scribblemania

E a volte invece no

Oh, ero proprio convinta di riuscirci, sapete?

In fondo non sarebbe stata la prima volta: scadenza incombente, indietro come un carro di refe, scriverescriverescrivere per un certo numero di giorni… E si sa, non lavoro mai così bene come quando sono sotto pressione, giusto?

E dunque, quando all’inizio di gennaio (ugh!) mi sono ritrovata a due settimane dalla scadenza, mi son detta: che sarà mai? Da oggi mi ci metto d’impegno, e…

…E a dire il vero, il giorno in questione l’impegno si è limitato a una rilettura del materiale che avevo pronto. E me ne son venuta via con qualche appunto in più, qualche scintilla di rinnovato fuoco in proposito – e la constatazione che di materiale non ce n’era poi molto.

Hm.

Ma da domani…

E l’indomani mattina c’erano cose irrinunciabili da fare, e ilpomeriggio… dov’è che vanno mai a finire questi pomeriggi invernali? E a sera mi sono seduta al computer, e ho trafficato con i miei appunti, e scritto due versioni di un pezzo, e deciso che potevo tenerle tutte e due – a patto di sviluppare una certa idea in una direzione diversa, e… oh, guarda sono le due e un quarto del mattino!

E via così nei giorni successivi, riducendomi a lavorarci a notte tarda, e trovando una nuova possibilità dietro l’altra, e aggiungendo liste, domande, link, idee da esplorare, punti strutturali da approfondire… tutto fuorché conteggio parole.

Dite la verità: a voi che cosa sembra?

Io non ci ho nemmeno fatto troppo caso, finché le due settimane di tempo non si sono ridotte a poco più di una, e mi sono accorta che avevo ben poco di pronto. Quasi nulla, in realtà. Un’idea che mi piace molto, un sacco di appunti, e un maiuscolo caso di procrastinazione.

E allora mi sono fermata a pensare. Il concorso di cui parliamo è una faccenda sull’Isoletta, a proposito di una forma che per me è in parte nuova e in parte non proprio nuova ma un nonnulla ostica. All’inizio del Terribile Venti mi ero proposta, a titolo di progetto annuale, di dedicarmi alla forma in questione, lavorarci con costanza e produrre qualcosa che si potesse mandare al concorso isolano. Buoni propositi, you know…

E così ho cominciato, e ho seguito qualche corso in proposito su Skillshare e altrove, e ho trovato un’idea che mi piaceva, e quando ho visto che, dopo qualche mese, la faccenda aveva l’aria di non andare da nessuna parte, ho cercato di darmi uno scrollone iscrivendomi a Story A Day, e la cosa ha sortito qualche effetto – e poi naturalmente ci sono stati la stagione estiva a Palazzo d’Arco, e Road to Murder, e il Rumore delle Ali…

Ma l’idea del concorso era sempre lì, e mi sembrava di avere tutto il tempo del mondo, perché andiamo! Gennaio del Ventuno? Tutto il tempo del mondo.

Well, yes: quando ho consegnato Road to Murder all’editore a fine novembre, persino io mi sono accorta che dicembre (che è dicembre!) e parte di gennaio non erano più tutto il tempo del mondo – ma a quel punto non mi restava più tantissimo da fare. Avevo più o meno tre quarti di prima stesura, si trattava soltanto di finire e strutturare per bene. Fattibile, giusto? Fattibilissimo.

A patto di non decidere all’improvviso che quei tre quarti di prima stesura non andavano più bene. Che mancavano di… qualcosa – qualcosa. Che c’era un’altra idea migliore – completamente nuova e in parte da ricercare – ma perfetta…

Yes, well.

Lo so. Ma siccome ho il buon senso di una meletta acerba, via sull’onda del nuovo entusiasmo, tra una decorazione natalizia e l’altra: ricerche, appunti, freewriting, tempeste cerebrali… Fino a Natale.

Voi scrivete i giorni di Natale? Io no. Ogni tanto, mentre leggoleggoleggo accanto al camino con un gatto sulle ginocchia e una tazza di tè a portata di mano, ci penso, mi sento vagamente in colpa, ma poi non ne faccio nulla.

E poi all’improvviso è stato gennaio (ugh!), e la scadenza incombeva, e io avevo soltanto un’idea e pagine su pagine di appunti e il maiuscolo attacco di procrastinazione…

E probabilmente avrei potuto farcela. Facendo le corse, scrivendo giorno e notte, accantonando tutto il resto. L’ho già fatto in precedenza, giusto? Più di una volta. Con successo. Sono capace di farlo. L’ultima volta che l’ho fatto, ho anche vinto il concorso in questione…

Solo che stavolta non l’ho fatto. Stavolta ho guardato per bene il calendario e le mie pagine di appunti e sondato le profondità del mio attacco di procrastinazione, e rimuginato sul fatto che da un anno lavoro a questa cosa e non vado da nessuna parte – e ho deciso di fermarmi.

Di non forzare la faccenda, di non mandare sull’Isoletta qualcosa di cotto a metà, di cercar di capire perché, quando si tratta di questa particolare forma, sviluppo tutta questa capacità di autosabotaggio. Fine della storia.

Forse, dopo tutto, non ero poi così convinta di riuscirci.

Forse accantonerò il progetto e forse no. Forse è segno che sto maturando e forse invece è un pessimo precedente. Non lo so ancora. Vedremo. Intanto niente concorso – e non so, ma non mi sembra il modo migliore per iniziare l’anno nuovo…

Vedremo.

Ve l’ho mai detto che detesto gennaio?

 

scribblemania

Scadenza Rispettata

E sì, alla fine ci sono riuscita – seppure per il rotto della cuffia.

Ieri sera ho rispettato al volo la seconda scadenza feroce nel giro di dieci giorni. La terza nel giro di tre mesi.

E badate – le scadenze sono feroci solo perché io mi riduco all’ultimo momento e per nessun altro motivo al mondo. In tutti e tre i casi sapevo il da farsi da mesi, e quindi non c’era nessun bisogno di ridursi all’ultimissimissimo momento…

Well, in parte era procrastinazione strategica – ovvero l’innegabile fatto che rendo meglio sotto pressione e, se la pressione non c’è, tendo ad aspettare che arrivi. Tuttavia c’è pressione e pressione – e, avendo passato gli ultimi giorni e un paio di notti (giorni e notti calducci anzichenò) a rincorrere freneticamente la scadenza col terrore di non fare in tempo, sono incline a prendere risoluzioni epocali. Risoluzioni del tipo:

NeverAgain

Incisa nel marmo, nientemeno.

Ha un bell’aspetto, vero? Solido, definitivo, rassicurante. Serio.

Mai più. Mai più mi ridurrò in queste situazioni. Mai più mi farò prendere la mano da eccessi tattico-strategici, distrazione, impegni misti assortiti, pura e semplice vaghezza… Mai. Più.

Ecco.

Solo che…

Insomma, il fatto è che la procrastinazione tattica e strategica funzionano, in effetti – e quindi non avrebbe senso abolirle del tutto, giusto? Sarà solo questione di controllare meglio l’applicazione. Soprattutto quando le scadenze si presentano in successione. Soprattutto nel corso della settimana più calda dell’anno. È tutto qui, in definitiva: pressione sì – ma con un minimo di previdente buon senso.

E sì, sghignazzate pure, lo so. È di me che stiamo parlando: previdente buon senso – io? Ma quando mai! Quante volte ho giurato che non avrei mai più fatto nulla del genere – e poi…?  Ormai non sono nemmeno più recidiva: sono incorreggibile.

E quindi niente: la prossima volta si ricomincia e si finisce di nuovo al galoppo. Dopo tutto funziona, giusto? Dopo tutto, non ho mai perso una scadenza in questo modo. Per distrazione, sì; per non essere arrivata in tempo, mai.*

E comunque fa troppo caldo per incidere alcunché sul marmo. Ne riparliamo alla prossima scadenza.

E voi, o Lettori? Come vi regolate con le scadenze? Vi è mai capitato di perderne una in questo modo?

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* Ed è precisamente quel che dicevo a chi mi rimproverava i miei eterni ritardi e la mia sciagurata tendenza a tagliare margini esiguissimi sulle tabelle di marcia: non vedo il problema, perché in realtà, in vita mia ho perso pochissimi treni – e mai un aereo. Poi l’aereo l’ho perso, e… er.

 

considerazioni sparse · Digitalia · Internettaggini · Ossessioni

Pintereston Pinterestoni…

PinterestPinterest, sì… oh dear.

Sono entrata in Pinterest ai tempi in cui ci si entrava su invito. Non è più così, vero? In realtà non lo so – perché, appunto, ci sono entrata anni e anni fa, su invito di un amico, e con un certo divertito scetticismo.  No, perché davvero: mi si era detto che era terribilmente addictive, ma che poteva esserci mai di così interessante nel raccogliere figurine digitali? Così creai una piccola bacheca chiamata History, Stories, Books and Theatre, ed ero convinta che non sarei mai andata oltre, perché davvero: figurine digitali…?

Pinterest1Un paio di giorni e svariate centinaia di figurine più tardi, Pinterest era diventato il mio nuovo Pozzo delle Ore Perdute. Il giusto contrappasso per il mio divertito scetticismo, immagino.

Ma quando me ne resi conto, era troppo tardi. Cominciai a creare bacheche per libri prediletti, velieri, nevicate cinema muto e altre ossessioni, e poi per cose che ossessioni non erano – dal piccolo artigianato alle combinazioni di colori ai rapaci notturni… E mi sentivo in colpa da matti per tutto il tempo che dedicavo alla cosa – ma nondimeno…

Poi arrivarono le bacheche dedicate al teatro: una per le mie cose rappresentate, una per le luci, una per i costumi, una per le scenografie – e questo cominciava ad avere un’aria un pochino più seria e utile, abbastanza per acquietare un nonnulla la mia coscienza. E intanto il conto delle Ore Perdute lievitava. Pinterest2

E poi fu la volta delle bacheche dedicate alla scrittura: il disastro, la beresina procrastinativa… pincrastinazione? Alas, mi piace avviare una bacheca per ogni nuovo progetto, e mi piace avere un posto dove raccogliere immagini rilevanti, idee visive, suggestioni, links e atmosfere – e tanto più perché, lasciata a me stessa, non sono una persona terribilmente visiva. Il problema è che mi piace un po’ troppo. È terribilmente facile convincersi di star facendo qualcosa di utile writing-wise – e tutti sappiamo dove conduce questa strada, vero?

Quindi sì, lo confesso: mi chiamo Chiara, e ho una dipendenza da Pinterest. Lo trovo tanto utile quanto dilettevole, ed è persino diventato parte del mio processo di scrittura – ma non è di nessun aiuto nella mia costante lotta alla procrastinazione.

Ogni tanto ho l’impressione di disintossicarmi, e poi ci ricado. Una nuova bacheca per un motivo o per l’altro, qualche immagine di qua e di là, un’idea cui associare un’immagine… ed ecco che sono ricaduta giù per la tanta del Pinconiglio. È successo di nuovo ieri, per dire – hence questo post.

Non so che dire. Passerà. O non molto. E… non per volervi trascinare lungo sentieri pericolosi – ma, in caso vi siate incuriositi, le mie bacheche sono qui.

considerazioni sparse · scribblemania · Vitarelle e Rotelle

In Timida Lode della Procrastinazione Tattica

ProcrastinITParlavasi di procrastinazione, giusto?

E nei commenti, con L., rimuginavasi di diagnosi, guarigioni e cose così. Il che però mi ha dato da pensare – e oggi bisogna proprio che faccia qualcosa che sembrerà un po’ un’inversione a U. O almeno…

Parliamo di scadenze, volete? Vere o artificiali. Qualche tempo fa, nell’intento di finire una stesura in termini ragionevoli, mi imposi di scrivere 1500 parole di romanzo al dì in mezzo a una certa quantità di altre cose – un numero più che ragionevole per i miei ritmi. E in effetti funzionò, come mi aspettavo perché mi conosco e so di lavorare meglio con una scadenza. E tuttavia…

Il fatto è che passavo un sacco di tempo a spostare virgole, cercare immagini di finestre Tudor, farmi una tazza di tè dopo l’altra, controllare la posta, far piani per quello che avrei scritto fra una stesura e l’altra, consultare il beneamato Historical Thesaurus, eccetera eccetera, fino a che non mi restava meno di un’ora prima delle prove/lezione/appuntamento/ora di cena/… E allora, in quell’oretta scarsa, mi riscuotevo e buttavo giù otto o novecento parole di cui non ero troppo dispiaciuta. E poi ripetevo più tardi – di solito a notte fonda fondissima – e finivo col superare le millecinquecento parole quotidiane, ma sempre a forza di frenetiche orette all’ultimo momento…

Ecco, questa a me piace chiamarla Microprocrastinazione, o meglio ancora Procrastinazione Tattica. E non si può negare che in qualche modo funzioni, anche se questo non lo rende necessariamente il più razionale o il più sano dei metodi. Però che devo dire? Funziona – tanto che faccio così anche a livello strategico. A voi non è mai capitato di avere mesi davanti prima di una scadenza – e ridurvi all’ultima settimana per consegnare? Mi si dice che sia una condizione piuttosto comune. Poi l’umanità si divide tra quelli per cui funziona e quelli per cui produce disastri. Io sono di quelli per cui funziona – e infatti continuo a farlo. Talvolta mi chiedo vagamente: e se invece, per una volta, provassi a usare davvero tutto il tempo di cui dispongo? Talvolta ci provo perfino, ma alla fin fine il fatto è che per lo più lavoro meglio sotto pressione, e quando la pressione non c’è la creo artificialmente. Procrastinando.

E magari è solo un’altra di quelle gradevoli illusioni – come l’utilità immaginaria e il nome di multitasking – con cui rivestire le ore passate a cercare finestre Tudor, ma se invece, dopo tutto, non tuttissima la procrastinazione venisse per nuocere?

 

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scribblemania

Elementi Di Procrastinazione Avanzata

procrastination1ITAnche procrastinare è un’arte. Non parlo del fissare la pagina bianca e vuota, controllare la posta elettronica ogni due minuti o decidere di scrivere 2000 parole dopo avere lavato i piatti  – roba da dilettanti! I metodi davvero raffinati si sviluppano negli anni attraverso una combinazione di serendipità e astuzia inconsapevole. L’aspetto chiave, quello che contraddistingue il procrastinatore neofita dal procrastinatore esperto, è un’ingannevole impressione di utilità. Poi a un certo punto si esce dalla trance, si bada davvero a quello che si sta facendo e si rimane basiti… Ma davvero sto facendo questo invece di scrivere? Perché diavolo sto facendo questo invece di scrivere?

1) Fissare la To Do List come una lepre fissa i fari dell’automobile in arrivo. So benissimo di dover consegnare un lavoro mercoledì, e nel frattempo dovrei preparare una lezione, spedire un progetto e portarmi avanti con un libro da recensire… non è affascinante che debba consegnare un lavoro mercoledì, preparare una lezione, spedire un progetto e portarmi avanti con un libro da recensire…?

2) Ricercare ancora un pochino – solo ancora un pochino. Un’ora e venti orsono avrei potuto benissimo mettere una parentesi quadra al posto dell’autore di un play di cui non sono affatto sicura e procedere. Invece sono seduta sul tappeto in mezzo a pile di libri e volumi d’enciclopedia, e ho tante pagine aperte sul computer che la memoria virtuale geme in sofferenza. L’autore di Soliman and Perseda posso averlo trovato oppure no, ma si vede che non era poi così rilevante, visto che adesso sto cercando di scoprire precisamente dove si esercitavano le milizie cittadine londinesi nei tardi anni Ottanta del Cinquecento…ProcrastIt

3) Fare progetti dettagliati per uscire da questa situazione di blocco. Allora, se oggi scrivo 1200 parole, e se lo faccio tutti i giorni, in un mese avrò scritto 36000 parole. In tre mesi potrei avere completato il romanzo. Se invece scrivessi 2000 parole al dì, mi basterebbe un mese e mezzo, ma considerando che 2000 parole sono un ritmo difficile da mantenere, consideriamo pure due mesi. Questo però comprende Pasqua, quando la casa si riempie di parenti, per cui supponiamo di scrivere 2000 parole al giorno da qui a metà aprile, e poi 1200 al giorno fino alla domenica delle Palme, e poi lasciamo fuori due giorni interi… e com’è possibile che sia già ora di cena e non ho ancora scritto un bottone?

4) Rileggere ed editare. Dunque, vediamo un po’… come si chiamava quell’attore avventizio nel capitolo I? Capitolo I… Oh, guarda, avevo già messo una scena di prove qui… posso metterne un altro nel capitolo VIII? No, perché la funzione è simile. Prove cassate. A meno che non tolga la prima e lasci la seconda? Oh guarda, ho scritto rheardals invece di rehearsals… che poi tutta questa riga – e anzi, tutto questo paragrafo potrebbe andare. Non c’è modo di snellire il passaggio? Mi serve proprio questa scena? E in realtà, se faccio entrare in scena questa gente al capitolo I invece che qui… Cribbio, com’è possibile che il mio wordcount sia diminuito invece di aumentare?

5) Stampare su fogli riciclati. E così, invece di procedere con la revisione, rileggo una prima stesura di un vecchio, vecchio progetto sul verso dei fogli. Salverà anche alberi, ma non fa bene alla salute.

E perché sappiate che non è tutta teoria, ho appena deciso di scriverla domani, quella certa mail...

6) leggere libri, siti o forum sulla procrastinazione. Come in Will Write For Chocolate, quando Mimi si concede una giornata libera in premio per avere deciso di occuparsi seriamente del suo problema di procrastinazione – a partire da domani.

7) Lamentarsi perché si procrastina. Capisci? Non ho scritto una parola in tutti il giorno… Sì, ma voglio dire, non ho scritto, oggi. Non ho proprio scritto. Non so se mi spiego, non ho scritto per niente. E divento pessima quando non scrivo, per cui so benissimo che dovrei scrivere, e invece non scrivo affatto. Nemmeno una parola in tutto il giorno. E invece… Ma mi stai ascoltando o no?

8) Divagare inseguedo altre idee. Perché se non ne prendo nota poi mi dimentico, e mi dispiacerebbe, perché è proprio un’idea carina. Voglio dire, è un sacco di tempo che ho voglia di scrivere qualcosa di questo genere. Chissà se è praticabile. Sì lo so, non c’entra nulla con quello che sto facendo, ma lascia che butti giù una piccolissima lista di personaggi, e un elenchino di scene di massima, e magari una mini-bibliografia di partenza – appena ho preso nota torno al lavoro… oh, e dove avrò messo quegli articoli che avevo tenuto da parte?Procrastination-Cycle

9) Cercare ispirazione visiva. Perché Google Immagini è una china insidiosa e lubrica. Vediamo un po’ se trovo un’immagine della Saint John Priory – magari anche una degli interni, dopo che era stata convertita in Revels Office? Oh guarda che belle uniformi. Chissà se trovo anche una faccia adatta al Lord Sindaco. Oh, questa… no, mi piace di più quell’altra. No, quest’altra è perfetta, e ripensandoci, la prima potrebbe andare bene per il vecchio Burbage. O forse no. Se solo trovassi qualcosa di simile, ma un po’ diverso…

10) Bloggare su metodi e forme di procrastinazione. Er…

considerazioni sparse · elizabethana · scribblemania

A Scuola

girlMi sono iscritta a non un uno, ma tre corsi online.

Ogni tanto lo faccio. Le possibilità sono infinite, in ogni genere di campo e argomento, dall’astrofisica alla scenotecnica, dalla storia antica alla pollicoltura.* Poi non è che sia straordinariamente brava in proposito. Sono pigerrima, dispersiva, con una tendenza alla procrastinazione su cui vi ho intrattenuti fin troppe volte. E tutto sommato, va ancora relativamente bene se ci sono tempi, scadenze ed esercizi da consegnare… Se il corso è self-paced – ovvero una serie di lezioni da seguire a discrezione dello studente – le mie possibilità di arrivare in fondo sono bassine, indipendentemente dal mio interesse per l’argomento. Capirete, credo, se vi dico che le lezioni di scrittura teatrale scaricate dal sito del MIT sonnecchiano in un angolo buio del mio hard disk dall’agosto del 2011.

Appunto.

E quindi forse è stato un tantino imprudente, da parte mia, iscrivermi ai tre corsi che vi dicevo.

Uno è una specie di storia performativa dell’Othello di Shakespeare. Come è stata rappresentata la tragedia, in questi quattro secoli? Che cosa sappiamo? Che conclusioni possiamo trarre da atteggiamenti registici, interpretazioni e attualizzazioni? Fascinating stuff.

Poi c’è un’introduzione alla scrittura cinematografica. Secoli fa ne avevo già seguito uno della Scuola Holden. Mi era piaciuto, soprattutto perché avevo trovato una tutor molto in gamba, che mi faceva lavorare un sacco e a cui piaceva quel che scrivevo. Riconosco che quest’ultimo non dovrebbe essere un requisito per valutare un corso e trarne beneficio – ma siamo onesti: chi è che non lavora con più zelo e più gusto quando il suo lavoro viene apprezzato? Adesso trovo che sia ora di rinfrescare l’argomento, dopo quindici anni o giù di lì – e di farlo in Inglese. girls

E questi due sono MOOC, ovvero Massive Open Online Courses. Da un lato hanno di buono i tempi e le scadenze che vi dicevo. Dall’altro, hanno una componente di interazione con gli altri studenti, in cui sono pessima. In teoria l’idea di discutere di quel che studio e imparo mi piace molto; all’atto pratico, forse non so usare bene la roba a forma di forum, ma fatto sta che una discussione tra centinaia di partecipanti mi sfugge rapidamente di mano, e tendo a rinunciarci e a interagire ben poco.

Infine c’è un corso di scrittura teatrale. Ci avevo già provato qualche anno fa, e non mi ero trovata bene con il docente.** Un secondo tentativo altrove era andato meglio, ma non posso dire di averne cavato granché. Adesso ci riprovo. Questo sembra un po’ più avanzato, ha un sacco di esercizi pratici e la possibilità di farseli leggere e commentare… Purtroppo è self-paced e, a peggiorare ulteriormente le cose, ho accesso al materiale vita natural durante. Con i miei precedenti, non metterei la mano sul fuoco.

E poi ce ne sarebbero altri – corsi di storia che m’interesserebbero parecchio… ma ho deciso che prima farò meglio a vedere come me la cavo con questi tre.

Quindi forse farò bene a formulare un’ulteriore buona intenzione per l’anno nuovo: seguire i corsi e finirli. Vi farò sapere, eh?

_______________________________________________

* No, davvero: l’Università di Edinburgo ne ha uno su comportamento e benessere delle galline. Non è uno di quelli che ho scelto.

** A parte tutto il resto, leggendo il mio esercizio, si stupì moltissimo del fatto che fosse popolato da due personaggi maschili su due. Perché, essendo una donna, non scrivevo donne? Sessista.

scribblemania

Seconda Stesura

55327_girl-writing_lg-1“Ma tu, o Clarina, non stavi revisionando un romanzo?”

Ebbene sì, stavo. Sto.

Tre mesi, a questo punto, di riletture, rimuginamenti, appuntiappuntiappunti, epifaniole, taccuini, post-it, cartoncini di varie misure e vari colori…

Da un lato, molte cose hanno assunto una forma di qualche tipo – spesso anche piuttosto soddisfacente. Dall’altro… Eh. Questa storia ha delle pretese. Un sacco. Alcune sono sensate, altre sono lodevoli, altre ancora – come quella di finire in due modi diversi – non mi colmano precisamente di tripudio. Roundandround

Tutto ciò ha fatto sì che nel corso dell’ultimo paio di settimane – complice anche un simpatico susseguirsi di malannucci di stagione – io abbia girato in tondo tra le mie montagne di appunti e post-it, mugugnando tra me e facendomi venire le rughe in fronte.

E ciò non è bello.

Così ho cercato aiuto, conforto e suggerimenti – e ne ho avuto uno che, una volta assorbito lo shock iniziale, mi piace molto:

yikesComincia la seconda stesura, mi si è detto.

Anche se ho l’impressione di non essere affatto pronta. In fondo i casi sono due: o è solo un’impressione – e allora tanto vale che mi tutti e cominci, oppure ho ragione – ma almeno cominciare smuoverà qualcosa e forse, procedendo, mi accorgerò di che cosa diamine sia che non va.

E vi dirò, lo schock iniziale (Manononsonoprontanonlosonoaffattomiservonoancoraunpo’digiornisettimanemesiannisecoli…) è durato pochissimo – perché in realtà l’idea di cominciare la seconda stesura è molto, molto, molto attraente…

Questo è successo sabato pomeriggio e poi, la vita e le bronchiti essendo quel che sono… er, non ho cominciato.blank sheet in a typewriter

Ma oggi è lunedì, e sto quasi bene – o quanto meno ho deciso che ho concesso alla faccenda tutto il tempo che intendo concederle – e quindi oggi pomeriggio si comincia la seconda stesura, perbacco!

Intanto, a titolo di incoraggiamento, metto qui di fianco il contaparole della revisione.

Vi farò sapere.

 

scribblemania · teorie · Vitarelle e Rotelle

La Lista Quotidiana (ovvero, Lotta alla Procrastinazione in Cinque Facili Punti…)

procrProcrastinazione, procrastinazione…

Male diffuso, si sa – e che si presenta in numerose varietà. Mi si dice che pochi scrittori ne vadano immuni, il che è quasi carino, se ci pensate: ci si può dire che no, non si sta gettando via del tempo in maniera vergognosa, è solo un occupational hazard, un effetto collaterale della scrittura. Roba da scrittori.

Nelle buone cattive giornate si riesce persino quasi a convincersi.

Io ne soffro da anni e, per effetto drammatico, mi piace descrivermi come procrastinatrice cronica e refrattaria a qualsiasi cura, metodo e palliativo… Ma in realtà posso anche confessare che non è del tutto vero. In realtà negli anni sono giunta alla conclusione che la cura – o almeno il contenimento – della procrastinazione è qualcosa che funziona in modo molto diverso da pessimo individuo a pessimo individuo.

E allora ho deciso di mettervi a parte dell’unico metodo che abbia l’aria di funzionare per me. Almeno vagamente.

Il mio scanner è orribile...
Il mio scanner è orribile…

E questo metodo, o Lettori, è la Lista Quotidiana.

La LQ è proprio quel che s’immagina dal nome: un elenchino di cose da farsi per la giornata.

“Capirai!” mi pare di sentirvi dire – e lo ammetto: detto così, dopo tutta questa introduzione, sembrerà il bathos del secolo. Però che devo dire? Per me funziona ragionevolmente, e magari può funzionare anche per qualcun altro, per cui… here goes.

I. L’elenchino si fa per iscritto – meglio se a mano. Metà del punto è proprio lì, credo. C’è un che di irrevocabile in ciò che si scrive. Una volta che è sulla carta, implica una certa quantità di responsabilità, un impegno preso. Scripta manent. Carta canta. E quant’altro. Un tempo lo facevo su foglietti volanti, poi ho cominciato a trovare più pratico e più efficace l’uso di un taccuinetto piccolo piccolo che abita sul mio tavolo.

List2037II. L’elenchino deve essere realistico. Compilare liste di quindici o venti voci è del tutto inutile e molto frustrante. Tre, quattro voci – qualche volta cinque. Almeno per cominciare. L’idea non è quella di fabbricarsi la leva e sollevare il mondo entro sera. Una quantità affrontabile di cose fattibili. E so benissimo che tutti facciamo ben più di quattro o cinque cose al dì, ma nella lista vanno quelle proprio irrinunciabili, quelle che ci si vuole costringere a fare, quelle significative e/o inconsuete.

III. Ogni volta che si conclude qualcosa, lo si segna sulla lista. Io faccio un pallino arancione attorno al puntino della voce relativa – e lasciate che ve lo dica: c’è un che di molto soddisfacente in ogni singolo pallino, e nel veder crescere i pallini nel corso della giornata. Fatto. Fatto. Fatto. Puerile? Può darsi. Efficace? Per me sì.

IV. Ogni tanto, in periodi particolarmente intensi o quando decido di essere efficiente, ogni domenica o lunedì compilo anche una lista settimanale, da suddividersi poi in liste quotidiane. Qualche volta funziona, qualche volta no – ma alla fin fine è pù una faccenda organizzativa che altro.

Revisione oggi pomeriggio...
Revisione oggi pomeriggio…

V. E se a sera qualche voce resta senza pallino arancione… pazienza. Niente tragedie. Si trasferisce la voce nella lista del giorno dopo, e si ricomincia. Il fatto che più pallini arancione siano più soddisfacenti di meno pallini arancione è un buon motivo per essere realistici al punto II. Non stiamo parlando di nulla di terribilmente razionale o elaborato, sapete. Si tratta soltanto di imbrogliare la propria cinciallegra interiore e indurla a un minimo di concentrazione ed efficacia…

Per me, come vi dicevo, tende a funzionare. O quanto meno, funziona un po’ meglio di altre cose. Provate, se vi va – e sappiatemi dire.

 

 

 

scribblemania

Da che parte per la seconda stesura?

“E come va la revisione, o Clarina?”

Oh, che carini a chiederlo… E visto che chiedete, la revisione… diciamo che procede. Intanto ho finito la prima rilettura diagnostica – con tutta una piccola serie di risultati. Vediamo un po’…

Postit1.Sotto un cumulo di carte, nel mio studio, ho trovato – incredibile dictu! – una scrivania. Essendo grande, si è rivelata moto più comoda del divano per quel che devo fare adesso. Chi l’avrebbe mai detto? Voglio dire, una scrivania…

2. Ho deciso che il post-it è il migliore amico del revisore.  Ho dato retta a Holly Lisle, e in questa fase non ho fatto nemmeno un segnolino sulle mie duecento e rotte pagine di stampa – perché questa è una fase di diagnosi, giusto? Però, man mano che rileggevo, ho preso appuntiappuntiappunti, cose del genere “spostare al capitolo successivo” oppure “Ma G.D. aveva già lasciato la compagnia”, oppure “VOCE, VOCE, VOCE!!!”, oppure “Stringere” – e li ho presi su un diluvio di post-it di vari colori e misure, a seconda della necessità e di un vago colour-code.

3. Potrei negare che subito dopo il post-it venga la lavagna di sughero, ma mentirei. Per avere anche una visione d’insieme, ho Corkboardattaccato alla lavagna di sughero una serie di cartoncini su cui ho scritto a caratteri di scatola – e in alcuni casi, non ridete, anche illustrato – una serie d punti chiave. La struttura di fondo della storia, alcune cose che al momento non ci sono ma servono assolutamente, temi e immagini che devono ricorrere più spesso, necessità & magagne… cose così. La lavagna adesso è issata bene in vista su una mensola della libreria.

4. Rileggendo, comunque, ho scoperto che questa prima stesura mi piace più di quanto mi aspettassi – per una prima stesura. Questo può essere un bene, oppure no. Non vorrei che mi intralciasse nella necessità di asciugare e snellire il tutto… Ero convinta che la seconda stesura sarebbe stata più succinta della prima, ma… er. Diciamo che non ne sono più così sicura.

kj5. Ho trovato una faccia al mio protagonista. No, sul serio. Non ne aveva ancora una. Per me è sempre un problema, perché da un lato non sono una persona terribilmente visiva e tendo a trascurare questo aspetto, e dall’altro però sono costretta ad ammettere che una faccia è di grande aiuto in fatto di descrizioni e caratterizzazione… Be’, adesso Ned assomiglia a Tom Hiddleston. Ammettiamolo: poteva andare molto peggio.

6. Sono lievemente sconcertata nel constatare che manca un finale, manca un finale e manca un finale – e non c’è niente da fare. Voglio dire – la storia giunge a una conclusione di qualche tipo – ma da questo a dire che ci sia un finale… Mah. Speriamo che emerga nel corso della seconda stesura.

Ecco. E adesso dovrei essere pronta per la fase successiva: tendere archi, dar forma a cose vaghe, aggiungere strati, pieghe e ombre, fissare le luci, annodare tutto quanto a tutto il resto… Dovrei avere tutto quel che serve, giusto? E allora perché invece procrastino da due giorni come se non ci fosse un domani?

Ah well. Passerà – e sarà bene che veda di passare oggi stesso. Adesso. Subito. Al lavoro, o Clarina!

Vi saprò dire.

considerazioni sparse

Propositi & Intenzioni

New Year 2015 formed from sparking digits over black backgroundOgni benedetto anno arriva il momento dei propositi e, ho costatato facendo una rapida ricerca, ogni benedetto anno mi propongo di non procrastinare… E il fatto stesso che me lo debba riproporre ad ogni benedetto primo gennaio non depone a favore della mia capacità di mantenere i miei propositi, vero?

Potrei fare battute sul fatto che procrastino di anno in anno la non-procrastinazione. Potrei – ma diciamo piuttosto, e troviamoci qualche genere di consolazione, che ho fatto progressi, e che la tendenza a procrastinare non si sconfigge in un anno. O in due. O in tre… e a questo punto fermiamoci prima che la cosa si faccia deprimente, volete?

Anche perché non posso dire di essermela cavata straordinariamente bene con gli altri due propositi, che riguardavano i blog e l’intenzione di navigare in modo più deliberato. Oh, i blog sono ancora dov’erano – ancora in piedi, ancora in lenta (ri)crescita. Non è successo loro nulla di male, ma se questo doveva essere l’anno della svolta… be’, non lo è stato. E lo stesso vale per la navigazione. Che devo dire? Seguito a navigare a vista.

Meglio assai, giusto per risollevarci lo spirito, è andata con quelle che chiamavo intenzioni e non propositi, e che nel post corrispondente un anno fa avevo annunciato quasi offhand, in un paragrafino di premessa. Volevo scrivere – e per scrivere ho scritto, eccome. I fantasmi abbandonati non li ho ripresi, ma ho messo insieme una discreta quantità di racconti, monologhi, plays. Poi volevo darmi da fare con l’anno Shakeloviano, e… suppongo che non abbiamo eccessivo bisogno di discuterne, giusto? E infine ero intenzionata a farmi rappresentare di nuovo – e oserei dire che L’Uomo dei Sonetti, i Ninnoli di Vetro e Christmas Joy si possono considerare un buon risultato.

Morale: propositi o,5/3; intenzioni: 3/3.

Che mi convenga lasciar perdere i propositi e concentrarmi sulle intenzioni?

Vediamo un po’. Quest’anno intendo scrivere un romanzo. Non un romanzo e nient’altro, ma tra tutto il resto, un romanzo – quel romanzo che vi ho detto. E non solo una prima stesura e poi si vedrà: intendo scriverlo, revisionarlo, finirlo e mandarlo Là Fuori.  Poi intendo pubblicare. As in, autopubblicare in formato elettronico. In Italiano e in Inglese. È inutile dirsi quanto sarebbe carino uscirsene con qualche ebook, e passare l’occasionale oretta a strologar copertine, e poi non farne nulla. Quest’anno intendo agire in proposito. E intendo anche riprendere in mano quante più possibile delle stesure provvisorie sparse tra quaderni e hard disk, finirle e farci qualcosa.

Ecco fatto.

Oh, e faccio il tradizionale buon proposito di procrastinare di meno – ma comincio a domandarmi se non sia il caso di aspirare alla non-procrastinazione in via collaterale, come qualcosa di accessorio alla realizzazione delle intenzioni. In fondo, se davvero intendo fare quel che intendo fare, di procrastinare non mi rimarrà il tempo.

E voi, o Lettori? Fatti i buoni propositi?