attraverso i secoli, da Boudicca alla caduta di Massimiano. Le meraviglie principali sono sei voci diverse con un’ombra di aria di famiglia, e il senso del tempo, gli alti e bassi di Roma, l’ombra di un’epoca che passa e declina nelle piccole cose quotidiane – perché questi soldati che gradualmente dimenticano di appartenere alla gens Calpurnia sono gente che pensa, ma non con il senno di poi della loro autrice… Rosemary Sutcliff sapeva quel che faceva.

E mi è piaciuto scoprire che queste storie erano nate in origine come scripts radiofonici per la BBC: una sorta di Ora dei Ragazzi, badate. Poi, a programma terminato, e desiderando un po’ più di spazio per muovercisi, Miss Sutcliff riprese i suoi sei Romani e ne fece una raccolta di racconti.

PuckKipling è nell’aria? Assolutamente. Puck of Pook’s Hill aleggia sui racconti come uno spirito protettore. L’idea d’altra parte alla Sutcliff venne da lì, e l’omaggio è dichiarato. C’è persino un irriverente cavalleggero chiamato Pertinax, come l’amico del kiplingiano Parnesius. E c’è quella vaga malinconia di fondo, che in Kipling veniva dall’innocenza di Dan e Una, temperata appena dai libri di scuola, di fronte al candore senza prescienza ovvia di Parnesius. Anche Kipling, goes without saying, sapeva quel che faceva.

Con Miss Sutcliff, in fondo, Dan e Una siamo noi. Noi lettori, e i ragazzini inglesi che ascoltavano queste storie alla radio, lette da qualcuno di quei magnifici attori di cui l’Isoletta sembra avere riserve innumeri…

Ragazzini e adulti, immagino, perché – com’era abitudine di gente come Sutcliff e Kipling – non c’è nulla in queste storie che suoni condiscendente o predigerito o smaccatamente didattico o in alcun modo da bambini. Solo il fascino di belle storie avvincenti e ben narrate… Doveva esser bello essere fanciulli in un’epoca in cui gli scrittori trattavano i lettori fanciulli come creature senzienti, cui offrire domande anziché risposte già pronte, don’t you think?

Storia&storie

Biondo Era E Bello E Di Gentile Aspetto

Manfred_CrownedUna volta, quando avevo diciassette o diciotto anni, durante un’interrogazione sulla Divina Commedia, qualificai la definizione di Manfredi di Svevia come “usurpatore del Regno di Sicilia” dicendo che tutto è relativo.

Allora avevo (e ce l’ho anche adesso) molta simpatia per Manfredi di Svevia, il più notevole tra i figli di Federico II, soldato, poeta, musicista e legislatore, buon sovrano, uomo dalla mente aperta e sconfitto tragico.

“Nondimeno usurpatore. Tecnicamente, non puoi negare che lo fosse…”

E forse tecnicissimamente parlando, avrei anche potuto – ma non era questo il punto: usurpatore o meno, Manfredi restava ammirevole.

E direi che non ero la sola a pensarlo. Date un’occhiata al Purgatorio, e ditemi che Dante non ha un debole per Manfredi – non foss’altro che per la fine che fa a Benevento e dopo, vittima di un un caso da manuale di Pessimo Vincitore… Non so voi, ma ho sempre considerato “Or le bagna la piogga e muove il vento” il singolo verso più triste, più desolato e più strappacuore di tutta la letteratura… E no, per una volta non c’è competizione con l’originale virgiliano. A mio timido avviso, in fatto di pathos, Virgilio rimane indietro di parecchie lunghezze – e non credo che si spieghi tutto con la progressiva ghibellinizzazione di Dante di cantica in cantica.

In secoli più recenti c’è il tedesco Ernst Raupach che, per poco che fosse simpatico a Goethe, va infilato nel novero dei Romantici tedeschi. Prolifico autore di tragedie, commedie e drammi storici, bisogna dire che negli Hohenstaufen trovasse un’infinità d’ispirazione, perché dedicò loro un ciclo di quindici drammi quindici, tra cui un Manfred, Fürst von Tarent, in cui Manfredi parte magnanimo, trabocca fascino per una manciata di atti e finisce più o meno martire.

Manfredi2Sull’usurpazione, semmai, insiste di più Francesco Domenico Guerrazzi, nel suo La Battaglia di Benevento. Però è chiaro che, pur facendone uno spregiudicato afferratore di corone altrui, anche Guerrazzi è tutt’altro che immune al fascino di Manfredi, vero protagonista di questa storiellona di tradimenti e controtradimenti, bizzarrie soprannaturali, amori contrastati, agnizioni e tutto l’armamentario.*  Questo Manfredi è un grand’uomo senza essere una gran brava persona, ma d’altra parte Guerrazzi era così preso nella sua furia propagandistica antipapalina, che una piccola usurpazione tra parenti diventa una faccenduola quasi veniale.

Di contemporaneo (2009) non sembra esserci altro che un Manfredi di Svevia – la mia vita: l’avventura più bella, di Luigi Vellucci – e lo cito molto en passant perché non ho proprio idea. Da titolo e copertina, inclino a credere che si tratti di un romanzo per ragazzi, ma chi può dire?

Manfredi3E poi non so se ci sia altro… Be’, ci sono le biografie – per lo più tedesche, ma credo che citerò l’adorante Manfredi, dell’italiano e meravigliosamente nomato Eucardio Momigliano – e però nemmeno un decimo della narrativa che ci si aspetterebbe a proposito di un personaggio del genere. Insomma, un principe imperiale di dubbia nascita, re di fatto a diciotto anni, uomo di molteplici perfezioni, poeta e guerriero, sfortunato in varie maniere fino alla fine che si sa…

Non c’è da stupirsi, direi, del piccolo diluvio di opere liriche in proposito. A me ne risultano almeno tre di inequivocabili, ma ci sono almeno altri due possibili titoli – un Manfredo e un Manfredi, che potrebbero essere il nostro, oppure potrebbero essere Byron stuff. Di libretti ne no letto uno soltanto**, e presenta un Manfredi baritono, magnanimo, generoso e retto, buon fratello, buon sovrano, buon amico, buon comandante e chi più ne ha più ne metta.

Però ripeto: considerando il personaggio (usurpatore o meno), l’epoca, la dinastia, la vicenda in generale, le vicende particolari e il finale – e Dante, non è strano che ci sia così pochino in fatto di romanzi?

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* Se proprio lo volete leggere, lo trovate su LiberLiber – ma poi non venite a lamentarvi, perché non è come se ve lo consigliassi.

** E so che la maggior parte della gente non legge libretti d’opera per diletto, ma ve lo segnalo lo stesso.

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considerazioni sparse · grillopensante · Storia&storie

Tre Sorelle sul Balcon

GrandmammaCircola dalle mie parti (o almeno vi circolava qualche decennio fa, quand’ero un’implumina), questa piccola filastrocca:

Din Don, campanon,
Tre sorelle sul balcon:
Una che fila, una che taglia,
Una che fa i cappellini di paglia.

Me la cantava la mia meravigliosa nonna e, per qualche motivo, quest’immagine di tre sorelle sedute una accanto all’altra, perennemente occupate nei loro compiti specifici, mi dava un’impressione men che domestica. Le immaginavo severe – nonostante il dettaglio civettuolo dei cappellini…

ParcheE non posso dire di avere speso molti pensieri sulla filastrocca, crescendo – fino a quando, decenni più tardi, mi sono resa conto di chi (o che cosa) siano queste tre sorelle. Andiamo: tre figure femminili, una fila, una taglia – ed è chiaro che i cappellini di paglia sono lì per rima… Non sono le Moire, nella mia filastrocchetta d’infanzia? O le Parche. O forse le Norne – anche se quelle, più che filare, tessono il destino (o talvolta lo incidono).

Favoloso, non trovate? Il mito –  e non un mito qualsiasi, ma quello del fato e del suo funzionamento) – che scende lungo i millenni, si semplifica, si traveste, diventa quasi irriconoscible, ma non del tutto, e seguita ad essere tramandato, in rima e ritmo, come si faceva intorno al fuoco tutti quei millenni orsono. Sono assolutamente affascinata.

E spigolando per la Reticella ho trovato* quest’altra versione:

Din don campanon,
quattro vecchie sul balcon:
una che fila, una che taglia,
una che fa i cappelli di paglia,
una che fa i coltelli d’argento
per tagliar la testa al vento.

Strudwick_-_A_Golden_ThreadQui le filatrici sono vecchie e in numero di quattro – ma, sospetto, più che altro per ragioni eufoniche. Badate, tuttavia, al particolare dei coltelli d’argento: nel mito l’inflessibile Atropo si descrive munita di “lucide cesoie”… Ci siamo di nuovo, non trovate?

Lo ripeto un’altra volta: è magnifico. C’è in una poesia di Seamus Heaney il brivido di scoprire che un vecchio oggetto di uso comune, o una curiosità lasciata a impolverarsi su uno scaffale è in realtà qualcosa di antico, carico di storia e di significato… Ebbene, non è così per questa storia? Un mito antichissimo e potente, nascosto sotto i colori di una filastrocca per bambini?

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* Su un sito chiamato Filastrocche.it.

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cinema · Storia&storie · teatro · Vitarelle e Rotelle

La Fine Del Mondo Come Lo Conosciamo

Kynaston.jpgThe Compleat Female Stage Beauty, di Jeffrey Hatcher, è un’intensa commedia che esplora questioni di identità e sessualità, persona e personaggio, teatro e realtà, arte e bellezza attraverso la vicenda (peraltro reale) di Ned Kynaston, l’ultimo grande interprete di personaggi femminili nella Londra del secondo Seicento*. Addestrato fin da bambino a coltivare in se stesso una femminilità artificiale, Ned ha qualche comprensibile incertezza riguardo alla sua identità, che si traduce in una perenne insicurezza artistica a dispetto dell’enorme successo. Se aggiungiamo il fatto che il suo amante, il Duca di Buckingham, non solo non è per niente d’aiuto, ma è anche in procinto di sposarsi, potremmo credere di avere già conflitto in abbondanza, ma Hatcher ha fatto qualcosa di meglio. In fondo, avrebbe potuto esplorare tutti i temi connessi a questa storia con un altro protagonista: il fatto che non tutti gli attori bambini, crescendo, riuscissero a passare con successo dai ruoli femminili a quelli maschili dovrebbe bastare a rendere notevoli i pochi che ci riuscivano, per esempio Nathan Field… Invece Hatcher ha scelto Kynaston per un motivo preciso: nei primi Anni Sessanta del Seicento cadde la secolare proibizione per le donne di recitare in pubblico, e i ruoli femminili vennero tolti ai cosiddetti boy players. In realtà la cosa non accadde dal giorno alla notte, e si sa che Kynaston, poco più che ventenne all’epoca, recitava già ruoli tanto maschili quanto femminili. Dopo l’avvento delle attrici, continuò per la sua strada per un’altra quarantina d’anni. Hatcher rende tutto più teatrale: Carlo II rivoluziona il teatro con un singolo editto, ammettendo le donne sul palcoscenico e proibendo tassativamente agli uomini di interpretare ruoli maschili. Non è storicamente vero, ma funziona. A rendere interessante la faccenda per il lettore/spettatore è il fatto che Ned si ritrovi improvvisamente disoccupato, umiliato. Il suo mondo, il mondo teatrale in cui è cresciuto e diventato una stella, non esiste più e lui non sa adattarsi al cambiamento – ed ecco che tutti i nodi interiori vengono al pettine. Adesso sì che la posta in gioco è alta. Se la caverà il nostro giovanotto? A che cosa dovrà rinunciare, che cosa dovrà imparare per recuperare il favore del re e del pubblico? Scarlett.jpg

È, se ci pensate, lo stesso meccanismo di Via Col Vento: Rossella ha il suo conflitto personale nel fatto che tutti la corteggiano tranne l’uomo che lei vuole, l’affascinante idiota che sta per sposare un’altra – nonché un conflitto interiore nel divario tra una vernice di buone maniere (povera Mamy!) e una natura selvaggiamente acquisitiva. Interessante? Sssssì, ma… perché non infilare questa ragazza nel bel mezzo di una guerra civile che distrugge l’amatissimo mondo della nostra eroina? Rossella non perde di vista i suoi rovelli amorosi, ma deve farlo mentre tutto ciò che conosce e ama le crolla attorno. Deve rimboccarsi le maniche, sopravvivere, raccogliere i cocci. E, cosa molto rilevante, impiegherà molte, molte pagine a imparare che quel che è perduto non si può avere indietro, per quanto ci si sforzi. In fondo è per questo che a tutti piace Rossella: è egoista, arrogante, manipolatrice, superficiale, ma così umana nella sua lotta contro un nemico molto più grande di lei!

kapuzinergruft.jpgE lo stesso vale per Franz Trotta de La Cripta dei Cappuccini. C’interesserebbe davvero la sua vicenda di buono a nulla in vaga e tortuosa ricerca di se stesso, con il suo matrimonio fallito, le sue tiepide esperienze di guerra e i suoi interminabili pomeriggi nei caffè viennesi, se non fosse per quel che gli capita attorno? Ma Franz è un membro della generazione perduta, uno di quegli uomini che rimpiangono di non essere morti in guerra, aggrappati al relitto di un impero che crolla, alle ombre di un mondo destinato a non tornare mai più. E allora la sua vicenda assume una luce di tragedia e di desolazione insieme, con quel finale che strappa il cuore e l’ultimo Gott erhalte! gridato nel buio della notte viennese.

Quindi, per ricapitolare: il conflitto personale e/o il conflitto interiore vanno benissimo, ma piazziamo il nostro protagonista in un punto di rottura irreversibile, diamogli una fine del mondo, condanniamolo a una perdita irrecuperabile. La sua storia guadagnerà treni merci interi di profondità e complessità.

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* Ne hanno tratto un film, Stage Beauty, con Billy Crudup, Claire Danes e Rupert Everett. A suo tempo era stato pubblicizzato come “il nuovo Shakespeare in love”, uno di quei casi in cui il marketing rende un cattivo servizio, perché SB is anything but e merita attenzione di per sé.

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grilloleggente · romanzo storico · Storia&storie

Un Tantino Troppo…

fall-of-constantinople-1453-ad_1E in realtà, tutto questo rimuginare di personaggi fittizi nei romanzi storici era perché stavo leggendo (e adesso ho finito) un romanzo da recensire per la HNR.

E non so se mi è piaciuto.

Almeno fino a un certo punto, direi di sì – considerando che è riuscito ad essere una lettura scorrevole e ragionevolmente rapida pur contando quasi quattrocentottanta pagine. Il fatto poi che fosse ambientato attorno a e durante il mio beneamato assedio di Costantinopoli nel 1453 è stato d’aiuto e non lo è stato.

Siege_constantinople_bnf_fr2691Da un lato, c’è la familiarità con luoghi, posti, eventi e personaggi storici. Dall’altro… c’è la familiarità con luoghi, posti, eventi e personaggi storici. Ecco, non so: forse, a non conoscere l’assedio, non avrei sobbalzato così forte nel ritrovare il (genovesissimo, in realtà, e poco più che trentenne) Giovanni Giustiniani Longo invecchiato di una generazione per farne il padre di uno dei due (fittizi) protagonisti e lo zio illegittimo dell’altro… Il quale altro protagonista è il comandante della Guardia variaga – che per quanto ne sappiamo, negli anni Cinquanta del Quattrocento non esisteva nemmeno più. Ma d’altra parte, il primo è il generale prediletto dell’assediante Mehmed – nonché il riformatore e riorganizzatore del corpo dei Giannizzeri… Ed entrambi, anyway, sono nipoti dell’uomo (fittizio) che aveva salvato da solo Costantinopoli durante l’assedio precedente.

VarangianSiete vagamente confusi? E non è ancora nulla. Questi due cugini, i loro padri, zii e nonni riescono ad essere amici fraterni, confidenti, allievi, luogotenenti, pupilli, oggetto dell’affetto oppure nemici acerrimi di tutti quanti. Principesse, filosofi, banchieri, dogi, re, imperatori, ammiragli, sultani, cartografi, cortigiane, esploratori… non c’è quasi figura storica del tempo cui questa famiglia non sia strettamente legata.

MakkimIl che si traduce in un’abbondanza di Azioni Orfane, Azioni Scippate e Azioni Rapite – con maggiore o minor flair ma sempre molto seriosamente. Forse un tantino troppo: l’impressione è che l’assedio e la caduta di Costantinopoli diventino poco più che una faccenda di famiglia.

E ripeto che non sono del tutto sicura: forse, se non avessi passato anni a leggere e documentarmi sull’Assedio, tutto ciò mi farebbe meno effetto? Ma indipendentemente da questo, credo proprio che l’autore qui abbia ecceduto un tantino tra coincidenze, improbabilità e Posti in Prima Fila, e l’insieme ne risulta forzatello anzichenò. E badate che non comincio nemmeno a parlare di plausibilità storica: non dico che non è vero – solo che suona forzato. Il che non è particolarmente bello, ma è senz’altro molto istruttivo.

 

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romanzo storico · Storia&storie · Vitarelle e Rotelle

E L’Azione Rapita

DumasAthosParlavamo dell’Azione Orfana, giusto? Quella tecnica narrativa in base alla quale il romanziere storico affibbia ai suoi personaggi fittizi le parti non assegnate della storia.

Come D’Artagnan e compagnia, gente semifittizia – nel senso che degli originali storici Dumas conservò poco più che nomi e professione – infilata in circostanze (forse) storiche ma nebulose.

Insomma, supponendo che La Rochefoucauld non lavorasse di fantasia citando la faccenda dei puntali di diamanti della Regina, qualcuno li avrà pur trafugati, giusto? E qualcun altro li avrà pur recuperati… E allora, perché non rispettivamente Milady e i Moschettieri?

Parlavamo di tutto ciò, e concludevamo che, non pur non essendo inciso nella pietra che si debba far così, si tratta di un metodo efficace – anche perché, per la duratura fortuna dei romanzieri storici, la storia pullula di buchi interessanti.

Ma non è detto che si debba far così – e infatti si fa (e soprattutto si faceva) anche in altri modi. romanzo storico, alexandre dumas, arthur conan doyle, francesco domenico guerrazzi, r. l. stevenson, rafael sabatini

C’è il Posto in Prima Fila, ovvero un protagonista fittizio che è segretario/scudiero/amico d’infanzia/amante/prole illegittima/sarta/confessore/whatnot del personaggio storico che fa le cose interessanti. E perché debba proprio venirmi in mente per primo Rogiero, il fittizio figlio illegittimo di Manfredi di Svevia ne La Battaglia di Benevento di Guerrazzi, proprio non lo so – ma tant’è. E poi mi viene in mente l’Ascanio dumasiano, apprendista di Benvenuto Cellini. Ma per un esempio migliore, suppongo di poter citare David Balfour, che assiste all’Omicidio di Appin molto da vicino e poi scappa per le brughiere con il principale sospettato.

romanzo storico, alexandre dumas, arthur conan doyle, francesco domenico guerrazzi, r. l. stevenson, rafael sabatini Poi c’è lo Scippo d’Azione, il cui re incontrastato è probabilmente Arthur Conan Doyle con il suo Gérard. Il fittizio Gérard è ampiamente ispirato al reale Marbot, ufficiale di cavalleria, aiutante di campo e memorialista – di cui gli vengono assegnate d’ufficio varie vicende e prodezze. Come pure vicende e prodezze di varia altra gente, in una collezione di elevata improbabilità e notevole spudoratezza… Ma in realtà fa tutto parte del gioco, perché dato il tono generale e l’ottima, ma proprio ottima opinione che Gérard ha di sé, il lettore è di fatto invitato a leggere con un sopracciglio levato e il costante dubbio di avere a che fare con un contafrottole di prima forza.

E infine c’è l’Azione Rapita Con Spudorato Flair, il cui esempio più fulgido si trova, a mio timido avviso, in Captain Blood. Ora, vedete, da un lato Peter Blood è ispirato almeno in parte alla vita di Henry Morgan e alla sua pittoromanzo storico, alexandre dumas, arthur conan doyle, francesco domenico guerrazzi, r. l. stevenson, rafael sabatini ca, eminentemente seicentesca carriera da schiavo a governatore della Giamaica. Dall’altro lato Sabatini si dà qualche pena per stabilire una voce narrante che finge di comportarsi da storico. Ogni tanto, tra una scena e l’altra, il narratore cita e compara fonti, ricostruisce, opina, dubita… Oh, è tutto molto tongue-in-cheek, ma quello è il gioco a cui si gioca. E poi, mentre Peter Blood si prepara a prendere Maracaibo, ecco che il narratore esce allo scoperto.

È vero, c’informa, che la presa di Maracaibo è attribuita a Morgan dal suo (ostile) biografo Esquemeling*, ma Jeremy Pitt, navigatore, amico e memorialista di Blood, ce la conta diversamente nei suoi dettagliatissimi e affidabili registri. Tant’è vero che…

Io sospetto che Esquemeling— anche se non arrivo a immaginare come o dove —debba avere messo le mani su questi registri, e che ne abbia tratto le corolle brillanti di più di un’impresa per infiorarne la storia del suo protagonista, il Capitano Morgan. Questo lo dico in via incidentale, prima di passare a narrare le vicende di Maracaibo, per mettere in guardia quelli tra i miei lettori che, conoscendo il libro di Esquemeling, potrebbero rischiar di credere che Henry Morgan abbia davvero compiuto quelle azioni che invece qui si attribuiscono veritieramente a Peter Blood. E tuttavia credo che, quando avranno avuto modo di valutare le motivazioni che spingevano tanto Blood quanto l’Ammiraglio spagnolo a Maracaibo, e di considerare come l’evento s’inserisca logicamente nella storia di Blood – mentre rimane nulla più che un incidente isolato in quella di Morgan – i miei lettori giungeranno alle mie stesse conclusioni riguardo a chi tra i due autori abbia commesso plagio.**

Et voilà! Carte ribaltate. Fonte storica riconosciuta, citata, rivoltata come un calzino e ridotta a plagio. Non sul serio, ma in un gioco non del tutto implausibile, perché Exquemelin è davvero inaffidabile nella sua ansia di annerire quanto può la fama di Morgan, e la faccenda di Maracaibo sembra davvero un po’ uscita dal blu…

Un gioco quasi ucronistico, un piccolo atto di pirateria narrativa pittoresco, spudorato ed elegante – perfetto per la storia in cui è inserito.

E quindi sì: si può fare diversamente, si può eccome – a patto di farlo con la giusta combinazione di eleganza e faccia tosta, e magari strizzando l’occhio al lettore.

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* O, com’è più comunemente conosciuto, Exquemelin.

** Traduzione mia.

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Le Gioie Dell’Azione Orfana

Happy WriterSapete cos’è che fa davvero felice un romanziere storico?

Un sacco di cose, in realtà, ma c’è uno specifico genere di felicità che consiste nel trovare qualcosa che è accaduto in maniera documentata – ma non si sa ad opera di chi.

Il fatto c’è, ma non si sa chi sia stato. E questa è, dal punto di vista del romanziere storico, una situazione indicibilmente felice: se non si sa chi sia stato, che cosa impedisce di metterci in mezzo il nostro protagonista fittizio – o tanto minore che se ne sa poco più che il nome?

romanzi storici, alexandre dumas, i tre moschettieri, james aitcheson, honoré de balzac, les chouansGuardate, per esempio, I Tre Moschettieri. Dumas aveva pescato i personaggi dalle fittizie Mémoires de M. d’Artagnan – in realtà un romanzo settecentesco di Gatien Courtilz de Sandras, e aveva cucito loro attorno un intreccio preso dalle memorie di La Rochefoucauld. Ricordate i puntali di diamanti? Credevate che fossero immaginari? Ebbene no – o almeno, non è detto. Francamente non ce lo vedo La Rochefoucauld, of all people, a inventarsi un particolare del genere: Anna d’Austria avrebbe regalato una parure di puntali* a Buckingham, cui un’ex amante respinta e gelosa li avrebbe poi rubati, servendosene per un ricatto  – che qualcuno sventò recuperando i puntali…

Qualcuno. Identità non pervenuta.

Perfetto, no? C’è l’intrigo pittoresco, ci sono i personaggi reali, e qualcuno ci avrà pur fatto qualcosa – ma chi? Ecco, in questa storia Dumas distribuisce ai suoi personaggi, come dice Simone Bertière**, le parti non assegnate. romanzi storici, alexandre dumas, i tre moschettieri, james aitcheson, honoré de balzac, les chouans

Qualcuno ha recuperato i puntali, ma chi? Visto che non si sa, perché non i nostri eroi, tutti per uno e uno per tutti, e per l’onore della Regina? E l’antagonista? Una perfida inglese? Poffarbacco, e perché non può essere – di conserva con l’intrigante Richelieu – la stessa Miledi*** che in Courtilz duella d’ingegno e di seduzione con d’Artagnan? E già che ci siamo, è sempre lei che spinge il (reale) John Felton a uccidere Buckingham. Poi, siccome stiamo parlando di Dumas, Milady si rivela essere anche la pessima moglie di Athos, ma il punto è questo: I Tre Moschettieri è interamente costruito sull’idea di personaggi fittizi (o parzialmente fittizi, o molto minori) che giocano ruoli lasciati anonimi dalle scarse cronache di un evento più o meno storico.

romanzi storici, alexandre dumas, i tre moschettieri, james aitcheson, honoré de balzac, les chouansLa faccenda è solo lievemente diversa nel caso di The Splintered Kindgdom, di James Aitcheson. Ora, per forza di cose, la conquista normanna dell’Inghilterra, Hastings e dintorni sono documentati con più abbondanza di quanto non lo siano i puntali, ma stiamo parlando di XI Secolo, e si può contare ragionevolmente che qualche utile buco ci sia. Per esempio, i cronisti concordano sul fatto che Edgar Ætheling, uno dei vari pretendenti sassoni al trono d’Inghilterra negli anni della conquista, sia stato ferito alla battaglia di York nel 1067 – ma da chi? Di nuovo, non se ne sa nulla, ed ecco l’interstizio in cui Aitcheson infila il suo protagonista fittizio, il cavaliere bretone (e normannizzato) Tancred a Dinant. Questa eminenza fittizia si rivela utile nel giustificare il modo in cui Tancred viene ascoltato nei consigli pur essendo un barone minore e si ritrova a condurre una manovra diversiva durante lo sfortunato raid gallese di Hugh d’Avranches. In fondo qualcuno l’avrà pur condotta, la manovra diversiva, ma non si sa chi – e allora, perché non Tancred? In questo Aitcheson è un dumasiano abbastanza stretto: benché la sua storia non ruoti interamente attorno all’azione orfana, la trama è costruita attorno a un certo numero di azioni orfane affidate a Tancred, i cui guai personali si snodano tra l’una e l’altra.

E il bello si è che funziona. Funzionava ai tempi di Dumas e continua a funzionare oggidì. È un buon metodo, perché consente di piazzare un protagonista fittizio abbastanza vicino al centro degli eventi da esserne partecipe anziché testimone – senza fare troppo a pugni con le fonti.

romanzi storici, alexandre dumas, i tre moschettieri, james aitcheson, honoré de balzac, les chouansBe’, poi se vogliamo c’è Balzac, che nel giovanile Les Chouans fa della protagonista fittizia, la duchessina illegittima Marie de Verneuil, la seconda moglie di Danton… Peccato che si sappia e si sia sempre saputo che la seconda moglie di Danton era la borghese parigina Louise Gély. Per cui sì, in teoria con le fonti si può fare quel che si vuole, ma tenete presente che Les Chouans è un libro un po’ così**** e che l’identificazione di Marie con la seconda Mme Danton è piuttosto gratuita – più sensazione che altro. Anche Balzac aveva le sue cattive giornate, si direbbe, e il metodo Verneuil non è nulla che mi senta di consigliare.

Poi sia chiaro, stiamo parlando di romanzi: posso essere disposta a sospenderla abbastanza in alto, la mia incredulità – però mi aspetto che mi si dia un buon motivo per tenerla sospesa. Un motivo migliore di una fasulla seconda moglie di Danton – for no very good reason.

Credo che ci torneremo sopra.

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romanzi storici, alexandre dumas, i tre moschettieri, james aitcheson, honoré de balzac, les chouans* Dite la verità: siete curiosi di sapere che diamine se ne facesse uno di una parure di puntali? Ebbene, guardate la figura qui a sinistra: i puntali erano arnesi conici di metallo – più o meno meno prezioso, più o meno lavorato, più o meno provvisto di gioielli – attaccati a nastri o cordoncini che servivano per allacciare maniche, giubbe e corpetti in un’epoca senza bottoni. Accessorio unisex.

** Simone Bertière, Dumas et les Mousquetaires – Histoire d’un  chef-d’oeuvre, Éditions de Fallois. Librino delizioso.

*** Sic. Davvero.

**** Balzac stesso lo definì histoire de France walter-scottée e, insieme a varie altre opere di gioventù, une croûte e une cochonnerie. Lo fece in privato e, non so quanto saggiamente, anche in pubblico e per iscritto, lamentando nell’introdurre una riedizione l’imbarbarimento dei gusti dei lettori che volevano soltanto storie esotiche, sensazionali o alla moda inglese… Come vedete, nulla cambia mai troppo.

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Storia&storie

Rinascimento a Corte

banchetto con bandellaChe ne direste, o Lettori, di un viaggetto nel tempo?

Una sera di fine estate alla (ri)scoperta di un’Italia che non c’era, mosaico di repubbliche, regni e signorie, tutti reciprocamente guardinghi sotto la vernice di magnificenza e cortesia…

Ecco, queste corti cinquecentesche rivivono per una sera con Rinascimentour, il Giro delle Corti in Nove Piatti – un’esplorazione, attraverso quattro antiche tradizioni culinarie, dei luoghi e della storia che le hanno originate.

Grandi_Casate_Italiane_nel_1499Padrona di casa è Irma Guidorossi, nel suo negozio di ceramiche La Corte dei Gonzaga. Maestro delle cerimonie è Simone Rega, che ci guiderà nel viaggio. E poi ci sono io, a raccontare “Il Risvolto della Tovaglia”, ovvero ciò che accadeva tra banchetti, feste, giostre e strade buie nella Mantova di Guglielmo Gonzaga. Parleremo di gelosie, intrighi, duelli…

E dunque, o Lettori, se siete in quel di Mantova, perché non unirvi a noi? Saremo al n° 17 di Piazza della Concordia, a Mantova, la sera di venerdì otto, a partire dalle 21. Occorre prenotare, e lo si fa al numero 0376397917.

Viaggiate con noi, nei secoli e nei luoghi – senza muovervi da tavola.