teatro

Chiusi – di nuovo

Non so, immagino che fosse solo questione di tempo – ma non per questo ci ha fatto meno male…

A partire da oggi i teatri sono chiusi di nuovo, per un mese. Almeno per un mese. Francamente, nella situazione in cui siamo, è difficile dire come potranno essere le cose di qui a quattro settimane, giusto?

E noi eravamo ripartiti da poco. Avevamo aperto la stagione, con un sacco di lavoro, spirito di adattamento e una buona dose di ottimismo. Tutto molto diverso da com’era stato fino al febbraio scorso – ma ce l’avevamo fatta, e Mai Stata sul Cammello stava andando bene…

Così abbiamo chiuso il sipario, spento le luci, riorganizzato prove e lezioni in teleconferenza. Perché l’intenzione è di non fermarsi affatto. Di mantenere in vita didattica e stagione – e benedetta sia la tecnologia che lo permette. E di riprendere alla fine di novembre con il Cammello, e portarlo fino a Santa Lucia, e poi il 18 dicembre debuttare con lo spettacolo successivo, che è Il Rumore delle Ali & l’Aviatore.

Per il momento il nostro amato Teatrino è chiuso – e, comunicazione di servizio, se avevate prenotato dei biglietti, sarete contattati in proposito – ma saremo pronti a riaprire nell’istante stesso in cui sarà possibile. A riaprire, a ricominciare, a riportare in scena l’umanità nelle sue sfaccettature, nei suoi timori e trionfi, e luci, e ombre…

Mai come adesso c’è bisogno di noi, non credete? E allora saremo responsabili e seguiremo le regole, com’è necessario – ma guardiamo avanti, al momento di aprire il sipario e accendere le luci.

Arrivederci in Teatrino, o Spettatori. Arrivederci a presto.

Storia&storie · teatro

Nellie Bly: Il Giro del Mondo in 72 Giorni

Settantadue, sì – non ottanta.

Quello degli ottanta giorni è Phileas Fogg – e non  lo ha fatto sul serio. O meglio, nel romanzo lo fa eccome – ma è tutta teoria e narrativa: i calcoli di un giornale e l’immaginazione di Jules Verne.

Nellie, invece…

Nellie non è il personaggio di un romanzo – ma potrebbe esserlo.

Elizabeth Cochran(e) aveva 16 anni quando scrisse il suo primo articolo, contestando appassionatamente l’idea che le ragazze fossero fatte solo per la maternità e la casa – impressionando il direttore del Pittsburgh Dispatch, e guadagnandosi il suo primo lavoro da giornalista, sotto uno pseudonimo ispirato a una canzone in voga: Nellie Bly.

A 21 anni, decisa a fare “qualcosa che nessun’altra ragazza aveva mai fatto”, trascorse sei mesi in Messico, scrivendo corrispondenze sulla vita locale e mettendosi nei guai con la dittatura di Porfirio Dìaz per avere difeso la libertà di stampa. Aveva 23 anni quando trascorse dieci giorni sotto copertura in un manicomio per denunciare le condizioni di vita delle malate di mente, e ne aveva 25 quando intraprese il giro del mondo, nell’intento di seguire l’itinerario di Phileas Fogg e batterne il teorico record di ottanta giorni. A chi le diceva che una donna non avrebbe mai potuto compiere da sola un simile viaggio, Nellie rispondeva che niente è impossibile, se si applica la giusta energia nella giusta direzione.

Intrepida, determinata, pratica, piena di curiosità e di buon umore, acuta e ingenua al tempo stesso, Nellie viaggia contro il tempo, per scommessa e per lavoro, per dimostrare che nulla è impossibile a una donna risoluta, e per scoprire il mondo con gli occhi di una ragazza americana del tardo Ottocento.

E sabato sera noi ve la presentiamo, Nellie Bly, in un’altra delle serate di Racconti d’Estate a Palazzo d’Arco. Sarà lei stessa a raccontarvi la sua avventura, in un adattamento del libro che scrisse al suo ritorno – un bestseller all’epoca!

C’è ancora qualche posto –  per lo spettacolo e, volendo, per la visita alle incisioni raffaellesche di Marcantonio Raimondi, eccezionalmente esposte nelle sale del Palazzo. Per informazioni e prenotazioni, potete consultare il sito di Palazzo d’Arco. Cliccate il pulsante giallo “prenota ora” in basso a destra.

Giornalista d’inchiesta, viaggiatrice, paladina delle donne… Venite a conoscere questa straordinaria ragazza, e imbarcatevi con lei per un viaggio intorno al mondo – in settantadue giorni!

Vi aspettiamo a Palazzo.

Shakespeare · Storia&storie · teatro

Il ritorno dei Sonetti

Eugé, o Lettori! Dopo quasi sei anni di attesa, i Sonetti tornano in scena.  Tornano nella forma di una delle letture di Racconti d’Estate, nel bellissimo cortile di Palazzo d’Arco, con un meraviglioso cast costituito da Diego Fusari, Francesca Campogalliani, Luca Genovesi, Rossella Avanzi e Davide Cantarelli. Tornano incorniciati tra le due più incantevoli fantasie shakespeariane – Ariel e Puck…

E non ho bisogno di dirvi, credo, quanto sono affezionata a questo testo -per tutti i motivi ovvi, e per il delizioso gioco che è stato scriverli…

Perché non c’è niente da fare: in realtà non sappiamo se i Sonetti raccontino una storia, se ci sia alcunché di autobiografico, se l’ordine in cui li conosciamo abbia nulla a che fare con quello in cui sono stati scritti… non sappiamo quasi nulla. Però la tentazione di prenderli come sono e vederci in trasparenza una storia è di quelle cui non si resiste.

Mettete loro in bocca le parole appassionate, acidognole, sublimi e petulanti dei Sonetti, illuminateli con la luce di taglio di una delle tante teorie in proposito, e il Sonettista, il Bel Giovane, la Bruna Signora e il Poeta rivale prendono vita – e non vogliono più saperne di essere soltanto una cifra senza volto.

In un certo senso, mi sono limitata a dar loro retta.

E magari l’Io Narrante dei Sonetti non è affatto Will Shakespeare da Stratford – però è molto più divertente fare finta che lo sia, non credete?

 

teatro

Racconti d’Estate a Palazzo d’Arco

Eccoci! Ci siamo!

Ve l’avevamo promesso, ed ecco che torniamo con una rassegna di letture nel bellissimo cortile d’onore di Palazzo d’Arco…

 

Istante di spudorata autopromozione: avete visto che ci sono anche una ripresa dei miei Sonetti e Il Giro del Mondo in Settantadue Giorni, l’avventura di Nellie Bly?

Data la situazione e i pochi posti disponibili, si accede solo con prenotazione, tramite il sito di Palazzo d’Arco. Cliccate il pulsante giallo che dice “Prenota Ora”.

Si ricomincia… vi aspettiamo!

teatro

Ci siamo!

Ci siamo, sapete?

E con questo plurale intendo noi, l’Accademia Teatrale Campogalliani.

Il Teatrino è chiuso, ovviamente – spettacoli, incontri, prove e lezioni son sospesi – e non sappiamo come e quando le cose cambieranno…

Ma non per questo ci siamo fermati.

Ciascuno nella nostra clausura, facciamo piani, pensiamo, scriviamo, ci scambiamo idee, esploriamo possibilità… e prepariamo letture.

Venite a trovarci sulla nostra Pagina Facebook e sul nostro Canale YouTube, seguiteci, guardate i nostri video e aspettate con noi il tempo in cui si potrà ricominciare…

Perché ricominceremo. Perché da questo tunnel usciremo – ma in tutta probabilità non usciremo nello stesso mondo da cui ci siamo entrati. E se crediamo con Cyril Hodges che il teatro sia lo strumento attraverso cui l’umanità prova e modella se stessa, allora questo nuovo mondo avrà più che mai bisogno di teatro, non credete?

E noi ci saremo.

Noi ci siamo.

grillopensante · teatro

In memoriam: Giorgio Codognola

Credo che in pochi a Mantova non abbiamo almeno un ricordo di aver messo piede in Teatrino d’Arco e trovato Giorgio Codognola. Alla biglietteria o alla consolle, con le sue giacche di tweed e i suoi cardigan – Giorgio era lì, parte del teatro, una colonna della compagnia, l’uomo delle luci e tanto di più.

Giorgio conosceva ogni centimetro quadrato del Teatrino e dei suoi impianti – che aveva in buona parte costruito di persona – dei magazzini, del trovarobato… Volevate una poltrona a schienale alto, un tacchino, un pezzo di siepe? Si chiedeva a Giorgio – e lui sapeva. E discuteva con la puntigliosità di chi ha maturato le idee con l’esperienza. E lavorava, lavorava, lavorava, lavorava – tra un brontolio e l’altro, magari – ma indefesso e generoso. E saltava su come un leone in difesa del palco e degli impianti se facevate qualcosa di maldestro. E preparava sorprese di nascosto…

Come la macchina della neve montata in gran segreto, messa in funzione all’insaputa di tutti per il Canto di Natale del 31 dicembre, sull’ultima battuta dello Spirito del Natale Presente. Se eravate in platea quella sera, forse ci ricordate che, sulla scena, guardiamo in su, stupefatti e incantati… Ricordo di avere sbirciato verso la consolle allora, di avere visto Giorgio così compiaciuto e soddisfatto per la sua meravigliosa sorpresa! E più tardi a cena, da un tavolo all’altro: “Allora, Prezzavento – cosa dici della neve?”

Giorgio mi prendeva bonariamente in giro per la mia tendenza al ritardo,  e aveva una pazienza infinita nello spiegarmi perché un effetto di luci che avevo strologato non poteva funzionare – per poi trovarmi un’alternativa praticabile, ed era una miniera di aneddoti (“…magari ci scrivi un libro!), e faceva un delizioso sugolo, e raccontava la migliore storia di fantasmi di tutta la compagnia.

E mi aveva promesso di iniziarmi ai misteri dell’illuminotecnica… “Uno di questi giorni ci troviamo e cominciamo,” ci si diceva. Uno di questi giorni, come si fa sempre – e quel giorno non è mai venuto, né verrà mai più, perché quasi una settimana fa Giorgio ci ha lasciati, vittima di questo terribile virus che ha cambiato le nostre vite. Non si dovrebbe mai posporre nulla, vero? Mai rimandare. Mai dire “uno di questi giorni…”

Giorgio mancherà tanto. Mancherà alla Compagnia e al Teatro, per tutto il preziosissimo lavoro che faceva – alla luce e nell’ombra – e mancherà a tutti noi come l’amico che era.

Come congedo vi ripropongo la lunga intervista che mi aveva rilasciato in occasione del Settantesimo della Campogalliani. C’è molto di lui in questa chiacchierata sul d’Arco, sulla vita della Compagnia, sulla tecnica, sugli spettacoli, su avventure e disavventure… Davvero: c’è molto di lui. La trovate qui: prima parte e seconda parte.

blog life · considerazioni sparse · teatro

E in effetti mancava…

Mi si è fatto notare di recente che a Senza Errori di Stumpa mancava una pagina dedicata alle mie attività teatrali…

“Ma no!” ho detto – e invece è proprio vero. Da non dirsi, don’t you think? Tra tutte le cose che potevano mancare, si direbbe che una pagina sulle mie cose rappresentate dovesse essere l’ultima… E invece no. Sarebbe interessante mettersi a rimuginare di cecità selettiva, punti ciechi, cose che diamo talmente per scontate che nemmeno facciamo caso se mancano.

A voi capita mai, o Lettori? Che qualcosa sia talmente fondamentale nella vostra vita e nel vostro modo di pensare, che finite per considerarlo assodato e ovvio – non solo per voi, ma per tutti?

A parte tutto il resto, è apparentabile al rischio che si corre quando si scrive: noi sappiamo esattamente tutto quel che di non detto c’è dietro ogni singola parola. Lo sappiamo ancor più che esattamente, lo sappiamo in quel modo per cui a volte addirittura nemmeno sappiamo consciamente di saperlo. Non ci poniamo nemmeno il problema… Senza considerare che per il lettore non è necessariamente lo stesso. Ed è uno dei motivi per cui servono gli editor: un altro paio d’occhi che non danno per scontato quel che diamo per scontato noi scrivendo.

Ma mi sto perdendo per i prati, ed è inutile che cerchi giustificazioni: quando G. mi ha detto che la pagina non c’era, aveva tutte le regioni di stupirsi. Però adesso la pagina c’è: questa. E devo dire che metterla insieme è stato un interessante esercizio retrospettivo su quante cose e cosette sono andate in scena negli anni…

Consideratela un work in progress – un po’ perché conto di non avere affatto finito di vedere cose mie in scena, e un po’ perché la pagina in questione verrà arricchita un po’ per volta.

Intanto, non si può più dire che la pagina manchi. E grazie mille, G.!

Lunedì del D'Arco · Storia&storie

Viaggio al femminile con i Lunedì del d’Arco

E mentre io ero distratta dall’afterglow londinese, sono iniziati i Lunedì del d’Arco. Quest’anno si parla di viaggiatrici del passato – donne straordinarie che, tra Sette, Otto e Novecento, hanno infranto ogni genere di convenzioni per seguire il richiamo di orizzonti lontani…

Parliamo di un’epoca in cui, per una donna, viaggiare non era soltanto una questione di passaporti e di frontiere. Una viaggiatrice doveva superare ben più che i confini fisici di regni e imperi. C’erano i confini culturali e sociali del ruolo prescritto per una donna – e non era certo quello di viaggiare per curiosità e sete d’avventura.

E se è vero che fin dal Seicento le donne inglesi seguivano padri, mariti e fratelli in giro per l’impero, la figura della viaggiatrice – per così dire – in proprio è rara, e circondata da una serie di resistenze scritte e non scritte.

Nel secondo Settecento Jeanne Baret, di cui lunedì scorso si sono occupati Serena Zerbetto e Andrea Flora sotto la guida di Diego Fusari – dovette travestirsi da ragazzo per seguire il suo amante botanico nella spedizione Bougainville. Jeanne era determinata, intelligente, una botanica di grande talento a sua volta – eppure la legge non le consentiva d’imbarcarsi. Lei infranse la legge, varcò ogni genere di confini, scoprì migliaia di specie, circumnavigò il globo – e, a detta degli amici di Freudiana Libera Associazione che anche quest’anno ci accompagnano – per tutta la vita inseguì se stessa.

E anche noi, di Lunedì in Lunedì, seguiamo Jeanne e le sue sorelle ideali – viaggiatrici, esploratrici, sfidatrici di destini.

Stasera tocca a Freya Stark, la signora dei deserti – a cura di Maria Grazia Bettini.

L’appuntamento è per questa sera alle 21 al Teatrino d’Arco – ma vi rivolgo il consueto invito ad arrivare per tempo se volete trovar posto, perché non c’è prenotazione e i Lunedì sono popolari e affollatissimi.

Vi aspettiamo!

Storia&storie · teatro

La Memoria in Scena

Quest’anno in Campogalliani attorno alla Giornata della Memoria abbiamo costruito un progetto più “lungo” del consueto – qualcosa che, tra gennaio e marzo, intreccia due testi diversissimi tra loro per tono, per idea, per origine. Diversissimi – eppure…

Da un lato c’è Processo a Dio, la spietata riflessione di Stefano Massini sulla domanda che, sotto molti aspetti, è La Domanda di tutta l’umanità.

Dov’era Dio, mentre tutto ciò accadeva?

“Dio è sotto processo da cinquemila anni,” dice il Rabbino Bidermann, in uno dei tanti momenti memorabili di questo dramma terso e tagliente. Non aspettatevi di uscire da teatro con delle risposte – e d’altra parte offrirne non è il mestiere del teatro. “Il posto delle domande è sul palcoscenico,” dice Jeffrey Sweet, “Ma le risposte si devono trovare in platea.” Ed è precisamente quello che fa la storia di Elga Firsch: solleva questioni vitali e potenti, e poi ci manda fuori scossi e pensanti. Il resto del lavoro è nostro.

Se non avete ancora visto Processo a Dio, c’è ancora tempo fino al 31: restano pochissimi posti – ma vale la pena di provare.

E poi ci sono le Donne di Ravensbrück, tratto dall’operetta-pastiche che l’antropologa francese Germaine Tillion scrisse per le sue compagne di blocco durante la prigionia nel campo di Ravensbrück… Un’operetta, sì. Perché di fronte all’orrore quotidiano, alla morte incombente, alla crudeltà insensata, Germaine e le altre si tenevano vive strappando al buio un sorriso, una canzone… Ne riparleremo più avanti, quando questo singolarissimo lavoro sarà pronto per la scena – ma per ora diciamo questo: il Processo e Ravensbrück, nella loro enorme diversità, si accostano alla perfezione. Non le due facce di una medaglia – perché la cosa è molto più complessa di così. Diciamo due tra le facce dello stesso prisma, piuttosto. E lavorare all’uno e assistere all’altro è stata (sta essendo) un’esperienza piena di fermenti e di commozione – e, una volta di più, di domande.

Ma anche un motivo di… ecco, è difficile parlare di ottimismo e di speranza a proposito di questo argomento – ma resta il fatto: attraverso le sue ore più buie, lo spirito umano continua a voler capire e a voler sorridere. L’umanità, o almeno parte di essa, non smette di pensare. E quindi, direbbe Cartesio, non smette di essere.

C’è consolazione in questo, non trovate?

Natale · teatro

Torna Canto di Natale

Ci siamo! Torna dicembre, e con dicembre torna Dickens, con la sua magica storia di spiriti, ricordi e aridità redenta…

Qualche volta penso a Dickens, che scrive forsennatamente in cerca di riscatto letterario (e finanziario) dopo un insuccesso, – e finisce col cambiare profondamente l’idea del Natale… a parte tutto il resto, Canto di Natale è un monumento alla potenza delle storie. Ma è anche una fiaba che riscalda il cuore, un atto di fiducia nella capacità umana di cambiare e porre rimedio, un inno alla generosità e agli affetti, un’esplorazione dello spirito natalizio…

Oh,  c’è tanto da trovare in Canto di Natale, e Grazia Bettini privilegia questa ricchezza di temi, di storie e di iridescenze, trasformando il piccolo palcoscenico del D’Arco in una lanterna magica in cui la varia umanità di Dickens compone un quadro dietro l’altro – tenera e buffa, arida e rapace, triste e gioiosa. Perché alla fine è proprio questo a fare di Canto di Natale una parabola: in Ebenezer Scrooge, nei Cratchit, nell’allegro Fred, in Bella, nella terribile Sarah Gamp, negli Spiriti, c’è qualcosa di tutti noi.

Venite – o tornate – a vederci, in Teatrino d’Arco, dal 6 dicembre al 6 gennaio… Non restano più molti posti – ma vale la pena di provare qui per la prenotazione online, oppure al numero 0376 325363, dal mercoledì al sabato tra le 17 e le 18.30.

Vi aspettiamo!